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Atti osceni in luogo privato Atti osceni in luogo privato

Atti osceni in luogo privato

Letteratura italiana

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Questa è una storia che comincia una sera a cena, quando Libero Marsell, dodicenne, intuisce come si può imparare ad amare. La famiglia si è da poco trasferita a Parigi. La madre ha iniziato a tradire il padre. Questa è la storia di quel dodicenne che da allora si affaccia nel mondo guidato dalla luce cristallina del suo nome. Si muove dentro la separazione dei genitori, dentro il grande teatro dell’immaginazione onanistica, dentro il misterioso mondo degli adulti. Avverte prima con le antenne dell’infanzia, poi con le urgenze della maturità, il generoso mondo delle donne. Lunette lo porta sin dove arrivano la gelosia e lo strazio. Quando quella passione si strappa, per Libero è tempo di cambiare. Da Parigi a Milano, da Lunette alle avventure che lo conducono al sentimento per Anna.

Recensione della Redazione QLibri

 
Atti osceni in luogo privato 2015-02-21 15:01:56 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    21 Febbraio, 2015
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La vita di Libero Marsell

Cover di forte impatto, foriera di tante ipotesi per il pubblico e titolo altrettanto audace.
Così si presenta l'ultima uscita editoriale di Marco Missiroli, giovane autore con alle spalle ottime prove di scrittura.

Addentrandosi nella lettura di “Atti osceni in luogo privato” si avverte l'intenzione dell'autore di esplorare nuove strade espressive.
Prima di volgere lo sguardo critico al romanzo, occorre precisare che la valutazione complessiva del testo è destinata a correre su binari differenti a seconda che il lettore sia al primo incontro con l'autore oppure se trattasi di lettore avvezzo allo stile di Missiroli.

Il romanzo partorito dalla penna di Missiroli probabilmente nasce da un'idea complessa e ambiziosa, quella di plasmare un protagonista assemblando schegge di vita dall'infanzia all'età adulta, toccando zone oscure, delicate e intime, come la sfera emotiva e sessuale.
Il protagonista cresce attraverso la narrazione, costringendo il lettore ad assistere all'evoluzione di una coscienza, all'analisi introspettiva di un giovane che deve comprendere la vera natura della sua anima e del suo essere uomo.
Un percorso difficile da rappresentare, facendone percepire al lettore tutto il carico di sofferenza, di stordimento, di insoddisfazione, sfiorando momenti di ilarità e momenti di crisi, scivolando tra le pieghe sottili della morale.
Missiroli porta in scena lo struggimento interiore di un giovane il cui corpo prende vita come entità distinta e altra rispetto alla coscienza.
La sostanza dell'impianto narrativo è innegabile, ma nel complesso poco godibile da parte di un pubblico che viene destabilizzato con troppe citazioni sessuali.
La sfera intima viene battezzata come fulcro narrativo eppure qualcosa sfugge e langue nel racconto della vita del giovane Libero, in quanto alcune immagini forti e private sembrano stonare se collocate in una prospettiva più ampia, una prospettiva che vuole ricostruire gli step formativi inanellando decine di citazioni di autori, testi letterari, arie musicali e opere cinematografiche.

E' riconoscibile il desiderio di evolversi da parte dell'autore, tuttavia il sentiero percorso si allontana dallo splendore di “Senza coda”, “Il buio addosso” ed “Il senso dell'elefante”.
In questa nuova sperimentazione Missiroli perde la sua lucidità espressiva secca e tagliente, la sua capacità di esprimere un sentimento con una parola, fotografando storie destinate a rimanere indelebili.

