Narrativa straniera Romanzi Un giorno questo dolore ti sarà utile
 

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Un giorno questo dolore ti sarà utile

Letteratura straniera

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Peter ha 18 anni, e vive a New York. Nell'attesa di non andare al college, lavora in una galleria d'arte che tratta artisti di tendenza, e dove nessuno compra mai niente. È un lavoro duro, e in qualche caso - come in quello dell'Artista (per suo volere) Senza Nome, di cui è per definizione difficile parlare - scoraggiante. Per ingannare il suo non poco tempo libero, Peter discute, in rete, l'acquisto di una casa nel Midwest, che sfortunatamente per lui non può comprare, ma fortunatamente per noi gli immobiliaristi digitali cui si è rivolto descrivono senza risparmiare particolari. Poi, un giorno, Peter entra in un sito di cuori solitari proponendo al suo collega, che ne è un utente compulsivo, un appuntamento al buio.



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Un giorno questo dolore ti sarà utile 2021-06-10 16:05:31 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    10 Giugno, 2021
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Dolore e crescita

«Mi sono detto, ci sono cose nella vita che non vuoi fare ma che devi fare lo stesso; non puoi sempre fare quello che ti pare e andare dove ti pare. La vita non funziona così, e questo è uno dei momenti in cui non hai scelta.»

James è un giovane ragazzo che vive la sua vita in uno stato di solitudine scelta e in un mondo suo e particolare. Vive a New York, James. I genitori sono divorziati e lui abita con la madre e la sorella mentre il padre si dedica alla carriera e all’attività economica della professione legale d’alto livello. I rapporti con i genitori sono freddi, distanti e soprattutto distaccati. Non esistono contatti fisici e ancora meno affettivi. La madre che gestisce una galleria d’arte moderna, ad esempio, all’inizio dell’opera è reduce dall’ennesima relazione finita male con un uomo sposato nella capitale dello sfarzo, del gioco d’azzardo e della lussuria. La sorella intrattiene una relazione amorosa con un professore sposato con una donna di aperte vedute. In tutto questo James sopravvive. Sopravvive in una realtà stretta dove l’unica figura propositiva è la nonna materna. È quest’ultima a essere sinonimo di speranza e possibilità per quel futuro così incerto e così incomprensibile soprattutto quando siamo circondati da un dolore altrettanto imprevedibile che sembra essere pronto a schiacciarci e che nei suoi connotati è semplicemente indecifrabile. Come può James adattarsi alle situazioni che lo circondano? Come può tollerare quell’uso improprio delle parole? Come può, ancora, convivere con quel sentimento d’amore che lo coinvolge inaspettatamente e che vive in silenzio portandolo a interrogarsi su quanto talvolta sia importante e fondamentale tacere perché non esistono parole pronunciate tali da rappresentare il vero e l’emozione?

«La gente pensa che se riesce a dimostrare di aver ragione l’altro cambierà idea, ma non è così.»

La lettura si sviluppa per mezzo del pensiero del giovane protagonista. Questo trasporta il lettore completamente nella sua mente e nelle sue riflessioni fatte di verità, pessimismo, depressione ma anche verità in quanto l’essere umano è fatto di una siffatta complessità da non poter essere circoscritto a schemi semplici e precostituiti. L’impostazione porta il libro ad avere un ritmo costante, statico e per questo non particolarmente rapido. Le scene mutano ma non prevalgono sull’interesse che è circoscritto alla psiche dell’eroe. L’opera si propone ancora con un titolo accattivante che suscita di suo coinvolgimento e curiosità, che suscita magnetismo, che sviluppa la voglia del conoscitore di conoscere di quanto accadrà e che al contempo lo porta a riflettere su quel soffrire che nel presente ci attanaglia per insegnare nel futuro. Eppure, nonostante tutto, il l’autore lascia delle questioni aperte che non trovano risoluzione così come alcune domande non trovano risposta. Ciò incide sulla piacevolezza della lettura in quanto determina un senso di incompiuto nel suo giungere. In conclusione, “Un giorno questo dolore ti sarà utile” è un lavoro che non può annoverarsi tra i migliori dello scrittore ma che è capace di offrire un viaggio introspettivo che scuote e suscita meditazione.

