Narrativa straniera Romanzi Il vento selvaggio che passa
 

Il vento selvaggio che passa Il vento selvaggio che passa

Il vento selvaggio che passa

Letteratura straniera

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Michael Davenport è un poeta ambizioso, convinto che il proprio talento lo porterà alla fama, e insegue un'idea di arte lontana da ogni compromesso. Nonostante abbia scoperto, appena dopo le nozze, di aver sposato una ricchissima ereditiera, accetta un modesto impiego in una visita di second'ordine in attesa di una svolta nella sua carriera di scrittore. La giovane moglie Lucy non capisce perché Michael si rifiuti con tanta ostinazione di sfruttare un benessere economico che è a portata di mano, ma si adatta al nuovo tenore di vita e anzi resta ammaliata dall'ambiente bohémien fatto di giovani artisti di successo e ragazze affascinanti. Però di una cosa Lucy è certa: tutte le persone che frequenta e che ha intorno sembrano più felici di lei. Penultimo romanzo di Richard Yates, pubblicato negli Stati Uniti nel 1984 e rimasto inedito in Italia fino a oggi, Il vento selvaggio che passa torna, a distanza di più di vent’anni, a esplorare i grandi temi che erano stati al centro di Revolutionary Road: la vita coniugale come trappola in cui si accumulano tensioni, il contrasto tra gli slanci dell’ambizione e la realtà crudele della vita, le aspirazioni e i compromessi. Concentrandosi sul conflitto tra talento e mercato rende omaggio con rara intensità a Francis Scott Fitzgerald: per Yates, l’unico maestro e modello.

Recensione della Redazione QLibri

 
Il vento selvaggio che passa 2020-03-09 15:15:15 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    09 Marzo, 2020
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In vetrina da Macy's

La scrittura di Yates a me piace moltissimo. E' leggera, ironica, sincera sembra naturale e non artificiosa. Non è mai ricercata, elaborata, intellettuale. Per dare l’idea, ricorda un po’ il modo di raccontare del Giovane Holden o di Fante in Chiedi alla polvere. I dialoghi sono brillanti, il testo scorrevole. Spesso le cose che narra sono in parte autobiografiche o comunque prende abbondantemente spunto dalla sua vita. C’è anche la consapevolezza che a fare gli scrittori così si finisce in una vetrina con le mutande calate in bella mostra davanti agli occhi curiosi di persone più o meno bendisposte. C’è quindi il senso del ridicolo da affrontare e la paura che non ne valga la pena nascosta tra le righe. Una esigenza di riservatezza, ma anche l’idea che l’Arte sia su un altare, superiore a ogni altra cosa, compreso il denaro. All’arte è dedicata la vita non solo del protagonista ma di ogni personaggio. Il protagonista e i suoi amici sono tutti artisti e le donne amano non tanto o non solo il bel ragazzo ma spesso l’artista presente o futuro e l’amore è legato alla fiducia nel valore artistico più che umano. Questo causa delle frustrazioni, delle paure, rende difficile affrontare la vita senza la compagna o senza il sostegno di una compagna. Chi non è artista, ad esempio Lucy, cerca di diventare artista di qualche arte provandone diverse. C’è anche una buona dose di ironia nella descrizione delle scuole di scrittura, insegnanti e allievi. Anzi è una delle descrizioni più divertenti e anche interessanti che mi è capitato di leggere. In America credo che ci sia un certo tipo di insegnante – scrittore e un grande mercato legato a questo tipo di scuola, come anche alle scuole di pittura.
Nel libro spigliato e divertente come tutti i libri di Yates manca il finale giusto. Nelle ultime pagine ci sono molte descrizioni delle relazioni del protagonista con qualunque ragazza carina e in genere le ragazze non si fanno molto pregare con lui, ma manca un finale incisivo alla Yates che faccia vedere qualcosa che squarci la realtà delle relazioni. Ho trovato l’ultima parte un po’ ripetitiva con tutta una serie di relazioni simili che aggiungono ben poco al racconto. E anche il cambiamento di Lucy che mette in discussione il suo vecchio modo di guardare il mondo con l’Arte sull’altare della Vita e la Ricchezza e il Successo subito dopo, cade un po’ troppo dall’alto invece che nascere da dentro. Manca un finale che sia vero per l’autore, come c’è in Revolutionary Road, ma il libro è comunque molto bello e merita un’attenta lettura.

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