La casa delle voci La casa delle voci

La casa delle voci

Letteratura italiana

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Gli estranei sono il pericolo. Fidati soltanto di mamma e papà. Pietro Gerber non è uno psicologo come gli altri. La sua specializzazione è l’ipnosi e i suoi pazienti hanno una cosa in comune: sono bambini. Spesso traumatizzati, segnati da eventi drammatici o in possesso di informazioni importanti sepolte nella loro fragile memoria, di cui polizia e magistrati si servono per le indagini. Pietro è il migliore di tutta Firenze, dove è conosciuto come l’addormentatore di bambini. Ma quando riceve una telefonata dall’altro capo del mondo da parte di una collega australiana che gli raccomanda una paziente, Pietro reagisce con perplessità e diffidenza. Perché Hanna Hall è un'adulta. Hanna è tormentata da un ricordo vivido, ma che potrebbe non essere reale: un omicidio. E per capire se quel frammento di memoria corrisponde alla verità o è un’illusione, ha disperato bisogno di Pietro Gerber. Hanna è un’adulta oggi, ma quel ricordo risale alla sua infanzia. E Pietro dovrà aiutarla a far riemergere la bambina che è ancora dentro di lei. Una bambina dai molti nomi, tenuta sempre lontana dagli estranei e che, con la sua famiglia, viveva felice in un luogo incantato: la «casa delle voci». Quella bambina, a dieci anni, ha assistito a un omicidio. O forse non ha semplicemente visto . Forse l’assassina è proprio lei.

Recensione della Redazione QLibri

 
La casa delle voci 2020-01-31 18:50:58 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    31 Gennaio, 2020
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Ado, dove sei?

Pietro Gerber è uno psicologo infantile: usa l'ipnosi per curare i traumi dei suoi piccoli pazienti, per insegnare loro a mettere ordine in una memoria resa fragile dal dolore in modo che possano imparare a distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è.
In un piovoso giorno di fine inverno riceve una misteriosa telefonata: una collega lo contatta dalla lontanissima Australia e gli parla di una sua paziente, Hanna Hall, che probabilmente soffre di amnesia selettiva. La dottoressa Walker la sta curando con l'ipnosi e, durante una seduta, Hanna ha ricordato un evento violento avvenuto proprio in Toscana, dove viveva quando era bambina. Hanna sta arrivando a Firenze e Theresa Walker chiede a Gerber di occuparsi di lei: anche se lui cura solitamente minori, potrà rivolgersi alla bambina che è ancora dentro Hanna.
Fin dal primo incontro, Gerber ed Hanna manifestano una strana attrazione l'uno verso l'altra. La giovane donna, attraverso le sedute di ipnosi, riporta alla luce della sua memoria una storia molto particolare ed inquietante. Da bambina si spostava in continuazione con i genitori, conducendo un'esistenza molto singolare: vivevano in luoghi isolati e occulti al resto del genere umano, gli estranei erano un pericolo grandissimo da evitare in ogni modo. Perché Hanna e i genitori rifuggivano ogni contatto sociale? Cosa nascondevano? Perché avere tanta paura degli altri? E, soprattutto, cosa c'era veramente dentro una piccola cassa di legno sigillata con la pece, che la famigliola si portava sempre dietro, che veniva di solito sepolta sottoterra in prossimità dell'abitazione in cui i tre si trovavano? Cosa vuole Hanna da Gerber? É veramente una paziente che ha bisogno d'aiuto oppure è una pericolosa criminale?
Naturalmente il lettore potrà avere delle risposte a tutti questi interrogativi, una volta ultimata la lettura di questo nuovo thriller di Donato Carrisi. Purtroppo, rispetto ai precedenti romanzi dell'autore, ho trovato quest'ultima opera un po' sottotono. Mi spiego meglio: ricordo che quando leggevo “L'uomo del labirinto” di sera non riuscivo a staccarmi dalla lettura e, quando decidevo finalmente di smettere, ero turbata e non riuscivo a prendere sonno facilmente. Stavolta invece mi capitava di addormentarmi sulla pagina. Certo, è anche vero che questo è un romanzo che segue il filone de “La ragazza della nebbia”, non quello del “Suggeritore” o del “Tribunale delle anime”. É un thriller più realistico, senza sequenze troppo violente, eccessivamente angoscianti e sconvolgenti. Però... Alla fine la storia non mi è sembrata così intrigante e il finale, non è un tipico finale alla Carrisi, che di solito, invece di sciogliere le tensioni le accresce.
In conclusione, si tratta di un thriller che si legge volentieri, ma che non brilla per originalità e che non suscita particolare coinvolgimento.

