Il tunnel Il tunnel

Il tunnel

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Zvi Luria ha poco più di settant'anni quando un neurologo gli diagnostica un principio di demenza senile. All'inizio la malattia lo porterà soltanto a commettere piccole distrazioni, sbagliare un nome, confondere un altro bambino per suo nipote, oppure visitare il letto di uno sconosciuto in ospedale convinto di essere al capezzale di un vecchio amico in coma. Poi però tutto diventerà più duro e passo dopo passo la sua lucidità finirà con l'essere completamente compromessa. Zvi però è sempre stato un uomo preciso e pragmatico, prima di andare in pensione aveva lavorato come capo ingegnere ai lavori pubblici, e non riesce ad accettare di essere destinato in breve tempo a fare una fine del genere. Sua moglie Dina, una pediatra di fama legata a lui da un amore ancora tenero, lo sa benissimo, e lo convince ad aiutare Assael Maimoni, che ha preso il suo posto ai lavori pubblici. Maimoni sta però lavorando al progetto di un tunnel segreto, che trascina Zvi nel cuore del conflitto israelo-palestinese. In mezzo a questo caos mentale e geopolitico Zvi a un certo punto rischia di perdere anche Dina, la sua unica ancora di salvezza... Come può un uomo che è sempre stato affidabile e solido, un punto di riferimento per famiglia e amici, un ingegnere, scendere a patti con il proprio inevitabile declino mentale? Come possono farlo sua moglie e i suoi figli? Come ci si comporta di fronte alla razionalità che lentamente svanisce? E come si affronta la paura? Yehoshua costruisce intorno a queste domande una toccante meditazione sull'identità e sull'amore, sui gesti che è necessario compiere prima di congedarsi. Una vicenda intima e privata che s'intreccia a doppio filo con quella collettiva e politica del popolo palestinese e di quello israeliano, vicinissimi eppure così distanti dal trovare un modo per esistere insieme.

Recensione della Redazione QLibri

 
Il tunnel 2018-12-17 10:53:40 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    17 Dicembre, 2018
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La terra del cervo

“Le persone affette da demenza da lunghi anni, che sembrano aver rinunciato al mondo e a cui il mondo sembra avere rinunciato, verso la fine della loro vita hanno una specie di risveglio e riprendono lucidità, come se la demenza fosse solo una finzione, un gioco, o magari un modo di difendersi dagli altri. E quando la morte si avvicina la maschera cade e lascia spazio al dolore, alla sofferenza e forse al rimorso. Così anche se per anni sono sembrati indifferenti a chi si è preso cura di loro, in punto di morte sembrano aggrapparsi a quelle persone e avere bisogno di un loro sguardo, di una carezza.”

