Possessione Possessione

Possessione

Letteratura straniera

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Roland Michell, giovane studioso londinese mite e riservato, trova accidentalmente in un libro appartenuto a un poeta vittoriano due minute di una lettera indirizzata a una donna. Roland s'improvvisa detective, scopre l'identità della destinataria di quella missiva e coinvolge nelle ricerche la collega Maud Bailey. Ripercorrendo i passi della donna e dell'uomo vissuti un secolo prima, visitando i luoghi dei loro incontri e studiando le opere, i due giovani ricostruiscono e ben presto rivivono, una perduta storia d'amore. I successi di pubblico e di critica mettono in luce quella passione che s'impadronisce del lettore impedendogli di separarsi dal libro finché non sarà arrivato a scoprire la traccia di verità, svelata nel rocambolesco finale.



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Possessione 2019-04-28 09:10:28 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    28 Aprile, 2019
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Il troppo....storpia

Il sottotitolo del libro è “una storia romantica” ed è vero, la promessa in questo senso è stata mantenuta.
Siamo in Inghilterra in due periodi storici diversi e due sono le storie d’amore parallele: una inserita in epoca vittoriana, un’altra nel presente (anche se non viene indicata la data, leggendo deduciamo che non ci sono ancora i telefonini, quindi possiamo pensare si tratti degli anni ‘70/‘80).
I protagonisti della storia d’amore più antica sono Christabel LaMotte ed Randolph Henri Ash, entrambi poeti vittoriani. Roland, uno studente universitario, trova un giorno in un libro di Giambattista Vico, appartenuto al poeta Ash, due copie minute di una lettera d’amore diretta ad una donna sconosciuta : le conserva gelosamente (e impunemente) e si mette subito alla ricerca di questa donna, senza rivelare a nessuno la propria scoperta. Questa avventura “letteraria” gli farà incontrare Maud, anch’essa studentessa e massima esperta della poetessa Christabel LaMotte: i due, nel ripercorrere la storia d’amore dei due poeti, si innamoreranno a loro volta.

Questa è la trama che trovate anche sul retro della copertina, quindi io non vi ho rivelato niente di più.

É la prima volta che sono in imbarazzo nel commentare un libro e vi spiego subito il perché.
Si sa che il libro è stato osannato dalla critica, soprattutto anglosassone, che la scrittrice è una critica letteraria, una autorità nel suo campo e riconosco che questo romanzo le sarà costato molto lavoro, perché tutto quello che compone il libro, dal nome dei personaggi ai documenti che ricostruiscono la storia d’amore dei due poeti, è stato tutto inventato dalla Byatt.
Quando ho letto le prime centocinquanta pagine (il libro è composto da oltre 500 pagine) , la mia attenzione era ben desta, insieme alla curiosità che comunque non mi ha mai lasciato fino alla fine, ma dopo...ho trovato la lettura veramente appesantita.
Non esagero nel dire che la metà di tutto il libro, se non di più, si compone di lettere, documenti, intere pagine di diario, lunghissimi poemi, risalenti all’epoca vittoriana, che Roland e Maud scoprono e leggono avidamente e che sono scritte in un linguaggio più anticheggiante, lontano da quello del presente vissuto dai due studenti. È un’opera veramente imponente, in cui la scrittrice forse si è un po’ troppo autocompiaciuta nel dare prova di tutta la sua “intelligenza letteraria” appesantendo un libro ed una storia che sarebbero stati molto più piacevoli.
Non si tratta della lunghezza, ci sono libri meravigliosi assai più lunghi di questo, non si tratta della difficoltà di leggere i documenti, perché sono scorrevoli anche quelli nonostante una prosa o una poesia diverse da quelle contemporanee: si tratta, secondo me, di invasioni, interruzioni continue nella storia presente, che danno fastidio a lungo andare e confesso che a metà libro ho saltato tutti i documenti, se ne poteva fare a meno, in quanto la comprensione della trama non ha subito torti.
Non è facile per me dare questo giudizio poco lusinghiero ad un libro, sono una lettrice che trova del buono in ogni opera di qualità e questo libro è di qualità, assolutamente non discuto sul suo valore. Pregevoli le poesie, i poemi, geniale la composizione di tutto il romanzo, ottima la traduzione italiana.
Sarebbe stato peró un libro migliore, più piacevole se la scrittrice lo avesse alleggerito di tutta quella lunga documentazione che veramente ha dato fastidio alla narrazione degli eventi. È veramente il caso di dirlo: il troppo storpia!

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Questo libro è corposo e non facile. È una esperienza da provare
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Possessione 2015-02-13 17:30:36 Vanellope Von Schweetz
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Vanellope Von Schweetz Opinione inserita da Vanellope Von Schweetz    13 Febbraio, 2015
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…di libri perfetti...