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La casa delle voci 2020-01-18 17:05:18 Clangi89
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Clangi89 Opinione inserita da Clangi89    18 Gennaio, 2020
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I rumori dei ricordi

Carrisi ci trasporta nella mente e nei suoi inganni che, volutamente o meno, ingombrano pensieri e azioni.
Pietro Gerber, psicologo infantile specializzato nell'ipnosi che si definisce l'addormentatore dei bambini, é il protagonista dell'ultimo thriller di questo autore, la casa delle voci. Il giovane ha seguito le orme del padre, il signor B. lavorando con piccoli pazienti travolti da pesanti vicende personali. Le sue perizie sono di supporto alla giudice Anita Baldi, amica a suo tempo del Signor B, defunto da anni.
Pietro che non ha conosciuto la madre, mancata quando era bambino, ha un conto in sospeso con il padre. Quest'ultimo in punto di morte ha espresso al figlio una confessione tremenda.
Il protagonista, forse per reagire al lutto, forse per combattere la solitudine, si crea una famiglia.
Una nuova paziente benché adulta, Hanna Hall, si presenta bello studio di Pietro. Pare arrivare dall'Australia per scavare nella sua infanzia trascorsa in Italia e capire se è autrice di un delitto misterioso. La donna ha vissuto 10 anni con mamma e papà vagando da una dimora all'altra nel mezzo delle campagne fiorentine. L'isolamento dalla comunità civile, l'esclusività dei genitori e le singolari regole di distacco dagli "estranei", l'hanno segnata profondamente. Un incendio ha però messo la parola fine a quel periodo. Hanna andrà infatti in Australia a vivere un nuovo inizio con una diversa famiglia. Una realtà non cercata, non voluta dall'allora bambina che viveva tra voci, riti, i e misteri.
"Nessuno sa ascoltare veramente quello che hanno da dire i bambini" e questo Hanna lo sa bene. La terapia crea confusione nello psicologo. Hanna crede negli spettri, sembra conoscere troppi particolari della vita dell'uomo. Pietro inizia ad avere timori per la sua famiglia, si sente minacciato e, a poco a poco, assume gli stessi atteggiamenti sospettosi e psicopatici della paziente. Hanna è giunta a Firenze per salvare se stessa o per salvare Pietro?
Emergono allusioni sulla vita dell'addormentatore di bambini che provocano una sorta di percorso a ritroso sino ad indagare nella orrenda realtà dei manicomi.
L'autore ripercorre il passato ed il presente con la suspense che caratterizza la sua penna. C'è un sentiero da seguire, ci sono domande alle quali risponde e nuovi interrogativi che si affacciano. I pochi personaggi sono analizzati più o meno nei dettagli a seconda dell'importanza che rivestono.
Il collegamento tra difficoltà emozionali e realtà dei manicomi viene affrontato soprattutto nella seconda metà del libro.l.
Il finale si collega con la storia, forse un po' rapido ma è interessante il dubbio che si crea: Chi decide che cosa è il bene di un individuo e, nello specifico, chi salva chi? La visione ambivalente dell'etica è sorprendente, crediamo di salvare qualcuno senza domandarci cosa avviene dopo, qual è l'impatto emotivo che subisce chi vive un evento traumatico.
La delicatezza della psiche umana unita alle vicende intime del vissuto personale può provocare comportamenti difficili da comprendere se non si adotta un punto di vista particolare.

