Narrativa italiana Romanzi Canale Mussolini
 

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Canale Mussolini

Letteratura italiana

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Canale Mussolini è l'asse portante su cui si regge la bonifica delle Paludi Pontine. Su questa terra nuova di zecca, bonificata dai progetti ambiziosi del Duce, vengono fatte insediare migliaia di persone arrivate dal Nord. Tra di loro ci sono i Peruzzi, gli eroi di questa saga straordinaria. A farli scendere dalle pianure padane sono il carisma e il coraggio di zio Pericle. Con lui si trasferiscono i vecchi genitori, tutti i fratelli, le nuore. E poi la nonna, dolce ma inflessibile. Il vanitoso Adelchi, più adatto a comandare che a lavorare. E poi c'è lei, l'Armida, la moglie di Pericle, la più bella, la più generosa, la più strana, una strega forse. Un poema grandioso che, con il respiro delle grandi narrazioni, intreccia le vicende drammatiche e sorprendenti dei suoi protagonisti a quelle, non meno travagliate, di mezzo secolo di storia italiana.

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Canale Mussolini 2019-06-10 21:05:50 leogaro
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leogaro Opinione inserita da leogaro    10 Giugno, 2019
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Ironica saga del '900

La vicenda inizia col ‘900, prosegue attraversando la prima guerra mondiale, si snoda tortuosa tra il biennio rosso e l’avvento del fascismo, fino a seguirne l’apice e l’eclissi dopo il secondo conflitto mondiale. Ma non è un libro di storia: è una saga familiare, quella dei componenti della famiglia Peruzzi, che s’intreccia molte e molte volte con i fatti principali che ha vissuto l’Italia in oltre 50 anni di vita.

E’ il 1904 quando il nonno, capofamiglia, assiste ad un comizio del riformista Rossoni, salvandolo da un possibile linciaggio: i due finiranno insieme in carcere e diverranno amici. Quando, nel 1926, Mussolini impone la "quota 90" in politica agraria, i padroni Zorzi Vila si approfittano dei loro mezzadri Peruzzi per ridurli sul lastrico. Pericle e Temistocle vanno allora a raccomandarsi a Roma dal Rossoni, che nel frattempo ha aderito al fascismo: egli nulla può contro i nobili Zorzi Vila, però si muove affinchè i Peruzzi abbiano un podere di proprietà nelle Paludi Pontine, che il regime sta iniziando a bonificare. Così, dalla Pianura Padana, i Peruzzi (e con loro molti altri “cispadani”) devono trasferirsi nel Lazio, maledicendo in più occasioni gli Zorzi Vila. A guidare la famiglia nell’avventura nelle Paludi Pontine, il forte zio Pericle, con i vecchi genitori, le nuore e i fratelli al seguito: Adelchi, Temistocle, Treves… E tante donne, ognuna con un suo ruolo: l’altera ma affettuosa nonna, la generosa Santapace, la velenosa Bissola, la stravagante Armida. Dal podere 517, a sinistra del maestoso Canale Mussolini costruito per il deflusso delle acque verso il Tirreno, i Peruzzi iniziano una nuova vita in cui, ancora, la loro storia s’intreccia a doppio filo con quella del Belpaese. Nei primi periodi, difficili saranno i rapporti coi locali laziali “marocchini”, che non vedon certo di buon occhio i “cispadani” invasori: non mancano scontri e vendette reciproche, mentre il sudore della fronte permette ai Peruzzi di risollevarsi economicamente. La famiglia s’ingrandisce con nuove nascite e matrimoni misti integrandosi gradualmente nell’Agro Pontino nonostante la comica richiesta, fatta direttamente al Patriarca di Venezia, di un prete veneto che possa capire il loro dialetto. Non ci sarà guerra senza almeno un membro dei Peruzzi al fronte, tra il Corno d’Africa, la Spagna franchista, Stalingrado, El Alamein… ma anche quando la guerra, dopo l’8 settembre, passerà sul suolo italiano, i Peruzzi (e le donne dei Peruzzi, soprattutto!) non si sottrarranno di certo, sparando coi tedeschi sugli alleati “invasori” per difendere il loro podere ! Solo lo sbarco di Anzio, con la conseguente fuga sui monti Lepini, costringerà “marocchini” e “cispadani” a una forzata convivenza che, tra le comuni difficoltà, permetterà a tutti di superare le reciproche diffidenze.