Ecco "Il Romanzo", ovvero quel libro che avrei voluto leggere da tantissimi anni e che mi ha tenuto impegnata per settimane, anzi posso dire, citando il titolo, mi ha davvero "posseduto".
"Possessione" è un'opera monumentale, difficile, colta, corposa, che risucchia il lettore nelle sue pagine e chiede da lui un grande sforzo di concentrazione e comprensione; allo stesso tempo è un capolavoro, un romanzo così bello che appena chiuso viene voglia di riaprirlo e ripartire dall'inizio per cogliere tutte le sue mille sfaccettature.

Qualche cenno alla trama:
Lo studioso Roland Mitchell scopre fortunosamente un carteggio sconosciuto appartenuto al poeta vittoriano Randolph Henry Ash. Nel tentativo di scoprire il destinatario della missiva chiede aiuto alla studiosa femminista Maud Bailey. I due scoprono insieme la relazione segreta intercorsa un secolo prima tra il poeta e la poetessa Christabel La Motte, in una corsa contro il tempo per trovare tutti gli indizi e ricostruire questo intreccio inedito prima di altri studiosi, ossessionati anch'essi dai due poeti. Le vicende vittoriano si legano a doppio filo con il presente, Roland e Maud finiranno per essere al tempo stesso investigatori e innamorati in un magistrale gioco di rimandi tra presente e passato.

Questo il plot in poche righe, comunque inadeguate a descrivere appieno un romanzo tanto complesso e sfaccettato.
"Possessione" (1990) è un perfetto romanzo postmoderno, tanto è vero che Wikipedia dice fu scritto in "risposta" a "La moglie del tenente francese" di John Fowles, altro caposaldo del movimento (opera da recuperare assolutamente come il relativo film con Meryl Steep).
L'autrice è immensamente brava ad infarcire la sua opera con tutte le caratteristiche tipiche della corrente, infatti ciò che rende il romanzo tanto speciale e allo stesso tempo tanto corposo, è il suo essere costituito da frammenti di lettere, diari, trattati, poesie, favole, interi poemi appartenuti ai due poeti vittoriani Ash e La Motte, così che la romantica e celata storia del passato si dispiega davanti ai nostri occhi e diventa attuale, moderna, il rovescio della medaglia della relazione tra Roland e Maud.
Viene proprio da chiedersi se i due poeti vittoriani siano realmente esistiti, dal momento che essi appaiono al lettore così veri, vivi, pieni di vitalità. Invece la Byatt è riuscita a creare un mondo che è tutto interno alla sua fantasia. Ash e La Motte sono il frutto della sua incredibile creatività, ma prendono vita dalle pagine del suo romanzo, tanto da sembrare a più riprese, quasi più vivi di alcuni studiosi che liindagano da anni, che ne hanno fatto la loro unica e sola ragione di vita, e sono diventati più ammuffiti e stantii dei documenti che cercano ossessivamente di catalogare.

Questo ci porta a parlare di un'altra tematica del romanzo, ovvero la dura critica della Byatt nei confronti degli studi accademici. Il libro è pieno di ricercatori ossessionati, "posseduti", dagli autori che studiano e di cui curano il lascito. Essi considerano gli autori del passato come una loro proprietà, ne collezionano ossessivamente gli oggetti più insignificanti, in una gara anche sleale per avere ogni cimelio. Nessuno è immune da questo innamoramento malsano per l'oggetto delle proprie ricerche e il primo ad esserne posseduto è proprio il protagonista, Roland. Egli trova per primo le lettere inedite di Ash e invece di metterle a disposizione del dipartimento per cui lavora, le cela al pubblico nel tentativo di ricostruire autonomamente l'intreccio inedito e romantico tra il suo autore di culto e la sua misteriosa amante, sperando in cuor suo di riuscire a dare una svolta alla sua vita accademica scialba e senza apparenti possibilità di miglioramento.
La parola chiave del romanzo fin dal titolo è appunto possedere: possedere oggetti del passato e farne la proprio ragione di vita. Trovare il senso della propria esistenza attraverso cimeli del passato, vivendo quindi in quel passato anziché nel presente. Questo è quello che fanno tutti i personaggi delle pagine della Byatt, vivono rinchiusi nei loro polverosi uffici, topi di biblioteca senza più nessun contatto con il presente, uomini e donne di oggi completamente risucchiati dal secolo precedente.

"Possessione" è come un diamante, stupendo, prezioso e dalle mille sfaccettature. A seconda di come lo si guarda assume un aspetto diverso.
È una doppia storia romantica che intreccia passato e presente, è una critica al mondo accademico e universitario, è una perfetta (e insieme fittizia) ricostruzione storica di due poeti vittoriani, è perfino un thriller farcito di colpi di scena, corse contro il tempo e rocambolesco finale con disvelamento della verità.
Tutto ciò lo rende il capolavoro che è.
Vi consiglio di leggerlo e soprattutto di non lasciarvi intimorire dalle digressioni che lo possono far apparire prolisso e noioso. Se saprete insistere e riuscirete a scalfirne la superficie scoprirete che oggetto prezioso sia.