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Atti osceni in luogo privato 2020-01-28 16:46:44 Cecychan
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Cecychan Opinione inserita da Cecychan    28 Gennaio, 2020
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Tieniti stretta la tua meravigliosa indecenza

Scopro Missiroli, lo scrittore che è stato prima di “Fedeltà” e mi lascio emozionare da questo suo libro che mi permetto di definire essere un romanzo di formazione.
Pagina dopo pagina ho accompagnato “Grand Liberò” alla sua iniziazione al mondo femminile e alla sessualità, a partire da una scena a cui assiste nel lontano 1975 quando lui ha appena 12 anni. I protagonisti di quel momento spiato sono la mamma e “l’amico di famiglia”; Libero è lo spettatore non riconosciuto che viene turbato da quello che vede e non sa dargli un senso immediato ma il cui significato cambierà nel corso degli anni fino a giungere alla conclusione che l’amore è davvero un mistero e che, per quanto lo si possa trattenere, prima o poi troverà il condotto per infiltrarsi ed espandersi.
Da quel qualcosa a cui assiste Libero, iniziano le esplorazioni del suo corpo: “dalla liberazione il mio carattere cambiò. Il battesimo erotico mi rese mansueto e intelligente [...] . A ogni preoccupazione mi rifugiavo alla toilette e mi liberavo. Venire significava correggere le questioni interiori [...]. Ero un bambino autodepurato”.
E piano piano conosciamo questo ragazzo: “mamma mi chiamava Ometto di mondo, papà diceva Cher Libero”; è sempre molto impacciato con le ragazze e la rivelazione del sesso gli crea, anno dopo anno, perplessità a cui non sa dare un nome.
Quando la famiglia si trasferisce a Parigi, Libero scopre un mondo diverso, dove c’è “il diverso”, dove la “negritudine” è ben presente e il nostro protagonista si ritroverà a destreggiarsi tra due famiglie...o forse anche più. Solo quando i genitori decideranno di ascoltarsi e comunicheranno al figlio di volersi dividere, allora Libero si permette di conoscere davvero queste due persone con cui è cresciuto ma che ha sempre considerato come sconosciuti: monsieur e madame Marsell. Finalmente riuscirà a viverli davvero, non solo come figure genitoriali ma specialmente come un uomo e una donna che gli sapranno insegnare molto più di quello che Libero avrebbe immaginato. Si scopre il rapporto tra padre e figlio tanto che monsieur Marsell si rivelerà essere una presenza fondamentale per la vita del suo “cher”, anche successivamente alla sua dipartita, perché Libero, appena può, si recherà a parlare con il padre e a confidargli le sue vittorie e paure. “Accesi la lampada, la trascinai con me sul divano letto e la rivolsi alla tessera, lì, sul volto di mon papa che assomigliava più a uno scienziato che a un rivoluzionario. A lui confidavo come Milano può essere bella, gli dissi che gli anni di piombo e le stragi e le speculazioni edilizie l’avevano scalfita nei distintivi, meno nell’identità. Qui potevo farcela; nella città dell’imbrunire e del ricominciare. [...]. Da lui avevo ereditato le spalle strette e la fiducia nelle imprese degli uomini, così resistetti il primo periodo a Milano. Credevo nelle piccole svolte, nei miracoli sulla 34esima strada, nei gol dei portieri, negli eventi timidi che cambiano la sorte”. Il figlio condivide con il padre i drammi che lo tormentano per la sua inesperienza sessuale e quest’uomo gli risponde con ammiccamenti, momenti di emozionante complicità.
Forse la figura del padre è quella che ho più amato in questo romanzo. Monsieur Marsell , anche dopo la separazione dalla moglie, ha continuato ad indossare orgogliosamente la fede al dito: una sola donna ha amato, quella rimarrà per sempre, nonostante tutto e tutti.
E poi c’è la figura di questa ragazza francese, che tutti desiderano ma che nessuno riesce a vedere nei suoi più dolci desideri di donna: Marie, più di qualsiasi altra, sarà il filo conduttore che unisce il Libero dell’infanzia a quello “dell’adultità”. “Mi svegliai che lei era rannicchiata contro il mio fianco, e io pensai all’amaca di Deauville, al suo divano con Truffaut e al monolocale di adesso, stavano tutti in questa donna irresistibile e mai davvero voluta, che teneva insieme la traccia di cos’ero stato e di cosa potevo essere.” Nonostante le difficoltà e le peripezie in ambito sessuale, il “Grand Liberò” mantiene questo rapporto inossidabile con Marie, quella donna che aveva svegliato in lui, in un primo momento, l’irruenza delle pene amorose, e poi la bellezza della dedizione, fiducia, amicizia e amore. Sarà lei che lo inizierà alla lettura, lo seguirà nella sua crescita per non permettere mai che i libri vengano meno nella sua quotidianità. “Per un paio di giovedì al mese fino alla fine del liceo io e Antoine Lorraine avremmo confabulato di romanzi e delle parole che potevano cambiare la sorte. Il meccanismo era infallibile: Marie mi consigliava due titoli, io li prendevo in prestito e ne passato uno ad Antoine. Poi ce li scambiavamo”. E allora è quasi inevitabile per il lettore ritrovarsi con carta e penna per appuntare i titoli dei libri suggeriti da Missiroli.
Non è raro per chi legge perdersi tra le strade di Parigi, immaginare le calde giornate passate a Deuville, mare che Libero cercava per sentirsi “un’isola con il suo mare”; c’è Les Deux Magots , il ritrovo di artisti e giovani rivoluzionari; la Biblioteque Hotel de Lamoignon dove lavora Marie; rue de Petits Hotels, dove Libero abita con la sua famiglia; il Lycee Colbert che permetterà al ragazzo di conoscere il suo migliore amico: “un nero con la erre moscia e una sana concretezza”, Antoine.
“Partii davvero. Decollai da Charles de Gaulle in un pomeriggio terso, e mentre l’aereo prendeva quota [...] io allungai il collo al finestrino e sbirciai la mia Parigi che dall’alto è d’argento, Adieu, e la disprezzai con tutto me stesso per la sua bellezza folgorante”.
Non nascondo che nel romanzo si racconti esplicitamente la scoperta, le gioie e le pene, la maturità del sesso. Ma la formazione di quest’uomo nei suoi rapporti, con se stesso, con gli amici, con i genitori, con le donne, è talmente tanto appassionante che quasi si tralascia la sfera erotica.
E’ un romanzo che attrae ed emoziona perché parla un pò di tutti noi, della crescita che presuppone nuove acquisizioni nella cerchia delle proprie esperienza; ma crescere significa anche saper perdere e lasciare che il dolore abbia un suo momento, accettare che i vuoti rimangano tali senza dover essere per forza rimpiazziati; ci sono viaggi che vogliono un ritorno e biglietti di solo andata.
“La paura di scegliere tra la vita e l’oscenità, senza sapere che sono la stessa cosa. L’osceno è il tumulto privato che ognuno ha, e che i liberi vivono. Si chiama esistere, e a volte diventa sentimento. Tieniti stretta la tua meravigliosa indecenza, Grand.”

