Il condominio Il condominio

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Un elegante condominio in una zona residenziale, costruito secondo le più avanzate tecnologie, è in grado di garantire l'isolamento ai suoi residenti ma si dimostrerà incapace di difenderli. Il grattacielo londinese di vetro e cemento, alto quaranta piani e dotato di mille appartamenti, è il teatro della generale ricaduta nella barbarie di un'intera classe sociale emergente. Viene a mancare l'elettricità ed è la fine della civiltà, la metamorfosi da paradiso a inferno, la nascita di clan rivali, il via libera a massacri e violenza. Il condominio, con i piani inferiori destinati alle classi inferiori, e dove via via che si sale in altezza si sale di gerarchia sociale, si trasforma in una prigione per i condomini che, costretti a lottare per sopravvivere, danno libero sfogo a un'incontenibile e primordiale ferocia.

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Il condominio 2018-05-12 22:21:49 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    13 Mag, 2018
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Qual è il tuo posto nel condominio sociale?

Anche la persona più sensibile e impressionabile non può evitare di essere attratta in modo a volte morboso dalla violenza; quando si verifica un incidente, in molti si radunano per lanciare uno sguardo seppur fugace, pur rendendosi conto che potrebbero trovarsi di fronte dei morti o dei feriti gravi. Ed è probabilmente questa la stessa attrazione innaturale che sperimentano i personaggi de “Il condominio” quando, prima trovano più difficoltoso lasciare il grattacielo e smaniano per farvi ritorno, e poi scelgono di non uscirne più.
La storia è ambientata in un complesso residenziale alla periferia di Londra; sebbene il romanzo sia stato pubblicato nel 1975, esso presenta diversi elementi che si potrebbero definire quasi futuristici, quindi è arduo collocarlo dal punto di vista temporale. Nel complesso sono in costruzione cinque condomini, tra i quali quello “protagonista” della vicenda che inizialmente è il solo ultimato.
La trama ha il via nel momento in cui viene raggiunta la “massa critica”, ossia quando tutti gli appartamenti sono abitati: questo fa sorgere dei problemi nella struttura, specialmente nell’impianto elettrico, ma questi sono soltanto la scintilla che innescherà in breve tempo ben altro, nella mente stessa dei condomini.
Il lettore diventa così il solo testimone di una serie di atti dalla violenza sconcertante, nonché alla regressione dei personaggi a uomini primitivi, associati in clan; quando si inizia a pensare che la situazione non potrebbe peggiorare ulteriormente, questi rozzi gruppi si scindono e la natura animale dell’uomo prende il sopravvento, tanto che i superstiti si barricano in appartamenti ormai divenuti tane ed abbandonano il dialogo in favore di un linguaggio primigenio fatto di grugniti disarticolati.
È da notare come sin dall’inizio si palesano delle rivalità e dei dissapori tra i condomini; il grattacielo stesso si dimostra una vera e propria rappresentazione della piramide sociale, divisa idealmente in tre blocchi verticali in base alla ricchezza ed la prestigio dei suoi abitanti.
Tutti gli inquilini diventano carnefici o vittime (o entrambi) degli atti di violenza. Il lettore potrà inoltre osservare come molti dei personaggi documentino con foto, registrazioni audio o video queste barbarie, ma non per portare le testimonianze al mondo esterno bensì con il solo scopo di poterle rivedere in un secondo momento.
Tra i numerosi personaggi spiccano tre uomini che potrebbero essere identificati come i protagonisti dal momento che il narratore esterno incentra sempre i capitoli su uno dei loro POV. Ognuno di loro è inoltre la personificazione di una delle tre fasce sociali che, come accennato prima, caratterizzano il condominio: nell’attico dell’ultimo piano abita Royal, uno degli architetti autori del complesso, il cui scopo è regnare (da qui il nome) sull’intero condominio; nella zona centrale troviamo il dottor Laing, che mediocremente si accontenta di sopravvivere nell’appartamento in cui si è barricato con le sue donne; il più dinamico del trio è il regista di documentari Wilder che, mosso dal pretesto di un reportage sulla vita nel complesso, tenterà una scalata all’edificio.
Per quanto particolare, la storia non mi è sembrata del tutto originale, perché molti elementi ricordano “Cecità” di José Saramago, specie nell’ambientazione e nelle scene di violenza; d’altro canto il rapido cambiamento da una situazione potenzialmente utopica (il nuovo condominio pieno di servizi e confort) ad una distopia di stampo psicologico, farà venire in mente a molti “Il signore delle mosche” di William Golding.
A rendere però caratteristico ad unico questo romanzo sono però lo stile che a tratti fa pensare ad un documentario, con tanto di aggiornamenti ad ogni capitolo sullo stato di degrado in cui versa l’edificio. La narrazione è molto veloce, per adeguarsi alla rapida discesa nella violenza e nelle barbarie; le azioni hanno molto spazio, mentre esso viene sottratto ai dialoghi e alle descrizioni, davvero essenziali.