Che dire della trama: pienamente verosimile, perché nonostante sia ampiamente e gradevolmente romanzata, non è affatto da escludere che a qualche famiglia in Agro Pontino sia successo qualcosa del genere (o, come dice l’autore, a più famiglie messe insieme sia accaduto quel che nel libro succede solo ai Peruzzi !). Alla fine, ma solo alla fine, l’autore rivela le circostanze della sua nascita nella grande famiglia Peruzzi, permettendo al lettore di ricollegare tutte le questioni lasciate in sospeso.

Stile piacevole e scorrevole, per certi versi sorprendente: dopo un inizio in sordina, la storia procede e prende corpo man mano che le pagine vanno avanti. C’è, ogni tanto, qualche inutile digressione o qualche (forzata) allusione alla realtà odierna, ma non troppo da annoiare o distrarre. Nella seconda parte del libro, poi, l’ironia la fa da padrone e più volte mi sono sorpreso a ridere su qualche pagina particolarmente ispirata. Il linguaggio è arricchito da comprensibili espressioni in dialetto veneto-ferrarese, che aggiungono ulteriore umorismo alla scena narrata. Oltretutto, Pennacchi ci offre anche un modo diverso di ripassare la storia, in un libro fatto con notevoli sforzi per ricostruire fedelmente alcune vicende storiche ed i relativi particolari.

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Canale Mussolini 2014-07-29 15:09:43 Cory
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Opinione inserita da Cory    29 Luglio, 2014

Uno stralcio di storia italiana

Pennacchi racconta il periodo tra le due guerre attraverso le vicende di una grande famiglia contadina, i Peruzzi. Bello l'uso del dialetto che riesce a rendere comprensibile a tutti, originale l'idea di metterlo in bocca a Mussolini o addirittura Hitler attraverso improbabili dialoghi. Accuratissima la ricerca storica, come si evince anche dalla bibliografia riportata nelle ultime pagine, azzeccata la ricostruzione di un'atmosfera rurale con i suoi tempi, gesti e mentalità privati di ogni edulcorazione ma messi nudi e crudi lì sulla pagina, spesso quasi sbattuti in faccia al lettore, si pensi alla descrizione dell'uccisione delle galline o del maiale che un tempo non veniva percepita come crudeltà verso un essere vivente ma come semplice gesto pratico: se volevi preparati il brodo non andavi dal macellaio ma la gallina te la dovevi ammazzare da te. Ho apprezzato molto l'ironia dell'autore che si sforza di non mostrarsi troppo di destra nominando le barbarie commesse dal fascismo senza però mai ricorrere a una denuncia vera e propria, questo aspetto può essere considerato sia positivo che negativo. Positivo perché Pennacchi dà la propria versione della storia - giusta o sbagliata che sia, opinabile o meno - rendendo il suo romanzo originale, dall'altro lato, però, il lettore è un po' infastidito quando l'autore descrive all'acqua di rose i massacri operati dai fascisti o dai nazisti, quasi stesse raccontando delle curiosità, dei semplici aneddoti. Altra nota dolente è lo stile a volte troppo prolisso, Pennacchi parla parla, racconta, descrive facendosi odiare dal lettore che vorrebbe sapere subito, ad esempio, che succede ad Armida, perché viene ghettizzata? Ma l'autore, insensibile, continua il lungo elenco dei fatti storici, spesso saltando di qua e di là per pagine e pagine. E cosa dire poi delle lunghe spiegazioni? Un conto è soffermarsi sulla costruzione del canale, un altro è descrivere la composizione dell'asfalto, te possino Penna'!!!
In ogni caso è un libro che consiglio perché, indipendentemente dalla fede politica, è comunque un libro da leggere perché fa riflettere, è istruttivo e tutto sommato, nonostante il "malloppazzo" di 460 pagine, piacevole. Concludo con una riflessione, che dovrebbe essere ovvia, verso coloro che ritengono questo libro frutto di mistificazione, ragazzi, un romanzo è un romanzo, è fiction, non un saggio storico, se cercate la storia, quella vera, non la troverete nemmeno sui libri di storia che comunque sono di parte ma negli archivi!

