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Io, Partenope
 
Io, Partenope 2021-07-05 18:31:38 anna rosa di giovanni
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anna rosa di giovanni Opinione inserita da anna rosa di giovanni    05 Luglio, 2021
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le estasi di suor Giulia

IO, PARTENOPE di S. Vassalli (2015, l’anno della morte dell’autore)

Nel Congedo, che fa pendant alla Premessa, in cui l’autore incontra i suoi personaggi e … si mette in ascolto di quel che loro gli narrano, così come peraltro nella Premessa di “Un infinito numero”, Vassalli scrive: “Io, Partenope” è l’ultima tappa di un viaggio che mi ha portato a vedere il mio paese, l’Italia, dalla parte delle radici. In cinque storie del passato che servono a capire il presente, e che si svolgono in cinque regioni diverse. L’Italia è un patchwork di popoli e di culture (...)”.

Preciso, per chi volesse leggerle in sequenza, che le cinque storie sono quelle dei romanzi seguenti: La chimera (1990): la Lombardia della fine del ‘500; Marco e Mattio (1992): la Venezia ormai moribonda del ‘700; La notte della cometa (1984): Dino Campana e la Firenze della belle époque italiana; Il cigno (1993): la Sicilia del primo maxiprocesso di mafia; Io, Partenope (2015): Napoli (insomma il regno delle Due Sicilie o l’Italia dei Viceré) e Roma nel primo ‘600. Di queste opere io ho letto la prima, la seconda e l’ultima, e posso perciò dire che tutte e tre affrontano il tema della religione e/o della Chiesa: la fede folle di Mattio in “Marco e Mattio”, la paura della donna da parte della Chiesa nel caso de La chimera e di Io, Partenope.

Ora, Vassalli è un abile NARRATORE/PITTORE: punta il suo binocolo su un luogo così come è in una certa epoca (non per niente l’incipit è : “Questa storia comincia in un paesaggio di quattro secoli fa e ci accompagnerà fino ai nostri giorni. Comincia con una veduta di Roma in bianco e nero (...)”), poi sceglie gli individui da mettere in primo piano, attraverso i quali quel quadro può più efficacemente prendere vita, e li racconta mettendoli originalmente in relazione fra loro. Come in “Marco e Mattio” dipinge con la penna mercati veneziani che sembrano trasposti pari pari dai quadri fiamminghi, così in “Io, Partenope” Vassalli dipinge la Napoli e poi la Roma del primo ‘600, quella della Controriforma, e per dar loro vita sceglie una quasi forse santa, Suor Giulia-Partenope, nonchè colui che dà forma marmorea al sogno di potenza universale della Roma di allora, Gian Lorenzo Bernini, e li collega immaginando che nell’Estasi di Santa Teresa egli abbia ritratto Suor Partenope sulla base dei disegni che suo padre Pietro ne aveva fatto.

Come sempre, il punto di partenza è la vita di un personaggio attestato storicamente; in questo caso Vassalli racconta LA STORIA DI SUOR GIULIA DI MARCO (nata a Sepino, in Molise, fra il 1570 e il 1580, e morta nel 16…, fortunatamente non arsa sulla pubblica piazza come la povera Antonia, “la strega di Zardino”), chiamata anche suor Partenope fin dal suo soggiorno napoletano. Su di lei ho letto quel che se ne dice nel sito della Treccani, e ho appreso che esistono ben pochi documenti d’epoca, per cui ritengo che Vassalli sia dovuto arrivare ad una sua verità storica interpretando quei documenti sulla base delle sue conoscenze storiche e di archivista e molto con la sua immaginazione di romanziere.

Cosa rende speciale la storia di questa suora terziaria? Beh, intanto, pur nata da famiglia poverissima, suor Giulia-Partenope nel giro di pochi anni crea a Napoli, che naturalmente sotto la penna/pennello di Vassalli si anima come in un quadro di Murillo, una Comunità di Preghiera organizzatissima che conta tra i suoi adepti innumerevoli personaggi illustri, fra cui persino la moglie del viceré di Napoli. Una comunità che predica una religiosità intima, non formalistica, e insegna una modalità di preghiera così intima da suscitare una condizione di estasi che coinvolge il corpo fino ad assumere una connotazione erotica. Tutto questo fa paura alla Chiesa, tanto più che si tratta di una religiosità “femminile”, e da sempre la Chiesa vede in Eva un pericolo, scrive Vassalli ripetutamente. In questi decenni che seguono lo scisma ormai irreversibile fra Chiesa Riformata e Chiesa cattolica, quest’ultima, sostenuta in particolare dalla Spagna e quindi anche dal Regno di Napoli, tenta con la Controriforma un rilancio della propria immagine e della propria potenza nel mondo attraverso le missioni e lo sfarzo della liturgia e delle chiese. La recente santificazione della spagnola Teresa di Avila rientra in questa politica di seduzione degli spiriti, ma la preghiera diretta con Dio, peraltro tipica della Riforma luterana, non può essere tollerata da una Chiesa fortemente centralizzatrice. Suor Giulia-Partenope viene perciò processata per aver pregato e insegnato a pregare accompagnando la preghiera - questa è l’accusa - con atti lascivi ecc. ecc. e, essendo stata ammessa all’abiura, ammette tutto senza esitare, stando alla narrazione di Vassalli, vivendo poi a Roma una vita fin troppo normale rispetto a questi accadimenti. La cosa più importante della vita di suor Giulia dopo il processo, quantomeno nel romanzo, è l’amicizia con Gian Lorenzo Bernini, nella cui Santa Teresa d’Avila lei riconoscerà il proprio volto, essendo stata ritratta dal padre dello scultore quando questi frequentava la Comunità di preghiera di Napoli. Qua finisce il racconto di Giulia.

QUALCHE RISERVA. Dal punto di vista dello stile, Vassalli è sempre un maestro di chiarezza, ma in questo libro la lingua è persino troppo scorrevole e pertanto meno suggestiva che in altre opere, e, a partire dalla narrazione del processo, persino un po’ … come dire? troppo moderna per essere quella di una vecchia suora del primo ‘600 che era stata così intima di Dio (però anche così debole nella carne da abiurare prontamente, come detto sopra). Poi, a dispetto della scorrevolezza, l’estasi rimane un mistero assoluto fino in fondo all’ultima pagina perché probabilmente non è facile neanche per un Vassalli capirne e spiegarne la natura, però, estasi o non estasi, come mai - mi chiedo -, se questa donna aveva un rapporto così intimo con Dio, quando il destino le diventa avverso ‘sto Dio sparisce praticamente dalla sua vita? la quale vita oltretutto tornerà a svolgersi nei palazzi dei potenti della terra! Infine, mi sembra un po’ forzoso quel concetto del “puttanesimo” (parola di Suor Giulia!) come esito di un’emancipazione femminile distorta in quanto ostacolata dalla Chiesa e dalla “religione dei papi”, che consisterebbe nel dominare gli uomini sessualmente essendo ostracizzate dalla vita pubblica, a causa anche se non soprattutto di una Chiesa maschilista. Le parole del Congedo citate in alto: “questa storia (…) ci accompagnerà fino ai nostri giorni”si riferiscono a questo? Al maschilismo della Chiesa cattolica e della società italiana? Nonchè al “puttanesimo”? Ma cosa pensava Vassalli veramente delle estasi di Suor Partenope? Insomma, ho delle domande senza risposta.

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S. Vassalli
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