Narrativa italiana Racconti di viaggio Il filo infinito. Viaggio alle radici d'Europa
 

Il filo infinito. Viaggio alle radici d'Europa Il filo infinito. Viaggio alle radici d'Europa

Il filo infinito. Viaggio alle radici d'Europa

Letteratura italiana

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Che uomini erano quelli. Riuscirono a salvare l’Europa con la sola forza della fede. Con l’efficacia di una formula: ora et labora. Lo fecero nel momento peggiore, negli anni di violenza e anarchia che seguirono la caduta dell’Impero romano, quando le invasioni erano una cosa seria, non una migrazione di diseredati. Ondate violente, spietate, pagane. Li cristianizzarono e li resero europei con la sola forza dell’esempio. Salvarono una cultura millenaria, rimisero in ordine un territorio devastato e in preda all’abbandono. Costruirono, con i monasteri, dei formidabili presidi di resistenza alla dissoluzione. Sono i discepoli di Benedetto da Norcia, il santo protettore d’Europa. Paolo Rumiz li ha cercati nelle abbazie, dall’Atlantico fino alle sponde del Danubio. Luoghi più forti delle invasioni e delle guerre. Gli uomini che le abitano vivono secondo una Regola più che mai valida oggi, in un momento in cui i seminatori di zizzania cercano di fare a pezzi l’utopia dei padri: quelle nere tonache ci dicono che l’Europa è, prima di tutto, uno spazio millenario di migrazioni. Una terra “lavorata”, dove – a differenza dell’Asia o dell’Africa – è quasi impossibile distinguere fra l’opera della natura e quella dell’uomo. Una terra benedetta che sarebbe insensato blindare. E da dove se non dall’Appennino, un mondo duro, abituato da millenni a risorgere dopo ogni terremoto, poteva venire questa portentosa spinta alla ricostruzione dell’Europa? Quanto c’è ancora di autenticamente cristiano in un Occidente travolto dal materialismo? Sapremo risollevarci senza bisogno di altre guerre e catastrofi? All’urgenza di questi interrogativi Rumiz cerca una risposta nei luoghi e tra le persone che continuano a tenere il filo dei valori perduti, in un viaggio che è prima di tutto una navigazione interiore.

Recensione della Redazione QLibri

 
Il filo infinito. Viaggio alle radici d'Europa 2019-03-30 14:30:04 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    30 Marzo, 2019
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Mobilitare il coraggio contro la retorica della pa

Paolo Rumiz racconta, in questo libro di non fiction, un itinerario dell'anima: un pellegrinaggio interiore che l'ha portato sulla via dei monasteri benedettini per riscoprire le radici autentiche dell'Europa.
Un giorno di qualche anno fa infatti, mentre sta compiendo un cammino nei luoghi del terremoto appenninico, arrivando a Norcia vede, tra le rovine, la statua di San Benedetto. É incredibilmente intatta tra le macerie e porta la scritta «San Benedettino. Patrono d'Europa». Per Rumiz è una specie di folgorazione, un segno da cogliere: in un'Europa tartassata dai nazionalismi di ritorno, che si sta chiudendo in se stessa e rifiuta l'accoglienza degli Ultimi, in un'Europa xenofoba e razzista dominata dalla paura, che fine ha fatto il messaggio di San Benedetto? Quel messaggio che mette al centro l'ascolto, l'accoglienza, il lavoro e lo studio che hanno come fine quello di celebrare lo splendido Creato e quindi Dio, l'operosità buona che riesce a cogliere i doni dall'ambiente senza distruggerlo, la letizia che nasce in un'esistenza che non nega la spiritualità ma anzi la comprende e la vive appieno?

«Un vento profumato penetrava le rovine e io sentivo che nel mio mondo parole chiave come silenzio, dedizione, spirito di sacrificio erano state liquidate o avevano smarrito il loro senso. La stessa parola “Europa” si era perduta. I fondamenti della cultura cristiana – compassione e solidarietà- erano diventati un reato. Sulla pelle dei disperati, un'intera classe politica faceva le prove generali di una spietatezza che sicuramente sarebbe ricaduta sui nostri figli, ma noi eravamo incapaci di accorgercene.»

Rumiz pensa quindi di andare di persona a visitare diversi monasteri benedettini, in Italia, Francia, Germania, Svizzera, Belgio, Ungheria, per ritrovare lo spirito che ha guidato il monachesimo e comprendere quanto da quello spirito possiamo ancora oggi trarre insegnamento e ispirazione per muoverci in un presente piuttosto fosco.
Anche i primi monaci benedettini vissero in un'epoca molto difficile: l'impero romano d'Occidente era caduto e i territori italici erano circondati ed attaccati da popolazioni violente e bellicose. Ebbene, che cosa hanno fatto i benedettini in questa situazione? Si sono aperti all'altro, l'hanno ascoltato e accolto: hanno praticato la solidarietà, il lavoro manuale, lo studio e la lettura, la carità. In questo modo hanno conquistato i conquistatori, li hanno convinti a diventare cristiani ed a far parte del loro mondo. In questo modo è nata l'Europa.
Il destino dell'Europa, secondo Rumiz, non può essere altro che questo: accoglienza, integrazione, solidarietà e democrazia. Il destino dell'Europa è scritto nella sua posizione geografica, una penisola che dall'Asia si protende verso l'Oceano Atlantico: nella storia è sempre stata il punto d'arrivo di migrazioni di popoli che, non potendo attraversare il mare, si sono stanziati qui.
L'Europa è un'anomalia democratica stretta fra giganti che vorrebbero toglierla di mezzo. La salvezza dell'Europa non può che essere rappresentata dall'unione e non certo dal riaffiorare di sterili nazionalismi.