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Atti osceni in luogo privato 2016-09-05 13:34:46 Romanziere
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Romanziere Opinione inserita da Romanziere    05 Settembre, 2016
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L'osceno di cartone

Un romanzo di formazione lineare questo di Missiroli, imbevuto di citazionismo e debole nella costruzione del "conflitto narrativo" portante.
L'evoluzione del protagonista, l'italofrancese Libero Martell, avviene attraverso l'indagine sessuale e letteraria (la prima banale la seconda ostentata) ma risulta scevra di una sofferenza autentica che per contrasto legittimi la maturità finale.
Trauma, inadeguatezza, lutto, sono tutti elementi che escono dalla penna di Missiroli ma che non riescono a oltrepassare la "consistenza di cartone", risultando facilmente superabili dal protagonista, che, invece di soffrire, appare avvolto da un alone di predestinazione positiva.
La scrittura di Missiroli, fluida e chiara, ricorda quella di Kundera e Houellebecq depurata però dal peso storico-politico e dai liricismi del primo e dagli azzardi espliciti del secondo.
Quasi infastidisce che tutti i personaggi del libro possiedano una copia di Camus e di Faulkner sotto al letto o in cantina, e si rimane sorpresi -dopo un'occhiata al titolo- di non trovare nulla di davvero osceno. La sessualità presente nel romanzo (come componente umana fondante e strumento di scoperta) non oltrepassa una normalità che quasi annoia. Avevo sentito parlare e scrivere bene del giovane Missiroli, probabilmente i suoi libri migliori sono i precedenti o quelli che verranno.