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Canale Mussolini 2013-12-08 04:33:26 diogneto
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diogneto Opinione inserita da diogneto    08 Dicembre, 2013
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canale mussolini

Canale Mussolini, libro di Antonio Pennacchi edito Mondadori 2010, ripercorre le vicende di una famiglia “dell’Altitalia”, i Peruzzi, trapiantata nell’Agro Pontino, post bonifica fascista, toccando varie vicende storiche rileggendole con i loro occhi di patrioti – contadini. Così troviamo un Peruzzi in ogni grande avvenimento che va dalla Prima guerra mondiale ai primi anni 50… sul Piave, nei moti socialisti dei primi anni venti, durante la Marcia su Roma, impegnati alla conquista dell’Impero e durante le battaglie più aspre del secondo conflitto bellico! Devoti alla causa del fascismo, più per interesse personale che per fini politici, rispecchiano quello che era l’uomo comune degli anni della dittatura e, sopratutto ,il percorso mentale che buona parte degli italiani fecero in quei disgraziati anni.

Il ricorso alla semplificazione dialettale dei dialoghi tra i potenti del secolo scorso e la visione leggera di drammi che hanno scosso, e che tuttora scuotono, la comunità italiana rendono il libro un buono spunto di partenza per chi reputa la Storia una cosa da studiare semplicemente senza toccare con mano le sofferenze e i percorsi dell’uomo “qualunque” che poi, alla fine, fu mezzo per cui la Storia si fece.

In questo romanzo il protagonista principale è la famiglia con tutte le sue sfaccettature dell’epoca, tutte le preoccupazioni e tutti i sogni. Questo libro ha bisogno di dedizione e comprensione, ha bisogno di essere letto con la leggerezza dei saggi e con la saggezza dei semplici senza sovra-strutturare il tutto con ciò che la storia ci ha raccontato in questi anni per non fare torto alla bontà e all’innocenza dello scrittore.

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de crescenzo
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Canale Mussolini 2013-07-25 20:03:10 chicca
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chicca Opinione inserita da chicca    25 Luglio, 2013
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Canale Mussolini



Mi trovo completamente d'accordo con chi ha definito questo romanzo un ' occasione sprecata. L' idea di utilizzare un' io narrante che racconta ciò che i " vecchi" della sua famiglia gli hanno tramandato mi piace, ho trovato divertente l' utilizzo di una forma dialettale inventata, spassosi i colloqui immaginari tra Mussolini e Hitler.
Meno divertente è la ricostruzione storica, anzi direi che lì c' è proprio poco da ridere ...la ricostruzione che dà Pennacchi di quel periodo storico e in particolare di quelle vicende non rende giustizia a chi al fascismo si è ribellato, anche a prezzo della propria vita.
Un altro romanzo troppo revisionista , di cui non si sentiva la mancanza.

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Canale Mussolini 2013-07-09 15:14:51 p.luperini
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p.luperini Opinione inserita da p.luperini    09 Luglio, 2013
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L'Agro Pontino dei Peruzzi

Proprio così, l'Agro Pontino non l'ha bonificato il Duce ma le famiglie come quelle dei Peruzzi venuti dalla "Cispadania" per riscattarsi dalla povertà della pianura padano-veneta.
Questo romanzo colpisce il lettore in maniera forte, sia con un uso "spregiudicato " del linguaggio che con una bella narrazione. Non sempre i passaggi sono fluidi ma sicuramente sono d'effetto. Ma il Duce parlava veramente in dialetto? Il Rossoni veramente voleva fuggire sul carretto del nonno?
Il risultato finale è sicuramente positivo e piacevole

