Narrativa straniera Romanzi storici So che ci rivedremo presto
 

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So che ci rivedremo presto

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Emily è ferma davanti alla tela e non può fare a meno di fissarla. Quando le è stato recapitato il pacco, proveniente da una galleria d’arte tedesca, dapprima ha pensato a un errore. Poi lo ha aperto e, negli occhi della donna ritratta, ha riconosciuto la persona che l’ha cresciuta e che ora le manca più che mai, sua nonna. Ora che intorno a lei il lavoro, l’amore e la vita vanno a rotoli. Non ha idea di chi possa averle mandato il quadro, né tantomeno chi sia l’autore della dedica scritta a mano. Poche semplici parole che esprimono un sentimento profondo. Sicuramente non suo nonno, che ha abbandonato la famiglia senza più dare notizie. Mille domande affollano la mente di Emily, che decide di indagare. Deve andare in Germania per capire cosa leghi quel paese a sua nonna. Passo dopo passo, quei luoghi le raccontano di un passato segreto e sconosciuto. Le raccontano delle sue radici in modo inaspettato, quasi inaccettabile. Per Emily la seconda guerra mondiale era stata sino ad allora solo un capitolo di storia da studiare a scuola. Ora invece scopre che è parte della sua famiglia. Scopre che quel periodo buio ha fatto da sfondo a un grande e impossibile amore. È arrivato il tempo per Emily di ricostruire le proprie origini e venire a patti con le scelte che ha fatto, con la rinuncia che le brucia nel cuore. Perché oggi, come ieri, bisogna avere il coraggio di credere nei propri desideri, di dire la verità anche se fa male, di dare spazio al possibile.

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So che ci rivedremo presto 2019-11-24 20:36:24 ALI77
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    24 Novembre, 2019
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UNA STORIA CHE NON CATTURA IL LETTORE

La protagonista Emily è un personaggio molto insicuro, fragile e all'inizio io lo sentivo anche molto antipatico. Ha trentasei anni è single e ha perso il lavoro, non ha un buon rapporto con il padre e un giorno riceve un quadro con il ritratto della nonna scomparsa, Margaret.
"E' vero, su questo aveva ragione: mi sentivo molto più a mio agio sulla carta stampata che nel mondo reale. Ah, se avessi potuto vivere tutta la vita proteggendomi dietro lo schermo di un computer!"
Da lì inizia una vera e propria ricerca nel passato, l'autrice alterna il presente al passato con il racconto della vita della nonna a partire dalla seconda guerra mondiale.
La storia è molto prevedibile e molto scontata, non c'è nulla da scoprire perché abbiamo capito tutto e comunque l'autrice ce lo dice chiaramente.
Emily è una donna che ha sofferto molto per l'abbandono del padre quando era un'adolescente e ha fatto molti sbagli nel suo passato, a partire dal dare in adozione sua figlia. E' un dolore che si porta dietro negli anni e che non si perdona.
Emily e il padre Victor si uniscono per cercare chi sia il mittente del quadro e capire cosa è successo a Margaret nel passato.
Nei capitoli ambientati nel 1940 in poi, incontriamo la storia di un altro personaggio Peter, un soldato tedesco che viene catturato e mandato in Florida, come prigioniero, per raccogliere la canna da zucchero. Conosciamo un uomo che si è arruolato per forza e che non crede all'ideologia nazista ma che anzi, è sollevato quando capisce che ha finito di combattere.
Ma la strada per lui è in salita.
In Florida non trova solo persone che lo disprezzano ma anche anche degli americani tolleranti come Margaret.
" E mentre teneva le mani in alto, Peter era stato sopraffatto da un improvviso senso di vergogna. Ma non perché era stato sconfitto in battaglia. No, si vergognava perché era felice che quella dannata guerra fosse finalmente finita."
Non è uno spoiler attenzione, l'autrice ci dice chiaramente che Peter è il nonno di Emily e il padre di Victor, ma la trama infatti è incentrata sul perché Margaret e Peter si siano separati.
Tre quarti del libro scorre senza emozione, la trama in alcuni punti mi sembrava molto forzata e prevedibile, poco interessante e poco coinvolgente.
Emily è un personaggio che non emoziona, che non suscita nulla, non ha fiducia negli uomini, è insicura e fragile e troppo distante dalla storia.
La storia di Margaret e Peter è più interessante anche se non si riesce sinceramente ad affezionarsi nemmeno a questa vicenda, sembra un testo scritto senza anima, ma un minimo di emozione la troviamo verso la fine ma non capisco perché solo nella parte conclusiva.
Se non siete abituati a leggere il romanzo storico allora potete apprezzare meglio di me questa storia, ma per me la Harmel riesce a scrivere molto meglio di così.
Qui sembra mancare una trama solida, un'idea di partenza che forse non è stata sviluppata nella maniera corretta.
Mi sono chiesta molte volte cosa ci sarà di così sconvolgente da scoprire?
E se c'era qualcosa in più che non avevo capito, ma avevo proprio scoperto tutto.
E' un vero peccato, perché l'ultima parte è stata molto più coinvolgente e più emozionante ma non basta per arrivare alla sufficienza.
Sono molto critica perché qui manca il cuore, l'anima, manca l'autrice di "Finché le stelle saranno in cielo" e mi dispiace molto.
Spero veramente che la Harmel cambi e che ritorni a raccontarci delle storie emozionanti, altrimenti io passerò a leggere qualcos'altro.

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