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Il potere del cane
 
Il potere del cane 2018-07-31 15:47:17 68
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68 Opinione inserita da 68    31 Luglio, 2018
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Intrigo sentimentale e verità personale

Per definire la dimensione letteraria di Thomas Savage in relazione a questo romanzo, pubblicato nel 1967, all’ epoca osannato dalla critica ma con scarso successo di pubblico, occorre rivisitare la vita dell’ autore, ascoltarne la voce e collocarla in quegli anni.
Scopriremmo che “Il potere del cane “ possiede una connotazione autobiografica, in primis nella ambientazione, un ranch in un’ area sud-occidentale del Montana e toni famigliari, i Burbank ed i personaggi di contorno nascono dalla sua infanzia, ed inoltre che l’ autore in varie interviste dichiarò di svolgere ben poche ricerche ma di affidarsi per lo più alla propria esperienza di vita, ai ricordi, alla immaginazione.
Di certo la vicenda dei fratelli Burbank, Phil e George, gli allevatori più importanti della vallata, plasmati dal proprio ranch e dal paesaggio circostante, fratelli che non hanno mai fatto parola dei propri sentimenti ed il cui rapporto non si basava sulle parole, richiama tutto ciò che Savage ha conosciuto e respirato, una certa complessità famigliare, una precisa identità, una tradizione culturale rurale, un passato ormai smarrito, segreti celati.
Da qui l’ intreccio narrativo, fatto di relazioni complesse, lutti, assenze, disgregazioni famigliari ed una certa fragilità emotiva presenti in tutta la sua opera e definizione di se’.
Se l’ elemento primario è un aspetto puramente descrittivo, semplice e chiaro, molteplici sfumature ne richiamano l’ essenza, illuminando un paesaggio interiore ricco e variegato, piuttosto sfuggente ed a forte impronta psicologica.
La vita di Phil e George, uniti da un legame di sangue, da sempre vicini ma antitetici, l’ uno brillante, l’ altro sgobbone, l’ uno magro, l’ altro grosso, l’ uno svelto, l’ altro lento, così diversi e complementari, costruisce una vicenda solo all’ apparenza lineare, nella quale si inserisce la figura di Rose, vedova e futura sposa di George e di suo figlio Peter, un ragazzo dalle strane movenze ed oscure profondità, attorno al quale verrà ricamato e sorprendentemente chiuso l’ intreccio letterario.
Se ad una lettura di superficie emergono scorrevolezza, equilibrio ed essenzialità, descrizioni paesaggistiche suggestive, con un ritmo asciutto da western privo di sentimentalismi, si vanno scoprendo complessità e profondità a delineare i personaggi e la propria ambiguità, una tensione psico-emotiva, un giuoco delle parti, per aprirsi ad uno psico-thriller ovattato dalle apparenze con temi solo accennati o nascosti ed estremamente delicati per l’ epoca.
Di che cosa stiamo parlando? Tra le pagine si parla di omosessualità, in quel periodo ancora argomento tabù, che riguarda Phil ed i propri desideri nascosti, bilanciati dal machismo della vita del ranch e da una certa omofobia che paradossalmente lo caratterizza, riparo dalla propria essenza.
Oltre a questo una denuncia della condizione disagiata e separata degli indiani d’ America, ghettizzati nelle riserve, e più in generale una attenta osservazione ed uno studio approfondito sulla condizione umana e la propria fragilità e sulla indubbia difficoltà relazionale che scava oltre le apparenze.
Emerge in modo chiaro il doppio animo del’ autore, dibattuto tra est ed ovest, scrittura e manualità, un passato perduto e segreti privati.
Non so se “ Il potere del cane “, come qualcuno ha sostenuto, sia il suo miglior romanzo, di certo è un buon romanzo, che si inserisce in una certa narrativa di quegli anni ma che nasconde tratti e peculiarità di indubbio spessore.

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Commenti

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Bella recensione, Gianni. "Il potere del cane" è nella mia lista dei libri da leggere da molto tempo. Prima o poi credo che arriverà il suo momento.
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68
03 Agosto, 2018
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Grazie Giulio, indubbiamente un buon romanzo, anche se non mi è parso un capolavoro , come qualcuno ha voluto presentarlo
In risposta ad un precedente commento

13 Settembre, 2018
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Io lo definirei un buon libro nel complesso. L'aggettivo capolavoro lo userei volentieri per definire gli ultimi capitoli: qui il carattere del grezzo West si interseca meravigliosamente con la sensibilità di Savage nel trattare un argomento che al tempo era stato taciuto è passato in secondo piano dalla gelosia famigliare. È un libro che rileggerei volentieri
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