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La presentazione e le recensioni di Mappa del Nuovo Mondo, poesie di Derek Walcott. "Sono nessuno o sono una nazione": questo verso può valere come epigrafe per tutta l'opera di Walcott. Della quale si può dire, innanzitutto, che ci offre la forma più alta, oggi, della lingua inglese - forse anche perché proviene da quei luoghi dove " il sole, stanco dell'impero, tramonta", da una immensa periferia marina, i Caraibi, dove quel sole, tramontando, " porta all'incandescenza un crogiolo di razze e di culture" (Brodskij). "Io sono soltanto un negro rosso che ama il mare" dice un altro verso, ma (leggiamo altrove) uno i cui "occhi ardevano per la prosa cinerea di John Donne". Già questa congiunzione di elementi, questa somma di tribù divise nelle stesse vene, e insieme la stupefacente felicità verbale, la capacità di nominare le cose come in un remoto e stillante " canto dei marinai" rendono unico Walcott e rimandano alla più sobria e precisa descrizione che a lui ha dedicato il suo critico, ma anche poeta, più congeniale Iosif Brodskij: "Walcott non è un tradizionalista ne un "modernista". A lui non si adatta nessuno degli "ismi" disponibili e degli "isti" che ne conseguono. Non appartiene a nessuna "scuola": non ce ne sono molte nei Caraibi, se si eccettuano quelle dei pesci. Si sarebbe tentati di chiamarlo un realista metafisico, ma il realismo è metafisico per definizione, così come vale l'inverso. E poi, è un'etichetta che saprebbe troppo di prosa. Walcott può essere naturalista, espressionista, surrealista, imagista, ermetico, confessionale - a scelta. Semplicemente, egli ha assorbito, al modo in cui le balene assorbono il plancton o un pennello assorbe la tavolozza, tutti gli idiomi stilistici che il Nord poteva offrire: adesso cammina con le sue gambe, e a grandi passi".



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Mappa del Nuovo Mondo 2008-07-08 04:17:55 galloway
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galloway Opinione inserita da galloway    08 Luglio, 2008
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Un oceano di versi

In questa raccolta di poesie pubblicata piuttosto frettolosamente alla data dell'assegnazione del Nobel, manca la poesia "Il mare è la Storia" pubblicata successivamente alla stesura di questi testi e presentata anche sul forum di qlibri.



A questo proposito Nicola Crocetti, in occasione della lettura a Milano del testo inedito della poesia, ha scritto della poesia di Walcott:



"Walcott è poeta del mare. Si può dire che tutti i suoi versi siano impregnati del salmastro dei Caraibi. Le sue poesie sono un arcipelago, composto «di tante isole quante le stelle a notte», di «isole come piselli su un piatto di stagno», dell’isola di Crusoe e «del terrore di essere inghiottiti/ dal blu del cielo sopra di noi/ o dal più aspro blu sotto di noi». Il nostro stesso pianeta è «un’isola in arcipelaghi di stelle». E «il mio primo amico fu il mare», ci confida mentre ci parla di naufraghi e di navi affondate, della sua nostalgia per la distesa sconfinata, del flebile brusìo della risacca, delle foglie lunari dell’oceano e delle golette che lo solcano, e ci racconta quello che meglio conosce della vita: l’amore, i marinai, le tempeste e le maree.



Nella bellissima poesia inedita Il mare è la Storia che leggerà stasera alla Milanesiana, Walcott ribadisce, con Walter Benjamin, il suo credo, e cioè che «non vi è nulla di più epico del mare». Tutto, battaglie, martiri, memorie, è sepolto sotto quella volta grigia. Le religioni e i canti biblici, l’arte del Rinascimento e il progresso, lìemancipazione e la politica giacciono su irraggiungibili fondali. Ed è dalle buie orecchie delle felci, dal ridacchiare sapido delle rocce, cioè dalla Natura - ci ripete Walcott - che, «come un rumore senza alcuna eco», nasce il nutrimento della vita, e inizia davvero la Storia."

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