La casa delle voci La casa delle voci

La casa delle voci

Letteratura italiana

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Gli estranei sono il pericolo. Fidati soltanto di mamma e papà. Pietro Gerber non è uno psicologo come gli altri. La sua specializzazione è l’ipnosi e i suoi pazienti hanno una cosa in comune: sono bambini. Spesso traumatizzati, segnati da eventi drammatici o in possesso di informazioni importanti sepolte nella loro fragile memoria, di cui polizia e magistrati si servono per le indagini. Pietro è il migliore di tutta Firenze, dove è conosciuto come l’addormentatore di bambini. Ma quando riceve una telefonata dall’altro capo del mondo da parte di una collega australiana che gli raccomanda una paziente, Pietro reagisce con perplessità e diffidenza. Perché Hanna Hall è un'adulta. Hanna è tormentata da un ricordo vivido, ma che potrebbe non essere reale: un omicidio. E per capire se quel frammento di memoria corrisponde alla verità o è un’illusione, ha disperato bisogno di Pietro Gerber. Hanna è un’adulta oggi, ma quel ricordo risale alla sua infanzia. E Pietro dovrà aiutarla a far riemergere la bambina che è ancora dentro di lei. Una bambina dai molti nomi, tenuta sempre lontana dagli estranei e che, con la sua famiglia, viveva felice in un luogo incantato: la «casa delle voci». Quella bambina, a dieci anni, ha assistito a un omicidio. O forse non ha semplicemente visto . Forse l’assassina è proprio lei.

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La casa delle voci 2020-01-18 17:05:18 Clangi89
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Clangi89 Opinione inserita da Clangi89    18 Gennaio, 2020
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I rumori dei ricordi

Carrisi ci riporta nel labirinto della mente e degli inganni che, volutamente o meno, ingombrano il vissuto delle nostre vite.
La casa delle voci, l'ultimo romanzo dell'autore, ha per protagonista Pietro Gerber, psicologo infantile specializzato nell'ipnosi; l'addormentatore dei bambini, come lui stesso si definisce. Il giovane uomo ha seguito le orme del padre, il signor B. ed opera con piccoli pazienti problematici, coinvolto nelle realtà disagiate talvolta legate a vicende giudiziarie. Le sue perizie per i tribunali spesso sono di supporto alla giudice Anita Baldi, amica anche del Signor B, ormai defunto da alcuni anni. Pietro non ha conosciuto la madre, mancata in tenera età, e ha un conto in sospeso con il padre che, in punto di morte, ha pronunciato parole di confessione tremende. Il protagonista, forse per reazione al lutto, forse per supporto morale, si crea a breve una famiglia. Moglie e bambino sono lo sfondo di una vita che presenta dei buchi incolmati e segreti nascosti.
Una nuova e strana paziente, questa volta adulta, si presenta dallo psicologo. Pare giungere dall'Australia, su consiglio di una ipnotista di quel paese, per scavare nella sua infanzia trascorsa in Italia, per capire se è autrice di un delitto, per risolvere questo enigma. Hanna Hall ha vissuto 10 anni con mamma e papà a vagabondare da una dimora ad un'altra nel mezzo delle campagne fiorentine. L'isolamento dal resto della comunità civile, l'esclusività dei genitori e le singolari regole di distacco dagli "estranei", hanno segnato profondamente la donne. Un incendio ha però messo la parola fine a quei lontani anni con quella mamma e quel papà. Hanna andrà infatti in Australia a vivere un nuovo inizio con una nuova famiglia. Una realtà non cercata, non voluta dall'allora bambina che prima viveva tra le voci ed i riti, i suoni e l'amore famigliare.
"Nessuno sa ascoltare veramente quello che hanno da dire i bambini" e questo Hanna lo sa bene. La terapia iniziata con Pietro crea confusione e domande nello psicologo. Hanna sembra credere negli spettri, sembra conoscere troppi particolari inconfessabili della vita dell'uomo. Lo stesso psicologo inizia ad avere dei timori per la sua famiglia, la paura di sentirsi minacciato lo tormenta e, a poco a poco, assume gli stessi atteggiamenti sospettosi e psicopatici della paziente.....
Emergono allusioni sulla vita di Pietro che fanno scattare delle domande in lui ed una sorta di percorso a ritroso che arriva sino alla orrenda realtà dei manicomi e della loro chiusura. L'autore ripercorre pertanto il passato ed il presente con la suspense che caratterizza i suoi libri. C'è un sentiero da seguire, ci sono domande alle quali risponde e nuovi interrogativi. Ma, soprattutto, vengono affrontati temi di estrema delicatezza che non lasciano indifferenti il lettore. Hanna è giunta a Firenze per salvare se stessa o per salvare Pietro? Una domanda che sarà fondamentale, non aggiungo altro.
La narrazione segue un filo logico tra passato e presente senza perdersi in personaggi o dettagli inutili. I pochi personaggi sono analizzati più o meno profondamente, a seconda dell'importanza che rivestono nel racconto. Fin da subito si percepisce lo strano rapporti tra psicologo e paziente e l'ansia che cresce in lui è palpabile.
Il collegamento tra le difficoltà emozionali e la realtà dei manicomi si sviluppa soprattutto nella seconda metà del libro. La tragedia vissuta da chi era internato in strutture tali, da chi ha visto annullarsi la dignità nella segregazione dal mondo che stava fuori, non lascia indifferente il racconto.
Il finale si collega con la storia, forse un po' sbrigativo ma ho trovato interessante il dubbio che si crea: Chi decide che cosa è il bene di un individuo e, nello specifico, chi salva chi? La visione doppia dell'etica è sorprendente, crediamo di salvare qualcuno ma non ci domandiamo di cosa avviene dopo, dell'impatto emotivi di chi vive un distacco e delle possibili conseguenze future.
La delicatezza della psiche umana unita alle vicende intime del vissuto personale può provocare comportamenti e reazioni difficili da comprendere se non si scava un po' e non si adotta un punto di vista differente dal comune. Un libro che scorre, una trama che a mio avviso regge bene e la nota di mistero ha sempre il suo fascino. Le case hanno le loro voci, i loro rumori e sentori inconfondibili basta avere la delicatezza nel cuore e nella mente per assaporarli!!

