Poesia Poesia straniera La ballata del vecchio marinaio e altre poesie
 

La ballata del vecchio marinaio e altre poesie La ballata del vecchio marinaio e altre poesie

La ballata del vecchio marinaio e altre poesie

Letteratura straniera

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La storia della maledizione che pesa su una nave, del magico incontro col vascello fantasma, di una colpa e di un'espiazione. In una nuova traduzione il capolavoro del grande poeta (1772-1834) del romanticismo inglese.



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La ballata del vecchio marinaio e altre poesie 2016-03-24 11:13:01 LittleDorrit
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LittleDorrit Opinione inserita da LittleDorrit    24 Marzo, 2016
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Crimine e punizione nella versione romantica di Co

Un marinaio grinzoso e dagli occhi spiritati ferma per strada un giovane uomo che si sta recando ad un matrimonio.
È un giorno di festa, i cuori sono lieti e leggeri e quel vecchio dalla lunga barba argentea e dalle mani avvizzite e scheletriche conduce con sé un alone di malaugurio.
Il vecchio trattiene il giovane con mano d'artiglio e comincia a parlare:

"C'era una volta un bastimento...."

Il giovane, spaventato, vuole fuggire lontano da quello sguardo acceso e perso nelle dense nebbie della memoria che, al pari di quelle oceaniche, conducono l'ascoltatore alla deriva ma, non può perché ne resta ammaliato.
E così, suo malgrado, decide di fermarsi e sedutosi su di un masso, ascolta ciò che il vecchio ha da narrare.
Il marinaio ha una storia di cui liberarsi.
È il racconto delle conseguenze nefaste legate alla morte di un Albatro, uccello portafortuna importantissimo, secondo la credenza popolare, per la protezione della navigazione.
Con la sua morte, per mano dello stesso marinaio che narra, s'innesca una maledizione che nella narrazione risulta essere il punto di non ritorno, e la nave e il suo equipaggio vengono condotti in un viaggio sinistro e spettrale in balia di forze infernali, fino a giungere all'attenuazione e alla ritrovata pace.
Il lettore, così come il protagonista, solcherà gli oceani al pari di un novello Ulisse, immerso in una dimensione di sogno, sovraccarica di simbolismi ma pur sempre con la gola serrata da paure arcane ed insite all'uomo.
In poche pagine Coleridge sviluppa, in forma di ballata suddivisa in sette parti, quello che a tutt'oggi è considerato il capolavoro in versi del romanticismo inglese. Scritto in un periodo in cui era in stretto connubio artistico con Wordsworth (che influenzò parecchio l'opera introducendo egli stesso la figura dell'albatro),la ballata fu inserita come introduzione nelle Liryc ballads pubblicate nel 1798 e ritoccata più volte per
togliere di mezzo gli arcaismi del linguaggio.
La critica accolse l'opera come qualcosa di assolutamente bizzarro seppur straordinario.
Tante furono le letture che ispirarono Coleridge nella composizione ma l'influenza maggiore gli venne, come si può facilmente dedurre, dalla letteratura di viaggio.
Dell'opera ho apprezzato più di qualsiasi altra cosa, il passo relativo alla punizione divina per l'atto umano altamente sconsiderato, pagine epiche magistrali.
Ho letto la ballata seguendo in cuffia la recitazione di un attore su video con tanto di sottofondo acquatico e ho trovato l'esperienza di lettura unica, molto empatica e che consiglio fortemente.


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L'Odissea, libri di viaggio, poemetti epici
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La ballata del vecchio marinaio e altre poesie 2013-12-06 09:19:50 Yoshi
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Yoshi Opinione inserita da Yoshi    06 Dicembre, 2013
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La Ballata del vecchio Marinaio e altre poesie

“The body,
Eternal Shadow of the finite Soul,
The Soul’s self-symbol, its image of itself.
Its own yet not itself.”