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Atti osceni in luogo privato 2016-07-10 15:16:13 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    10 Luglio, 2016
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Teniamoci strette le nostre indecenze!



Ne ho sentite 1000 su questo romanzo: bello, bellissimo, brutto, bruttissimo, furbetto, piacione...
Ora, io sul concetto di libro "furbo" ho bisogno di delucidazioni: cosa significa esattamente? È furbo perché nell'incipit è presente una parola sconcia? O forse perché Missiroli cita per tutto il tempo un'infinità di altri libri, films, canzoni...facendo sfoggio di una certa cultura letteraria/cinefila/musicale?
O forse perché tratta della formazione sessuale/sentimentale di un adolescente?
E quindi? Dov'è la furbizia?
Io non ne vedo, anzi...in un momento in cui di libri che parlano di sesso e di libri(scusate il gioco di parole) ce ne sono a valanghe e, spesso, di infima qualità, proporne un altro è più che rischioso.
Ma il nocciolo della questione è che...secondo me...questo libro non parla di sesso, ma parla di un percorso di crescita e formazione, di perdite e ricostruzioni, usando l'esperienza sessuale e letteraria come termometro di una febbre di vita.
Detto questo, furbo o no, a me questo romanzo è piaciuto...ed anche tanto.
Mi è piaciuta la scrittura, come ha saputo toccare tematiche importanti in maniera lieve, senza (s)cadere nel patetico, nel facile sentimentalismo...che è sempre dietro l'angolo quando si parla di morte, di malattia, di disabilità, di eutanasia...
Libero Marsell si è conquistato un piccolo pezzetto di cuore...con la sua "paura di scegliere tra la vita e l'oscenità, senza sapere che sono la stessa cosa. L'osceno è il tumulto privato che ognuno ha...si chiama esistere...e a volte diventa sentimento".
Tenetevi strette le vostre meravigliose indecenze!

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Atti osceni in luogo privato 2015-07-27 12:47:33 Bookaholic
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Bookaholic Opinione inserita da Bookaholic    27 Luglio, 2015
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La dignità di scegliere

Tutto ha inizio dalla copertina, tre secondi e decidi di alzare dal banco questo libro bianco con una strana croce al centro. Avvicini il libro al viso e inizi a comprendere, non una croce forse la linea delle natiche e al centro la vita.

Libero Marsell è bambino quando si apre la narrazione e uomo quando la narrazione si conclude, una vita racchiusa in poche centinaia di pagine che il lettore divora a volte rassegnato, altre appassionato ma sempre complice di quell'ometto di mondo che lentamente impara a conoscere se stesso. Una conoscenza che passa principalmente attraverso il sesso come motore della vita e che con la vita cambia, da colpa a vittoria, da pena a intrattenimento fino alla trasformazione finale in cui il sesso diventa amore. Insieme al sesso Libero si fa crescere dai libri che diventeranno il suo legame indissolubile con il padre e con Marie, anche quando la lettura lascerà il posto alla polvere.

Una storia fatta di conquiste e di perdite che racconta il sesso come parte della vita, una storia in cui la crescita passa attraverso le vite degli altri siano essi amici, genitori o protagonisti di libri straordinari, quei libri che ti capito al momento giusto e ti accompagneranno per sempre.

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Atti osceni in luogo privato 2015-06-28 14:13:33 mia77
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mia77 Opinione inserita da mia77    28 Giugno, 2015
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Atti osceni in luogo Privato di Marco Missiroli