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Il condominio 2018-02-07 09:03:07 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    07 Febbraio, 2018
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Verso gli inferi in ascensore

Ragazzi, ne ho letti di libri crudi, ma questo li batte tutti a mani basse. Non sono uno che si impressiona facilmente, ma devo dire che questo libro mi ha messo a dura prova. Qui non stiamo parlando della violenza verosimile e "sensata" del McCarthy de "La strada", ma di una violenza spesso e volentieri gratuita, una violenza di cui l'autore non va ad indagare i motivi a fondo.
Se devo essere sincero, capisco la volontà di far passare un messaggio, di creare una metafora che sia abbastanza da sconvolgere il lettore riguardo alla frivolezza della società, delle sue divisioni, dei litigi spesso immotivati di cui è il palcoscenico, ma secondo me da una buonissima idea si è degenerato nel galà della violenza immotivata. Quella che critico più aspramente è l'occasione sprecata, perché l'idea è davvero molto intelligente: ricreare la stessa struttura sociale in cui l'umanità si divide ormai da secoli all'interno di un grattacielo colmo di inquilini, in cui la classe (bassa, media, alta) è rappresentata dal piano di appartenenza.
Questo libro mi ha portato alla mente più di una volta il 1984 di Orwell e l'universo di Bioshock, ma il suo sviluppo non può minimamente competere con tali mostri. Mi è parso che, più che indagare i motivi che spingono gli esseri umani a fare cose che neanche gli animali, li si consideri direttamente senza speranza e li si lasci cadere nella propria miseria senza possibilità di scampo e senza riflessioni. Il messaggio che è passato, almeno a me, è che in tali condizioni l'essere umano sia destinato a finire in questo modo, in un brutale ritorno al primitivo, senza se e senza ma. Non ne sono poi così convinto, sinceramente, e l'autore avrebbe dovuto fare meglio per sostenere la sua tesi. Oltretutto, anche se il degrado crescente è perfettamente palpabile, l'autore ci arriva ripetendo fino allo sfinimento gli stessi concetti, facendoci vivere una miriade di noiosi deja vù: sviluppato in questo modo, il libro poteva benissimo essere lungo la metà, e non è già troppo grande.

Tutto ha inizio con la vita apparentemente normale di un condominio, un grattacielo di quaranta piani con circa duemila inquilini. A parte le solite scaramucce che sono cosa normale anche in un piccolo condominio, nel grattacielo la vita scorre normalmente: gli inquilini vanno al lavoro, al supermercato e alla piscina del decimo piano, stringono amicizie e inimicizie, si divertono alle feste organizzate da alcuni condomini dove l'alcool scorre a fiumi. Tuttavia, fin dall'inizio si sente qualcosa di strano, come una tensione di sottofondo pronta a scoppiare al primo evento sopra le righe. Quando quel qualcosa accadrà, le normali festicciole notturne lasceranno spazio al caos più totale e i piccoli dispetti che gli inquilini si facevano a vicenda si trasformeranno in verie e proprie cattiverie, fino a degenerare in quel che di peggio possa fare un uomo.
I protagonisti sono il dottor Laing, Richard Wilder e il signor Royal, rispettivamente rappresentanti della classe media, bassa e alta del grattacielo. Assisteremo all'assurdo degrado della nuova società istituita nel grattacielo, che si è completamente isolato dal mondo esterno, e alla reazione di ogni classe a questi cambiamenti.
Occasione sprecata.

"Il grattacielo aveva creato una nuova tipologia sociale, una personalità fredda e antiemozionale, insensibile alle pressioni psicologiche della vita di condominio, con esigenze minimali in fatto di privacy e capace di prosperare, come una macchina di nuova generazione, nell'atmosfera neutra. Era il genere di abitante che si accontentava di restare seduto nel suo carissimo appartamento a guardare la televisione senza audio, aspettando che i suoi vicini commettessero un errore."