«A volte le brutte esperienze aiutano, servono a chiarire che cosa dobbiamo fare davvero. Forse ti sembro troppo ottimista, ma io penso che le persone che fanno solo belle esperienze non sono molto interessanti. Possono essere appagate, e magari a modo loro anche felici, ma non sono molto profonde. Il difficile è non lasciarsi abbattere dai momenti brutti. Devi considerarli un dono, un dono crudele, ma pur sempre un dono.»

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Un giorno questo dolore ti sarà utile 2020-12-06 18:38:21 CortaZur
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CortaZur Opinione inserita da CortaZur    06 Dicembre, 2020
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Il dolore della giovane borghesia

Leggendo queste pagine mi verrebbe da dire anche i ricchi piangono. La storia sostanzialmente ruota intorno al ragazzo più intelligente, scaltro e sveglio che abbia visto nella storia della finzione letteraria (Holden permettendo), con il solo distinguo che il giovane in questione pare essere di buonissima famiglia e come ogni famiglia ricca della letteratura che si rispetti è praticamente frantumata e disastrata dal punto di vista affettivo. Madre al terzo matrimonio fallito, con un lavoro di facciata con scarso interesse per i figli, padre vanesio di successo che si occupa del figlio una volta a settimana, sorella cinica e concentrata su se stessa, l'unico personaggio positivo pare essere la nonna del protagonista che dà un raggio di speranza nella vita del giovane James e che dice qualcosa di sensato.

Nella lettura la parte che più mi è piaciuta sono stati i dialoghi tra la terapeuta e James che sono di una sagacia e affilatezza incredibili, avessi un decimo della prontezza nelle risposte di James, sarei contento e avvocato probabilmente.

In sintesi un Cameron che ho scoperto che leggerò nuovamente.
Bella lettura.

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Un giorno questo dolore ti sarà utile 2020-03-23 17:53:38 martaquick
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martaquick Opinione inserita da martaquick    23 Marzo, 2020
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CHI LO DICE CHE IL DOLORE è SEMPRE UTILE?

Un giorno questo dolore ti sarà utile. Grande titolo, ottima presentazione, incuriosisce, ci spinge a pensare che sarà un romanzo breve ma drammatico. La trama un po' allontana la sensazione ma ho iniziato la lettura più o meno con questi presupposti.
Una volta terminato quella che era la mia idea è completamente stravolta, ma non in senso negativo.
L'autore che non avevo mai conosciuto ha del grande potenziale; moderno, forse leggermente superficiale, profondo in alcune riflessioni ma senza spingersi nel filosofico.
Il romanzo si apre facendoci conoscere l'adolescente James che è alle prese con il suo carattere estremo: asociale, ironico fino allo sfinimento, difficile da trattare, schivo e introverso.
Quello che James vuole far capire è che sì, si rende conto di essere diverso e forse di avere qualche problema, ma perchè chiunque non sia come la gente comune è considerato alla stregua di un disadattato?
Al ragazzo succedono delle vicende particolari legate alla sua personalità contorta, i genitori lo aiutano mandandolo da una psichiatra (che si rivela quasi inutile), la sorella lo pungola, la nonna è una delle poche che lo accetta così com'è.
E' proprio quest'ultima che spiega a James che il dolore, le cose brutte che gli possono succedere lo plasmano, che non deve farsi abbattere, che le persone che vivono solo esperienze felici forse poi si rivelano poco interessanti, che deve considerare le esperienze negative "dono, un dono crudele ma pur sempre un dono".
Dopo queste riflessioni Cameron ci scaglia in un frettoloso finale in cui tutte le belle parole del romanzo non sono servite a nulla, la vita di James non è cambiata di molto sebbene la difficile adolescenza..
Quindi chi lo dice che il dolore è sempre utile? Credo che utile non lo sia, sicuramente un senso ce l'ha, ma anche l'autore, secondo me, denuncia le falsità del forgiare un carattere in base a questo, perchè basterebbe allungare una mano per aiutare il nostro prossimo per risparmiargli qualche brutta esperienza..
Io ho inteso così il romanzo e per questo lo consiglio.

