I frutti del vento I frutti del vento

I frutti del vento

Letteratura straniera

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A fine Ottocento, nella tenuta agricola di famiglia in Connecticut, James e Sadie non se la passano bene. Le mele dolci da vendere non sono mai abbastanza per sfamare tutti i loro dieci figli. Seppure a malincuore, James e Sadie decidono di accettare la proposta del governo, che promette terre in abbondanza a chiunque sia disposto ad andare a coltivarle all’Ovest, e si trasferiscono a Blackmore, in Ohio. La coppia confida in una vita più dignitosa, ma ad aspettarli trova nuove difficoltà: campi sterminati, un lavoro frustrante e solitario, e la febbre gialla. Quando ormai Sadie si è trasformata in una donna irascibile e dipendente dal sidro, James non sa più che fare e la famiglia si sfascia. Si ritroveranno tutti in California, in quello che un giorno diventerà il Sequoia National Park. Per Rob, tuttavia, il viaggio non è finito: porterà cinquanta piante di sequoia in Inghilterra, dove cercherà fortuna.

Recensione della Redazione QLibri

 
I frutti del vento 2016-02-19 10:31:58 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    19 Febbraio, 2016
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La famiglia Goodenough

La vita non sarebbe stata semplice nella Palude Nera (Ohio), James e Sadie Goodenough ne erano perfettamente consapevoli sin da prima di giungervi. Ma quale altra scelta avevano i coniugi e i loro 10 figli se non quella di lasciare la fattoria del padre dell’uomo in Connecticut e tentare la fortuna ad Ovest? Sadie non era mai piaciuta alla famiglia Goodenough ed il suo essere così prolifica non ne aveva certo agevolato la permanenza, anzi, aveva accentuato i contrasti, le difficoltà della convivenza ma soprattutto reso le condizioni economiche sempre più precarie con così tante bocche da sfamare.
Primavera 1838, Palude Nera, Ohio. Sono già trascorsi 9 anni eppure Sadie proprio non riesce ad amarla quella terra che già si è portata via 5 dei suoi 10 figli con quella maledetta febbre, con la incontrastata malaria. Caleb, Nathan, Sal, Martha, ed il piccolo Robert sono gli unici sopravvissuti. E come non sopporta quelle lande nutre un odio sviscerato per quel marito che ve li ha condotti e che si rifiuta di andarsene. Per cosa poi? Per delle stupide mele!! Non lo può proprio tollerare questo atteggiamento, come si può permettere lui di mettere in secondo piano i suoi bisogni per quei maledetti alberi, fortuna che c’è l’acquavite.. Eh si, perché la donna sfrutta tale bevanda e il sidro per stordirsi, sono più i giorni in cui è ubriaca di quelli in cui è sobria. E James dal canto suo sa che non deve abbassare la guardia, il risentimento della moglie è talmente forte che sarebbe disposta a tutto pur di distruggere quei fusti e quelle coltivazioni che gli danno da sopravvivere. Se a questo si aggiunge che l’uomo è costretto altresì a tollerare i suoi continui tradimenti nonché le angherie nei confronti dei figli, non stupisce che la tensione sia al massimo.
1856. Robert è un uomo adulto. Negli anni che sono trascorsi si è spinto sempre più ad ovest fino ad arrivare in quel di San Francisco. Eppure, per quanto si sia spinto lontano dall’Ohio, non potrà mai dimenticare quel giorno, non potrà mai dimenticare i suoi fratelli, non potrà mai obliare a quei gesti e a quelle ultime laceranti parole….
Ma cosa è successo alla famiglia Goodenough? Quale mistero si cela dietro la dipartita del fratello più piccolo? Cosa è accaduto di così traumatico da costringere una persona a dire addio alle sue origini?
Con “I Frutti del vento” Tracy Chevalier ci regala un romanzo intenso, basato sulla famiglia, l’amore, gli affetti, sulla difficoltà di crescere e di lasciarsi il passato (e i relativi traumi) alle spalle, ma ci dona anche un romanzo sulla natura, sulla bellezza delle piccole cose, sulla capacità di ricominciare, passo dopo passo, imparando a prendere le proprie decisioni, non avendo più timore di noi stessi, sollecitandoci ad apprezzare la solitudine senza però tramutarla in uno scudo con cui proteggersi da quel che significherebbe aprirsi a chi ci circonda. E’ un testo a tratti cupo, pieno di forza, commovente. Uno scritto caratterizzato da personaggi concreti, reali, perfettamente descritti e capaci di arrivare al lettore per la loro genuinità. Pagina dopo pagina la storia scorre rapida e chi legge entra nelle vicende come se le stesse vivendo egli stesso.
La narrazione si alterna a livello temporale mostrandoci la realtà di quella famiglia allo sbando, vittima di una faida familiare determinata dalle incomprensioni di due genitori che non riescono a fare fronte comune, e di poi quella di un giovane uomo che cerca di vivere senza mai affrontare i giorni che avrebbero dovuto essere della sua fanciullezza sino a giungere a quella che è la sua crescita personale. Tanto di quel che accade in quei 18 anni di lontananza dalla Palude Nera lo scopriamo grazie alla corrispondenza epistolare ed è impossibile non restarne affascinati.
Un elaborato genuino è quello della Chevalier, maturo rispetto all’opera che l’ha resa nota ai più ed avvalorato da una penna rapida, diretta, erudita nonché da una ricerca storica solida e senza lacune. Un testo in crescendo che si divora in un giorno e mezzo, uno scritto che sa farsi amare ed apprezzare per la sua semplicità.

