Narrativa straniera Romanzi Il sale della terra
 

Il sale della terra Il sale della terra

Il sale della terra

Letteratura straniera

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Dici Acapulco e pensi a spiagge di sabbia finissima, mare cristallino e palme accarezzate dalla brezza. Ma oggi la perla del Pacifico è molto diversa dall'immagine da cartolina usata per attirare i turisti. Il narcotraffico si è insinuato in città e gli omicidi sono all'ordine del giorno. Ad Acapulco vive Lydia, che si divide tra il lavoro in libreria e la famiglia: il marito Sebastián, giornalista, e il figlioletto Luca, otto anni e un'intelligenza fuori dal comune. Quello che Lydia non si aspetta è che la sua esistenza venga sconvolta improvvisamente, quando un commando di uomini armati irrompe alla festa di compleanno della nipote e stermina i suoi cari. Nascosti in bagno, solo Lydia e Luca si salvano dalla carneficina, e per loro inizia una fuga estenuante. Rimanere in Messico equivale a morte certa, ma per non farsi rintracciare dal boss che ha ordinato il massacro bisogna evitare le strade più battute e i normali mezzi di trasporto. Così, a madre e figlio non resta altro che prendere la via dei migranti. Questo significa anche salire sulla Bestia, il treno merci su cui si salta al volo rischiando di finire stritolati. Affrontano così la difficile traversata del deserto, conoscono altri migranti, alcuni disposti ad aiutarli, altri pronti ad approfittarsi di loro, cercando disperatamente di conservare la propria umanità in un'esperienza che di umano ha ben poco. Ma è davvero possibile raggiungere il confine? I sicari li troveranno? E cosa ha scatenato la furia del boss che li vuole morti?



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Il sale della terra 2020-06-02 16:37:20 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    02 Giugno, 2020
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American Dirt

“E’ un ciclo, pensa Lydia. Ogni giorno un orrore nuovo, e quando finisce, subentra quel senso di distacco surreale. Una specie di incredulità verso quanto hanno appena sopportato. La mente ha i poteri magici. Gli esseri umani hanno i poteri magici.”

Sulla fascetta di accompagnamento a questo romanzo possiamo leggere queste parole di Stephen King: “Sfido chiunque a leggere le prime sette pagine di questo libro e a non finirlo”. Di solito non do molta importanza a questo tipo di frasi, che hanno senza dubbio lo scopo di fare pubblicità al libro e invogliare il lettore di turno a comprarlo. Ma in questo caso la frase è autentica.

Il romanzo si apre con un incipit folgorante: un bambino è in bagno a fare la pipì e per puro caso non viene colpito in testa da un proiettile che entra dalla finestra. Prima che riesca a capire cosa sta accadendo sua madre lo spinge nella doccia e i due si nascondono lì, mentre i sicari assoldati dal capo di un cartello di narcotrafficanti stanno sterminando tutta la loro famiglia.
Siamo ad Acapulco, in Messico. La vita di Lydia e Luca viene stravolta così, in un giorno di festa. Ma non c’è tempo per il lutto, non c’è tempo per la disperazione: Lydia sa chi è il mandante che ha fatto sterminare tutti i suoi cari, lei e suo figlio si sono salvati per caso. Adesso la sfida è sopravvivere, non farsi uccidere, fuggire.

Inizia così un viaggio che tiene il lettore con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina, il viaggio per raggiungere gli Stati Uniti, dove Lydia spera di poter essere finalmente al sicuro dalla violenza dei narcotrafficanti. Madre e figlio si ritrovano a compiere il percorso che molti migranti irregolari compiono quotidianamente: ciascuno spinto dalla propria personale motivazione dettata dalla disperazione, dall’impossibilità di trovare un’altra alternativa alla violenza e alla sopraffazione. Perché ogni essere umano vuole sopravvivere in fondo, malgrado la storia di dolore che si porta alle spalle, malgrado le infinite insidie che si nascondono nel viaggio stesso, che può facilmente diventare esso stesso origine di tribolazione e male senza fine. Ogni essere umano ha diritto a vivere in pace ed anche, possibilmente, ad un po’ di felicità.

