Narrativa italiana Classici Tutte le novelle
 

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Dopo le prime prove letterarie, ancora di gusto tardo-romantico e scapigliato, a partire dalla novella Nedda (1874) Verga introduce una nuova maniera narrativa volta a rappresentare con realismo talora crudo temi e personaggi ispirati alla natia Sicilia. Tale rinnovamento si consoliderà, con sempre maggior rigore ed esiti sempre più convincenti, nella stesura delle raccolte da lui via via pubblicate e qui integralmente riunite: Vita dei campi (1880), Novelle rusticane (1883), Per le vie (1883), Vagabondaggio (1887), I ricordi del capitano d'Arce (1891) e Don Candeloro e C. (1894).

Recensione della Redazione QLibri

 
Tutte le novelle 2013-10-17 15:15:30 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    17 Ottobre, 2013
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Novelle

Verga fu autore di svariate raccolte di Novelle, le più emblematiche e rappresentative dell'evolversi della sua poetica sono “Vita dei campi”, “Novelle Rusticane” e “Per le vie”.

La prima raccolta di otto novelle, “Vita dei campi” vede la luce intorno al 1880 e costituisce il primo segnale di cambiamento nell'autore, allontanandolo dai temi romantici e borghesi trattati fino ad allora, segnando l'inizio di una ricerca di contenuti nuovi.
Gli scenari divengono rurali, evidenziando disparità sociali, solitudini e lotte per la sopravvivenza; in questa prima raccolta, gli accenni ai temi passionali non sono del tutto sopiti ma si intrecciano con quelli dell'egoismo e della ricerca di mezzi economici.
Con la rappresentazione di personaggi indimenticabili come Rosso Malpelo, Jeli il pastore e La lupa, la penna dell'autore comincia ad assumere un registro stilistico diverso, fatto di termini gergali e imbevuti di realismo. Una penna che si piega a ritrarre uomini e parole come un pennello, senza belletti e cambiamenti.
Sono racconti che si leggono con facilità e che nella brevità delle loro pagine fotografano l'intera parabola di un personaggio, partendo sempre dalla quotidianità, seguendo desideri, aspirazioni, disagi degli uomini, portando in scena la vita campestre le cui immagini si consolidano nella raccolta successiva.

La raccolta“ Novelle rusticane” afferma la nascita e la crescita della penna verista dell'autore.
Qua il linguaggio si fa ancora più aspro, perdendo definitivamente gli accenni romantici; è la lingua dei derelitti, dei braccianti, dei contadini, di una fetta di umanità che il destino ha inchiodato in un'eterna lotta per la vita.
La malaria , la fame, le malattie sono le protagoniste dei racconti, unitamente al richiamo di accumulo per la “roba”. Senza la roba si vive malamente, si muore soli, non c'è pane sotto i denti.
E' forte e predominante in questa raccolta la tensione umana alla ricerca dei mezzi economici, per garantire la sopravvivenza propria e della famiglia.
La vita è una lotta e solo i più tenaci ne escono vincenti.

La raccolta meno conosciuta intitolata “Per la vie” abbandona lo scenario prestato dalla terra siciliana, per approdare lungo le strade ben più trafficate di una Milano agli albori della sua industrializzazione; una città grigia, dove alla rappresentazione di diverse classi sociali fa da costante la mancanza di solidarietà e la miseria sia morale che materiale.
Ad accogliere il lettore una galleria di personaggi diversi da quelli ritratti in Sicilia, eppure accomunati dalla ricerca del denaro e del benessere come fine ultimo della vita, siano essi borghesi, operai, disoccupati o prostitute.

La lettura delle “Novelle” consente al lettore di avvicinarsi e addentrarsi a piccoli passi alla poetica dell'autore, seguendone l'excursus di pensiero e di forme, oltre a ritrovare abbozzate figure che diventeranno personaggi a tutto tondo nei romanzi di stampo verista.

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