«Rincuorato dalle parole affettuose di Molly, Robert si infilò la mano in tasca, toccando il fazzoletto con dentro i semi che gli aveva portato Martha. I semi erano duri a morire, avevano bisogno solo del posto giusto per risvegliarsi. E il cuore l’avrebbe aiutato a riconoscerlo».

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I frutti del vento 2017-03-29 09:49:06 MATIK
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MATIK Opinione inserita da MATIK    29 Marzo, 2017
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I frutti del vento.

"Ma a volte è così nella vita: bisogna fare un passo indietro per andare avanti."
Quanto può essere importante un frutteto per la famiglia Goodnough? Rappresenta tutto: il cibo, il lavoro, e se il capofamiglia James riuscisse a raggiungere i 50 alberi, anche la proprietà di quel piccolo appezzamento di terreno da parte dello stato dell'Ohio sarebbe suo, ma tutto è difficile soprattutto se vivi nella Palude Nera, un posto malsano che non aiuta di certo la crescita di quei meli e poi ogni anno puntualmente arriva la malaria che si porta via un membro della famiglia e questo di certo non aiuta, ma peggiora le cose e ti fa odiare la vita che vivi.
James è ossessionato da quel sogno, sembra amare più quelle maledette mele che tutta la sua famiglia, quegli alberi non lo giudicano, non lo fanno sentire un perdente e gli danno tranquillità, non come sua moglie Sadie, che non lo rispetta, che odia tutto e tutti, anche i suoi stessi figli tranne Robert, colui che solo guardandola la metta a disagio e la fa sentire orribile: un'ubriacone bisbetica che si addolcisce solo quando dalla fattoria passa a trovarli John Chapman, un girovago, che le porta le bottiglie di acquavite e che la fa sentire ancora attraente e interessante.
Un giorno, un fatto terribile dovuto all'instabilità di Sadie e all'inettitudine di James, si abbatterà sulla Palude Nera e cambierà per sempre la vita di Martha la figlia più piccola, dolce, sensibile e delicata e di Robert il figlio enigmatico e intelligente.
Un libro che ci racconta dei pionieri dell'America, che rievoca una vita piena di sofferenze, spesso crudele, in terre selvagge e inaccessibili, dove i protagonisti non vivono, ma sopravvivono, il loro cuore è arido come la natura che li circonda.
Tracy Chevalier ha scritto dei libri bellissimi, che ho apprezzato ed amato, questo invece mi ha lasciato un grande senso di amarezza e di delusione, i protagonisti non hanno certo spiccato per le loro qualità, ma li ho trovati spesso inconsistenti e insopportabili, un ruolo fondamentale l'hanno avuto gli alberi che siano essi meli o sequoie sullo sfondo di un'America selvaggia e dalle distese immense, poteva essere un bel racconto ma non riesce mai a spiccare il volo, l'ho trovato un po' inconcludente e deludente!