È Zvi Luria, ex ingegnere ai lavori pubblici, responsabile di grandi opere come costruzioni di strade e tunnel destinati a congiungere luoghi altrimenti irraggiungibili, il protagonista dell’ultimo romanzo di Abraham Yehoshua ed è intorno al suo decadimento cognitivo che l’autore costruisce una storia che offre molteplici e importanti spunti di riflessione.
È dunque proprio quando Zvi, raggiunti i limiti di età, deve abbandonare il lavoro e rinunciare alla costruzione di altri tunnel sull’autostrada, che egli si trova prigioniero del tunnel più buio dell’esistenza. La sua progressiva perdita di identità si accompagna a una inevitabile perdita di dignità umana e sociale, tanto più rilevante quanto più prestigioso è stato il ruolo ricoperto nel passato. Ed è proprio il tema dell’identità che è centrale nel romanzo.
Se Zvi, il cui nome evoca l’immagine maestosa del cervo, va progressivamente verso una perdita di prestigio e di consapevolezza di sé, altrettanto privi di identità, per motivi politici, sono i pochi rifugiati palestinesi nascosti in cima a una collina nel deserto del Negev. È per salvare l’esistenza di costoro che Zvi è chiamato a raccogliere le sue ultime capacità cognitive, necessarie a costruire il tunnel che impedirà la demolizione della collina, altrimenti indispensabile per la realizzazione della strada che servirà all’esercito. Il tunnel assume qui, ancora una volta, una valenza positiva, in quanto rifugio e via di salvezza.
Il tema della convivenza con i palestinesi è d’altronde presente in tutto il romanzo: Yehoshua non manca di sottolineare come in molti casi essi siano riusciti ad integrarsi nella società israeliana e come i bambini palestinesi siano curati negli ospedali israeliani. Si nota, tuttavia, quanto egli sia sensibile al problema della perdita di identità nazionale che l’integrazione stessa può comportare. Non a caso il personaggio Zvi insiste a chiamare la bella Ayalà con il suo nome originale Hanadi, quasi a voler sottolineare l’importanza e il diritto/dovere di rispettare le origini di ciascun individuo. A questo proposito ricordiamo che Yehoshua , con Oz e Grossman ha sottoscritto il documento favorevole al riconoscimento dello stato della Palestina.
Proprio spinto da questo desiderio di pacifica convivenza, Zvi con un ultimo sforzo volto a controllare il suo stato confusionale, affronta un avventuroso viaggio per raggiungere di nuovo il deserto di Negev, luogo simbolo nella storia di Israele, dove riposano le spoglie di Ben Gurion, al fine di constatare che i lavori del tunnel siano iniziati e soprattutto che i rifugiati siano in salvo. Ed è qui che Zvi si ricongiunge al cervo, al suo alter ego, la cui sagoma si staglia maestosa sulla collina. Ed è qui che simbolicamente finirà il suo viaggio, lasciando al lettore un amaro e doloroso interrogativo sul futuro.

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Il tunnel 2019-04-06 17:44:30 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    06 Aprile, 2019
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La perdita della memoria

Il romanzo “Il tunnel” di A.B.Yehoshua si apre nel bel mezzo di un colloquio fra medico e paziente: Zvi Luria, settantatreenne ex ingegnere stradale, accompagnato dalla moglie, sta facendo decifrare l'immagine di una risonanza magnetica al neurologo. Purtroppo non ci sono dubbi: è stata rilevata un'atrofia del lobo frontale, con probabile degenerazione neuronale... insomma: demenza senile, perdita della memoria. Zvi e la moglie sono molto preoccupati, li attende un percorso lungo e doloroso. La loro reazione al responso del medico però non è di cieca disperazione, di autocommiserazione o di completa perdita di ogni speranza. Il medico suggerisce a Luria di cercare di rallentare la malattia attraverso la giusta disposizione di spirito: mantenersi attivo in ogni senso, non fuggire la vita ma, al contrario, cercarla, sguazzarci dentro.
E questo è proprio ciò che l'anziano ingegnere farà nel corso del romanzo. Forse la sua malattia non è qualcosa di completamente negativo, forse, in fondo in fondo, lo può liberare dalla scorza di razionalità e doveri che lo ha avviluppato e protetto da sempre. Da adesso in poi Luria dovrà trovare dei percorsi alternativi per continuare un'esistenza che si sta profondamente trasformando ma che non è ancora finita. Dovrà imboccare un tunnel oscuro, attraversarlo ed arrivare dall'altra parte per ritrovare la luce, per mettere in collegamento le due parti della sua vita: quella prima e quella dopo la malattia.
Luria infatti, su suggerimento della moglie, ricomincia a lavorare: viene preso come assistente non retribuito da un giovane ingegnere stradale figlio di un vecchio collega che si sta spegnendo a causa di un tumore. L'uomo, che si chiama Assael Maimoni, deve progettare una strada segreta nel deserto per conto dell'esercito e per realizzarla dovrà far approvare la costruzione di un tunnel: è necessario evitare ad ogni costo che venga spianata una certa collina, perché è il rifugio di una famiglia di profughi senza identità, non più palestinesi, non ancora israeliani. Il giovane ingegnere chiede aiuto a Luria e lo coinvolge nel lavoro: grazie alla sua esperienza e rispettabilità l'anziano può ancora dare un contributo rilevante, nonostante la demenza.
Il romanzo di Yehoshua tratta diversi temi: senza dubbio il tema della malattia è centrale in quest'opera. La malattia del protagonista è infatti accompagnata dalla descrizione di altre malattie che colpiscono anche altri personaggi. Come si affronta la progressiva perdita di fondamentali abilità fisiche e psichiche? É possibile continuare a vivere senza sprofondare nel baratro della disperazione? La risposta che dà l'autore sembra essere positiva: il romanzo infatti, pur affrontando un tema tanto triste, non è pervaso dall'angoscia e dall'oscurità ma anzi dalla dolcezza, dall'ironia, dalla delicatezza. Come se volesse trasmettere comunque un messaggio di speranza: nonostante le sofferenze e le contrarietà, è ancora possibile la condivisione, la tenerezza, l'affetto, che possono davvero fare la differenza nel destino dell'essere umano.
Come sempre nelle sue opere l'autore tratta le tematiche prese in esame sia da un punto di vista individuale che collettivo; per Yehoshua infatti l'essere umano non può essere scisso dal contesto storico sociale e geopolitico in cui vive. Così, anche ne “Il tunnel” ci sono riferimenti alla situazione israeliana ed al conflitto con i palestinesi. Ad esempio, di fronte alla malattia tutte le persone sono soltanto esseri umani, tutte le differenze e le ostilità sembrano annullarsi e dissolversi. E forse una perdita della memoria in alcuni contesti socio-politici non sarebbe così negativa, in quelle situazioni in cui l'identità di un popolo o di un gruppo viene strumentalizzata per rimarcare i conflitti e le differenze, mentre sarebbe desiderabile cercare un collegamento, una via di comunicazione, un tunnel.