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Canale Mussolini 2012-07-04 17:41:57 iosip Ivanovic
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Opinione inserita da iosip Ivanovic    04 Luglio, 2012

Una voce fuori dal coro

Sono arrivato con grande fatica a pagina 354, e non sono sicuro di sciropparmi le ultime 100 pagine di quell'incontenibile logorroico, verboso, saccente, proprio come certi rompiscatole che in treno ti attaccano bottone e non sai come liberartene. Con quel " che dice?" e altre interruzioni rivolte al lettore che di domande non ha nessuna voglia di farne mi ha proprio irritato. Mia mamma era veneta e il modo con cui Pennacchi devasta la parlata (non mi pare il caso di parlare di dialetto) veneta mi ha fatto venire l'orticaria. Mussolini che parla con Hitler in un grottesco vernacolo non mi ha fatto per niente ridere. La descrizione poi dei massacri in Africa per bocca dello zio Adelchi con la pretesa di giustificarli e giustificare il crominale Graziani è veramente disgustosa,

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Consiglio a chi ha letto Canale Mussolini di leggere un piccolo libro, di una trentina di pagine, di Luigi Einaudi, il grande economista liberale, "Il padre dei Fratelli Cervi", pubblicato nei Sassi da Nottetempo.
in quelle poche pagine c'è infinitamente più sostanza e materia per capire il mondo contadino e il fascismo che nelle 455 pagine di Canale Mussolini.
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Canale Mussolini 2012-03-15 16:39:17 Ettore77
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Ettore77 Opinione inserita da Ettore77    15 Marzo, 2012
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canale Mussolini

Questo libro mi è stato regalato e raramente un regalo è stato più apprezzato. Possiamo leggere di un periodo storico ancora relativamente fresco con un taglio un po' particolare. Davvero interessante l'opportunità di rileggere il dramma storico della seconda guerra mondiale visto dalla gente "normale" che vive tutte le difficoltà quotidiane. La sofferenza della guerra e delle perdite familiari.
Una grande saga familiare con ottimi spunti storici che riesce a farci sorridere anche nei passaggi più difficili.
Assolutamente da non perdere.

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Canale Mussolini 2012-02-28 11:15:31 polmix
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polmix Opinione inserita da polmix    28 Febbraio, 2012
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Vita quotidiana nell'Agro Pontino tra le due guerr

Ho deciso di leggere questo libro perché incuriosito dalla storia della bonifica dell'Agro Pontino.
Devo dire che l'ho trovato molto scorrevole, interessante per gli spunti storici e, nonostante la drammaticità del periodo si riesce anche a ridere.
Racconta la storia della famiglia Peruzzi che, "costretti" a trasferirsi nei terreni dell'Agro Pontino recentemente bonificati, vivono le quotidiane difficoltà che "i polentoni" incontrano per integrarsi con i "marochini" ma anche le varie storie di guerra, durante le quali ogni famiglia italiana ha fatto partire alcuni dei propri figli.
E' scritto in prima persona e fino alla fine non si capisce chi sta narrando le vicende. Divertente quando fa parlare in un dialetto veneto il Duce.

Interessante e divertente.

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Canale Mussolini 2011-12-12 14:26:56 Nadiezda
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Nadiezda Opinione inserita da Nadiezda    12 Dicembre, 2011
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Firmato Peruzzi!

Finito di leggere da pochi giorni, ho deciso di recensire questa vera e propria meraviglia.

L’arco di tempo narrato parte dai primi del Novecento fino alla Seconda Guerra Mondiale e la famiglia protagonista del racconto è la Peruzzi la quale viveva tra Rovigo e Ferrara.
Non erano sicuramente anni facili per diversi fattori tra i quali la povertà e le guerre che hanno segnato molto l’Italia.
Lo scrittore ha deciso di raccontarci questo frammento di storia attraverso gli occhi di questa famiglia di mezzadri talvolta utilizzando il loro linguaggio ed i loro modi di dire per far entrare meglio il lettore nella storia.
L’autore ha partorito un vero e proprio capolavoro intriso di storia e di vita contadina.
È il racconto di un “pezzo” di Italia strappato dalla propria terra natia e fatto emigrare quasi in un “paese straniero” dove le vacche non erano le stesse, la lingua era diversa e la gente li disprezzava per i loro modi di fare.

