Abbastanza Abbastanza

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Letteratura italiana

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"È l'anno della maturità, a Milano, il duemiladiciotto, tutti con lo sguardo rivolto agli smartphone e il cielo grigio che però nessuno guarda mai. All'inizio di questa storia i protagonisti non sono amici. A dirla tutta nemmeno si piacciono. Come succede spesso prima dei vent'anni, però, dei perfetti sconosciuti diventano amici inseparabili e reciprocamente indispensabili con la velocità e la leggerezza di una foglia gialla che si stacca da un albero e si appoggia al suolo. E, più o meno, questo è il caso di Ange, Leo, Cate e Marco e un sacco di altra gente che si incontra nei locali di Milano. Ma detto in questo modo sembra tutto di una banalità estrema. Potrei dirvi tante altre cose, per convincervi che non è così, tipo che a un certo punto due di loro si innamorano, che poi partono, tornano, litigano e fanno pace, si divertono molto e quasi sempre, piangono, vivono, viaggiano, ascoltano musica, ballano e bevono un sacco di birre. Qualcuno addirittura studia e si prepara diligentemente all'esame. E intanto il cielo è diventato azzurro. Però, più che altro, è figo se lo leggete, che spero sia un po' come viverlo, perché quello era il mio intento mentre lo scrivevo. Farlo vivere a chi l'avrebbe letto, dico. Il tutto è raccontato un po' come capita, in ordine sparso, con qualche flashback e persino qualche flashforward, che è il contrario del flashback, cioè racconta prima una cosa che capita dopo, da tanti punti di vista diversi. Che poi è un po' come quando lo vivi, l'anno della maturità, che è tutto un po' un casino." Sofi

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Abbastanza 2018-03-07 14:59:06 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    07 Marzo, 2018
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Non è abbastanza

“Abbastanza” è il secondo libro di Sofia Viscardi, diciannovenne milanese. Non ho letto il primo e visto il secondo non credo proprio che mi avvicinerò all’altro.

Siamo all’inizio del quinto anno e quattro ragazzi completamente diversi si ritrovano a incrociare le loro vite. C’è il bulletto e ripetente Leo, c’è il secchione Marco, la dark Ange e la stramba Cate. Quattro personalità diverse che però presto capiranno che stando insieme, possono dare alla loro vite, che fino a quel momento non sono state abbastanza, qualcosa in più.

La trama e l’intero libro possono essere riassunti così e già questo non è un punto a favore. Il vero principio che risalta e dà “valore” al libro è l’amicizia, purtroppo accompagnata da tante altre parti scontate, che non insegnano niente e anzi fanno dubitare del fine che potremmo dire educativo del libro. Insomma i giovani non ci fanno una bella figura.

Lo stile è veramente elementare, intervallato da parti più filosofeggiate che vorrebbero dare uno spessore maggiore al libro ma che in realtà proprio non ci riescono. È vero che va considerato che “l’autrice” ha diciannove anni, ma questo è pur sempre il suo secondo libro e che oltretutto non è proprio regalato visto il prezzo di copertina. Ho provato anche a mettermi nei panni di una lettrice più giovane ma sono sicura che anche mia cugina di vent’anni avrebbe molto da ridire su questa lettura.

La poca maturità si percepisce anche nella scappatoia di raccontare e alternare presente e passato con dei mini racconti che di scrittura in se hanno veramente poco. Scelta secondo me un po’ infelice è anche quello di inserire il finale dopo poche pagine, di questo però credo che la colpa non vada data alla giovane autrice ma chi le ha consigliato o gli ha permesso di fare così.

Non è il primo libro del genere che leggo, ma posso tranquillamente dire che le altre volte il contenuto, lo stile e il messaggio erano molto più validi. Inoltre fra i giovani di oggi per fortuna molti hanno valori sentimenti e caratteri più forti.

Che dire, purtroppo non è abbastanza.

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