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1984 di George Orwell
Bioshock: Rapture di John Shirley
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Il condominio 2016-08-16 11:07:48 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    16 Agosto, 2016
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L'abbruttimento sociale



Astenersi stomaci deboli.
Vietata la lettura a coloro che non sopportano vedere rappresentata (seppur attraverso una eccessiva metafora) la parte più "bassa" dell'essere umano, la più decadente, degradata...mi verrebbe da dire "bestiale", ma poi, pensandoci bene, gli animali certe cose non le fanno!!!
Immaginiamo una comunità di circa 2000 persone che vivono in una scatola super-lussuosa che punta verso il cielo, una città verticale (un grattacielo di 40 piani appunto)...dove l'ascesa verso i piani più alti sta a rappresentare una sorta di scalata sociale.
Dai proletari ai liberi professionisti, passando per la media borghesia.
L 'esplosione di violenza sarà spiazzante...
Non ci sarà un vero e proprio fattore scatenante, se non piccoli inconvenienti tecnici, che porteranno ad una profonda "regressione" di tutti i condomini, perché, in realtà, sono proprio le differenze sociali alla base del forte antagonismo, che ben presto sfocerà in odio, cattiveria, follia pura...
L' incalzante involuzione ad "esseri" (perché usare il termine "uomini" proprio non mi riesce) privi di qualsiasi morale, buonsenso e civiltà, va di pari passo con la totale mancanza di igiene personale, che anziché portare disagio, diviene valore aggiunto, segno di riconoscimento e dominio sull'ambiente.
Il Condominio diventa un microcosmo pieno di violenza, alcool, sesso, miseria e abbruttimento, dal quale gli abitanti non vogliono più uscire, disconoscendo il mondo esterno, e crogiolandosi nel sudiciume materiale, ma anche e soprattutto in quello interiore e morale.
Un regno dove dare libero sfogo agli impulsi più beceri e anormali.

Io posso capire il punto di vista e il messaggio dell'autore, questo voler liberare gli uomini da tutte le imposizioni e restrizioni sociali, mettendo a nudo la parte più istintuale nascosta sotto la tendina della buona educazione e del vivere civile...ma, davvero, faccio fatica a credere che sotto le sovrastrutture sociali che ci costruiamo ci sia tutto questo marciume.
No.
Non ci sto.

Per certi versi mi ha ricordato un po' la violenza e la disperazione dei ciechi di Saramago, ma lì c'era una causa di fondo, una lotta per la sopravvivenza e, soprattutto una luce in fondo al tunnel...qui è tutto gratuito, immotivato e disperatamente definitivo.

Un bel libro. Scritto molto molto bene.
Inquietante e piacevolmente disgustoso.

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Il condominio 2016-03-18 19:21:04 ferrucciodemagistris
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ferrucciodemagistris Opinione inserita da ferrucciodemagistris    18 Marzo, 2016
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Circostanze di regressione umana

La vicenda ha luogo all’interno di un grattacielo londinese, facente parte di una mega struttura di quattro altri immobili gemelli, ancora in fase di costruzione, in un tempo indefinito nel prossimo futuro. Quaranta piani con oltre mille appartamenti, di variegata ampiezza, e un totale di circa duemila abitanti che vivono in un ambiente dotato di tutte le comodità e servizi utili alla collettività tanto da essere quasi autonoma; infatti ci sono piani “dedicati” forniti di supermercato, piscina, scuola materna, palestra, ristorante e altro; l’edificio appare strutturato in maniera gerarchica in relazione al piano di appartenenza…appartamenti più piccoli ed economici nei piani bassi e via via che si sale su piani più elevati aumentano dimensioni e costi. Anche la cosiddetta “popolazione” è formata da personaggi più o meno benestanti e sicuramente abbienti.

Quindi un luogo ambito in cui ogni persona, coppia o famiglia anelerebbe ad acquisire una unità immobiliare in tale contesto moderno e super tecnologico. Ma gli accadimenti che si susseguono nel tempo smentiranno l’idea di oasi di pace e tranquillità indirizzata all’essere inquilino di questo super grattacielo. E’ sufficiente un piccolo guasto all’impianto elettrico tale da provocare una specie di ribellione che genera successivi disagi a catena a similitudine di un’epidemia inarrestabile fatta di soprusi, angherie e violenza.

La situazione degenera in maniera da far prevalere la prepotenza e la legge del più forte; i regolamenti condominiali e il vivere civile diventano una meteora; in quasi tutte le persone si instaura una regressione umana tale da creare clan e sottoclan con propri leaders che tendono ad avere il controllo totale di tutto l’ambiente circostante. L’essere umano diventa aggressivo pur di sopravvivere a situazioni impreviste.