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Il tunnel 2019-02-17 17:00:03 68
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68 Opinione inserita da 68    17 Febbraio, 2019
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Percorsi paralleli ed inversi...

Il progressivo decadimento delle proprie facoltà mentali quale perdita d’ identità ed imbocco di un tunnel senza uscita, annientamento definitivo della propria essenza, labirinto di una mente confusa, ineludibile sparizione dei propri tratti definenti.
Questo è il lungo viaggio verso l’ ignoto, circondati dallo sguardo giudicante di chi ci è vicino e che un giorno non riconosceremo, occhi increduli, arrabbiati, imbarazzati, preoccupati, apprensivi per quello che è e che presumibilmente non sarà’, l’ansia ripetuta del presente, un futuro mutevole ed imprevedibile, amnesico, doloroso, pericoloso.
Questa è la nuova identità di Zvi ( cervo ) Luria, ex ingegnere civile in pensione, uomo da sempre razionale, metodico, una vita costruita su memoria, numeri, successo lavorativo e riconoscimento sociale, oggi condannato ad un ruolo da comprimario, fagocitato da quella odiata parola, “ demenza “, che nessuno vorrebbe pronunciare ma che gradatamente assume i tratti di un foglio bianco e la paura di un vuoto onnipresente.
Dimenticanze, scambi di persona, volti senza nome, gaffe, umiliazioni, dolore, incredulità, e quella macchia cerebrale che poco dice ma che continua ad estendersi, spada di Damocle tra presente e futuro.
C’è un altro tunnel, reale e simbolico, ancora da costruire, una inversione di rotta per ridare un nome ed una identità ad uomini che l’ hanno persa, o mai posseduta, che desiderano un luogo dove stare, uscire dall’ ombra, essere riconosciuti, vivere e formare una famiglia, semplicemente amare ed essere se’ stessi, acquisire i diritti di un popolo.
Ed allora nasce e cresce un percorso parallelo, inversamente definente, semplici storie di uomini, un conflitto ( israeliano-palestinese ) senza soluzione apparente, una malattia senza possibilità’ di ritorno, identita’ significanti, un senso comune condiviso, ciascuno immerso nel proprio dolore.
Che cosa definisce lo stato di malattia se non immagini lette e rilette, interpretabili, in questo caso ancora piuttosto vaghe?
Ed allora Luria ha l’ opportunità, negatasi durante la propria integerrima carriera lavorativa in quella distinzione tra pubblico e privato da lui orgogliosamente e ostinatamente protratta, di esplorare l’ ignoto, di entrare in un presente ignorato, aiutando sé e gli altri, condividendo esperienze di vita, sentendosi utile per sentirsi vivo, consegnando agli occhi altrui la propria legittimazione.
Come sempre sarà la grandezza dell’ amore a restituire speranza e dignità, un amore che possiede forza ed autenticità ( quello tra Luria e la moglie Dina ) e che consegnerà serenamente al proprio destino.
Un romanzo forte, intenso, ritmi appositamente rallentati e lenti ad assecondarne i contenuti, un tempo al presente che scandisce il significato e la sensazione di una progressiva perdita di senso.
Dialoghi intensi, situazioni di imbarazzo stemperate da un sottile sarcasmo, vuoto e caos alternati a presenze e memoria in un bilanciamento caratterizzato da un percorso interiore profondo quanto definente.

