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Parole di scuola

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Mariapia Veladiano, dopo più di trent'anni di lavoro, prima come insegnante e poi come preside, la conosce bene, la scuola. Conosce i ragazzi, l'energia che corre tra i banchi, le adolescenze fatte di paura e desiderio, il futuro che promette e insieme minaccia. E conosce bene i professori, il loro lavorare in condizioni sempre più difficili, il fare i conti con una professione che ha perso prestigio e riconoscimento, il sopperire agli impietosi tagli ministeriali con le risorse personali (non solo di spirito). Conosce le parole della scuola ? ansia, entusiasmo, vergogna, condivisione, integrazione, esclusione, empatia, identità, equità ? e il suono che fanno tra i banchi, dove la vita è più urgente che altrove, dove la vita stessa sta più che altrove. Perché in aula si imparano le parole giuste per capire sé stessi, gli altri, il mondo. E la vita.



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Parole di scuola 2020-01-09 03:42:13 68
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68 Opinione inserita da 68    09 Gennaio, 2020
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Parole di libertà e scuola di vita





Scuola e parola, due sostantivi forti e privi di violenza, oggi dileggiati, distorti, spogliati di senso e di vita eppure importanti, intrecciati, esclusivi in un percorso di crescita, trasformazione, fiducia, volontà, intelligenza, giustizia.
Da sempre la parola abita le aule scolastiche, luoghi capaci di consegnarci i termini per dirsi, capirsi, difendersi, comprendere i soprusi e lottare contro le ingiustizie. Meno parole significano pensiero ridotto ed argomentazioni limitate, un linguaggio povero, escludente, duale che prepara a radicalizzazione e conflitto, che e’ convinzione e non ascolto, in un percorso che dovrebbe essere di integrazione ( contrario di disintegrazione), arricchimento, crescita personale e globale.
La scuola è un piccolo paradiso dove coltivare le parole, educare l’ affettività, combattere ogni stereotipo di genere, un regno dei sentimenti, anche della paura che da sempre alberga negli studenti. Ma oggi la paura è anche degli insegnanti, che i bambini si facciano male, di subire una denuncia, tra sentimenti ibernati e trascendenze intollerate, un unico motto, controllo, controllo, controllo.
Paure professionali e personali, epocali, potentissime, assai più dell’evento, paura che a giuste dosi è un’ alleata ma in eccesso diviene iperprotezione, ineducazione ed i nostri figli non vanno protetti a prescindere, piuttosto la scuola deve opporsi all’ ottimismo frivolo ed irresponsabile somministratoci continuamente.
Scuola come luogo di accoglienza, aperto a tutti e di tutti, a questo proposito non può essere la gerarchia della fortuna il fondamento della gerarchia dei diritti, una scuola che adempie al compito più importante, permettere la reciproca conoscenza e la convivenza presente e futura, perché se ci si conosce non ci si combatte.
E poi al suo interno sussiste un problema di identità che non è mai unica, sarebbe riduttivo e pericoloso, ma esistono plurime “ identità “, secondo le nostre affiliazioni. Attribuire una sola “ identità “ significherebbe escludere e prepararsi alla guerra, alla alterita’, ad un nemico da combattere, secondo uno schema politico acclarato che porta paura e vulnerabilità e che andrebbe rimosso con gli strumenti della cultura, capacità di comprensione e spirito critico.
Ed allora leggere, leggere, leggere, dire al mondo che leggere è bello ed importante perché una scuola che si limiti a promettere strumenti per il futuro, ma che per i ragazzi non fosse bella, viva e interessante nel presente, sarebbe destinata agli interstizi della loro vita, e non toccherebbe in profondità i comportamenti, le convinzioni, le abitudini, sarebbe una non traccia nella loro formazione.
Ricordiamoci che la vita è ( anche ) a scuola e che la scuola è quel laboratorio di integrazione che addestra alla vita intera, liberandola dalla burocrazia a favore della relazione, che i programmi passano sempre attraverso la curiosità dei ragazzi e che insegnare sarebbe nocivo senza la passione per la propria disciplina e per i ragazzi stessi.
Ricordiamoci che le parole aiutano il nostro benessere ed allora proviamo a dire quelle giuste, sempre e comunque, considerando che il bene comune è anche il nostro bene.
Un’ ultima considerazione, non meno importante. Ogni studente e’ una persona che vale a prescindere dai suoi risultati scolastici, a scuola l’ unica continuità riguarda gli insegnanti, non gli studenti, che devono potere vivere di alti e bassi, di discontinuità, per potere essere diversi da un destino già scritto.
Uno scritto indispensabile ed attuale, da parte di una apprezzata autrice con una lunga e ricca storia all’ interno delle aule scolastiche, che tiene viva la flebile speranza in un domani diverso e non già tragicamente segnato. Dall’ etimologia della parola scuola ( dal greco scole’ ozio, riposo , tempo libero ) senza scordare il significato latino di otium, potremmo comprendere diverse cose.
E tutte le parole pronunciate, tante, giuste, corrette, usate secondo il proprio significato, aprono nuovi mondi e conoscenze, plasmando essenze e coscienze, consentono di ascoltare, interpretare, confrontarsi, elaborare criticamente eludendo ogni retorica dell’ odio e dell’ ovvio, sublimando ragione, consapevolezza e libertà.

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