Il fosso Il fosso

Il fosso

Letteratura straniera

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Robert Walter è il sindaco di Amsterdam, la capitale della democratica Olanda. Ha la moglie straniera, ma lui si guarda bene dal dire da quale paese proviene. La gente si nutre di pregiudizi, si sa. Anche in Olanda, dove ognuno può pensarla come vuole, ma dove non è raro sentire dire che quelli, gli stranieri, ce l’hanno nel sangue il furto, la coltellata facile, la tendenza a maltrattare le donne. Del resto, anche lui, Robert, non è mica privo di pregiudizi. Semplicemente, dato il ruolo che ricopre, finge bene. Quando si ritrova in compagnia di persone appartenenti alle varie etnie della città, è capace persino di canticchiare su musiche bizzarre o di mettersi in bocca con le mani un improbabile pezzo di carne. Però, davanti a uno straniero, nulla può togliergli la naturale diffidenza del contadino che vede un estraneo entrare nel suo campo. Da qualche tempo, tuttavia, la sua arte di dissimulare sta andando a farsi benedire. Tutto è cominciato il 16 gennaio, durante la festa per il nuovo anno in cui accorre in comune la crema della città: il capo della polizia, il procuratore capo, gli assessori, il presidente dell’Ajax. Robert stava chiacchierando appunto con quest’ultimo quando, vicino alla porta che dalla sala centrale del municipio conduce ai bagni, ha scorto sua moglie, una birra in mano, fare cin cin con l’assessore Maarten van Hoogstraten. Nulla di male, se poi lei non avesse riso rovesciando indietro la testa, mentre l’assessore le teneva una mano sul gomito e le sussurrava qualcosa all’orecchio. Da quel giorno il sospetto del tradimento della moglie straniera si è impadronito talmente della mente e del cuore di Robert che tutti i suoi pregiudizi si sono scatenati e gli si sono rivoltati contro.

Recensione della Redazione QLibri

 
Il fosso 2017-10-27 22:47:07 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    28 Ottobre, 2017
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Il sindaco nel fosso...



Koch ci ha abituato alla sua penna cinica, priva di ipocrisia, spietata verso tutto e tutti, attraverso cui ci presenta un'Olanda non proprio idilliaca...
Un'Olanda piena di pregiudizi sociali e razziali, ben mascherati ma comunque presenti.
Un'Olanda sporchissima in cui la raccolta differenziata non funziona...dove si condanna uno scandalo a sfondo sessuale, ma si accetta di buon grado la ristrutturazione di una fontana per mano di schiavi cinesi sottopagati...
Un'Olanda molto più provinciale dell'immagine che vuole dare al mondo con le sue vetrine e le sue finestre sempre aperte "perché tanto non c'è nulla da nascondere".
In questo nuovo romanzo è Robert, il sindaco di Amsterdam, a parlarci: un uomo di successo, un sessantenne ricco e piacente all'apice della carriera, con una bella moglie straniera, di cui si guarda bene dal dirci di quale nazionalità sia, proprio in virtù di quei pregiudizi da cui neanche lui è esente.
Tutto il libro si basa su delle suggestioni, sulle rimuginazioni infinite di Robert dopo aver visto sua moglie, ad una festa, ridere di gusto "buttando la testa all'indietro" con un suo assessore insignificante ed ambientalista.
Eccolo lì...il sospetto del tradimento.
Da quel momento verrà risucchiato nelle spire di una gelosia (molto poco "nordica") che lo porterà a studiare ogni minimo dettaglio, espressione, movimento, respiro e sospiro di sua moglie, atteggiamenti che, logorandolo, lo porteranno ad un repentino declino sia personale che politico.
Si strangolerà con i fili delle proprie paure, decretando il proprio fallimento.
Intorno a lui vedremo ruotare tematiche importanti, quali l'eutanasia, la paura del decadimento fisico e psichico, la malattia, il suicidio, l'infinita immensità dell'universo e la "piccolezza" dell'uomo...tutte però spogliate della loro drammaticità e filtrate dallo sguardo tagliente tipico dell'autore.

Un romanzo ricco di spunti, di riflessioni sul mondo moderno, sul concetto di democrazia...eppure, a parer mio, molto lontano dalla forza dirompente de "La cena" e dalla cattiveria spiazzante di "Villetta con piscina".
A tratti prolisso e ripetitivo.
Un Koch un po' in sordina, un Koch che avrebbe potuto osare di più.

