Narrativa straniera Romanzi La ventisettesima città
 

La ventisettesima città La ventisettesima città

La ventisettesima città

Letteratura straniera

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St. Louis, nel Missouri, è una città paralizzata dall'immobilismo e dall'apatia e l'unico avvertimento che un giorno riesce a scuoterla dal torpore è l'arrivo del nuovo capo della polizia, S. Jammu, indiana di Bombay. Jammu è giovane, ha un grande carisma, e, non appena si insedia, comincia a rendersi conto che a St. Louis i cittadini più in vista sono coinvolti in un intrigo politico-economico di dimensioni gigantesche. Così decide di mettere loro alle calcagna degli uomini fidati per frugare fin negli angoli reconditi della loro esistenza. Senza sapere che questo la costringerà a frugare anche nella propria.



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La ventisettesima città 2013-01-08 07:46:01 Maso
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Maso Opinione inserita da Maso    08 Gennaio, 2013
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Franzen tra politica ed economia statunitense

Terzo libro che leggo dell’autore. I precedenti letti, non in ordine di pubblicazione, “Le correzioni” e “Libertà”, il più recente in ordine cronologico. Come sempre, e come ho già detto nella recensione di “Le correzioni”, Franzen si conferma come uno dei più grandi narratori ed interpreti della contemporaneità, del mondo che ci appartiene in quanto luogo di esistenza sociale. Ne “La ventisettesima città” ho trovato un Franzen ancora notevolmente impostato, un Franzen che vuole sorprendere con pagine di sperimentalismo linguistico che in parte ha perso con i successivi romanzi. E, francamente, ne sono ben contento. L’approccio scelto dall’autore per impostare certe parti di questo romanzo trabocca della sua volontà di mostrare l’infinita documentazione, l’infinito percorso di apprendimento che mi sembra abbia dovuto compiere per poter argomentare così approfonditamente certe tematiche. In particolare quella legata al funzionamento più spicciolo della legislazione americana in fatto di economie locali. Proprio questa velata spocchia nel buttarci in faccia dieci pagine di fila, di tanto in tanto, di puro strategismo economico, intricato, gonfio di tecnicismi, mi ha perplesso al punto da rimanerne interdetto. Non capisco e, francamente, mi verrebbe da attribuire, in una ipotesi del tutto personale, questo suo atteggiamento letterario come una piccola pecca dovuta all’età, ancora relativamente tenera, in cui scrisse “La ventisettesima città”. Tutto sommato, naturalmente, si tratta di un bel libro, ma sfortunatamente con troppe parti indigeste per esserne appieno entusiasti. Quelli che in altri casi sarebbero potuti essere dei virtuosismi, in questo contesto risultano, a parer mio, degli handicap notevoli che minano in parte il felice svolgersi della trama più strettamente narrativa. Come piccoli scogli che devono essere superati per meritarsi qualche capitolo più scorrevole e coinvolgente. Io, in quanto amante dell’opera franziana, ho accettato i compromessi e ho proseguito, ma immagino che non tutti siano disposti a farlo, soprattutto coloro che considerano la lettura un momento di intrattenimento che riesca a staccare la spina dei pensieri di tutti i giorni. In quel caso, non lo ritengo un libro adatto. Non lo ritengo un libro adatto nemmeno per approcciarsi all’autore poiché potrebbe far nascere un’idea non del tutto esatta del potenziale e della conseguente grandezza di Franzen.
Una trama interessante, d’altro canto, e di sapore vagamente noir, tenta di attirare quell’attenzione che si perde nei passaggi più noiosi. L’arrivo del nuovo capo della polizia, S. Jammu, nella città di St. Louis, segna l’inizio di una più movimentata esistenza cittadina per tutti gli abitanti. Jammu è una donna, giovane, indiana, sveglia e ambiziosa che mira ad acquisire potere e considerazione nelle cerchie economiche e sociali più altolocate. Questo la porterà a sfidare quella elite di uomini di potere che tiene le redini dello sviluppo di St. Louis. È tra questi uomini che troviamo Martin Probst, il portavoce, il personaggio in vista da decenni, quello che si è occupato della costruzione del grande Arco simbolo (reale) della città. Martin Probst, insieme alla moglie Barbara e alla figlia adolescente Louisa, è la “cavia” che utilizza Franzen in questo romanzo per esplorare le parti più interne e private della vita di un uomo medio. Come lo è stata la famiglia Lambert ne “Le correzioni”, la famiglia Berglund in “Libertà”, qui è la famiglia Probst ad interpretare un nucleo instabile pronto a svelare dinamiche interpersonali che solo questo autore può descrivere con tanta veridicità, verosimiglianza e introspezione psico-emotiva. Da questo punto di vista Franzen non ne ha ancora sbagliata una. Per gli amanti dei personaggi accuratamente delineati, dei quadri psicologici magistralmente indagati, questa è la strada giusta per trovare una vera miniera di piacere letterario. Un piccolo viaggio introspettivo che, da solo, redime l’insolita pesantezza di altre parti del romanzo.
In definitiva un bel libro, corposo, denso, con qualche spunto interessante. Con tutti gli accorgimenti del caso, un romanzo che non può mancare a tutti i seguaci franziani, un tassello in più che serve a convalidare la già meritata considerazione conquistata dall’autore.

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