Ho appena letto due libri di giovani scrittori: una donna e un uomo under 40 italiani e devo dire di essere molto soddisfatta di entrambe le letture. Molto bravi gli scrittori e molto belli i loro libri, soprattutto quest'ultimo di Marco Missiroli, scrittore del quale non avevo ancora letto nulla.
Belli i classici, bravi coloro che li hanno scritti, ma ormai sono trascorsi 2-300 anni dalla loro stesura, anni che si sentono. Questi giovani scrittori invece sono freschi, attuali, miei contemporanei, vivono il mondo e la vita che ho vissuto io e provano i sentimenti e le sensazioni che posso vivere anch'io; impossibile, quindi, non immedesimarsi.
Dalla loro, inoltre, hanno il fatto di aver imparato ed essersi arricchiti leggendo i classici, cosa che i classici stessi, ai loro tempi, non hanno potuto fare. Quindi doppio complimenti a loro e alle loro opere e con questo mio incipit spezzo una lancia a favore dei "nuovi" rispetto ai "vecchi" (il mondo chiede di evolversi e di andare avanti).
Dopo l'incipit sono pronta ad affermare che il romanzo di Marco Missiroli mi ha letteralmente stregata. L'ho adorato e ho deciso di leggere la sua opera omnia (anche se, come lui ha detto, gli altri suoi libri sono più "di testa" e non sono spontanei e "di pancia" come questo, quindi immagino che mi piaceranno un po' meno). Ma, come succede da anni, uno scrittore del segno dell'Acquario non poteva non coinvolgermi, non emozionarmi, non stregarmi. Ha scritto di sé in modo magistrale, libero, coinvolgente, ma anche elegante e se io fossi uomo penserei e agirei esattamente come Libero (quindi come Missiroli).
Libero, il protagonista di questo affascinante romanzo è uno di noi, perché i suoi sono i nostri passi nel mondo, i nostri sentimenti, i nostri adii e le nostre sofferenze.
Libero lotta ogni giorno per togliersi di dosso l'invisibilità e per essere "qualcuno" e, segnato dalla separazione dei suoi genitori, scoprirà che il divorzio "è spesso è un capriccio contro la vecchiaia". Dopo il divorzio dei suoi genitori si prenderà cura di lui la bibliotecaria Marie, il suo primo desiderio segreto, "l'appuntamento dei sogni", la sua confidente e la sua coscienza, colei che gli farà scoprire l'affascinante mondo dei libri e della lettura consigliandogli di cominciare proprio con Lo Straniero di Camus e continuando con decine di capolavori, che formeranno il suo carattere e la sua vita sentimentale. Speciale anche il personaggio del padre, Monsieur Marsell, che resta sempre al margine, essendo invece molto presente nella vita e nelle scelte del figlio.
In questo romanzo Missiroli ci svela il significato più nascosto che si cela dietro ad un gesto, semplice e inconsapevole come quello che facciamo quotidianamente: la dignità di scegliere.
Più che un romanzo italiano contemporaneo sembra un film francese, per la capacità dello scrittore di rarefare il presente e creare atmosfere sospese, dove non si sa bene che epoca si stia vivendo (questo è uno degli aspetti che mi ma maggiormente intrigata).
Lo scrittore ha cercato di dare a questo protagonista la missione di essere il suo nome, quindi di essere libero. E l’unico modo che ha per essere libero è quello di proiettare e vivere le proprie fragilità. Quindi la liberazione di questo personaggio passa dalle fragilità quotidiane; se non le vivesse non sarebbe mai libero.
A dispetto della copertina, che sembrerebbe promettere qualcosa di scabroso, questo è più un romanzo di sentimenti che di sesso, è un libro sull'eros, ma da un punto di vista spirituale: inizia con un ragazzino di 12 anni che cerca di "allineare l'anima con gli ormoni" e continua con un uomo che, crescendo, capisce che il corpo non deve essere più consumato, ma vissuto. Nel frattempo viviamo la vita privata e lavorativa di Libero nel suo evolversi. Direi, quindi, di essere di fronte ad un vero e proprio romanzo di formazione.
Scrivere un libro così: dolce e malinconico, erotico e carnale non era certo facile, soprattutto il volerlo scrivere senza essere volgare. Eppure Missiroli è riuscito nel suo intento e, a mio avviso, in modo eccelso. Spero che lo scrittore decida di proseguire le avventure di Libero in un prosieguo, che sarò felicissima di leggere. Lo consiglio a tutti!
Frasi o espressioni che ho annotato:
"Mi ero accanito con la mano un'ultima volta, la decisiva, e solo allora avevo saputo come andava il mondo e come sarebbe andata la mia vita";
"La chimica non era attrazione, nemmeno complicità, nemmeno legame: consisteva nel ribollimento ormonale senza spiegazione. La chiave di tutto era: senza spiegazione. Al di là del viso, del corpo, dell'odore, da qualche parte in qualcuno resisteva un campo energetico che manipolava le scintille cerebrali. Quelle del finire a letto";
"Gli ebrei avevano conquistato il mondo a glande liberato, era solo una coincidenza? Anche la migliore letteratura apparteneva ai circoncisi: Singer, Primo Levi, Kafka";
"Rimasi a guardarlo per mezz'ora senza dire niente, il mio papà gelido e calmo. Poi gli dissi: Volià, je suis seul. Tu seras avec moi. E lo baciai sulla punta dell'orecchio, piano, come aveva fatto lui con il suo bambino";
"Il vero amplesso è il non fatto, il mai avuto, lo sfioramento eterno...";
"Lunette era la depositaria della mia purezza";
"Ognuno di noi, disse, accetta di superarsi per appartenere a qualcosa di altro da sé";
"La fragilità truccata da forza, era questa sua sostanza a ribollirmi";
"L'osceno è il tumulto privato che ognuno ha, e che i liberi vivono. Si chiama esistere, e a volte diventa sentimento";
"Ci sono notti che non accadono mai";
"Pianse di colpo, e piansi anche io. Non per nostalgia, non per desiderio, ma perché le cose finiscono";
"Elemosinavo legami camuffati da seduzioni, collezionavo carne per avere cuori";
"Anna era la mia rivelazione. Il sentimento per lei custodiva i miei atti osceni"
Ed infine: "eravamo insieme, tutto il resto l'ho dimenticato".

