Orzowei Orzowei

Orzowei

Letteratura italiana

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Fin da quando è stato trovato nella foresta, Orzowei è vissuto ai margini, bianco fra i neri. Ora deve dimostrare di essere un guerriero. E la cosa più complicata non è uccidere il leopardo, ma trovare se stesso. Orzowei è una storia nata, negli anni ‘60, dalla penna di Alberto Manzi, un maestro della cultura televisiva; ed è uno sceneggiato Rai tratto dal libro e che ha avuto una certa diffusione alla fine degli anni ‘70.

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Orzowei 2019-10-05 19:55:18 Rollo Tommasi
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Rollo Tommasi Opinione inserita da Rollo Tommasi    05 Ottobre, 2019
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Contro ogni razzismo

“Noi guardiamo al Gran Padre. E nessuno di noi lascerebbe morire il fratello di fame, quando avesse una sola radice da poter dividere con lui. Nessuno lo scaccerebbe. Se c’è un posto, uno solo, libero, il fratello chiama il fratello. L’uomo bianco non fa più così. Egli ha perso la sua anima. Al suo posto ha messo le pietre che luccicano ed i fucili che uccidono. E con le pietre paga i suoi fratelli per farne degli schiavi e con i fucili uccide coloro che non vogliono farsi pagare. L’uomo bianco dovrebbe andare da noi e noi andare da loro. Solo così, forse, potremmo migliorarci entrambi.”

La presunta “logica” del razzismo, della xenofobia, finisce presto: finisce dove, per disprezzare una razza, devi appartenere tu stesso ad una razza. E dunque non sei immune, nessuno è immune: lo stesso motivo che oggi ti porta ad essere oppressore, domani potrebbe vederti oppresso. E se ciò non accade non è per la superiorità di una razza su un’altra (concetto che dopo secoli, tragedie, genocidi, è ancora assolutamente indimostrato), ma solo per la contingenza dell’avere dalla tua parte la capacità di imporre la forza bruta. Ciò che domani potrebbe cambiare.

Orzowei ha la pelle bianca. E’ bantù, è boscimano, ed è olandese delle colonie. Dunque non è bantù, né boscimano, né olandese delle colonie.
Orzowei è stato trovato, neonato, dai bantù, ed è stato allevato dalla vecchia Amebais. Ha aspirato a dimostrare di essere un degno guerriero, si è sottoposto alla grande prova, e l’ha superata. Ma, proprio dopo che questo è accaduto, si è accorto di come il rifiuto degli altri giovani bantù sia insuperabile.
Orzowei, in fin di vita, è stato salvato da Pao, il piccolo boscimano dal grande cuore e dalla sapienza regale. Da lui Orzowei ha imparato a “sentire” la foresta, ad esserne parte, a migliorare la sua capacità di cacciare, di guerreggiare, di dosare il coraggio, la prudenza, la forza. Orzowei si è sentito boscimano tra i boscimani. Ma la considerazione di Orzowei per Pao l’ha infine indotto ad ascoltare l’insegnamento più grande di Pao: guardare le cose come sono, capire realmente chi si è. E Orzowei è un uomo bianco.
Orzowei è accolto dal biondo Paul, “Fior di Granturco”. E, se nemmeno i boeri lo amano, tuttavia lo rispettano, perché rispettano il volere di Paul. Tocca a Orzowei capire e farsi capire.

Orzowei è il neonato abbandonato nella foresta dai genitori morenti.
E’ il ragazzo combattuto tra tre razze, dalle quali è insieme attratto e respinto.
E’ il guerriero che diventa uomo quando il giudizio altrui, ai suoi occhi, perde rilevanza. E questo accadrà al drammatico crocevia della storia, al momento in cui la diverse razze – per sete di territorio e di potere – arriveranno allo scontro.

Orzowei è la storia di una crescita.
E la dimostrazione che, se sei razzista, non sei cresciuto… non sei mai cresciuto.

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