Narrativa straniera Romanzi storici Fu sera e fu mattina
 

Fu sera e fu mattina Fu sera e fu mattina

Fu sera e fu mattina

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Questo romanzo è il prequel della magnifica saga di Kingsbridge amata da milioni di lettori nel mondo. Ken Follett conduce il lettore in un viaggio epico pieno di sorprese, avventura, coraggio, amore, odio e ambizione che termina dove I pilastri della terra hanno inizio. 17 giugno 997. Non è ancora l’alba quando a Combe, sulla costa sudoccidentale dell’Inghilterra, il giovane costruttore di barche Edgar si prepara con trepidazione a fuggire di nascosto con la donna che ama. Ma i suoi piani vengono spazzati via in un attimo da una feroce incursione dei vichinghi, che mettono a ferro e fuoco la sua cittadina, distruggendo ogni cosa e uccidendo chiunque capiti loro a tiro. Edgar sarà costretto a partire con la sua famiglia per ricominciare tutto da capo nel piccolo e desolato villaggio di Dreng’s Ferry. Dall’altra parte della Manica, in terra normanna, la giovane contessa Ragna, indipendente e fiera, si innamora perdutamente del nobile inglese Wilwulf e decide impulsivamente di sposarlo e seguirlo nella sua terra, contro il parere di suo padre, il conte Hubert di Cherbourg. Si accorgerà presto che lo stile di vita al quale era abituata in Normandia è ben diverso da quello degli inglesi, la cui società arretrata vive sotto continue minacce di violenza e dove Ragna si ritroverà al centro di una brutale lotta per il potere. In questo contesto, il sogno di Aldred, un monaco colto e idealista, di trasformare la sua umile abbazia in un centro di erudizione e insegnamento entra in aperto conflitto con le mire di Wynstan, un vescovo abile e spietato pronto a tutto pur di aumentare le sue ricchezze e il suo potere. Le vite di questi quattro indimenticabili personaggi si intersecano, in un succedersi di continui colpi di scena, negli anni più bui e turbolenti del Medioevo.



Recensione della Redazione QLibri

 
Fu sera e fu mattina 2020-10-02 16:04:02 FrancoAntonio
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FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    02 Ottobre, 2020
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Sentieri di vita medievale

A cavallo dell’anno Mille l’Inghilterra non si è ancora sollevata dal degrado in cui era scivolata con la fine dell’impero romano. La gente per lo più si trascina faticosamente in un regime di mera sussistenza e la vita è una continua lotta contro la fame e le incursioni vichinghe o le razzie gallesi e britanne.
In questa età dura e complicata vive Edgar, ultimogenito di un abile costruttore di barche nella città di mare di Combe. Il ragazzo, appena diciottenne, vorrebbe farsi una vita altrove assieme all’adorata Sunni, la moglie maltrattata del lattaio Cyneric, che lui ama teneramente. Ma la notte in cui i due vorrebbero fuggire è funestata da un assalto vichingo. Sunni muore per mano di un predone e pure il padre di Edgar cade sotto i colpi dei razziatori. Ora che il cantiere navale è distrutto, Edgar e la sua famiglia, privati pure della casa, temono di dover affrontare un futuro disperato, forse, addirittura, di schiavitù.
Per rifuggire a questo destino la madre, donna di grande razionalità e pragmatismo, costringe i tre figli ad accettare la proposta del subdolo e corrotto vescovo di Shiring, Wynstan: diventare contadini e trasferirsi nel misero borgo di Dreng’s Ferry, per occuparsi, come fittavoli, di un misero terreno alluvionale di proprietà della locale collegiata religiosa. Il posto è trascurato e dà loro a malapena da vivere, ma Edgar è intelligente, industrioso e tenace. Lentamente, a fatica, e superando innumerevoli dolori e ingiustizie, riuscirà a farsi strada.
La sua storia si intreccia con quella di Ragna, figlia del conte normanno di Cherbourg, andata in sposa (per amore) a Wilwulf, aldremanno di Shiring e fratello del vescovo Wynstan. La ragazza, colta, intelligente e volitiva ama teneramente il marito, il quale pur ricambiando, inizialmente, i sentimenti della sposa, è uomo falso, incostante e amante solo del potere. Così Ragna si trova ben presto costretta a difendersi dagli intrighi di quella piccola corte e dai continui agguati che, in essa, le provengono dalla matrigna del marito, Gytha e dai due fratellastri, Wynstan e Wigelm.
Unico alleato dei due giovani è il monaco Aldred, uomo pio e amante delle lettere, tra i pochi a voler far rispettare la giustizia e il rispetto per il prossimo in una comunità ove la sopraffazione e la lotta per il predominio sembrano essere gli unici stili di vita ammessi. Ma anche lui deve subire la viltà dell’abate Osmond, l’ostilità del vescovo, il nepotismo di Wilwulf e la sostanziale impotenza del re Etelredo e del cardinale di Cantherbury, troppo lontani per poter influire sulla piccola, malsana comunità.