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Atti osceni in luogo privato 2015-06-11 02:57:00 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    11 Giugno, 2015
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L’esistenzialismo osceno

Innanzitutto due considerazioni estrinseche: una sul titolo, l’altra sulla cover del romanzo di Marco Missiroli.
Il titolo, “Atti osceni in luogo privato”, fa il verso alla rubrica di un reato: atti osceni in luogo pubblico. Reato che viene consumato con la cover: un’opera di Erwin Blumenfield, “Holy Cross (in hoc signo vinces)”, geometricamente oscena per rimanere in tema: “Ti vedevo a mille chilometri di distanza con la paura di scegliere tra la vita e l’oscenità, senza sapere che sono la stessa cosa. L‘osceno è il tumulto privato che ognuno ha, e che i liberi vivono. Si chiama esistere, e a volte diventa sentimento”.

Il romanzo attraversa l’evoluzione sessuale di Libero Marsell che, spiritualmente assistito da un’affascinante bibliotecaria anche quando si trasferisce da Parigi a Milano (“Le portavo i saluti di Giorgio, dell’osteria, le raccontai di Leoni e di Frida, delle tacche, di Marika”), attraversa le fasi dell’autoerotismo, dell’iniziazione, della dispersione gaudente prima e della ricomposizione sentimentale poi, in ciò forse traumatizzato in età infantile dall’aver assistito alla fellatio che la madre pratica all’amante.
Il sesso domina interessi e narrazione, la sua ossessione viene vanamente imprigionata in un’equazione elaborata dall’amico Antoine: “La formula della resistenza… Y = (C x SC) + D, ovvero: la resistenza alla tentazione (Y) era il risultato della costanza © moltiplicata per un ipotetico senso di colpa (SC) più una serie di distrazioni (D)… Le distrazioni erano le trentuno tacche che aveva inciso in un anno e mezzo”.

Parallelamente allo sperimentalismo monomaniacale di stampo sessuale, scorrono le dinamiche dei rapporti familiari (“La mia stagione famigliare era finita. E con essa la mansuetudine”): Libero parteggia smaccatamente per il padre, che ben presto muore dopo aver subito il dolore della separazione, ma poi con il tempo perviene a ricomposizione, comprensione e ammirazione della figura materna.