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La casa delle voci 2020-01-14 22:17:25 ferrucciodemagistris
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ferrucciodemagistris Opinione inserita da ferrucciodemagistris    15 Gennaio, 2020
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Dualità realtà o fantasia?

Cos'è la malattia mentale? E' corretto chiamarla in questo modo o sarebbe meglio parlare e poi definire un certo “stato mentale”? Certo non è possibile, e quantomeno improvvido, parlare, discettare e provare a modellare quanto è stato costruito in più di un secolo da parte di psichiatri, psicoterapeuti e psicologi sull'argomento. Si rischia di scivolare, e farsi molto male, sul terreno scosceso e argilloso di una disciplina che ha come indirizzo ciò che racchiude la nostra mente e anche la nostra anima.

Il romanzo si addentra nella psiche di una persona, una giovane donna di quasi trenta anni, al fine di poter far riemergere tutto ciò che la rimozione da parte del soggetto fin da quando era nell'infanzia, per mezzo di un processo organico chiamato amnesia selettiva, ha occultato nel proprio subconscio per impedire estrema sofferenza del pensiero.

Questo delicatissimo intervento è sottoposto a un insigne psicologo infantile fiorentino che attraverso un metodo di ipnosi sperimentale, dovrebbe riuscire a far luce nei meandri oscuri dove si presume possa essere nascosto un barlume di verità propedeutico alla risoluzione, ancorchè parziale, dell'evento passato senza trauma per la paziente.

La narrazione scorre fluida con diversi e inaspettati colpi di scena tali da produrre un controtransfert tra psicologo e paziente con continui ribaltamenti, senza soluzione di continuità, tra ciò che si assume possa essere reale e ciò che invece appare fantasia/sogno.

Cosa realmente accade? Ma poi, è proprio la realtà quella che viviamo? Oppure un'idea in costante costruzione in relazione ai nostri desideri più nascosti? La famosa, o anche famigerata, dualità che avvolge il nostro mondo è anche questa volta messa in rilievo e sembra non dia scampo.

Il finale narrativo lascia il lettore in una specie di dilemma catatonico che non aiuta la bontà di tutto il romanzo, ma era forse questo l'intento di Carrisi? Non lo so, e rimando ai futuri lettori la propria convinzione in merito.

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La casa delle voci 2020-01-14 09:45:34 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    14 Gennaio, 2020
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La casa degli spifferi

«Per questo io e papà dobbiamo proteggerti dagli estranei. Gli estranei ti stanno cercando. Se vuoi vivere, devi imparare a morire» p. 148