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I frutti del vento 2016-06-05 13:28:34 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    05 Giugno, 2016
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Sempre più a Ovest

Bellissima saga familiare, ambientata nell’800, scritta a più voci. Due delle parti del libro sono proprio anche a voci alternate, quella del marito e quella della moglie, l’uno fissato con la coltivazione delle mele, l’altra fissata con l’acquavite, e non solo. In perenne lite fra loro, fino a sfociare ad un doppio evento drammatico, a seguito del quale uno dei figli, Robert, fugge, scappando sempre più a Ovest, il più lontano possibile da quella Palude Nera, arrabattandosi fra lavori diversi, conoscendo un’umanità varia, fra cui anche personaggi minori davvero positivi, che portano più note molto importanti nel corso della lettura. Pur così lontano ritrova la sorella, Martha, e sono tanti nel libro i momenti emozionanti che toccano le tappe del rapporto fra i due fratelli, dagli innocenti giochi fra di loro quando sono bambini alla nostalgia l’uno dell’altro negli anni in cui sono rimasti lontani, dallo strappo al cuore quando si rivedono al senso di protezione che provano l’uno per l’altro nei momenti più difficili. Lo stile è evocativo, morbido, intriso di emozioni che ti riportano anche ad un mondo che sembra lontanissimo, anche se non lo è poi così tanto: i viaggi in nave, i rapporti epistolari, le diligenze come mezzo di trasporto, l’amore per la natura e per le piante, la ricerca dell’oro. E’ una storia che ti fa venire voglia di America, nonchè di vedere dal vivo le sequoie giganti per lasciarti trasportare dalla loro ombra e dalla loro storia.

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I frutti del vento 2016-05-09 17:40:03 68
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68 Opinione inserita da 68    09 Mag, 2016
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Terre selvagge e desiderio di vita...

Il romanzo storico ha da sempre caratterizzato l' autrice, capace, partendo da un universo microscopico, una famiglia, un personaggio, una situazione, di sondare, sviscerare e mostrare i tratti salienti di un' epoca, di una nazione, di un mondo, calandosi nella storia e descrivendone minuziosamente personaggi, relazioni, costumi, tradizioni, pensieri, modus vivendi ed operandi, allargando e restringendo la narrazione in un contesto descrittivo particolare fatto di relazioni umane, microcosmi, e di più' ampio respiro, il periodo storico contestualizzato, donandoci esaustive visioni d' insieme e restituendoci narrazioni ed ambientazioni lontane e sovente sconosciute.
In " I frutti del vento " ci troviamo nell' America del XIX secolo, pionieristica, avventurosa, primitiva, contadina, in cui le forze della natura contrastano o corroborano tentativi di domare la terra, di costruirsi una vita o semplicemente una famiglia, di sopravvivere nella aspra quotidianita' fatta di fame, di malattie, di morte.
La famiglia Goodenough trasmigra dall' Est del paese all' Ovest, inseguendo il sogno di domare una terra selvaggia, inospitale, " La Palude Nera ", piantando quei 50 alberi di mele che le permetterebbero, secondo la legge, di appropriarsi della terra e di vivere decorosamente.
Ma il luogo e' profondamente inospitale e i sogni di James, il pater familias, uomo aspro, crudele, empirico, più' amorevole ed in sintonia con gli alberi da frutta da lui piantati che con i propri cari, contrastano con il desiderio di Sadie, la moglie, passionale, istintiva, disperata e disperante, dedita all' alcool, desiderosa di fare ritorno ad est.
i loro dieci figli, nati dalla cruda e brutale quotidianita' e dalla necessità' di braccia per il lavoro, subiranno sorti per lo più' avverse innescando una spirale di lutti, fughe, terrore, rimpianti, da cui riusciranno ad evadere Martha e Robert, inseguendosi, negli anni, per rinascere e cercare di indirizzare in modo diverso il proprio destino.
Da qui nasce la seconda parte del romanzo, la ricerca di un riscatto, quel viaggio continuo alternato a lunghe dissertazioni botaniche, forse un po' eccessive e minuziosamente soporifere.
Ma ben sappiamo che la difficolta' nel tracciare un periodo storico lontano ed ai più' sconosciuto sta nello sviscerarne i tratti essenziali con semplicità' descrittiva, amore per il particolare, individuandone l' essenza attraverso descrizioni d' insieme e tratti caratteriali specifici.
Qui si parla di un territorio profondamente inospitale e dei suoi abitanti, rozzi, crudeli, piuttosto anaffettivi, temprati dalla asperità' del terra e da un desiderio di riscatto e rivalsa.
Tracy Chevalier sa muoversi bene in questo contesto, conosce i segreti di una scrittura pulita, semplice, colloquiale, alternando senza pesantezza elementi storico-socio-politici a relazioni famigliari-personali-psicologico-sentimentali, in una miscellanea ben riuscita e non aspra, ne' astrusa.
Certo, la profondità' letteraria non è' garantita, i sogni e gli abissi della complessità' di un viaggio stupefacente nell' animo umano sostano altrove, a tratti si avvertono dei salti, dei buchi e l' armonia della costruzione viene meno, ma nel complesso la storia è' godibile e riesce a catturare il lettore, anche senza raggiungere la coralita' del passato, quella creatività' che sapeva stupire per come affrescava il particolare, anche minimo, allargandone l' orizzonte ad una visione d' insieme stupefacente per lucidità' ed obiettività' descrittiva.