“Fu sera e fu mattina” rappresenta il prologo alla trilogia di Follett dedicata al fittizio paese di Kingsbridge e alla sua comunità, iniziato oltre trent’anni fa, con il grande best seller de “I pilastri della Terra”.
In questo romanzo la storia retroagisce di un secolo e mezzo, rispetto alla narrazione di quel primo libro e ci fa comprendere come sia nata Kingsbridge (qui King’s Bridge) e come si vivesse nell’Inghilterra dell’alto medioevo.
È indubbia l’abilità di Ken Follett di inventarsi storie, anzi di dar proprio vita a personaggi i quali rapidamente assumono consistenza e tridimensionalità e dei quali il lettore può seguire il loro percorso sui sentieri della vita, tra fatti memorabili e piccoli accadimenti quotidiani, con una concretezza tale da renderli credibili e verisimili.
Anche in questo nuovo romanzo le figure di Edgar, Ragna (suppongo da leggersi con la “g” dura), Aldred e tutti gli altri sono ottimamente delineate e si fa presto a entrare in sintonia con essi, a parteggiare per loro, a soffrire, per empatia, delle loro sventure o gioire per i loro successi.
Dunque, sotto il profilo narrativo anche questo nuovo romanzo è da considerarsi un successo e fonte di piacevoli momenti di lettura e distrazione se ciò che si desidera sono soprattutto passioni, azione, intrighi, amore, un po’ di sesso e l’eterna lotta del bene contro il male dove quest’ultimo, alla fine (ma proprio alla fine!), viene sconfitto.
Tuttavia chi ha già avuto modo di apprezzare i romanzi del ciclo di Kingsbridge, non faticherà a notare le evidenti analogie delle trame, il ripetersi dei medesimi schemi già abilmente sfruttati ne “I Pilastri della Terra” e nei volumi che a questo hanno fatto seguito. Come nella commedia dell’arte avveniva che gli attori riproponessero sempre gli stessi caratteri e, pur in canovacci lievemente modificati, alla fine si assistesse sempre alle stesse situazioni, alle medesime contrapposizioni, così anche in questo libro le attinenze sono prevalenti sulle novità e ciò spoglia il racconto di originalità e, in parte, di attrattiva.
Il lettore attento non faticherà a notare le innumerevoli affinità tra i protagonisti. La figura di Edgar il costruttore ricorda, a grandi linee, quelle di Tom e Jack (ne “I Pilastri”) o Merthin (ne “Anni senza fine”) guarda caso anch’essi costruttori. Ragna assomiglia agli altri personaggi femminili volitivi, in primis Aliena, ma anche Caris di “Anni senza fine”. Aldred richiama sin troppo il buon priore Philip. L’arrogante aldermanno Wilfwulf e suo fratello Wigelm risultano essere discreti antesignani del crudele conte William. Il cattivo vescovo Wynstan non si discosta dal carattere del parigrado Waleran Bigod (o dal priore Godwyn di “Anni senza fine”). Le vicende di cui sono protagonisti, ovviamente, sono diverse, ma non così tanto e, alla fine, lo schema generale della trama risulta assai simile, una sorta di “per aspera ad astra” che, in conclusione, conduce al trionfo della tenacia nel perseguire le buone intenzioni contro la perseverante malvagità dei cattivi.
La sensazione finale è di trovarsi di fronte a un abile clone degli altri romanzi, soprattutto se questi sono stati letti molto tempo addietro e il ricordo dei singoli particolari si è annebbiato e stemperato.

