Narrativa straniera Fantascienza La peste scarlatta
 

La peste scarlatta La peste scarlatta

La peste scarlatta

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La trama e le recensioni di La peste scarlatta, romanzo di Jack London edito da Adelphi. Nell'anno 2013, in un mondo dominato dal Presidente del Consiglio dei Magnati dell'Industria, scoppia un'epidemia che in breve tempo cancella l'intera razza umana. Sessant'anni dopo, nello scenario postapocalittico di una California ripiombata nell'età della pietra, un vecchio, uno dei pochissimi superstiti (e a lungo persuaso di essere l'unico), di fronte a un pugno di ragazzi selvaggi - i nipoti degli altri scampati - riuniti intorno a un fuoco dopo la caccia quotidiana, racconta come la civiltà sia andata in fumo allorché l'umanità, con il pretesto del morbo inarrestabile, si è affrettata a riportarsi con perversa frenesia a stadi inimmaginabili di crudeltà e barbarie. La peste scarlatta è uno dei grandi testi visionari di Jack London, che qui ancora una volta fa da temerario battistrada - e scopre un filone ricchissimo e fecondo.



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La peste scarlatta 2020-07-29 08:14:03 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    29 Luglio, 2020
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Senza troppe pretese

Titolo meno conosciuto di un grandissimo autore, “La peste scarlatta' è stato riportato in auge (così come tanti altri titoli) dall'emergenza epidemica che ci siamo ritrovati ad affrontare quest’anno. Durante la lettura scorgeremo in effetti alcune analogie con quello che abbiamo vissuto di recente, alcune delle quali anche piuttosto inquietanti: ad esempio, è incredibile pensare come nell’immaginario di uno scrittore che scrive questo romanzo nel 1912, gli uomini e i loro governi reagiscano al pericolo nello stesso identico modo: provando inizialmente a minimizzare o addirittura nascondere la minaccia, finché questa non diventa talmente forte ed estesa da non poter esser più negata. Oltre questo, comunque, il romanzo di London si spinge ben più avanti: a parte qualche caso isolato tra personaggi politici e dello spettacolo riportati alla capacita cognitiva dei Neanderthal e, ahinoi, il numero di morti che supera i seicentomila, le conseguenze del Covid non sono state comunque disastrose come quelle descritte in questo romanzo.
La peste scarlatta compare sulla Terra da un momento all’altro e altrettanto velocemente riporterà la civiltà umana alla barbarie, lasciando null’altro che una manciata di sopravvissuti. Coloro che saranno contagiati dalla peste scarlatta non hanno contromisure per prevenire la diffusione del morbo né alcun modo di guarire: una volta preso dalla morte scarlatta, nessun uomo ha scampo: prenderà il colorito caratteristico della malattia - ovviamente, scarlatto - verrà colpito da brevi convulsioni e da un formicolio che, partendo dai piedi, arriva fino al cuore e a quel punto decreta la morte dell’ammalato. Come si diceva, ogni tentativo di trovare una cura si rivela inutile e il proposito viene ben presto abbandonato, mentre gli uomini si allontanano da quelli che erano stati i centri nevralgici della civiltà, ma che nel tragitto cadranno al suolo come mosche. Dagli unici superstiti partiranno le discendenze che, un giorno molto lontano, riporteranno l'uomo al livello di civiltà e conoscenza in cui si trovava prima dell'epidemia. O forse no.
Quel che non mi ha convinto di questo romanzo è la mancanza di carica emotiva, che è qualcosa che da un autore come Jack London mi aspetto sempre. “La peste scarlatta" non mi è parso altro che uno dei tanti racconti post-apocalittici senza nulla a pretendere, con l'unico scopo di immaginare una possibile fine della razza umana e impegnare il lettore per un paio d'ore. Certo, va considerato che al momento della sua scrittura il soggetto poteva essere anche originale, e questo nel giudizio va considerato, ma da un autore di tale calibro mi aspettavo qualcosa di un altro spessore e profondità. Il mio problema non sta nel fatto che questo tema e questo contesto siano stati usati e abusati (sono il primo a dire che non hanno importanza decisiva nel valore di un’opera) ma che non dica qualcosa che possa scatenare nel lettore una riflessione, né fornisce granché su cui discutere. Per capirci, mi aspettavo qualcosa sul tenore de “La strada” di McCarthy, o de “La guerra dei mondi” di Wells. Purtroppo non è stato così.
Peccato.

“Ora capivo perché i fuggiaschi da me incontrati filavano, terrei in viso, con aria così furtiva. Nel cuore della nostra civiltà, nei bassifondi e nei ghetti operai, avevamo allevato una genia di barbari, di selvaggi; ora, nel momento della sventura, da quelle bestie feroci che erano si rivoltavano contro di noi per distruggerci, distruggendo così anche se stessi.”

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