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Italia, anni Settanta. Mentre piombo e tritolo infiammano il Paese, si combatte una guerra più sotterranea e silenziosa tra le cosiddette fonti ufficiali dell'informazione e i molti rivoli della militanza democratica. Di fronte alle azioni di depistaggio dei servizi segreti "deviati", nascono gruppi di controinformazione impegnati a costruire, svelare e diffondere le notizie attraverso strumenti nuovi e alternativi: non più solo i giornali, ma anche il cinema, la radio, il teatro, i fumetti, la canzone, la satira. Per la prima volta, una generazione attenta e politicizzata tenta di smascherare le menzogne del potere. Grazie a numerosi documenti inediti, Aldo Giannuli ricostruisce con il rigore dello storico una stagione tormentata, dal Sessantotto al sequestro Moro, che ha contribuito in modo fondamentale alla costruzione dell'identità italiana.



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Bombe a inchiostro 2009-05-20 16:34:55 prupitto
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prupitto Opinione inserita da prupitto    20 Mag, 2009
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Bombe a inchiostro

L'autore-giornalista,ricercatore presso l'Universita' di Bari e consulente della Commissioni Stragi-illustra con dovizia di particolari gli attori e gli strumenti della controinformazione durante gli anni sessanta e settanta in Italia.Dopo aver definito i termini chiave sui quali gravita il saggio-la strategia della tensione viene indicata come quell'insieme di episodi violenti organici e non casuali mentre la strage di stato viene definita come quella strategia messa in atto da apparati della intelligence italiana e non con lo scopo di determinare instabilita' politica al fine di consolidare lo stato stesso-Giannulli colloca correttamente la nascita della controinformazione con la pubblicazione del celebre saggio”Strage di stato” edito da Lotta continua nel 1970.Quanto ai principali attori che attuarono la controinformazione questi furono in buona sostanza il Cpg-struttura volta a connotare politicamente l'azione giudiziaria con il concorso di Potop e di Servire il popolo (struttura che rappresentava il corrispettivo della Aigd )-,Soccorso rosso o Comitato Valpreda nato sotto gli auspici di Di Giovanni,Stame e Ventre,Magistratura democratica nata nel 1964 grazie alla collaborazione del Psiup,del Pci e della sinistra democristiana e infine il Comitato dei giornalisti democratici nato nel 1970 grazie a Bocca,Fortini,Gerosa,Morandini e Stajano la cui azione controinformativa si concretizzava attraverso il “Bollettino di controinformazione democratica”.Naturalmente la controinformazione per essere tale necessitava di un buon apparato di intelligence che ebbe modo di manifestarsi attraverso il doppiogiochismo o doppia lealta' di funzionari della Sip politicamente di estrema sinistra e di buona parte di quegli iscritti alla Cgil che occupavano posti chiave nella amministrazione statale contribuendo a dare informative preziose alle oligarchie estremistiche e a suoi apparati controinformativi.Lo studio sistematico delle fonti aperte costituiva naturalmente la principale fonte alla quale attingevano i militanti della estrema sinistra come si evince chiaramente dall'Archivio di Avanguardia operaia. Quanto agli assunti storico politici sui quali si costruisce il saggio, questi trovano modo di evidenziarsi nelle valutazioni-raramente equilibrate-date dall'autore sulla classe politica-definita la piu' cinica e corrotta e pronta alla repressione indiscriminata- e sui servizi di sicurezza militari e civili indicati come i principali mandanti delle stragi di stato(le stragi sarebbero state infatti determinate dal neofascismo e l'intelligence italiana e Usa -pur al corrente- non solo non avrebbero fatto nulla per fermarle ma avrebbero depistato ampiamente e sistematicamente l'operato della magistratura) e descritti ora come pupi ora come pupari il cui unico interesse era quello di farsi guerra reciprocamente per porre in essere le loro smodate ambizioni personali.Ebbene queste valutazioni-ben lungi dal rappresentare una novita' nel panorama storiografico italiano-sono il risultato di un preciso teorema politico assai caro-guardacaso-proprio alla controinformazione degli anni sessanta e settanta alla quale l'autore riconosce meriti indiscutibili sottolineando- per esempio -come la controinformazione abbia desacralizzato il potere costringendolo a democratizzarsi .L'esplicitazione di questi assunti non puo' che indurre un lettore lucido a qualificare il saggio di Giannulli come un testo storico militante volto a praticare da un lato una disinformazione ampia-attraverso l'omissione ad esempio delle innumerevoli violenze della estrema sinistra che condussero il nostro paese sull'orlo della guerra civile,attraverso la formulazione della tesi secondo la quale lo scopo della strategia della tensione sarebbe stato quello di agevolare una svolta gollista giudicandola implicitamente come una variante del fascismo-,o circoscritta-evitando di sottolineare la portata ampia e sistematica della infiltrazione sovietica e di indicare tempi,luoghi e attori del controspionaggio della sinistra extraparlamentare- e dall'altro lato ad attuare una difesa acritica del movimento studentesco.In buona sostanza, lo scenario che emerge e' tipo dualistico,uno scenario nel quale le innumerevoli zone grigie non possono trovare spazio a causa delle pesanti ipoteche ideologiche dell'autore attraverso le quali l'autore legge la storia della controinformazione con lo scopo di legitimmarla.
GAGLIANO GIUSEPPE

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