Narrativa straniera Romanzi storici La notte di Lisbona
 

La notte di Lisbona La notte di Lisbona

La notte di Lisbona

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È il 1942 a Lisbona. Un uomo osserva attentamente una nave ancorata nel Tago, poco distante dalla banchina. Al vivo bagliore delle lampadine scoperte, sull'imbarcazione si sbrigano le operazioni di carico. Si stivano carichi di carne, pesce, conserve, pane e legumi. Come tutti i piroscafi che, in quei tumultuosi giorni del 1942, lasciano l'Europa per l'America, la nave sembra un'arca ai tempi del diluvio. Un'arca incaricata di porre in salvo una gran folla di disperati, di profughi inseguiti dalle acque fetide del nazismo che hanno inondato da un pezzo Germania e Austria, e già sommerso Amsterdam, Bruxelles, Copenaghen, Oslo e Parigi. Anche l'uomo che la contempla è un profugo, senza alcuna speranza, però, di raggiungere New York, la terra promessa. Da mesi i posti sulla nave sono esauriti e, oltre al permesso di entrata in America, all'uomo mancano anche i trecento dollari del viaggio. Sarebbe certamente destinato a perdersi e dissanguarsi nel groviglio dei rifiutati visti d'entrata e d'uscita, degli irraggiungibili permessi di lavoro e di soggiorno, dei campi d'internamento, della burocrazia e della solitudine, se la sorte non venisse in suo aiuto. Un uomo, che non ha l'aria di un poliziotto, lo approccia e in tedesco gli dice di avere due biglietti per la nave ancorata nel Tago. Due biglietti che non gli servono più e che è disposto a cedere gratis a una sola condizione: che il futuro possessore non lo lasci solo quella notte e sia disposto ad ascoltare la sua storia...



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La notte di Lisbona 2020-09-24 14:45:50 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    24 Settembre, 2020
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Un autore fuoriclasse

Ora mi sento dire che Remarque, potenzialmente, può rientrare nella schiera degli autori che amo. I motivi sono diversi, ma partiamo da quello che secondo me è il motivo principe: lo stile. La scrittura di Remarque è scorrevole eppure spavento­samente evocativa e profonda, emozionante. Le parole di Remarque sono capaci di penetrare fin dentro al cuore e di far riflettere su svariati argomenti, ma soprattutto riguardo alle infinite sfaccettature, positive e negative, della natura umana. Insomma, considerati i miei gusti non poteva che colpirmi fortissimo.
Oltre a questo, il punto di vista che Remarque ci fornisce nei suoi romanzi è peculiare: in "Niente di nuovo sul fronte occidentale" scopriamo la guerra di trincea dal lato tedesco; ne “La notte di Lisbona" scopriamo la vita a cui erano costretti gli oppositori tedeschi del Nazismo quando quest'ultimo era all'apice del suo potere. In questo caso Remarque ci mostra come la Germania non fosse popolata soltanto da automi ciechi, crudeli o nel migliore dei casi omertosi, ma anche da un altro tipo di persone: uomini e donne costretti a vivere alla macchia, a essere imprigionati o addirittura costretti a emigrare per tenere integri i propri ideali (e la propria pelle). In particolare, ne “La notte di Lisbona” l’autore si concentra sui cosiddetti "fuoriusciti", ovvero coloro che si sono ritrovati costretti a varcare i confini della Germania e a vagare per l'Europa alla ricerca d'un posto sicuro: proposito che scopriranno presto essere un sogno irraggiungibile. Non solo queste persone sono malvolute e perseguitate in patria, ma non sono bene accette nemmeno negli stati che al Nazismo si oppongono: il fantasma di quest’ultimo gli si attacca addosso come un’ombra e li costringe a una vita di stenti e privazioni. Solo l'America, come al solito, sembra rappresentare la terra in cui possano scrollarsi di dosso quell’orrore e ricominciare a vivere.
“La Notte di Lisbona" si svolge, per l'appunto, in una notte: un uomo di nome Schwarz offre a un disperato i suoi due biglietti per una nave che salperà presto verso il Nuovo Mondo. In cambio di questo preziosissimo regalo, Schwarz non chiede altro che l’uomo passi con lui quella notte ad ascoltare la storia che lo ha portato a Lisbona. L’altro, ovviamente, accetterà l’offerta e insieme al lettore verrà catapultato in una storia di amore e fuga, di tenerezza e tormento, nel contesto d'un mondo in guerra e in cui ogni angolo sembra impregnato di dolore e sofferenza; scenario d’un male che attacca dall'esterno così come dall'interno.
Questo è un libro che fa male e persino nel raggiungimento del sogno dell'America e della tranquillità non perde la sua cupezza, come se in realtà non esistesse alcuna via di fuga per l'uomo da sé stesso, se non nell'amore autentico.
Forse.