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Un giorno questo dolore ti sarà utile 2018-03-10 16:00:35 Stefano.aglioni
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Stefano.aglioni Opinione inserita da Stefano.aglioni    10 Marzo, 2018
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Il mio rapporto con James

Il protagonista del romanzo è James, un diciottenne newyorkese figlio di genitori divorziati: la madre gestisce una galleria d'arte ed è incapace di portare avanti una relazione amorosa, il padre è un avvocato che si preoccupa maggiormente del suo aspetto fisico piuttosto che del figlio.
James è un ragazzo molto intelligente e sensibile, ama leggere, tuttavia fatica ad instaurare rapporti con i suoi coetanei e passa molto tempo da solo, per questo viene definito disadattato e disturbato; ha un rapporto bellissimo con la nonna Nanette, sempre pronta ad ascoltarlo e dargli consigli.
A mio parere il cuore di questo romanzo sta nel protagonista e negli stati d'animo che questo genera nel lettore. Io ho provato sentimenti e sensazioni alterne e spesso contrastanti per James: a tratti mi hanno irritato determinati aspetti del suo carattere, come la puntigliosità e la fissazione per le parole, mentre in altri momenti avrei voluto supportarlo, dargli consigli, essere suo amico.
Lo stile è quello tipico di Cameron, ossia diretto, asciutto ed immediato.
E' una lettura che consiglio, non banale, che a suo modo lancia un messaggio molto importante: non essere superficiali, tenere sempre in considerazione il mondo di emozioni ed esperienze che si nascondono dietro le persone.

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Un giorno questo dolore ti sarà utile 2016-03-14 18:31:36 charles
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charles Opinione inserita da charles    14 Marzo, 2016
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ma quale dolore, James?

L'intento di Peter Cameron mi pare sia stato confezionare un prodotto ben definito da dare in pasto ad un pubblico ben preciso, leggasi teen agers (young adult, per meglio dire) alternativi, ribelli, in crisi con il mondo (in generale e piuttosto qualunquista), strizzando l'occhio ai vari clichè trendy\adolescenziali: new york, l'arte e la mamma artistoide, il disagio verso l'università e comunque l'educazione predefinita dalla famiglia, il padre manager, ma lontano,, la sorella tiranna, i dubbi riguardo la propria sessualità. Mancano, sorprendentemente, citazioni musicali per soddisfare pienamente le aspettative.

L'opera scorre in modo tutto sommato godibile sebbene altamente prevedibile, sia perchè i personaggi sono abbozzati in modo primitivo e ragionano piuttosto a senso unico calcando la mano sui loro difetti grossolani, sia perchè le interazioni realmente significative per il romanzo sono assai poche, fatto salvo la nonna ed a tratti la psicologa (la quale piuttosto funge da aggancio per flashback sulle vicende dell'autore). I colpi di scena sono direi assenti, fatto salvo il finale che però viene liquidato malamente in un epilogo di una paginetta, ed il protagonista, sebbene potrebbe offrirne gli spunti, manca davvero di un'introspezione degno di nota. Pare un disagio sui generis che sconfina in atteggiamenti estremamente infantili (comprare la casa, il finto profilo sul social network) ma che rimangono poi abbozzati. Non mi è chiaro se fosse proprio questa la volontà dell'autore oppure si tratti di un'occasione mancata.
Non vedo realmente una crisi nella testa di James ma piuttosto un'enorme indolenza, una mancanza di presa di posizione verso il mondo che lo circonda. Tanto che poi alla fine si conforma a quel che gli altri si aspettano da lui. Insomma manca un po' di sale e l'opera che potrebbe essere un testo anche importante a livello generazionale rimane poco più che un filler che si legge in poche ore.
Paragonato al Giovane Holden più o meno a ragione, fatto salvo che quest'ultimo arrivava 60 anni fa e per lo meno godeva del beneficio dell'originalità.

non ne consiglierei la lettura e men che mai l'acquisto, ritengo ci siano testi generazionali davvero con altro spessore e tridimensionalità di contenuti.

