Mille cretini Mille cretini

Mille cretini

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Un paparino profondamente materno che prende in contropiede l'incipiente vecchiaia - nonché il figlio - a suon di collant, gonna, rossetto e tacchi a spillo. Un principe azzurro che tenta inutilmente di risvegliare la principessa dal suo sonno profondo con mille prodezze erotiche, e finisce per addormentarsi lui, per sempre. Uno scrittore esordiente pronto a rinnegare il suo idolo - che ha contribuito in modo sostanziale al suo decollo - non appena ne ha preso il posto nel firmamento letterario. Un uomo che decide di sposare l'ex fidanzata perché scopre che è malata terminale, e quando lei guarisce grazie all'amore, non sa proprio che pensare, che pesci pigliare... Che si tratti di vecchi rincretiniti, vitelloni incalliti o Madonne ribelli al destino di future madri di Gesù Cristo, Quim Monzó entra nelle vite dei suoi personaggi con occhio acuto, parole al vetriolo, balsami di tenerezza.

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Mille cretini 2013-02-18 12:14:37 LuigiDeRosa
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LuigiDeRosa Opinione inserita da LuigiDeRosa    18 Febbraio, 2013
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Il mondo dei cretini

Leggo nel dizionario etimologico che la parola "cretino" deriva dal provenzale "crètin" che nel dialetto della Gironda diventa "crestin"ovvero : "cristiano!", e tale parola la si adoperava per commiserare i nani o le persone con ritardi mentali o coloro che come i "cristiani" avevano la testa fra le nuvole,poco senso pratico: "poveri cristiani" secondo la cinica considerazione del volgo.
In realtà, come dimostra Monzò in questa raccolta di 19 racconti, i cretini sono stati e spesso sono coloro che questi epiteti dispregiativi li adoperano per farsi beffe del prossimo, che si credono acuti,intelligenti,sagaci fino a quando poi la vita non li pone di fronte alla loro miseria cosicchè anche loro si porranno davanti ad uno specchio e come "François Pignon", celebre personaggio di Francis Veber nella "Cena dei cretini", grideranno a se stessi:"Cretino, cretino, cretino, oh che cretino!"
Quim Monzò,scrittore
Aprire il libro di Monzò e immergersi nella lettura di queste storie è un po come passeggiare sulla Rambla della sua Barcellona, ogni tanto ti fermi a guardare l'artista di strada per capire come diavolo s'è conciato,ti chiedi:
" che personaggio sta interpretando?"
C'è l'uomo uscito di senno che si veste da donna, ci sono degli anziani abbandonati in un ospizio che discutono col figlio di eutanasia e il figlio sembra compiacersene, c'è l'ex viveur che ricorda "lo scannatoio" che divideva con l'amico che il cancro si è portato via,c'è l'uomo che guarda dalla finestra la vita degli altri perdendo completamente di vista la propria,c'è la donna abbandonata che per cancellare ogni traccia dell'ex marito arriva a distruggere l'appartamento che ha diviso con lui e anche se stessa ,c'è lo scrittore perseguitato dall'esordiente che alla fine ne diviene lo zimbello e non manca neanche qualche cinica chicca letteraria, quasi blasfema, che leggiamo nel racconto "Il sangue del mese venturo" dove una Maria pratica e sorprendente risponde picche all'Arcangelo Gabriele: "non se ne parla nemmeno.Questo figlio non lo avrò". C'è tutto lo spirito impudente e sprezzante di Monzò in questi scritti,quello che abbiamo apprezzato nei lavori con Bigas Luna e nel famoso discorso di apertura della Fiera del Libro di Francoforte del 2007, quello che si burla dei veri cretini.

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