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Il fosso 2017-11-08 19:54:12 68
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68 Opinione inserita da 68    08 Novembre, 2017
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Ipotesi vera o presunta

Ciò che espressamente non conosciamo perché solo una ipotesi può farsi certezza consolidata se alimentata incessantemente da fantasia, egocentrismo, gelosia, irrequietezza quasi maniacale.
Ecco una mente che scruta nell’ ombra e legge nell’ altro il proprio se’, alimentando e rappresentando una versione dei fatti possibile ma improbabile, reale o del tutto immaginaria ma necessaria a giustificare il proprio operato tollerando una certa ignominia e pressappochismo che da sempre l’ ha contraddistinta.
Robert è il sindaco di Amsterdam, città giocattolo, un museo all’ aperto simbolo di una Olanda dalle mille contraddizioni, vivace e contemporanea, grossolana e terribilmente sporca, dove, per chi lo desideri, sarebbe facile porre fine alla propria vita ed assai più complicato continuare a viverci, da sempre simbolo trasgressivo, celebre per la grigia e smodata pacatezza dei suoi abitanti.
È considerato un sindaco dal volto umano, rigoroso, severo, impulsivo, lunatico, con un certo sense of humour ed una forte personalità. Sempre al centro della scena e motore di ogni salotto buono, sa fingere ad arte e si ricorda di tutto perché non vuole che qualcosa vada perso.
Si considera un sessantenne divertente esente da pregiudizi che potrebbero portare ad una condanna senza appello, ma non ci riesce.
È sposato con Silvia, affascinante e misteriosa donna del sud, leale, divertente, della quale sospetta un perfido tradimento alimentato da indifferenza e noiosa routine, ma in prevalenza dalla sua perfida e deviata immaginazione. Il proprio senso di tolleranza è inversamente proporzionale ai sospetti ed a quella realtà figurata che si è costruito immaginando un copione dall’ esito scontato con probabile trama nell’ ombra.
Ciò che resta ignoto all’ intelletto è costruito dalla fantasia, strumento per tollerare e giustificare un certo modus operandi. La vita di Robert eccezionalmente anormale si veste di banalità ( ma lo è sempre stata ), ed il proprio volto imperturbabile ed indifferente assume i tratti di una maschera trasfigurata da sospetto e gelosia trasformatisi in un virus inestirpabile che ne accarezza e sovrasta la forma plasmandone l’ essenza.
E così, da neutrale e rassicurante rappresentante istituzionale, si traveste da investigatore e cultore di una verità personale monotematica ( il possibile tradimento ) divenuta ossessiva presenza.
Tutti gli accadimenti, tra passato, presente e futuro saranno ridefiniti dalla rappresentazione di un’ altra storia in un intreccio relazionale con nuovi limiti ( i propri ).
Ed allora si alternano vero e presunto, assaliti dalla paura di perdere tutto, tra speranze deluse, scoperchiate evidenze, amicizie riproposte, affetti perduti e rivisitati, gli altri infinitamente lontani, mentre il nemico possiede i nostri tratti e continua a sederci accanto e lo straniero si è da tempo insediato all’ interno della nostra casa ma è comunque un estraneo ( nella nostra percezione ).
Che cosa c’è di vero in questa presunzione di realtà? Non lo sapremo, perché tutto è e rimane solo una ipotesi, mentre la vita scandisce la propria necessaria e consolidata normalità, scansando l’ ovvio e rigettando il senso di nausea quotidiano.
Non il migliore Koch, autore noto per i passati “ La cena “ e “ “ Caro signor M.”, romanzi costruiti su un mistero già noto con tratti di suspence inseriti in una complessa rete relazionale oltre ad intrecci psicologici sullo sfondo di un controverso nucleo famigliare a rappresentare e denunciare i mali della contemporaneità.
Questo romanzo non ne possiede ne’ la profondità emotiva e psicologica, ne’ la complessità di una trama sin dall’ inizio esile, scarna, statica, costruita su presunzione ed ovvietà, poco intrigante e dall’ esito scontato.
La profondità poetica e letteraria non ha mai contraddistinto l’ autore, se vi aggiungiamo una certa anoressia narrativa ( pochi spunti degni di nota ) ed una indefinitezza di ambientazione ( Amsterdam ed i Paesi Bassi impalpabili ) e di protagonisti ( diafani e monotematici ), possiamo considerare il romanzo piuttosto banale e deludente, non basta un’ idea e solo quella ( un possibile tradimento e la rappresentazione dello stesso per rivedere se’ ed il proprio mondo ) a costruire e rendere una trama solida ed efficace quando non adeguatamente supportata da altro.

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