Narrativa italiana Gialli, Thriller, Horror Nome d'arte Doris Brilli
 

Nome d'arte Doris Brilli Nome d'arte Doris Brilli

Nome d'arte Doris Brilli

Letteratura italiana

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Inizia la serie di gialli che svela gli esordi di uno dei personaggi più amati di Andrea Vitali, il maresciallo Ernesto Maccadò. La notte del 4 maggio 1930, i carabinieri di Porta Ticinese a Milano fermano due persone per schiamazzi notturni e rissa. Uno è un trentacinquenne, studente universitario provvisto di tesserino da giornalista. Interrogato, snocciola una lista di conoscenze che arriva fino al direttore del «Popolo d'Italia», quel Mussolini fratello di..., per accreditare la sua versione, ovvero che è stato fatto oggetto di adescamento indesiderato. L'altra è una bella ragazza che, naturalmente, sostiene il contrario. Ma amicizie per farsi rispettare non ne ha, e soprattutto non ha con sé i documenti, per cui devono crederle sulla parola circa l'identità e la provenienza: Desolina Berilli, in arte, essendo cantante e ballerina, Doris Brilli, di Bellano. E dunque, la mattina dopo, la ragazza viene scortata al paese natìo. Che se ne occupi il nuovo comandante, tale Ernesto Maccadò, giovane maresciallo di origini calabresi giunto sulle sponde del lago di Como da nemmeno tre mesi. E lui, il Maccadò, turbato per il clima infausto che ha spento l'allegria sul volto della fresca sposa Maristella, coglie al volo l'occasione per fare il suo mestiere, ignaro delle complicazioni e delle implicazioni che il caso Doris Brilli è potenzialmente in grado di scatenare.

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Nome d'arte Doris Brilli 2018-04-04 08:12:46 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    04 Aprile, 2018
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Il Maresciallo Ernesto Maccadò

Bellano, 1924. Il Maresciallo Ernesto Maccadò, calabro e accompagnato nel trasferimento al nord dalla moglie Maristella che come lui fortemente risente del cambiamento di clima e in particolare di questo cielo scuro, nuvoloso e quasi sempre privo di raggi di sole, è subito chiamato a dimostrare il suo acume investigativo. Tre i binari paralleli: da un lato abbiamo una tabaccheria, tramandata di famiglia in famiglia, smarrita e nuovamente individuata e che potrebbe tranquillamente essere la protagonista di una nuova storia di Vitali (chissà), dall’altro abbiamo Desolina Berilli, in arte Doris Brilli, ripudiata dai genitori, padre Quirico e madre Pagnotta, perché cantante e ballerina dei teatri milanesi e dunque perché disonorante l’onore e la buona facciata degli stessi e da cui viene ospitata per il massimo tempo di dieci giorni con la scusa di dover ricevere cure mediche in attesa del trasferimento in un presunto sanatorio fiorentino (perché l’immagine di facciata va sempre tutelata!), e, da un altro ancora, un terzo nucleo di personaggi determinato da un ingegnere locale che cerca di piazzare a marito la seconda componente, ovvero la figlia di fatto affetta da una presunta asma, e infine dalla sorella, Velata, zitella per costrizione e subdolo raggiro del fratello.
Il tutto si dipana con il classico stile vitaliano che imbastisce e tira le fila per poi sorprenderci con un finale del tutto inaspettato. Le tre storie procedono su quelli che sono binari paralleli per poi andare contro le leggi della matematica e confluire in quello che è un sentiero comune. La lettura si presenta piacevole e ben strutturata tanto per trama quanto per avvenimenti, a tratti però risulta essere un poco prolissa. Sino a ben oltre la metà dell’opera si fatica a capire dove l’autore voglia portare il conoscitore, si fatica a percepire quale sia il vero oggetto del racconto. Questo rallenta il proseguire delle vicende e rischia di far perdere di curiosità e di pathos l’avventuriero.
Nel complesso una buona prova, forse non la migliore, ma comunque adatta a chi cerca un romanzo di evasione non particolarmente impegnativo.

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Nome d'arte Doris Brilli 2018-03-11 17:39:03 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    11 Marzo, 2018
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Quanti guai per una tabacchiera!

Siamo nel 1924. Alla caserma dei Regi Carabinieri di Bellano arriva un nuovo comandante, il maresciallo Ernesto Maccadò, qui catapultato dal profondo sud, accompagnato dalla moglie Maristella e poco abituato alle brume del nord ed al clima bizzarro e mutevole dei laghi lombardi. Cerca di adattarsi e spera con nostalgia, soprattutto per la moglie, intristita dalla nebbia e dall’umidità, di spalancare la finestra della casetta in cui abita, poco lontana dalla caserma, e crogiolarsi almeno per qualche giorno a quel bel sole mediterraneo al quale va con immutata nostalgia il suo pensiero. Ma le quotidiane beghe della piccola caserma incombono ed il primo caso che mette alla prova il suo buon senso, oltre che il suo indubbio acume investigativo, arriva ben presto. Ed è rappresentato da una tabacchiera di pregiata fattura, tramandata da famiglia a famiglia, poi smarrita, individuata in seguito (e dove non doveva esserci) dall’occhio di lince del Maccadò, di nuovo smarrita (però ad arte!), ritrovata infine per essere consegnata al benemerito maresciallo e finire finalmente in un cassetto della caserma e, forse, essere protagonista di un prossimo romanzo. La vera protagonista però è una vivace e spigliata ragazza, Desolina Berilli (in arte Doris Brilli), cantante/ballerina nei teatrini milanesi, temporaneamente ospitata dai genitori, tali Quirico e Pagnotta, che non vedono l’ora di sbolognarla fuori casa. Attorno a Doris, un teatrino di personaggi caratteristici: un dirigente, sedicente ingegnere, del locale cotonificio, con sorella depressa e figlia isterica, smaniosa di sfuggire alla tutela paterna che la vorrebbe maritare con un”ingegnerino” (vero), una compagnia itinerante di varietà, il medico condotto del paese, il solito prevosto con perpetua parlante solo dialetto locale e sacrestano arraffone e astuto, carabinieri, suore e macchiette del posto.
Un affresco piacevole e godibile, in perfetto stile bellanese, come solo Vitali sa allestire e sa preparare adeguatamente per un finale a sorpresa: una romantica, ma non tradizionale, fuga d’amore. Come già ebbi a scrivere, i nomi dei personaggi, poi, sono un godimento a parte: dove lo scrittore scovi nomi come Simmietta, Ingilde, Cainia (suora di Bellano!), Goloso, Eredita, Fissina, Velata e così via, non si sa, anche se, pare, li individui girovagando per cimiteri locali. Un godimento i nomi ma ancor più i romanzi di Vitali: non ne ho perso ancora uno e attendo con curiosità il prossimo.

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Consigliato a chi ha letto...
I precedenti romanzi di Andrea Vitali.
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