La parte forse più interessante del romanzo è rappresentata dal ruolo che libri e cinema (su tutti la novelle vague di Truffault: I cento colpi, Jules et Jim, Le dernier métro) rivestono nella maturazione erotica, psicologica e personale del protagonista.
Dopo il primo, entusiastico approccio (“Lo straniero era colpevole e imperterrito, quanti innocenti abbandonati, al contrario, attendevano il patibolo? Camus aveva scritto una storia di indiani”), i libri si susseguono (“Addio alle armi, Fontamara, Il commesso”) e scandiscono il tempo sino all’adultità (nella quale impazzano Faulkner e Kundera).
Merito dell’educazione ricevuta (“Il Lycée Colbert l’aveva voluto lei perché pubblico, multietnico, culla della nuova classe dirigente progressista. Era una scuola… bourgeois-bohème”)?
Merito della cultura dell’epoca (“Cominciò l’epoca dell’indignazione. La prima vittima fu padre Dominique”)?
O piuttosto dell’atmosfera parigina, pregna di un esistenzialimo (“Quell’uomo e Camus erano amici”) che si manifesta anche nell’intonazione narrativa (“Pianse di colpo, e piansi anch’io. Non per nostalgia, non per desiderio, ma perché le cose finiscono”).

La morbosità tematica del romanzo viene annegata nell’intellettualismo e nella letteratura, in un risultato che si affida agli effetti scenici (“Più volumi troverai in casa di una persona e maggiore sarà il suo grado di infelicità”) per molcire (o corroborare?) la tensione dell’oscenità.

Bruno Elpis

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Consigliato a chi ha letto...
... i libri che vengono citati nel percorso di Libero
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Atti osceni in luogo privato 2015-04-15 12:00:42 giuse 1754
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giuse 1754 Opinione inserita da giuse 1754    15 Aprile, 2015
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L'osceno è il tumulto privato che ognuno ha

Un libro da cinque stelle, se non fosse che c'è qualche riferimento letterario di troppo.
Per il resto è davvero eccezionale. Con un linguaggio molto più ricercato rispetto a "Il senso dell'elefante", Marco Missiroli ci fa entrare nel corpo e nella psicologia di Libero, un personaggio in crescita tra la Parigi degli anni '70 e la Milano dei '90.
Parla con sincerità del modo di vivere la sessualità dal punto di vista maschile, una sessualità che è uno degli step da salire per maturare, per diventare uomini. Soprattutto nel periodo che dalla preadolescenza va all'età adulta, Missiroli racconta lo stravolgimento ormonale che guida il corpo, che in quel periodo fa diventare prevalente l'interesse verso il corpo rispetto a tutto il resto. Riesce a non essere mai volgare, neanche quando descrive esattamente un rapporto sessuale o una pratica masturbatoria. Un po' come la copertina, che pur essendo esplicita, è elegantemente stilizzata, tanto che a una prima occhiata avevo scambiato l'immagine per l'imbottitura di un divano. Ebbene sì, confesso la mia miopia.
Attraverso un'intervista a Missiroli ho scoperto che si tratta di una foto di Erwin Blumenfeld, scattata negli anni '70 a una modella, in modo che non si capisse il sesso.
"L'osceno è il tumulto privato che ognuno ha, e che i liberi vivono.Si chiama esistere, e a volte diventa sentimento" dice Missiroli, e forse in queste parole c'è racchiusa l'idea da cui è nato il libro, e la scelta del nome del protagonista.
Oltre al sesso, in questo libro c'è tutto il resto che fa, o ha fatto parte, della vita di ognuno di noi: l'amicizia, la famiglia, l'amore maturo, la morte che riesce a destabilizzare sempre il faticoso equilibrio appena raggiunto. E poi c'è la letteratura, tanta buona letteratura, a volte consolatoria, a volte progetto. Perché Libero è molto Missiroli, e forse qui c'è l'unico limite di questo libro; ma è anche il suo pregio più grande, altrimenti mai avrebbe potuto rivelarsi così autentico e sincero.

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