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Ha voglia di mettersi in gioco con un libro che è una sfida.
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Possessione 2012-09-09 17:34:52 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    09 Settembre, 2012
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Romantico giallo letterario

Balzando continuamente dagli anni ottanta alla metà del diciannovesimo secolo Antonia Byatt ci guida in una sorta di giallo letterario sulle tracce di una insospettata love story tra due poeti dell'epoca vittoriana, seguendo una pista d'inchiostro fatta di lettere e poesie. Il protagonista è Roland Michell, giovane studioso di letteratura che scopre per puro caso la corrispondenza amorosa tra il famoso poeta Randolf Henry Ash, soggetto principale dei suoi studi, e Christabel La Motte, poetessa anche lei. Una scoperta sorprendente perché Lord Ash è sempre stato visto come un uomo poco passionale e diligentemente fedele alla propria consorte e Miss La Motte come una persona schiva e diffidente, nonché notoriamente omosessuale. Roland per districarsi nell'indagine chiede aiuto ad una profonda conoscitrice di Christabel e sua discendente, Maud Bailey. I due nel portare avanti la ricerca dovranno fare i conti con aristocratici sospettosi, amici impiccioni, imperialisti della cultura, fidanzate gelose e vecchie fiamme dure a rassegnarsi. Ma scopriranno verità sconcertanti e troveranno anch'essi l'amore. Romantica senza mai essere sdolcinata, questa storia è un mix tra moderno e antico, tra prosa e poesia, tra storia d’amore e giallo. Un’idea originale e una trama tutto sommato interessante, sorrette dall’ottimo stile dell’autrice e da personaggi di grande carisma e personalità come Ash e La Motte. Antonia Byatt non si limita a inventare le due figure ottocentesche ma si prodiga anche nel compilarne i versi in perfetto stile vittoriano e nel creare fonti, citazioni e commenti. Ma questo se da un lato è encomiabile e tende a rendere più veritiera la storia dall’altro appesantisce notevolmente la lettura di chi è poco avvezzo a quel genere artistico, rendendola meno piacevole e addirittura ostica nelle parti in cui ci si imbatte in spezzoni di critiche letterarie e di diari soporiferi. Soprattutto l’inizio può risultare lento e pesante, poi aumenta l’interesse e sale un po’ il ritmo per giungere però ad un finale un tantino scontato e forzatamente lieto.

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Possessione 2012-05-26 20:34:20 LittleDorrit
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LittleDorrit Opinione inserita da LittleDorrit    26 Mag, 2012
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Perplessità

" Il libro era spesso e nero e coperto di polvere. La copertina era incurvata e grinzosa; doveva essere stato maltrattato, ai suoi tempi".

Con questo incipit ci si avventura nel particolarissimo romanzo della Byatt. Siamo nella London Library, sono le dieci di mattina di un giorno di settembre del 1986 e Roland Michell, un ricercatore universitario, trova casualmente delle minute di lettere del poeta vittoriano Randolph Henry Ash indirizzate ad una misteriosa donna. La storia parte da qui e subito ci troviamo immersi in un piccolo mistero che ci terrà legati fino all'ultima pagina. Mentre siamo impegnati a ricostruire passo dopo passo la storia d'amore clandestina tra il poeta Ash e la poetessa, che si scoprirà essere Christabel Lamotte, seguiamo in diretta quella del ricercatore e della sua bella collega Maud Bailey. Essi, infatti, ripercorrendo le tappe dell'amore segreto dei due poeti, vengono influenzati e attratti a loro volta tanto da innamorarsi l'uno dell'altra. Il romanzo sin qui potrebbe essere considerato una piccola perla ma in realtà si perde un pó a causa dello stile aulico della scrittrice. La Byatt che é una nota critica letteraria dalle numerose pubblicazioni, forse per deformazione professionale, si immerge totalmente in versi e elucubrazioni smontando e ricostruendo la trama quasi fosse un lavoro professionale da presentare. Tutto questo a mio avviso appesantisce di molto il romanzo e un lettore medio, senza abilità alcuna nel districarsi nei meandri della poesia vittoriana, rischia di non gustare piú l' intreccio narrativo originale e romantico. La nota positiva é che il cinema ha pensato bene di ricavarci un film dove tutto appare chiaro e gradevole ma...é pur sempre un film e non ha la magia di un libro. Diciamo che é il primo romanzo che mi ha lasciata perplessa e per questo ho pensato di inserirlo tra gli scaffali di qlibri sperando in altri commenti di lettori che mi chiariscano le idee. Aspetteró...chi vivrà...saprà!

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