« “[...] Basta guardare le mappe per capire che in tanti vorrebbero toglierci di mezzo. Sono riuscito a spiegarlo persino ai bambini delle elementari. Ho disegnato per loro l'Europa alla lavagna con intorno i pericoli che la minacciano. A nord, le lusinghe di Putin. A est, il focolaio mai spento dei Balcani e dell'Ucraina, i reticolati, i nazionalismi etnici, le mire della Cina. A ovest, i dazi di Trump, l'autolesionismo di Brexit, la Catalogna. A sud, il mare dei naufraghi, l'islamismo violento, le dittature, la guerra, le bombe sui civili. Mai nella storia abbiamo avuto tanti problemi in comune, ho detto ai piccoli scolari. Poi ho chiesto: 'In mezzo a tutto questo, voi cosa fate? Restate uniti o vi dividete?'. 'Uniti, uniti!' hanno gridato. Lo capiscono anche i bambini. L'Europa delle nazioni invece, anziché compattarsi litiga, alza reticolati, abbatte regole di garanzia, mette in discussione le conquiste democratiche. Rinnega le radici cristiane. Dimentica Benedetto...” »

É necessario quindi mobilitare il coraggio contro la retorica della paura: comprendere e smontare i meccanismi che ci stanno portando all'autodistruzione.
Rumiz scrive un testo luminoso ed illuminante che si muove tra racconto di viaggio, percorso spirituale, lucida analisi della situazione europea attuale. Quasi su ogni pagina mi sono soffermata, ho letto e riletto alcuni passaggi, ammirando la prosa elegante ed efficace, le riflessioni amare ma necessarie, la speranza ferita ma mai abbandonata di un intellettuale che ci costringe ad interrogarci sul presente riscoprendo le nostre radici storiche in modo serio ed appassionato.

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Il filo infinito. Viaggio alle radici d'Europa 2019-05-17 12:11:42 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    17 Mag, 2019
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Il filo conduttore tra passato, presente e futuro

È mediante una penna erudita, chiara, fluente e precisa che ha inizio il viaggio di pellegrinaggio che si dipana sulle vie dei monasteri benedettini sino alla ricerca delle radici di quell’Europa, i cui confini, e le cui ragioni, oggi sono sempre più complessi e difficili da difendere a causa di un’ondata di estremismi costantemente più radicati e chiusi che ne millantano l’implosione. Ma come si è potuto dimenticare quel messaggio di ascolto e accoglienza, di cultura e istruzione, che era alla radice del pensiero San Benedetto? Perché è sempre più difficile ipotizzare una dimensione di collettività? Perché prevale l’individualismo? Perché l’uomo non riesce più ad accontentarsi di quel che ha risultando essere sempre alla perenne ricerca di quel qualcosa in più? Perché lo stesso messaggio clericale è percepito quale un qualcosa di dissonante, una controcorrente? Perché è così diffuso questo senso di malessere, malcontento e invidia che rende ciechi e confonde i pensieri? Perché è riuscito a diffondersi così rapidamente?
Tanti i quesiti che si sommano gli uni agli altri e che portano in pellegrinaggio per i monasteri benedettini sparsi in tutta Europa lo stesso triestino, tanti sono gli interrogativi che lo invitano a comprendere le ragioni per le quali lo spirito monacale è stato perso e che lo portano a chiedersi che cosa potrebbe essere fatto per ritrovarlo e custodirlo.
Da qui l’ultima riflessione su quel che saranno le sorti di questa unione politico-economico-sociale tanto faticosamente costruita e sempre più difficile da mantenere a fronte di forze che mirano alla sua distruzione. È abbracciando il pensiero benedettino focalizzato sulla solidarietà e sull’ascolto che Rumiz propone una possibile valvola di salvezza a questo cupo fato: aprirsi. È facendo leva sui principi di umanità, democrazia, rispetto, integrazione, aggregazione, lavoro, accoglienza, empatia e umanità che questa può salvarsi. Storicamente da sempre luogo di arrivo, essa può sopravvivere esclusivamente facendo perno sulla sua umanità ma soprattutto sulla sua unione. Perché soltanto con l’unione le voci dissonanti troveranno una loro fine, perché è soltanto con l’unione che potrà crescere. Non anche, anzi, chiudendosi, implodendo, escludendo, tornando a un nazionalismo che negli anni duemila, con la globalizzazione, il progresso, l’eguaglianza, la tecnologia, l’abbattimento delle frontiere geografiche e umane, è concetto tanto astratto quanto impensabile, inattuabile e paradossale.
Non è un testo semplice quello che ci propone Rumiz perché al suo interno molteplici sono le riflessioni che vi sono custodite. Tuttavia, è proprio questa sua complessità a spingere il lettore a proseguirne la lettura, a comprenderne le teorie e i pensieri, a riflettere. Perché dal percorso che viene intessuto il conoscitore è convocato a meditare sulla realtà che lo circonda, su quella che è la situazione macro-dimensionale dell’Europa (e non solo dell’Italia e delle sue già note problematiche come da tendenza diffusa), ma anche sulle proprie radici. Perché è soltanto conoscendo queste ultime che è possibile approcciarsi al presente e pensare al futuro in un’ottica propositiva all’innovazione e alla maturazione e non anche di ritorno al passato.
Un elaborato impegnativo, elegante, colto e che lascia il segno.

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