Narrativa italiana Racconti Per grazia ricevuta
 

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Dopo l'esordio di "Mosca più balena", che ha vinto il Premio Campiello Opera Prima, nel suo secondo libro Valeria Parrella racconta una Napoli lontana dal folklore e dalla retorica, fra corrieri della droga ed eleganti gallerie d'arte, tipografie clandestine e giovani laureate che vogliono strapparsi alla dimensione soffocante della periferia; storie di uomini e (soprattutto) di donne impegnati a inseguire i propri desideri affrontando il mondo con ironia e coraggio. Nel 2005 il libro è entrato nella cinquina dei finalisti al Premio Strega.



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Per grazia ricevuta 2012-03-21 07:07:16 Marghe Cri
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Marghe Cri Opinione inserita da Marghe Cri    21 Marzo, 2012
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La vita com'è

Leggere Valeria Parrella è come parlare con una sorella, che ti conosce e che conosci: condividere sentimenti, sensazioni e pensieri che credevi solo tuoi e celavi a volte persino a te stessa, e trovarli là, sulla carta, evidenziati da segni neri che disegnano non parole, ma emozioni condivise, timori e speranze, disperazioni e abbandoni.
Valeria Parrella sa dipingere le sue donne e i suoi uomini sullo sfondo di una Napoli crudamente realistica, priva di immagini folkloristiche e retoriche.
La Napoli senza poesia, abitata da piccoli delinquenti - bulli di quartiere, spacciatori e scippatori - che rendono impraticabili le strade dopo la chiusura dei negozi. La Napoli in cui però si può ancora amare ed essere amati, in cui la vita deve essere strappata coi denti e bisogna venire a patti con i propri sogni per imparare a vivere la realtà.
I quattro racconti che compongono il libro sono belli ciascuno a suo modo. A me è rimasta nel cuore Marina, la protagonista del racconto intitolato “L'amico immaginato”, una donna che ha un lavoro impegnativo, una famiglia, una figlia piccola e vive un amore parallelo che in qualche modo le segnerà la vita.
Un libro bello, una prosa scorrevole e moderna, un linguaggio fresco, ironico, originale. Un'autrice che parla di sentimenti senza sentimentalismi.


[…]
Marina guardava i pini che si tuffavano nella città dal parapetto del Belvedere. E aveva nostalgia di se stessa.
Il suo presente non arrivava: era la pressione che manca alla nuca un attimo prima della carezza, la linea libera che aspetta proprio quella telefonata per occuparsi, il vuoto del sonno nel risveglio il giorno della gita.
[…]

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