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I love shopping a NY, Nick Hornby.
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Un giorno questo dolore ti sarà utile 2015-12-21 16:28:42 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    21 Dicembre, 2015
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I dolori del giovane James

Prendete una manciata della ruffianeria del giovane Holden, aggiungete qualche fetta della banalità di Banana Yoshimoto e spolverizzate con il buonismo di Susanna Tamaro: eccovi serviti i dolori del giovane James.
Bisogna riconoscere che l'autore, forse memore di qualche lezione di scrittura creativa, mette ogni tanto a segno un passaggio efficace dimostrando spirito di osservazione e una certa ironia, ma i pochi i pregi del libro finiscono per essere fagocitati da un'inesorabile mediocrità.
Fastidioso il protagonista, James, diciottenne dell'Upper Side newyorkese che si crogiola nella sua angoscia esistenziale: “Spesso mi vengono dei malumori e ogni cosa che vedo o che penso mi deprime”.
Il problema, oltre ai soliti genitori separati e incasinati e a una sorella maggiore lunatica, è che il ragazzo anela alla solitudine perfetta in compagnia dei suoi libri preferiti. In mezzo alla gente e in particolare ai coetanei non si sente a suo agio, ma non certo per il fatto di essere omosessuale, rivelazione che concede in esclusiva a chi legge solo dopo un centinaio di pagine di sbrodolamenti postadolescenziali:
“Io sapevo di essere gay, anche se non avevo mai fatto niente di gay”.
Un puro, insomma, che nel corso della sua esistenza di creatura ipersensibile ha fatto incetta di traumi infantili e “danni irreversibili” che lo hanno bloccato, tipo il giorno in cui la maestra disse ai genitori: “E' fin troppo sveglio, e non gli giova” (sua madre, per giunta, non gli spiegò cosa significasse).
La sua intelligenza finisce per disarmare anche la psicoterapeuta da cui i genitori preoccupati lo costringono ad andare, e proprio da queste sedute psicoanalitiche, campate in aria più di tutto il resto, emerge l'inadeguatezza dello scrittore, incapace di dare un tocco di originalità alla trama che si avvita su se stessa in una sfilza di resoconti autoreferenziali e noiose digressioni.

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J.D. Salinger, Banana Yoshimoto, Susanna Tamaro.
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Un giorno questo dolore ti sarà utile 2014-08-05 14:04:04 Stefania83
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Stefania83 Opinione inserita da Stefania83    05 Agosto, 2014
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Lettura di cui non credo ci si possa pentire.

Un personaggio quello de "Un giorno questo dolore ti sarà utile" che non si dimentica facilmente e che, nell'immaturità di un diciottenne, racchiude in sé tutte le sfumature, i dubbi e le insicurezze di moltissimi adulti. Una figura senza età, oserei dire.
Il legame tra il protagonista e sua nonna svelerà, alla fine, il senso più profondo del messaggio che attraversa il libro, proprio a cominciare dal suo titolo, sul quale, al termine racconto, vi ritroverete senz'altro a fare qualche riflessione.
Lo stile è asciutto, mi è piaciuto molto, senza singhiozzi o virtuosismi fini a se stessi. Il linguaggio efficace, immediato. I discorsi abbastanza acuti. Lettura molto scorrevole.
Ne vale la pena, insomma, quanto meno per cogliere la descrizione chirurgica di alcuni complicati aspetti dell'animo umano e approdare alla conclusione che il percorso che ognuno di noi ha davanti è molto lungo, e che "sotto la punta dell'iceberg" c'è una montagna di vita vissuta e di incroci che ci renderanno esattamente quelli che siamo in ogni istante della vita. James ha uno sguardo sensibile e attento sul mondo, complesso e cervellotico, ma si lascia voler bene sin dalle primissime pagine.