"Si, signor Schwarz. La nostra memoria non è uno scrigno di avorio in un museo impenetrabile alla polvere. È una bestia che vive e mangia e digerisce. Divora se stessa come la fenice della favola, affinché noi possiamo continuare a vivere e non ne rimaniamo distrutti. Questo lei vuole evitare.”

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La notte di Lisbona 2018-10-18 05:03:25 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    18 Ottobre, 2018
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Una stupenda storia d’amore

L’anno è il 1942, il luogo è Lisbona, capitale del Portogallo, ultima striscia di terra in Europa dove ancora non sono arrivati gli scherani nazisti e dove una varia e povera umanità che ha avuto la fortuna di giungere lì, dopo una serie di innumerevoli traversie, cerca disperatamente di trovare un passaggio e un visto per gli Stati Uniti. Uno di questi profughi è Joseph Schwarz, che da qualche giorno ha ottenuto, per lui e la moglie Helen, i visti per arrivare nel nuovo Mondo e due posti su una nave in procinto di partire. Tuttavia, l’uomo non ha nessuna intenzione di salire su quel bastimento e ha l’occasione di trovare un altro fuoruscito che ormai ha perso ogni speranza di raggiungere l’America; senza tanti preamboli gli propone di cedergli i passaporti, il suo e quello della moglie, con tanto di visti e due biglietti per la traversata, a patto che ascolti la storia che ha intenzione di raccontare. Quello naturalmente accetta e nel corso di una lunga notte al lettore sarà data la possibilità, o meglio ancora il privilegio, di leggere un romanzo che è perfino riduttivo definire un capolavoro. Peraltro, Erich Maria Remarque, l’autore del celeberrimo Niente di nuovo sul fronte occidentale , mi ha abituato all’elevata qualità della sua produzione, sempre impegnata a combattere qualsiasi guerra, a difendere il singolo uomo vittima di immani catastrofi, a parlare del dramma dei fuoriusciti durante il regime nazista, con trame appassionanti e senza mai una caduta di ritmo o di stile. Non avrei però mai immaginato che fosse capace di costruire una stupenda storia d’amore che ha sullo sfondo l’umanità dolente in fuga dalle barbarie. Può forse sembrare un’esagerazione, ma l’amore descritto da Remarque non è quello mitizzato, è un sentimento fatto anche di gelosie, di assenze, di improvvise e rapide presenze, insomma è un qualcosa che è possibile riscontrare normalmente. Tuttavia, il rapporto fra Helen e il marito è quello che si accompagna a due esseri in fuga, costretti dalle circostanze a un sostegno reciproco e se in un passato più quieto la relazione si trascinava stancamente, ora invece poco a poco divampa, concretizzando quella reciproca intima e forte passione che è propria dell’attrazione. Per la prima volta, fra mille pericoli, vivono veramente la loro unione, riscoprono quella scintilla amorosa da tempo assopita; sono pagine dense e pregne di significato, soprattutto dove lui cerca di capire quella situazione intima che si è venuta a creare, ma sono anche pagine che fanno fremere chi legge, che lo rendono partecipe a questo grande sentimento e alle vicissitudini che sembrano non scalfirlo. Ci sono dei momenti che si viene colti da una autentica commozione per le vette sublimi raggiunte dalla narrazione, per quel limbo di umanità che splende in un mondo sconvolto dalla guerra e dal terrore. La notte di Lisbona, pur con le sue 269 pagine che ne fanno un romanzo non certo breve, è uno di quei libri da cui, una volta iniziata la lettura, è difficile staccarsi sia perché si è naturalmente curiosi di sapere come andrà a finire, sia perché i fatti, i sentimenti sono autentico cibo per l’anima.
Personalmente, quando sono arrivato all’ultima pagina, ho stentato a chiudere il libro, perché il fremito che mi aveva invaso non accennava a diminuire, un’emozione intensa, una commozione sincera nel mentre mi sforzavo di immaginare come fossero i volti di Helen e del marito, due esseri umani nella bufera della tempesta nazista.


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Le opere di Erich Maria Remarque.
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