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L'uomo del labirinto dello stesso autore
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La casa delle voci 2020-01-14 22:17:25 ferrucciodemagistris
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ferrucciodemagistris Opinione inserita da ferrucciodemagistris    15 Gennaio, 2020
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Dualità realtà o fantasia?

Cos'è la malattia mentale? E' corretto chiamarla in questo modo o sarebbe meglio parlare e poi definire un certo “stato mentale”? Certo non è possibile, e quantomeno improvvido, parlare, discettare e provare a modellare quanto è stato costruito in più di un secolo da parte di psichiatri, psicoterapeuti e psicologi sull'argomento. Si rischia di scivolare, e farsi molto male, sul terreno scosceso e argilloso di una disciplina che ha come indirizzo ciò che racchiude la nostra mente e anche la nostra anima.

Il romanzo si addentra nella psiche di una persona, una giovane donna di quasi trenta anni, al fine di poter far riemergere tutto ciò che la rimozione da parte del soggetto fin da quando era nell'infanzia, per mezzo di un processo organico chiamato amnesia selettiva, ha occultato nel proprio subconscio per impedire estrema sofferenza del pensiero.

Questo delicatissimo intervento è sottoposto a un insigne psicologo infantile fiorentino che attraverso un metodo di ipnosi sperimentale, dovrebbe riuscire a far luce nei meandri oscuri dove si presume possa essere nascosto un barlume di verità propedeutico alla risoluzione, ancorchè parziale, dell'evento passato senza trauma per la paziente.

La narrazione scorre fluida con diversi e inaspettati colpi di scena tali da produrre un controtransfert tra psicologo e paziente con continui ribaltamenti, senza soluzione di continuità, tra ciò che si assume possa essere reale e ciò che invece appare fantasia/sogno.

Cosa realmente accade? Ma poi, è proprio la realtà quella che viviamo? Oppure un'idea in costante costruzione in relazione ai nostri desideri più nascosti? La famosa, o anche famigerata, dualità che avvolge il nostro mondo è anche questa volta messa in rilievo e sembra non dia scampo.

Il finale narrativo lascia il lettore in una specie di dilemma catatonico che non aiuta la bontà di tutto il romanzo, ma era forse questo l'intento di Carrisi? Non lo so, e rimando ai futuri lettori la propria convinzione in merito.

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La casa delle voci 2020-01-14 09:45:34 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    14 Gennaio, 2020
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La casa degli spifferi

«Per questo io e papà dobbiamo proteggerti dagli estranei. Gli estranei ti stanno cercando. Se vuoi vivere, devi imparare a morire» p. 148

