Saggistica Storia e biografie Il corpo nel Medioevo
 

Il corpo nel Medioevo Il corpo nel Medioevo

Il corpo nel Medioevo

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Perché il corpo nel Medioevo? Perché il corpo ha una storia. La concezione del corpo, il suo spazio nella società, la sua presenza nell'immaginario e nella realtà, nella vita quotidiana e nei momenti salienti hanno subito mutamenti in tutte le società storiche. Quale trasformazione è intercorsa dalla ginnastica e dallo sport dell'antichità greco-romana all'ascetismo monastico e allo spirito cavalleresco del Medioevo! Ebbene, dove si ha una trasformazione nel tempo, vi è storia. La storia del corpo nel Medioevo è dunque parte essenziale della sua storia globale.



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Il corpo nel Medioevo 2014-06-23 17:12:47 catcarlo
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catcarlo Opinione inserita da catcarlo    23 Giugno, 2014
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Il corpo nel Medioevo

Questo leggero libretto, uscito a metà dello scorso decennio, non è un saggio del famoso medievalista, bensì il risultato del riordino di alcune interviste, o chiacchierate, da parte del giornalista Nicolas Truong. Questo fa sì che l’approccio sia molto ‘alto’, con l’enunciazione di una serie di concetti senza che ne sia fornito un approfondimento dettagliato, tanto che anche la citazione delle fonti è ridotta al minimo: così il rapporto con il corpo che contraddistingueva i nostri antenati medievali viene analizzato da tutti i punti di vista (da quello più strettamente fisico a quello religioso – il sacro cuore - o ideologico, come nelle metafore corporali della struttura sociale) in meno di duecento pagine, ma il risultato è come una sorta di lunga introduzione ad argomenti che necessitano di essere rivisti più in profondità. Tutto il libro è dominato dal dualismo, si tratti di quello tra la Quaresima e il Carnevale (cioè tra un atteggiamento punitivo nei confronti del fisico e il suo inevitabile bilanciamento) oppure quello tra Eva e Maria rispetto alla condizione femminile dopo che la Chiesa aveva trasformato in sessuale il peccato originale. Si vedono le origini dell’ascetismo monastico risalire allo stoicismo di Marco Aurelio, ma, allo stesso tempo, un dominio ferreo della Chiesa su tutti gli aspetti dell’esistenza, fino ai più intimi: è anche però vero che la psicologia medievale dà l’impressione di essere stata in qualche modo più aperta di quella che poi scaturirà dalla Controriforma e sopravvivrà (almeno per quanto riguarda il sessso) fino agli anni Sessanta del secolo scorso. Del resto, è proprio lo storico che sostiene che l’età di mezzo è davvero finita solo con la rivoluzione industriale: concetto ribadito più volte, come altri del resto e non è un’aspetto che faccia del bene al giudizio che si può dare del libro che resta un volume che, al dilà dgli spunti comunque interessanti, non è certo imprescindibile. L’impressione di fondo, in ogni caso, è che il rapporto dell’essere umano con il proprio corpo abbia subito megli ultimi duemila anni più degli aggiustamenti che delle radicali trasformazioni: a parte alcuni aspetti scomparsi dal radar per molti secoli (lo sport) o per sempre (le terme nel senso romano), si tratta di una lenta evoluzione che presenta frequenti arretramenti e una brusca accelerazione negli ultimi cinquant’anni.

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