Saggistica Arte e Spettacolo Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute
 

Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute

Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute

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Dopo lo spettacolo Ausmerzen e il suo successo, anche per rispondere alle domande che lo spettacolo stesso aveva creato, Marco Paolini si è immerso per un anno nella scrittura, rielaborando e tessendo in narrazione una mole enorme di dati, alcuni dei quali - tra i più sconvolgenti - quasi sconosciuti. L'interrogazione su eugenetica, scienza ed etica, e sulle politiche del potere si fonde nel racconto. Un narratore appassionato, pieno di sdegno e pudore, e non privo di humour, ci consegna così un libro di feroce potenza, destinato a diventare necessario. Per tutti.



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Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute 2012-09-26 21:29:19 cuspide84
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cuspide84 Opinione inserita da cuspide84    26 Settembre, 2012
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“LUOGO PER SANARE E CURARE”

“Son morto con altri cento, son morto che ero bambino, passato per il camino.... e adesso sono nel vento....”

Tutti noi siamo a conoscenza dello sterminio avvenuto nei campi di concentramento; tutti noi abbiamo in mente quei vagoni stipati di gente trattata alla stregua di bestie, bestie che venivano portate al macello; tutti noi abbiamo visto le fotografie di persone spogliate dei loro vestiti, dei loro nomi e delle loro identità, ci ricordiamo i mucchi di valige, di vestiti, di effetti personali di queste persone, colpevoli di non essere ariani, di non essere tedeschi, di essere diversi, ebrei, zingari, omosessuali, antinazisti... tutti ridotti ad un numero e accomunati da una cosa sola: dal fatto di essere vite indegne di essere vissute.
Ma sapete che la cosiddetta eugenetica e lo sterminio di massa vero e proprio, non iniziò nei campi di concentramento ma prima? Sapete che questi ultimi furono soltanto una “naturale” evoluzione della famigerata Aktion T4? No? Bene, allora questo libro vi spiegherà tutto, vi racconterà da principio come sia stato creato quest'orrore, dalla scelta di un villino (espropriato ad un ebreo), divenuto sede e quartiere generale di questa azione, agli obiettivi, ovvero eliminare tutti quei soggetti considerati delle bocche inutili da sfamare, soggetti privi di futuro che costituivano solo un peso piombato per lo stato, soggetti che avevano avuto la sfortuna di nascere in un'epoca sbagliata, con dei problemi psichici o fisici, soggetti che venivano selezionati accuratamente, caricati su pullman coi vetri oscurati e condotti lontano dalla vita, condotti verso la strada del non ritorno... leggerete di genitori che ignari firmarono la condanna a morte dei loro figli, di bambini di cui non è rimasto nulla, se non un mucchietto di ceneri anonime e una lettera invocante l'aiuto della mamma; leggerete le storie terribili di Lossa, un bambino coraggioso che rubava le mele per i bimbi più sfortunati di lui, che resistette ben 15 mesi laddove di solito si sopravviveva per un massimo di 9 settimane; leggerete di bimbi altoatesini di origine tedesca deportati lontano da casa per non farvi più ritorno; leggerete di tecniche mediche orribili e impensabili, praticate su soggetti senza l'uso dell'anestesia; vedrete l'orrore e la disperazione negli occhi di quelle persone pienamente consapevoli di ciò che li attendeva in quelle strutture al cui ingresso un cartello recitava: “Luogo per sanare e curare”.

Un libro forte, crudele e spietato, ma vero e dannatamente reale. Un libro che apre una ferita che non si rimarginerà mai, una ferita che non si potrà mai rimarginare, perchè non si potrà mai dimenticare l'orrore che ha caratterizzato gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso. Un libro che vi farà scoprire alcune cose (sapevate che Konrad Lorenz, si proprio quello che ricordiamo seguito dalla papera che in base all'imprinting lo considerava la sua mamma, era nazista convinto della “bontà” dell'eutanasia praticata su vite non degne di essere vissute?) di cui non eravate a conoscenza; leggerete i nomi dei luoghi in cui avvenivano queste mattanze e resterete inorriditi dal numero di persone “euthanasiert”, ovvero decedute per eutanasia.
Leggetelo per sapere, leggetelo per provare a capire, leggetelo per non dimenticare.

“Io chiedo come può l'uomo uccidere un suo fratello, eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento. Ancora tuona il cannone, ancora non è contento di sangue la belva umana, e ancora ci porta il vento. Io chiedo quando sarà che l'uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare, e il vento si poserà”.

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