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Il tunnel 2019-02-03 17:53:01 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    03 Febbraio, 2019
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Identità

«Sì, d’ora in poi sarà facile imputare alla sua debolezza mentale ogni errore o contrattempo, ma il suo spirito, che il neurologo ha ben distinto dalla mente, avrà la forza di lottare contro le suggestioni di quest’ultima o farà combutta con lei? […] È questo il punto… Non c’è molto da spiegare. Nel mio cervello si è creato un piccolo vuoto, una specie di buco nero che ultimamente risucchia nomi di persone, più che altro di conoscenti. E, spariti quelli, rimane uno spazio libero.»

Strade, trafori, gallerie e tante altre grandi opere sono le costruzioni progettate da Zvi Luria, ex ingegnere ai lavori pubblici ormai in pensione. Ha dedicato la sua vita a collegare luoghi irraggiungibili, l’anziano, ha una moglie medico pediatra di grande fama di nome Dina e prole al seguito, eppure, da qualche tempo, dimentica le cose, è distratto, perde cognizione di quel che gli sta accadendo intorno. La sentenza è irrevocabile: atrofia celebrale e più precisamente un principio di demenza senile. Può star tranquillo, a parere del medico, perché in ogni paziente lo sviluppo della malattia è diverso e dipende molto proprio dall’indole e dallo spirito di quest’ultimo. Oltretutto Luria ha poco più di settant’anni, non deve disperarsi! Peccato però che quelle che originariamente erano piccole distrazioni, sviste, nomi dimenticati o confusi, un chilo o due in più di pomodori acquistati, con il tempo diventano un qualcosa di difficoltoso da gestire per il capo costruttore che sempre con maggiore difficoltà accetta una tale fine. Un incontro casuale in una delle tante vecchie occasioni di celebrazioni dell’ufficio e ha inizio, proprio su spinta delle parole di Dina che lo invitavano a non arrendersi, a non lasciarsi andare, a trovarsi un impegno proprio in virtù di chi suo compagno era stato, la collaborazione con Assael Maimori, adoperatonella realizzazione di un tunnel segreto che condurrà il già precario protagonista nel cuore del conflitto israelo-palestinese, dovendo il medesimo, realizzare un passaggio per salvare gli altrettanto privi di identità rifugiati politici palestinesi celati sulla vetta di una collina nel deserto del Negev.
È da questi brevi assunti che ha inizio uno dei romanzi più stratificati, profondi e complessi dello scrittore israeliano. Perché quel tunnel che è chiamato a percorrere Zvi se da un lato è uno dei più difficoltosi e bui che ciascun uomo è costretto prima o poi ad intraprendere, perché per sua natura capace di privare dell’identità, della dignità, dello scopo, della ragion d’essere del singolo al mondo, del suo status sociale per lasciar posto a un’entità vacua, fatta di dubbi, incertezze, senso di inutilità, al contempo, esso può essere sinonimo di salvezza, di rifugio, di nuova possibilità.
Costanti sono ancora all’interno dell’opera i riferimenti alla convivenza tra israeliani e popolo palestinese, alla tematica della perdita di identità che non è soltanto individuale quanto anche nazionale poiché risultato di una possibile integrazione, nonché storici e religiosi. Quest’ultimo elemento emerge in particolare nella parte conclusiva dell’elaborato quando, cioè, raggiungere il luogo simbolo della storia di Israele combacia anche con il ricongiungersi di Zvi con il suo io più profondo.

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