Il lavoro di Pietro Gerber, psicologo infantile specializzato in ipnosi, è molto particolare: consiste nell’insegnare ai bambini a mettere ordine nella loro fragile memoria – sospesa fra gioco e realtà – e a distinguere ciò che era vero da ciò che non lo era. Quando la dottoressa Walker lo contatta parlandogli di A.S. (amnesia selettiva) e per chiedergli di ipnotizzare una donna di circa trent’anni di nome Hanna Hall, dai lineamenti gentili ma dai sintomi della patologia della schizzofrenia, proveniente dall’Australia per conoscere del proprio passato turbolento e fatto di una sorta di misterioso vagabondaggio tra le terre toscane per i primi dieci anni della sua vita nonché di un trascorso in cui ella si ritiene responsabile della morte di un bambino di nome Ado, è scettico e ritiene di non poter in alcun modo esserle d’aiuto. Di fatto, poi, le vicissitudini che si susseguono tra le vie di Firenze, non gli consentono di staccarsi dalla misteriosa donna anche se ciò può significare mettere in pericolo la moglie Silvia ma soprattutto il figlioletto Marco. A far da cornice al tutto un padre, Mister B. venuto a mancare liberandosi di un segreto più grande e una misteriosa casa delle voci; una casa fatta di sospetti, spettri, spifferi e porte che si chiudono senza un motivo e sepolture vive. Da questi brevi assunti le varie circostanze si susseguiranno con un ritmo rapido e veloce ma, tuttavia, non convincendo completamente chi legge.
Seppur lo stile e la tecnica narrativa siano gli stessi da sempre adottati da Donato Carrisi nei suoi libri, cosa questa che farà sentire “a casa” i lettori più affezionati, di fatto quest’ultimo titolo presenta al suo interno delle incongruenze e delle falle sulle quali è difficile passar sopra. Almeno per quanto riguarda il lettore più attento. In primo luogo, da fiorentina, ho ravvisato delle inesattezze linguistiche (vedi l’utilizzo della parola papà anziché di babbo in una protagonista nata e cresciuta per un decennio in Italia e più precisamente nel capoluogo toscano) o delle eccessive descrizioni idilliache di luoghi (vedi la viabilità nel e fuori dal centro storico o il Tribunale dei Minori che ha dei limiti oggetti già ravvisabili al solo pensare alla sua collocazione geografica e senza parlare del suo funzionamento) che si sommano a quelle strutturali. Perché seppur circa quelle linguistiche o affini si possa passar sopra, gli si possa dar meno peso, si possano ricondurre ad artifizi narrativi atti a dar vita alle ambientazioni della storia e seppur consapevoli del fatto che queste vanno a minare la credibilità e tangibilità del testo, medesima giustificazione non può essere attribuita anche alla parte sostanziale del libro che è di fatto semplicemente inverosimile. Man mano che la lettura procede tante sono le domande che si affacciano nella mente del conoscitore, domande che passano dalla più sciocca “ma perché la protagonista femminile dovrebbe attraversare mezzo mondo solo per venire a farsi ipnotizzare da Gerber quando già era in terapia in Australia?” al “dove vuoi arrivare Carrisi? Qual è il mistero che si cela in questa casa delle voci che con i suoi spettri e spifferi ricorda niente più che quelle giostre sulle quali salivamo da bambini durante le fiere?”.
Ma concediamogli ancora il beneficio del dubbio, aspettiamo prima di trarre conclusioni, non facciamoci prendere dalla fretta, l’epilogo ci sorprenderà come sempre lo scrittore ha saputo fare. Ed eccolo che arriva, quel finale. Un finale che è inconsistente, un finale che fa sorridere tanto ancora più improbabile è del contenuto del libro, un finale che non convince e che anzi fa storcere il naso.
Per quanto cerchi sempre di essere il più equilibrata possibile e di ben bilanciare i pro e i contro di ogni titolo che vado a recensire, in questo caso e per mia modesta e soggettiva opinione, i contro sono maggiori dei pro e il risultato è quello di un volume scarso, carente e non all’altezza dei precedenti lavori del thrillerista.

«Chiamandoci a vicenda da una parte all’altra, quei suoni diventano familiari. Impariamo a fidarci di quei nomi. E a essere diversi, pur rimanendo uguali» p. 93

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La casa delle voci 2019-12-14 11:10:09 davide pastano
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davide pastano Opinione inserita da davide pastano    14 Dicembre, 2019
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DONATO CARRISI, IL MAESTRO!

La casa delle voci non è solo un libro. E' un continuo susseguirsi di colpi di scena che coinvolgono il lettore fino all'ultima pagina.
Un romanzo psicologico che spinge - chi lo legge - a impersonarsi, inevitabilmente, con ciascuno dei personaggi chiave della storia; che lo spinge, immancabilmente, ad arrivare all'ultima pagina con la curiosità di chi crede di aver capito tutto e cerca la sua personalissima conferma, per poi scoprire di aver preso un granchio.
Un libro stilisticamente perfetto, di semplice e agevole lettura.
Sconsigliata la lettura serale, prima di mettersi a letto: potreste sentire delle voci durante la notte!

DONATO CARRISI, IL MAESTRO.

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LA PSICHIATRA di Wulf Dorn; L'IPNOTISTA di Lars Kepler.
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