Ciò di cui ho sentito maggiormente la mancanza è l’assenza, per contestualizzare le vicende dei protagonisti, di un consistente apporto della grande storia: qui è presente solo come sfumato sottofondo alle vite dei personaggi principali.
È pur vero che, a cavallo tra il X e l’XI secolo, l’Inghilterra era ancora un luogo turbolento, ma, sostanzialmente, una nazione in via di formazione dove non accaddero eventi memorabili sino all’arrivo di William di Normandia, il futuro Guglielmo I il Conquistatore. Tuttavia, proprio perché la narrazione risulta focalizzata soprattutto sui protagonisti, si perde in parte quella essenziale caratteristica che contraddistingue il romanzo storico e lo impreziosisce: la fusione tra eventi reali e invenzioni letterarie. Il medioevo di Follett è curato e rispettoso dello spirito, dei comportamenti e delle condizioni sociali dell’epoca, ma forse non così incisivo e vivido come mi sarei aspettato e avrei gradito.
In conclusione il romanzo è una buona fonte di svago, ma decisamente inferiore a “I Pilastri della Terra”. Poi, magari, duecento, duecentocinquanta pagine in meno non avrebbero guastato, perché il "brodo" alla fine diviene davvero lungo e difficile da sorbire tutto con lo stesso piacere..

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Consigliato a chi ha letto...
Ovviamente consigliato a chi ha già letto gli altri romanzi del ciclo, se non altro per scoprire cosa era accaduto prima. Poi piacerà a chi ama i feuilleton storici con tante azioni e intrecci elaborati.
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Fu sera e fu mattina 2020-09-21 14:19:50 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    21 Settembre, 2020
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Il Prequel.

«Era la verità. C’erano uomini in grado di prendere in mano uno strumento per la prima volta un flauto o una lira, e dopo qualche momento trarne una melodia. Edgar possedeva lo stesso istinto per le barche, e anche per le case. “Quella barca si inclinerà a dritta”, diceva, oppure: “Quel tetto farà passare l’acqua”, e aveva sempre ragione.»

Il suo nome è Edgar ed è in attesa in quella che è la notte più importante della sua vita: sta per scappare con il suo grande amore, Sunni. La ventunenne, di tre anni più grandi di lui, sposata con Cyneric è pronta a fuggire con il giovane e come da accordi i due si sarebbero incontrati nel luogo convenuto, sarebbero fuggiti in un altro paese dove egli aveva già trovato lavoro e si sarebbero presentati come già sposati. Eppure, qualcosa, non va come auspicato perché l’orizzonte non è più limpido, il nemico è pronto all’attacco.

«Dopo qualche attimo gli parve di scorgere la testa di un mostro e provò un brivido di paura. Contro il debole chiarore del cielo gli sembrò che si stagliassero delle orecchie appuntite, grandi fauci e un collo lungo. Un attimo dopo si rese conto che quello che aveva visto era ancor peggio di un mostro: era una nave vichinga, con una testa di drago sulla punta della prua ricurva. Ne apparve un’altra, poi una terza, e una quarta. […] Ora le navi erano dieci. Significava che c’erano almeno cinquecento vichinghi.»