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Agli amanti del romanzo storico
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I frutti del vento 2016-02-27 14:39:46 BeaBonheur
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BeaBonheur Opinione inserita da BeaBonheur    27 Febbraio, 2016
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il filo tra l'uomo e la natura

I Goodenough sono una famiglia estremamente passionale, immersa in un luogo oscuro e maledetto: la Foresta Nera. Proprio questa natura così conturbante pervade e condiziona la famiglia, la loro vita, i loro animi e rende le loro storie racconti di morte. In seguito ad una serie di disastri familiari, il nido si frantuma e dei Goodenough avviene una diaspora, o meglio: una vera e propria "selezione naturale".

Ciò che prevale in questo racconto a mio dire, è l'imprescindibile filo che esiste tra l'uomo e la natura, e di cui molto spesso ci dimentichiamo. I Goodenough vivono in una realtà bucolica ma al tempo stesso contrastante: se la natura assume il ruolo di "madre", come un'anima da proteggere, conoscere e raccontare, in un rapporto simbiotico e quasi spiritale, la natura stessa diviene al medesimo tempo uno nemica mortale ed assassina.

Lo scenario storico è quello dell'America ai suoi albori,dei pionieri e dei cercatori di fortuna che sfidano la natura per una lotta per la sopravvivenza che rende la storia dell'America una sfida unica verso il successo, nella storia dell'uomo. La durezza e la vittoria hanno fin da subito connotato la storia moderna di questo paese e performato il suo avvenire, sempre pronto ad adattarsi, a lottare, a vincere.
Non possiamo guardare all'evoluzione di una società se non comprendiamo la relazione che essa ha intessuto da subito con il suo ambiente.

Personaggi, storie, fatti, ambienti, sentimenti sono veri e duri ma il tocco con cui vengono narranti resta quello unico dell'autrice:candido di delicatezza. Anche nel momento in cui la vita sembra mostrare la sua mano più tragica e spietata, Tracy Chevalier sembra mantenere la dignitità davanti al dolore che la rende unica, senza mai abbandonare l'intensità dei sentimenti e la concretezza dei personaggi

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per chi ama il romanzo storico, la storia dell'america delle origini, le lotte alla sopravvivenza, qui non manca una buona narrazione storica che non tralascia una componente fondamentale nella storia dell'umanità: se stessa in relazione alla natura circostante
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