Il lavoro di Pietro Gerber, psicologo infantile specializzato in ipnosi, è molto particolare: consiste nell’insegnare ai bambini a mettere ordine nella loro fragile memoria – sospesa fra gioco e realtà – e a distinguere ciò che era vero da ciò che non lo era. Quando la dottoressa Walker lo contatta parlandogli di A.S. (amnesia selettiva) e per chiedergli di ipnotizzare una donna di circa trent’anni di nome Hanna Hall, dai lineamenti gentili ma dai sintomi della patologia della schizzofrenia, proveniente dall’Australia per conoscere del proprio passato turbolento e fatto di una sorta di misterioso vagabondaggio tra le terre toscane per i primi dieci anni della sua vita nonché di un trascorso in cui ella si ritiene responsabile della morte di un bambino di nome Ado, è scettico e ritiene di non poter in alcun modo esserle d’aiuto. Di fatto, poi, le vicissitudini che si susseguono tra le vie di Firenze, non gli consentono di staccarsi dalla misteriosa donna anche se ciò può significare mettere in pericolo la moglie Silvia ma soprattutto il figlioletto Marco. A far da cornice al tutto un padre, Mister B. venuto a mancare liberandosi di un segreto più grande e una misteriosa casa delle voci; una casa fatta di sospetti, spettri, spifferi e porte che si chiudono senza un motivo e sepolture vive. Da questi brevi assunti le varie circostanze si susseguiranno con un ritmo rapido e veloce ma, tuttavia, non convincendo completamente chi legge.
Seppur lo stile e la tecnica narrativa siano gli stessi da sempre adottati da Donato Carrisi nei suoi libri, cosa questa che farà sentire “a casa” i lettori più affezionati, di fatto quest’ultimo titolo presenta al suo interno delle incongruenze e delle falle sulle quali è difficile passar sopra. Almeno per quanto riguarda il lettore più attento. In primo luogo, da fiorentina, ho ravvisato delle inesattezze linguistiche (vedi l’utilizzo della parola papà anziché di babbo in una protagonista nata e cresciuta per un decennio in Italia e più precisamente nel capoluogo toscano) o delle eccessive descrizioni idilliache di luoghi (vedi la viabilità nel e fuori dal centro storico o il Tribunale dei Minori che ha dei limiti oggetti già ravvisabili al solo pensare alla sua collocazione geografica e senza parlare del suo funzionamento) che si sommano a quelle strutturali. Perché seppur circa quelle linguistiche o affini si possa passar sopra, gli si possa dar meno peso, si possano ricondurre ad artifizi narrativi atti a dar vita alle ambientazioni della storia e seppur consapevoli del fatto che queste vanno a minare la credibilità e tangibilità del testo, medesima giustificazione non può essere attribuita anche alla parte sostanziale del libro che è di fatto semplicemente inverosimile. Man mano che la lettura procede tante sono le domande che si affacciano nella mente del conoscitore, domande che passano dalla più sciocca “ma perché la protagonista femminile dovrebbe attraversare mezzo mondo solo per venire a farsi ipnotizzare da Gerber quando già era in terapia in Australia?” al “dove vuoi arrivare Carrisi? Qual è il mistero che si cela in questa casa delle voci che con i suoi spettri e spifferi ricorda niente più che quelle giostre sulle quali salivamo da bambini durante le fiere?”.
Ma concediamogli ancora il beneficio del dubbio, aspettiamo prima di trarre conclusioni, non facciamoci prendere dalla fretta, l’epilogo ci sorprenderà come sempre lo scrittore ha saputo fare. Ed eccolo che arriva, quel finale. Un finale che è inconsistente, un finale che fa sorridere tanto ancora più improbabile è del contenuto del libro, un finale che non convince e che anzi fa storcere il naso.
Per quanto cerchi sempre di essere il più equilibrata possibile e di ben bilanciare i pro e i contro di ogni titolo che vado a recensire, in questo caso e per mia modesta e soggettiva opinione, i contro sono maggiori dei pro e il risultato è quello di un volume scarso, carente e non all’altezza dei precedenti lavori del thrillerista.

«Chiamandoci a vicenda da una parte all’altra, quei suoni diventano familiari. Impariamo a fidarci di quei nomi. E a essere diversi, pur rimanendo uguali» p. 93

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La casa delle voci 2019-12-14 11:10:09 davide pastano
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davide pastano Opinione inserita da davide pastano    14 Dicembre, 2019
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DONATO CARRISI, IL MAESTRO!

La casa delle voci non è solo un libro. E' un continuo susseguirsi di colpi di scena che coinvolgono il lettore fino all'ultima pagina.
Un romanzo psicologico che spinge - chi lo legge - a impersonarsi, inevitabilmente, con ciascuno dei personaggi chiave della storia; che lo spinge, immancabilmente, ad arrivare all'ultima pagina con la curiosità di chi crede di aver capito tutto e cerca la sua personalissima conferma, per poi scoprire di aver preso un granchio.
Un libro stilisticamente perfetto, di semplice e agevole lettura.
Sconsigliata la lettura serale, prima di mettersi a letto: potreste sentire delle voci durante la notte!

DONATO CARRISI, IL MAESTRO.

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LA PSICHIATRA di Wulf Dorn; L'IPNOTISTA di Lars Kepler.
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