Che fare? Come avvertire gli abitanti del villaggio del pericolo imminente? Come avvertire la sua Sunni e al contempo sua madre, suo padre e i suoi fratelli? Riuscire a suonare la campana è l’unica alternativa possibile, è l’unica possibilità che ha per avvertire tutti. Raggiunge la sua amata ma nonostante i suoi sforzi e nonostante la lotta che ha luogo ella perisce. Quel che resta del villaggio è un cumulo di macerie e cenere, un cumulo di niente. Tutto quel che la sua famiglia aveva ormai non esiste più; il cantiere è andato distrutto così come suo padre è deceduto probabilmente dissanguato da quel braccio destro amputato. Su Combe, sulla costa sudoccidentale dell’Inghilterra, ormai non c’è più spazio per il costruttore di barche e i suoi familiari. Lui e i suoi cari sono costretti a partire e a rimettersi in gioco. Si sposteranno nel desolato villaggio di Dreng’s Ferry dall’altra parte della manica. Nel mentre la contessa Ragna decide impulsivamente di sposare il nobile inglese Wilwulf e di seguirlo nel suo regno. Va contro il padre, il conte Hubert di Cherbourg, va contro ogni buon senso e ben presto si accorgerà di quanto questa sua scelta sia stata impulsiva ed errata. In Normandia, infatti, si troverà innanzi a un luogo ben diverso da quello in cui ha sempre vissuto, un contesto in cui la società è arretrata, la violenza è una costante e la lotta al potere è un qualcosa dal quale non potrà sottrarsi. Ed ancora vi è Aldred, il monaco idealista che confida di trasformare la sua abbazia in un centro di insegnamento ed erudizione. Questo lo porta in conflitto con quelle che sono le mire di Wynstan, il vescovo assetato di potere e disposto a tutto pur di tutelare i propri averi e incrementarli.

«Il suo pensiero andò a Aldred. Era dispiaciuto per il monaco, un uomo che voleva solo fare del bene. Era stato coraggioso a mettersi contro un vescovo. Forse troppo coraggioso: la giustizia non era di questo mondo, ma dell’altro.»

Con “Fu sera e fu mattina” Ken Follett torna in libreria con quello che rappresenta il prequel del suo romanzo più venduto e complesso. Siamo nel 997 d.C. a più di cento anni da “I pilastri della Terra” e tutto il componimento, a differenza delle altre opere, tocca l’asse temporale di un decennio giungendo alla sua conclusione nel 1007. L’incursione vichinga porta violenza, povertà, arretratezza in quelli che sono i secoli bui dell’età di mezzo. E tanto è il lavoro di ricerca fatto dall’autore, un lavoro durato due anni e seguito da un ulteriore anno di quella che è stata la stesura.
Il risultato finale è quello di un componimento ricco di colpi di scena, dove non manca l’amore, non manca il riscatto, non manca il desiderio di rivalsa, non mancano i giochi di potere, non manca la passione, non manca l’odio, non mancano i tradimenti, non manca la vendetta. Il lettore viene trasportato dalle vicende, entra in sintonia con ognuno dei personaggi, si sente in empatia con Edgar e la sua indole al costruire, è rapito dai sentimenti di Ragna e con lei spera e sogna, ammira Alfred ed è pervaso da sentimenti di antipatia per personaggi quali Wynstan e il fratello. Ogni pagina è un colpo al cuore, ogni pagina è avvincente e trascinante nonché rapida e fluida nella lettura.
Il narratore non solo riesce in quel che è la ricostruzione di un mondo, non solo riesce a porre i fatti in un periodo antecedente a quella che sarà la futura Kingsbridge, non solo rievoca lo scontro tra gli Anglo-Sassoni che abitano il paese da dopo l’addio dei romani, non solo descrive alla perfezione usi e costumi dei Vichinghi, i pirati del nord che non esitano a distruggere e razziare, non solo delinea i Normanni a nord della Francia che rappresentano la civiltà più sofisticata ed evoluta del tempo e che alla fine vinceranno su tutti gli altri con Guglielmo il Conquistatore sino a quella che sarà l’instaurazione della monarchia, ma ci riporta in una epoca fatta di cambiamenti e trasformazioni che ci fa riflettere su quella costante di un mondo che cambia a discapito di quel mondo che altri non vogliono far cambiare. Inevitabile è il riferimento all’epoca moderna, alla Brexit e a tutte le riflessioni sottese.
Un componimento corposo, che scivola sulla pelle, che si divora senza difficoltà, che si assapora pagina dopo pagina e che resta. Un libro semplicemente completo su ogni fronte e da ogni prospettiva. Da leggere e rileggere.

«Ma non distolse lo sguardo. Era profondamente commosso. Ripetendo le ultime parole della promessa, mormorò: “Per il resto dei miei giorni”.
Vide gli occhi di lei velarsi di lacrime. “E per il resto dei miei, amore mio, dei miei.»

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