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Vita e morte di Emile Ajar Vita e morte di Emile Ajar

Vita e morte di Emile Ajar

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"Mi sono davvero divertito. Arrivederci e grazie": il 21 marzo 1979 Romain Gary terminò con queste lapidarie parole la stesura di questa piccola opera. Due giorni prima di togliersi la vita con un colpo di pistola nel suo appartamento di rue du Bac a Parigi, precisamente il 30 novembre 1980, provvide a inviarla al suo editore, Robert Gallimard, con la raccomandazione di renderla pubblica previa intesa con Diego Gary, suo figlio. Il 17 luglio 1981 Gallimard diede alle stampe l'opera, e la pubblicazione costituì un evento che mise letteralmente a soqquadro l'intera società letteraria parigina. Quelle paginette rivelavano, infatti, che Emile Ajar, il romanziere vincitore del Goncourt con La vita davanti a sé, l'inventore di un gergo da banlieue e da emigrazione vent'anni prima di Pennac, il cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi, altri non era che Romain Gary, l'autore bollato dallo stesso comitato dei lettori della narrativa Gallimard come uno scrittore finito, "a fine carriera". Lette oggi esse appaiono come un autentico "testamento letterario" che getta luce sull'idea di letteratura che ha guidato l'intera opera di Romain Gary. Un'idea fondata, come scrive Riccardo Fedriga nella postfazione a questa edizione, su "una vera e propria "poetica del fare pseudo", cioè diventare un personaggio che non si appartiene mai, inafferrabile, sempre altro sia a se stesso sia da se stesso".



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Vita e morte di Emile Ajar 2018-11-29 09:11:55 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    29 Novembre, 2018
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Addio imbecilli!

Non è un romanzo, non è nemmeno un racconto ma una lettera di una trentina di pagine in cui Romain Gary si toglie lo sfizio di dare il suo vaffanculo di addio, senza livore e in modo quasi scanzonato, ai critici letterari parigini, supponenti, ignoranti e incompetenti, ai lettori di Gallimard, nonchè allo stesso Gallimard.
Romain si prende una bella rivincita sul bel mondo che lo aveva bollato come scrittore finito. Bollato per incompetenza perchè i suoi libri nessuno dei critici li aveva letti se non distrattamente, così distrattamente da non cogliere somiglianze evidenti a gente non del mestiere. Nelle trenta pagine Romain coglie l'occasione per sottolineare la boria dei critici che non danno giudizi oggettivi sul romanzo appena uscito ma basati sulla capacità di ingraziarseli dell'autore. Tipico l'esempio del critico che gli scrive una recensione al cianuro sul romanzo appena uscito perchè per quella al precedente romanzo non era stato ringraziato. Un mondo superficiale ma soprattutto incompetente con gente che non mette nessun amore nel suo lavoro e che non lo fa per il gusto di scoprire l'opera d'arte e contribuire a darle il giusto risalto.
La vicenda di Gary dello scrivere con più pseudonimi nasce dalla sua bulimia di vita, una specie di nevrosi che lo porta a voler vivere virtualmente molteplici esistenze parallele. Purtroppo approda alla delusione di dover constatare che si è spossessato della sua unica vera vita. Il suicidio è il suo modo di porre fine a una situazione pesante. Si intuisce che suo cugino cercava di soffiargli l'identità di Ajar che Gary gli aveva cucito addosso.
Un caso del genere ha pochi termini di confronto: Pessoa, e forse Elena Ferrante (nel caso che sia la stessa mano a scrivere i libri di Starnone e di Elena come qualcuno suppone).

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