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Il Giovane Holden, per esempio.
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Un giorno questo dolore ti sarà utile 2013-10-22 12:04:30 SARY
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SARY Opinione inserita da SARY    22 Ottobre, 2013
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James

Il protagonista è James, un ragazzo con gravi difficoltà a rapportarsi con gli altri, qualcuno lo definisce disadattato, altri disturbato, io preferisco definirlo particolare.
Vive nella città che non dorme mai, la sfarzosa New York, con la madre e la sorella. I genitori sono divorziati, il padre vive altrove e nella vita del figlio è una meteora. La situazione familiare è anomala, i rapporti sono freddi, i dialoghi sono superficiali, i contatti fisici inesistenti, il concetto di intimità familiare è fuori moda.
La madre gestisce una galleria d’arte moderna, una cinquantenne sentimentalmente instabile, fedele alle tendenze. Gillian, la sorella, è anch’essa moderna, infatti ha una relazione con un professore, già coniugato con una rispettabile signora aperta a relazioni a tre o più. Il padre è uno stimato avvocato, preoccupato in primis ad iniziarsi alla chirurgia estetica, i segni del tempo che passa non sono all’ultimo grido, bisogna per forza rimediare. E James? Deve sopravvivere in una realtà stretta e contorta. In questo contesto familiare allucinato spicca una figura positiva, la nonna materna, che inonda di speranza e luce l’animo del nipote.
Cameron descrive bene il malessere di James, la sua incapacità di adattarsi alle situazioni, il fastidio per l’imprecisione mondiale e l’uso scorretto delle parole. Involontariamente, il lettore, spiando questo ragazzo dotato di un’intelligenza superiore alla media, s’innamora del silenzio, perché a volte è davvero meglio tacere, le parole non pronunciate sono idee innocenti, una volta espresse ad alta voce diventano ingestibili, e James lo sa bene, è il suo mantra.
Seguire il protagonista è faticoso, ci si perde nel turbinio dei suoi ragionamenti, si alternano concetti artefatti a pensieri spogli di qualsiasi montatura, nudi e crudi; si respira pessimismo e depressione, a volte semplicemente ci si imbatte nella verità e la si accetta. Sfogliando queste pagine, si getta uno sguardo alla complessità della mente umana.
Il ritmo del libro è lento e non c’è azione. Sono le confessioni di James che tengono alto l’interesse, si sente il desiderio di tendere una mano per strapparlo a quelle pagine grigie, donargli colore e calore. Si arriva alla fine della lettura speranzosi di risolvere le questioni aperte lungo il tragitto, ma non è così. L’autore non spiega fino in fondo dei punti importanti, lascia un senso di incompiuto e di fastidio per la poca chiarezza. Non ci si può buttare con anima e corpo in una lettura, provando determinate sensazioni, soffrire o gioire e poi essere abbandonati a se stessi.
Nonostante la delusione per il mancato chiarimento, consiglio a tutti la lettura di questo libro, non semplicissimo, ma umano.

“Io mi sento me stesso solamente quando sono solo. Il rapporto con gli altri non mi viene naturale: mi richiede uno sforzo.”