La riflessione è molto semplice: in condizioni ottimali di esistenza ogni persona tende a seguire le regole, le leggi e le norme morali che fanno parte di una società che, pur con i suoi intrinseci difetti, garantisca un certo benessere psico-fisico e assicuri la quotidianità dettata dai nostri bisogni primari, economici, affettivi e soddisfazioni. Molto simile alla piramide del Maslow, psicologo statunitense, che espose, negli anni cinquanta, la teoria della gerarchia emozionale integrante le varie necessità umane in maniera tale da aver soddisfatto le necessità primarie prima di poter affrontare bisogni superiori fino al senso di stima da parte del prossimo e all’autorealizzazione.

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Il condominio 2015-06-27 03:34:25 Rollo Tommasi
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Rollo Tommasi Opinione inserita da Rollo Tommasi    27 Giugno, 2015
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"Basic instincts"

La giungla, la tribù, i rituali, il sapore del sangue, la violenza bruta: non abitano nessun posto in particolare, se non l'uomo.
Il messaggio di Ballard è chiarissimo, e si manifesta nel luogo che dovrebbe essere il più lontano possibile da una regressione allo stato primitivo. Vicino alla city londinese sorge un nuovo complesso residenziale: un grattacielo di 40 piani, 1000 appartamenti, svariati negozi, un centro benessere, la piscina, un supermercato, una banca, una scuola materna, e altro. Una costruzione superaccessoriata e autosufficiente.
Finché un black-out precipita nono, decimo e undicesimo piano nel buio, e prelude allo scatenarsi dei conflitti latenti: per individui abituati ad avere tutto ciò di cui hanno bisogno, la mancanza di certezze genera un escalation a ritroso, il progressivo ritorno allo stato bestiale.
L'odore della paura supera la tendenza all'isolamento che conduce i condomini a rifugiarsi dietro le loro 1000 porte: spuntano fuori le prime bande, rivaleggiano per il controllo degli ascensori (come altro spostarsi rapidamente in un edificio così grande?), lo scivolo dell'immondizia si intasa, vetri rotti compaiono su tutti i pianerottoli dei piani bassi, il cadavere di un levriero afghano galleggia in piscina. Il primo morto è a un passo...

“Attento, Laing, o la moglie di qualche broker è capace di evirarti con la stessa perizia con cui leva l'osso a un paio di avocados”.

La via del progresso? O un mesto vicolo cieco?
James Graham Ballard pesca una perfetta metafora per rispondere alla domanda: una cattedrale nel deserto spirituale, che diventa insidia, trappola, pericolo incombente, mattatoio.
Nell'insania che degenera in insensata violenza, si avverte addirittura l'eco di alcuni film di guerra (“Apocalypse now”, “Full metal jacket”), magari venuti dopo la scrittura di questo romanzo. Ma non tutto è motivato da regressione allo stato bestiale: l'elemento sociologico geniale è nella suddivisione del fabbricato per classi sociali, dove i meno abbienti (pur sempre dei borghesi della middle-class) sono collocati nei piani bassi, mentre i ricconi soggiornano placidamente ai piani alti (dove il riverbero dei massacri iniziali non arriva).
Non sempre la narrazione è sorretta dallo stile di scrittura, che sembra avvolgersi su se stesso sino a diventare oscuro, involuto e a non delimitare più le esatte caratteristiche dei vari personaggi. In realtà a Ballard manca la narrazione geometrica di Isaac Asimov, o la brillante sregolatezza di Philip K. Dick. Ma forse quello messo in campo è anche un effetto voluto: man mano che l'umanità del grattacielo diventa tribù, setta, massa informe – agendo (nei diversi momenti) come tanti corpi con un'unica testa, o addirittura senza testa – viene meno anche la necessità di distinguere gli uni dagli altri...

Il grattacielo: “il perfetto modello di tutto ciò che la tecnologia aveva fatto per rendere possibile l'espressione di una psicopatologia autenticamente libera”.

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Il condominio 2015-01-21 09:32:54 catcarlo
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catcarlo Opinione inserita da catcarlo    21 Gennaio, 2015
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Il condominio