Coleridge questo sconosciuto,( per me ovviamente) capita nelle mie mani casualmente in un pomeriggio in solitudine per la libreria, mentre mi facevo guidare dalle voci dei libri.
Sfogliando le pagine, spiando qualche frase e parola e mi sono immersa in frammenti di vita, natura amore e morte ed è stato proprio questo libro a tornare a casa con me.
Con una bellissima immagine in copertina, il libro inizia con “La Ballata del Vecchio Marinaio” della quale non mi sarei stancata mai di leggere.
Molto evocativa e a volte inquietante, di facile immedesimazione, letta d’un fiato mentre mi assaporavo contenuto e metafore.

“… Farewell, farewell! But this I tell
To three, thou Wedding-Guest!
He prayeth well, who loveth well
Both man and bird and beast.
He payeth best, who loveth best
All things both great and small;
For the dear God who loveth us,
He made and loveth all.”

A scuola ci insegnavano a leggere le poesie e ad analizzarle, cercando di capire cosa il poeta volesse trasmetterci.
Dovevamo rispondere a domande prestabilite, fatte ogni anno ad alunni annoiati che di poesia non ne volevano sapere.
Ed è grazie alla scuola che dalle poesia ho sempre cercato di camminare distante.
Le poesie non si possono analizzare razionalmente, la poesia se ha da trasmettere lo fa con la voce del poeta che entra dentro di te attraverso i secoli, sedimenta e fa sbocciare sensazioni.
Non si può analizzare tutto nella vita, tanto meno le poesie e questo l’ho capito adesso, leggendo Coleridge.
Essendo tutti diversi e in fasi diverse della vita, ciò che arriva a me sarà sicuramente diverso da un’altra persona che legge la stessa poesia nello stesso momento.
L’arte, intesa come quadro poesia o libro o scultura deve arrivare alla pancia, deve riuscire a trasmettere qualcosa e soprattutto troverà giusta collocazione solo se chi ha davanti è pronto a coglierne il significato.
In caso diverso, di quel quadro, poesia, scultura o libro non rimarrà nulla.
La guida/Insegnante può dirvi dov’è stata fatta il significato generale, come e con che materiali, chi l’ha fatta e chi era, ma non potrà mai dirvi cosa provare nel momento in cui guardate l’opera.
Questo è successo a me con la poesia.
Se dovessi descrivere le poesie di Coleridge sarebbero il riassunto (un riassunto scritto molto bene!!) della mia vita.
La mia strada fatta di ostacoli e momenti felici, necessità di circondarmi nella natura e di amare ed essere amata.
Domande sulla morte e paura di morire.
Dubbi sull’esistenza di Dio e la ricerca di una spiritualità fatta su misura.

“What never is, but only is to be
This is not life: -
O hopeless Hope, and Death’s Hypocrisy!
And with perpetual promise breaks its promises.”

“… And all the City silent as the Moon
That steeps in quiet light the steady vanes
Of her huge temples.”

Evoca immagini senza tempo, immagini oniriche che emergono da un’anima ignota e profonda.
Parla di cose che tutti proviamo e che tutti cerchiamo, mentre come formiche ci affaccendiamo credendo di avere tempo per fare tutto.

“…Nature! Sweet nurse, O take me in thy lap
And tell me of my Father yet unseen,
Sweet tales, and true, that lull me into sleep
And leave me dreaming.”

Unica nota negativa, non da poco, è che S-consiglio vivamente questa edizione.
La traduzione, secondo me è stata fatta con i piedi ed è per questo che vi ho riportato pezzi di poesia in inglese.
La traduzione rovina le metafore sistemando punteggiatura e la disposizione delle parole a piacimento del traduttore.
Cosa che mi avrebbe fatto scaraventare il libro fuori dalla finestra.
Leggendole in lingua originale, non si perde nulla e si assorbe completamente l’atmosfera, comprendendo in pieno ciò che Coleridge voleva trasmettere o meglio, comprendendo ciò che mi ha voluto trasmettere.
Non ho mai recensito un libro di poesia perché non ne ho mai letto uno in vita mia, mi sono messa in gioco cercando di far trasparire ciò che ho provato.
Forse non sarà completa, forse non è il modo esatto di recensire un libro di questo genere, ma spero di aver incuriosito qualcuno che come me è sempre stato scettico nei confronti della poesia.
Buona lettura.

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