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Il decoro
 
Il decoro 2020-07-22 09:39:06 Mario Inisi
Voto medio 
 
2.8
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
2.0
Piacevolezza 
 
3.0
Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    22 Luglio, 2020
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Minestra di acetosella

“Oh Eva devi scrivere questo libro, devi scrivere questo libro”…
“Se fosse per me ne sarei felice, soltanto che i commerciali dicono che questo non vende, quello non vende, nessuno legge più le biografie, nessuno legge più le raccolte di racconti, la poesia poi non l’ha mai letta nessuno”, la gente vuole soltanto libri su quanto è stronza Hilary Clinton e i cosiddetti graphic novels del cazzo, dove le parole proprio non ci sono”.
“Niente di strano che tu sia contento di esserne fuori”, disse Jake.
“Certo. Sono stufo di queste cazzate. E non sono solo gli editori, ci si mettono anche gli scrittori. Il novanta per cento di quello che viene pubblicato non ha alcun valore. Con un po’ di fortuna, e questo sarà il lato positivo di queste elezioni del cazzo, quando gli scrittori si sentiranno di nuovo oppressi, ricominceranno a scrivere libri che varrà la pena di leggere, al posto di tutta quella merda scritta sotto la presidenza Obama, roba da medio borghesi idioti, egocentrici liberal, gente che ha solo da stare lì a guardarsi l’ombelico. Voglio dire, Sheila Heti, Cristo santo. Che stupido libro del cazzo. Questa fa un pompino a un tizio e vomita. Ma chi se ne frega?”
“A me Sheila Heti piace un sacco” disse Sandra.
“Anche a me” disse Rachel. “Non la capisci perché sei un uomo”.
“Bene, allora Jeffrey Eugenides. E’ un segaiolo. Come quello stronzo di Jonathan Franzen, quello stronzo di Jonathan Lethem, e quel coglione di Jonatham Safram Foer. Tutti questi Jonathan di sto cazzo sono solo una manica di segaioli”.

Ammetto che mi aspettavo un testo molto diverso: pungente, satira politica, se non satira almeno qualche amara considerazione o comunque qualche considerazione sulla politica di qualsiasi tipo data la presentazione dell’editore e l’incipit che vede la protagonista Eva chiedersi come assassinare Trump dalla prima frase. In realtà, il romanzo è molto politically correct, anche troppo. Non c’è nessuna considerazione che non sia banale. I maggiori critici della presidenza Trump sono i cani, a cui Trump provoca un uso incontrollato di vescica e sfinteri per un disturbo da stress. Anche la protagonista Eva, sembra avere una allergia a Trump che la costringe ad acquistare un costoso palazzo veneziano probabilmente al triplo del suo valore. Ma l’allergia è davvero a Trump? Eva non è nemmeno andata a votare perché c’era troppa fila. Invece le file degli aeroporti non le danno fastidio. Insomma, il romanzo descrive molto bene una elite, gente che lavora senza avere un lavoro vero: scrittori, architetti, consulenti finanziari, decoratori di interni, cuochi gay improvvisati ma anche ospiti, insomma scrocconi che vivono delle briciole della elite. Gente infantile, li si potrebbe definire alto borghesi idioti, egocentrici liberal, gente che ha solo da stare lì a guardarsi l’ombelico, per citare l’autore. Gente che se ne va in giro con un cappello in testa a forma di passera. Sembra che vivano in un olimpo a parte. A un certo punto il marito di Eva, Bruce, sembra innamorarsi della segretaria malata di cancro che ha tutti i problemi della gente normale. La aiuta, le dà soldi, molti soldi ma non va a letto con lei, suggerendo uno spessore morale che in realtà non esiste. Infatti, poi nelle ultime pagine non si sa come né perché ha una relazione con Sandra. Insomma non era spessore morale, è che certa gente si mescola solo i suoi simili, stessa classe sociale. Tutti parlano, dall’inizio alla fine del libro, solo di Eva, che hanno eletto a perno del loro mondo, senza una vera ragione, per un capriccio. Ma il fatto che si parli sempre di lei dovunque è fastidioso. E’ come stare al centro di una combriccola di pettegoli che vivisezionano il loro bersaglio ma sempre con uno sguardo estremamente superficiale, per esempio ci sono pagine in cui la migliore amica di Eva descrive a tutti gli altri i dettagli anatomici intimi dell’amica. Le relazioni tra queste persone sono fastidiosamente false e stucchevolmente corrette, attente a non contrariare la sensibilità altrui, sensibilità alla forma ovviamente.
Insomma, dico la verità, il personaggio più simpatico del romanzo, per quanto sia una comparsa, è certamente Trump. Il libro è scritto molto bene, da una grande penna ma non dice niente. Può essere gradevole per architetti, dato che si parla molto di arredo di interni e cose simili.
Le pagine più caustiche non sono quelle che parlano di politica, i personaggi ci si approcciano solo per banalità con estrema cautela, dando una botta al cerchio e una alla botte, ma quelle che parlano di altri scrittori. Qui David (per fortuna non si chiama Jonathan) non ha freni inibitori. Non ha grande stima di parecchi colleghi che definisce segaioli e stronzi. Io ho solo un vaghissimo ricordo di un suo romanzo o forse erano racconti molto segaioli. Ho quasi pensato a quel tipo di scrittura con nostalgia, ma in effetti le poche pagine segaiole del romanzo sono così brutte che si possono saltare, anzi è consigliabile il salto.
Tutto sommato il libro non è brutto, è scritto bene, e descrive benissimo un ambiente improbabile e fuori dal mondo per cui sembra parlare di niente. Per essere cattivi, citando l’autore, devo concludere che a David per scrivere qualcosa di profondo non è bastata la vittoria di Trump, ma bisognerebbe augurargli il ritorno trionfale di Hitler.

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Commenti

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Dell'autore ho letto solo qualche racconto di "Ballo di famiglia", anni fa. M'è parso uno scrittore senza lode e senza infamia.
In risposta ad un precedente commento
Mario Inisi
23 Luglio, 2020
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Anche io avevo letto i racconti e non mi avevano colpito. Li ho letti dopo quelli di Lorrie Moore Tutto da sola che invece mi avevano indotto a cercare altri scrittori della stessa corrente per cui ho incontrato David Leavitt.
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