“Sii forte e paziente; un giorno questo dolore ti sarà utile”

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Un giorno questo dolore ti sarà utile 2013-09-25 12:19:48 Minuscola
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Minuscola Opinione inserita da Minuscola    25 Settembre, 2013
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un bel libro

Un bel libro, fa riflettere e indigna nel modo giusto.
James è un ragazzo introverso, ma intelligente e gran conoscitore della razza umana.
La trama la sapete, dico solo una cosa: perché una persona che la pensa diversamente dalla massa, ossia dalla maggior parte della gente, deve essere considerata malata?
Sembravo IO James, lettrice, solitaria e che non ama parlare con la gente soprattutto delle solite stupidaggini! Non parlo di scarpe con le donne e di militari con gli uomini, ho altri ideali così come James....
La società non è capace di accettare tutto, ci sono stereotpipi che s on d difficili da sfatare...se sei diverso...sei out. James ( e anche io) è felice di essere diverso! Ma non tutti i capiscono, nemmeno i genitori che lo mandano da una psicologa che ne sa meno di James. Bello smacco!
Libro interessante, da leggere!

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Un giorno questo dolore ti sarà utile 2013-07-19 09:36:47 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    19 Luglio, 2013
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A volte le brutte esperienze aiutano

L'adolescenza, si sa, è il periodo più complicato della vita di una persona. Può essere ancora più difficile quando si hanno diciotto anni e si detestano i propri coetanei. Diventa terribile se poi, anche tra gli adulti che ci circondano, le persone con cui si ha piacere a stare non sono più di un paio. Quando si è considerati disadattati, estraniati, problematici. E' quello che succede al protagonista di questo libro, James, un ragazzo che ha serie difficoltà a rapportarsi con gli altri, schivo, taciturno, solitario e disgustato dal mondo che ha intorno. James ha appena finito la scuola e lavora nella galleria d'arte della madre pluridivorziata in attesa di partire per l'università. Ma lui ha in mente altri progetti, l'università non lo attira, non vuole vivere in mezzo a tutti quei ragazzi così profondamente diversi dal suo modo di essere in compagnia dei quali ha già trascorso tutta la sua vita senza trovarli piacevoli né interessanti. Inoltre tutto ciò che gli serve può impararlo benissimo leggendo i suoi amati Trollope, Welch, Rohmer, senza spendere soldi in costosi corsi di studio di cui non gli importa niente solo per conformarsi ad una norma sociale. Sogna quindi di acquistare una vecchia casa nell'ovest e andarci a vivere da solo, imparare un mestiere e passare il tempo in compagnia dei suoi libri. Tra fughe, sedute psichiatriche, licenziamenti, guai a casa e disastrosi tentativi di conquista lo seguiamo in questo momento difficile e delicato, in cui potrà contare sempre sull'appoggio e l'affetto della persona che ama più al mondo, la nonna Nanette, l’unica che sembra capirlo, accettarlo e offrirgli un rifugio dalla stupidità, dall’intolleranza e dall’odio e che saprà fargli capire che i momenti difficili a volte possono trasformarsi in un dono. Caratterizzato da una buona analisi introspettiva del protagonista e da dialoghi incalzanti, questo libro di Cameron risulta piacevole e a tratti interessante, senza però entusiasmare più di tanto sia da un punto di vista stilistico, con la sua prosa fin troppo semplice e priva di qualsiasi virtuosismo, che dal punto di vista dell’originalità, con personaggi un po’ stereotipati e una storia che sa di già visto. Il romanzo infatti sembra fin troppo palesemente ripercorrere la trama e le tematiche de “Il giovane Holden”, senza riuscire ad avvicinare il carisma e l’estro che caratterizzano il capolavoro di Salinger, ma coinvolgendo comunque il lettore e lasciando un messaggio sempre valido che l’autore affida alle parole di Nanette: “A volte le brutte esperienze aiutano, servono a chiarire che cosa dobbiamo fare davvero. Forse ti sembro troppo ottimista, ma io penso che le persone che fanno solo belle esperienze non sono molto interessanti. Possono essere appagate, e magari a modo loro anche felici, ma non sono molto profonde. Il difficile è non lasciarsi abbattere dai momenti brutti. Devi considerarli un dono, un dono crudele, ma pur sempre un dono”.

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