L'attenzione del Ballard degli anni Settanta si è spostata dalle catastrofi naturali a quelle sociali e in questo libro il suo pessimismo raggiunge una delle punte più acide, ma il risultato finisce per essere inferiore alle promesse iniziali. Gli abitanti di un gigantesco e lussuoso complesso residenziale regrediscono lentamente verso lo stato di natura non appena nei loro costosissimi appartamenti iniziano a emergere inattese magagne sottolineate da black-out sempre più lunghi e diffusi. Lasciati a loro stessi, si rinchiudono in pratica nell'edificio dando inizio dapprima a una serie di feste sfrenate che ben presto degenerano in una sorta di guerra senza quartiere. In una fase iniziale, lo scontro ha i connotati della lotta di classe, con la ricchezza e il benessere che aumentano salendo verso l'alto, ma poi anche questi tenui legami saltano e il tutti contro tutti ha come conseguenza il sorgere di nuove aggregazioni che paiono prendere spunto dai tempi delle caverne. Come si vede, un'idea di base forte e complessa, il cui sviluppo però non soddisfa pienamente, forse perchè il materiale avrebbe potuto essere più efficacemente trattato in un racconto anzichè con un romanzo che, in varie parti, segna un certo calo di tensione narrativa. A parte il fatto che la sospensione dell'incredulità dev'essere forte per ammettere che una comunità di migliaia di persone venga ignorata dal mondo esterno per tre mesi benchè faccia di tutto per non passare inosservata, quello che manca è una linea narrativa forte che sappia fare da catalizzatore per i vari spunti disseminati qua e là. L'attenzione si sposta tra tre personaggi principali, anch'essi molto caratterizzati socialmente: il ricchissimo architetto Royal, che ha progettato il palazzo, l'altoborghese dottor Laing - un medico che non ha mai curato nessuno e conferma la sua ignavia lungo la vicenda - e il fotografo Wilder, esponente della piccola borghesia che si mette in testa di sfidare Wilder realizzando una specie di scalata (alla lettera) sociale. Attorno a loro, circola una folla di figure, ognuna con la sua bella dose di nevrosi e follia, che devono lottare per una non facile sopravvivenza: fra di esse, le donne hanno un ruolo assai subalterno, da vittima sacrificale, il che ha dato origine a qualche accusa (forse non così campata per aria) di misoginia. In ogni caso, l'atmosfera che permea queste pagine, sono poco più di duecento, è contrassegnata da una bella dose di claustrofobia e angoscia che finiscono per insinuarsi sotto pelle al lettore anche perchè si finsice per pensare che su molti aspetti l'autore abbia ragione: peccato perciò che l'effetto venga rovinato da uno sviluppo non all'altezza.

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Il condominio 2014-06-19 12:31:29 Donnie*Darko
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Donnie*Darko Opinione inserita da Donnie*Darko    19 Giugno, 2014
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Zoo verticale

Contenuti molto attuali in questo romanzo di J.G. Ballard, il quale immagina un condominio ultra moderno ed isolato dal resto del mondo come cartina tornasole della società.
Il fabbricato è strutturato seguendo un ordine gerarchico basato sulla disponibilità economica, i meno abbienti stanno ai piani bassi, i più ricchi in alto, quasi a toccare il cielo come divinità del nuovo credo consumistico.
Ballard si lancia in una disamina al vetriolo della natura umana rimasta invariata nei secoli nonostante il perfezionamento tecnologico. Il condominio infatti si tramuta in un mattatoio nel momento in cui l'assenza di regole espone ad un decadimento morale/comportamentale.
E' l'istinto animalesco a prevalere, gli inquilini si scagliano l'uno contro l'altro, dapprima irritati da alcune tipiche scaramucce da vicinato poco cortese, quindi da problemi inerenti la tanto decantata sicurezza e comodità, per poi implodere in una vera e propria guerriglia.
La regressione scorre di pari passo con l'azzeramento lento ma inarrestabile di quell'avanguardia scientifica così tranquillizzante; la storia vede ancora una volta opposti chi non ha nulla e chi ha fatto dell'opulenza il suo stile di vita, mentre lo status primitivo impera raggiungendo i più bassi istinti inerenti la mera sopravvivenza e la riproduzione.
Non c'è una vera causa scatenante, Ballard è irremovibile nel pensare all'uomo come al predatore più spietato, l'unico al mondo incapace di gestire una convivenza mirata al benessere della comunità . Alla base di questo disfattismo c'è anche l'innegabile distacco dal reale, il condominio è un microcosmo indipendente con le sue zone "bene" e i suoi ghetti. Una sorta di fortezza da cui non vi è più bisogno uscire: supermercati, palestre, negozi, locali, ristoranti sopperiscono ad ogni bisogno lasciando le persone in uno stato di impasse evolutiva.
Forse Ballard vede addirittura oltre, nel 1975 conosce il futuro che attende l'umanità, il condominio è (mi si perdoni la metafora azzardata) il centro commerciale di oggi.


« Senza saperlo, [Royal] aveva costruito un gigantesco zoo verticale, con centinaia di gabbie accatastate l'una sull'altra. E allora, per cogliere il senso di tutti i fatti avvenuti nei mesi precedenti, bastava capire che quelle creature brillanti ed esotiche avevano imparato ad aprire gli sportelli. »

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