"Il sale della terra" mi ha colpita molto perché l’autrice è riuscita benissimo a coniugare una scrittura coinvolgente, che non risulta mai pesante o noiosa ma che fa desiderare il prezioso momento della lettura, ad una notevole profondità dei temi trattati. Riesce a scavare senza risultare banale o stucchevole fra sentimenti ed emozioni, riesce a far commuovere e a far riflettere il lettore.
Ho letto che questo romanzo negli Stati Uniti è al centro di una polemica perché l’autrice è bianca (ha solo una nonna portoricana) e secondo alcuni intellettuali non doveva permettersi di scrivere riguardo agli immigrati messicani, che nel testo sono presenti degli stereotipi e che, invece di questo romanzo, si sarebbero dovuti pubblicizzare degli scritti di autori messicani. Mi sembra una discussione molto lontana dalla nostra realtà italiana. Il romanzo secondo me ha ottime caratteristiche per essere apprezzato: molto coinvolgente dal punto di vista della trama, riesce a far entrare il lettore in profonda empatia con i personaggi, racconta una storia realistica e ci fa riflettere di più su alcune questioni di attualità. E’ stato scritto senza dubbio per toccare alcuni tasti sensibili, per affrontare il tema dell’emigrazione e della violenza legata ai cartelli dei narcotrafficanti prevalentemente dal punto di vista emotivo. E’ stato scritto per avere successo, per essere letto con soddisfazione da molte persone. Sinceramente a me tutto questo non sembra un difetto: il romanzo mi è piaciuto tantissimo e lo consiglio a tutti.
Buona lettura.

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Il sale della terra 2020-04-30 13:34:36 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    30 Aprile, 2020
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"También de este lado hay suenos"

«Luca ha la sensazione che, se girasse la testa, se dovesse punzecchiare la bolla di quell’incubo con il dito, scatenerebbe un torrente così impetuoso che verrebbe trascinato via per sempre. Così sta attento a rimanere quasi immobile. […] L’unica cosa buona del terrore, ormai Lydia l’ha capito, è che è più immediato del dolore. Sa che presto dovrà fare i conti con quello che è successo, ma per ora il pensiero del rischio che corrono serve ad anestetizzarla dalla peggiore delle angosce. Si sporge dal balcone e controlla la strada. Si dice che non c’è nessuno. Si dice che sono al sicuro.»

Il suo nome è Lydia e vive ad Acapulco dove gestisce la sua libreria, cresce il piccolo Luca di otto anni e vive felice con il marito Sebastiàn, giornalista specializzato nel narcotraffico. Perché da qualche anno la perla del Pacifico con la sua spiaggia finissima, il mare cristallino e le palme accarezzate dalla brezza ha mutato il suo volto essendosi insinuata nella quotidianità una radicata e inarrestabile criminalità. Quest’ultima è pronta a tutto pur di affermare il proprio comando, pur di imporre la propria egemonia. Quello dei Los Jardineros è un cartello giovane, ma molto forte. Non teme rimostranze, non ha scrupoli. Che si tratti di bambini, donne, uomini, anziani, non vi è differenza. Che siano necessarie teste amputate, dita mozzate, incendi dolosi, non fa differenza. Tutto ruota attorno ad un unico fine che verrà realizzato a qualsiasi costo; il potere. A capitanare questa novizia attività criminale vi è un uomo dal grande acume e dal fascino irresistibile, Javier. Con i suoi pensieri, con la sua passione per la letteratura, con i suoi modi eleganti, non fatica a subentrare nella vita degli abitanti della città, non fatica a farsi amica Lydia. Lydia che non sospetta, Lydia che si fida, Lydia che vede il suo lato buono e umano per poi scoprire quello demoniaco e mostruoso che va a distruggere quel delicato vaso di cristallo. La necessità della verità, la voglia di farla emergere del marito, di smascherare il mostro, il passo falso. La carneficina. Una famiglia spezzata durante una Quinceañera; madre e figlio, gli unici sopravvissuti, per puro caso, alla ferocia. Perché per quanto la reazione del boss fosse stata preventivata e anticipata, un terzo evento non connesso e imprevedibile ne ha scatenato la follia, ha portato alla necessità di una vendetta inarrestabile e improcrastinabile. Ma questo Lydia non lo sa ancora. Lydia, non può nemmeno immaginarlo. Lei e Luca adesso devono scappare, via, verso il Norte, via verso quell’unica possibilità di salvezza che hanno. Perché tutti ad Acapulco sono corrotti, tutti. Poliziotti, giornalisti, uomini e donne comuni, tutti. Il nemico è ovunque, il pericolo li circonda. Avrà inizio da qui la fuga di una madre e di un figlio di appena otto anni dall’intelligenza fuori dal comune, avrà inizio da qui il viaggio della speranza che li vedrà accompagnati da tanti altri migrantes che come loro cercano la possibilità di una vita, non tanto migliore, quanto di una vita. Perché tra criminali, membri di bande, pentiti, stupratori, assassini, vi sono persone che cercano di fuggire dall’orrore, che cercano di scappare dalla delinquenza che li circonda, dal male che sembra essere ovunque e che sembra essere sempre in agguato per sopraffarli, per divorarne le carni e le anime. In questo viaggio che li vedrà abbracciare scelte impensabili, rischiare quell’esistenza che già di per sé è condannata in atti apparentemente scellerati ma di fatto l’unica possibilità di salvezza, i due protagonisti principali conosceranno le sorelle Soledad e Rebeca, conosceranno Beto, conosceranno El coyote, tanti volti di storie di vita tra loro distanti, eppure, tutte accomunate dalla sofferenza. Perché ciascuna di queste voci ha un passato da lasciarsi alle spalle, ha subito una o più violenze, ha subito una o più perdite, ha subito uno o più soprusi, ha subito. Subito, voce del verbo subire. Subito. E quando non hai più niente da perdere e non ti resta altro che quella vita a cui sei disperatamente aggrappato da proteggere, allora sì che puoi davvero provarci. Ed è questo che fanno queste voci, ci provano. Andando incontro al pericolo, rischiando di essere prese, rischiando di essere deportati nel caso di non messicani, rischiando di finire in mano alla migra, rischiando di finire in mano ai cartelli, rischiando di non arrivare vivi a quel norte per quella rotta del Pacifico che tutti hanno indicato quale essere la più sicura.