Uno dei pezzi che più mi ha colpito è stata la nonna di Zero Branco che si è messa ad urlare perché voleva ritornare alle sue terre che anche se povere erano a lei care e conosciute.

Molto scorrevole nella lettura e per nulla noioso anche se le pagine non sono poche l’autore è riuscito a catturare l’attenzione del lettore dall’inizio alla fine. I protagonisti sono stati descritti dettagliatamente ed ognuno di loro ha un carattere forte e deciso.

Sinceramente se non intraprendevo questa lettura non avrei mai scoperto dell’esistenza di questo canale e di questo spaccato di storia che ha colpito anche parte del territorio dove abito.

Naturalmente consiglio a tutti di leggerlo perché è un libro davvero interessante che talvolta sa anche divertire ed inoltre penso che il premio “Strega” è stato davvero meritato!

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Canale Mussolini 2011-11-14 15:40:32 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    14 Novembre, 2011
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Foto in bianco e nero

Immergersi nella lettura di Canale Mussolini, significa partire per un viaggio attraverso la storia recente del nostro paese, più precisamente i primi cinquant'anni del Novecento; sicuramente un periodo difficile a causa dell'arretratezza economica e delle due guerre che lo segnarono, di cui si sono scritti oramai fiumi di pagine.
Pennacchi sceglie di raccontarci questo momento italiano, analizzandolo dal punto di vista di una famiglia contadina, legata alla terra da un legame viscerale e indissolubile, gente che conosce solo fatica, sudore e sacrificio, pronta a rimboccarsi le maniche e a non cedere mai, neppure nei momenti più disperati. Pagina dopo pagina prende forma e colore l'affresco di una Italia genuina e forte, il cuore pulsante dell'economia agricola dell'epoca.
Le vicende personali della numerosissima famiglia Peruzzi si intrecciano con le vicissitudini politiche italiane, dando vita ad un lavoro di eccezionale valore, sia a livello storico sia a livello socio-antropologico.
Pennacchi partorisce un romanzo talmente corposo, ben congegnato, approfondito sul piano documentaristico, ma al tempo stesso ricco di pathos ed estremamente realistico, che risulta difficile poterlo classificare; l'unica definizione che sembra adattarsi meglio, è quella di epopea.
Una epopea straordinaria, che riporta alla luce la vita, quella vera, vissuta da tante famiglie italiane nel secolo scorso, quando la miseria dilagava e nelle campagne si lottava per riuscire ad ottenere un pezzo di terra da coltivare, non tanto per trarci un profitto, ma per sfamare tutte le bocche di casa. La ricostruzione della migrazione dei contadini del nord Italia, verso le paludi pontine in seguito al progetto di bonifica, è riuscita ottimamente all'autore, regalandoci uno spaccato di storia poco conosciuto e ricordandoci l'impegno profuso da migliaia di persone, giunte sin lì col miraggio di una feconda terra promessa, trovatesi invece ad insediare una delle zone più inospitali d'Italia.

Una lettura così vivida che sembra di scorrere un album di fotografie in bianco e nero; figure di uomini e donne di rara bellezza e profondità, colti con una naturalezza disarmante, durante tutti i momenti della giornata e dell'esistenza ; sorridenti o angosciati, fiduciosi o avviliti, vincitori o sopraffatti, insomma estremamente “veri” e traboccanti di umanità.
Azzeccata e consona al tipo di romanzo, la scelta linguistica di Pennacchi; egli intesse le sue pagine di continui riferimenti dialettali e gergali, perché solo in questo modo i suoi personaggi si animano e catapultano chi legge in un' altra dimensione, indietro nel tempo, come è giusto che sia.
Una lettura da affrontare con impegno, ma che al termine del cammino concede al pubblico la sensazione di essersi arricchito della conoscenza di un mondo oramai distante, che merita di rimanere immortalato nella memoria collettiva.





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