«Quando si rialza dal marciapiede, è già il fantasma di se stessa. Forse, nel profondo di lei, c’è ancora uno stoppino che brucia piano, lasciato dalla fiamma che era un tempo, ma Soledad non può sentirlo. Apre la porta dell’appartamento, e scende.»

Jeanine Cummins ci dona un libro che con la sua storia ci mostra un mondo che non conosciamo se non per nome o per fama. Ci rende partecipi del dolore, ci rende partecipi del viaggio della speranza. Ci invita a soffermare la nostra attenzione su una tematica attualissima, fortemente discussa e ancora oggi contestata, ci invita a far della nostra empatia l’abito con il quale imprimere sulla pelle, per mezzo delle parole, una realtà. E con questo, ella riesce nel suo intento. Ci propone un libro dalla penna fluida, dalle voci vivide e dal mordente costante, un elaborato che è un continuo di colpi di scena, di colpi al cuore, di riflessione costante. Un libro che scuote, un libro che quando giunge al termine, resta.

«E adesso la paralisi dell’empatia tocca a Lydia. Quell’emozione profonda la sorprende: come può esserle rimasto del dolore da riservare agli altri, al nipote assassinato di Paola? Eppure eccola lì, l’angoscia che le svuota le ossa, la disperazione per un bellissimo ragazzo che lei non ha mai conosciuto. Per gli innumerevoli lutti di tutti quei ragazzi rubati, che si estendono da una famiglia all’altra come uno dei giochi di Luca, quello in cui bisogna unire i puntini. È così grande, la sofferenza. È esponenziale. Ogni morte violenta si amplifica di cento volte, di mille volte. Tutti in questa banca conoscono una porzione piccola o grande di quel dolore. Tutti a Nogales. Tutti coloro che vivono in un posto suddiviso in plazas e governato da uomini come Javier. A che scopo?»

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Il sale della terra 2020-02-20 09:49:58 a3f2
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a3f2 Opinione inserita da a3f2    20 Febbraio, 2020
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ATTUALE E VICINO A NOI

Libro che ha suscitato molte discussioni negli Stati Uniti, ha avuto grande successo ma anche criticato dalla comunità messicana perchè una 'bianca statunitense non può scrivere una storia di migranti messicani'.
J.Cummins dichiara di essersi documentata per anni ed avendo una nonna portoricana ed un marito che è stato immigrato irregolare, la sua famiglia ha un vissuto. Al di là di questioni extra letterarie, il libro è interessante, avvincente, si legge in un fiato ed ha diversi punti rilevanti. Racconta la storia di una donna che è costretta a scappare da Acapulco agli Stati Uniti dopo che un cartello della droga ha massacrato la sua famiglia per via degli articoli 'scomodi' del marito. Diventa quindi una migrante clandestina a tutti gli effetti, immergendosi in una realtà che le era lontanissima. Con tutti i distinguo è quasi come se uno di noi si trovasse immerso in un viaggio sui barconi che attraversano il mediterraneo, un incubo a cui mai si penserebbe di essere sottoposti. Succedono ovviamente cose terribili in questo viaggio, ma tutto sommato la storia sembra realistica e credo indicativa di cosa succede in questo continuo flusso di persone in fuga dalla povertà, dalle prevaricazioni dei cartelli e da varie situazioni 'sconosciute' nel nostro mondo.
Un libro che merita, anche per farci riflettere su quanto accade da noi e sulle vicende che vivono tutti quelli costretti a scappare dal proprio paese.

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