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La vita che Emmanuel Carrère racconta, questa volta, è proprio la sua: trascorsa, in gran parte, a combattere contro quella che gli antichi chiamavano melanconia. C’è stato un momento in cui lo scrittore credeva di aver sconfitto i suoi demoni, di aver raggiunto «uno stato di meraviglia e serenità»; allora ha deciso di buttare giù un libretto «arguto e accattivante» sulle discipline che pratica da anni: lo yoga, la meditazione, il tai chi. Solo che quei demoni erano ancora in agguato, e quando meno se l’aspettava gli sono piombati addosso: e non sono bastati i farmaci, ci sono volute quattordici sedute di elettroshock per farlo uscire da quello che era stato diagnosticato come «disturbo bipolare di tipo II». Questo non è dunque il libretto «arguto e accattivante» sullo yoga che Carrère intendeva offrirci: è molto di più. Vi si parla, certo, di che cos’è lo yoga e di come lo si pratica, e di un seminario di meditazione Vipassana che non era consentito abbandonare, e che lui abbandona senza esitazioni dopo aver appreso la morte di un amico nell’attentato a «Charlie Hebdo»; ma anche di una relazione erotica intensissima e dei mesi terribili trascorsi al Sainte-Anne, l’ospedale psichiatrico di Parigi; del sorriso di Martha Argerich mentre suona la polacca Eroica di Chopin e di un soggiorno a Leros insieme ad alcuni ragazzi fuggiti dall’Afghanistan; di un’americana la cui sorella schizofrenica è scomparsa nel nulla e di come lui abbia smesso di battere a macchina con un solo dito – per finire, del suo lento ritorno alla vita, alla scrittura, all’amore.



Recensione della Redazione QLibri

 
Yoga 2021-06-06 05:51:17 siti
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siti Opinione inserita da siti    06 Giugno, 2021
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I VORTICI DELLA MENTE

È il racconto di quattro anni della vita del noto scrittore, quelli che lo hanno impegnato nella stesura del suo ultimo libro, questo appunto, ma che lo hanno anche segnato dal punto di vista personale per una serie di eventi, primo fra tutti il suo ricadere in uno stato di melanconia tale da farlo virare rapidamente da depresso generico a persona che vive un “episodio depressivo maggiore, caratterizzato da elementi di malinconia e idee suicidarie in un quadro di disturbo bipolare di tipo II”. Eppure è al culmine della grazia, il suo ego profondamente narciso è appagato dal successo che la sua attività di scrittore gli ha concesso, apparentemente nulla osta a un grado di felicità apparente, è inoltre pronto a una nuova avventura letteraria: scrivere un libello sullo yoga, disciplina che ha praticato per tutta la vita e che sa essere poco conosciuta o perlomeno vittima di stereotipi conoscitivi per cui sente l’esigenza di dare il suo personale contributo divulgativo, nulla di più. In realtà, proprio la scrittura di questa opera che ricalca in fondo la sua tendenza autobiografica, presente in tutti i suoi romanzi, vira presto in una sorta di autobiografia sull’onda lunga del comun denominatore dei suoi anni, ovvero la ricerca di un equilibrio interiore tramite yoga, meditazione e tai chi. Insomma chi è a digiuno di entrambi, parlo della conoscenza delle discipline appena citate e dello stesso scrittore e delle sue opere, può cogliere l’occasione di abbeverarsi a entrambe le fonti, di contro, chi è invece edotto di tali materie, può trovare quel senso di riconoscimento identitario e di appagamento che si provano nel rispecchiarsi nei propri interessi.
Lo scritto in sé si apre con un impatto di grande fascino, è infatti la restituzione sotto forma di reportage di quattro giorni trascorsi all’interno del programma Vipassana: si tratta, in poche parole di un internamento volontario di dieci giorni - con il divieto assoluto di parlare con gli altri ospiti della struttura che li accoglie e di abbandonare il programma prima del tempo - da trascorrere solo nell’immersione totale in pratiche di meditazione, staccando la propria vita da qualsiasi filo relazionale con l’esterno per concentrare le energie al recupero dell’interiorità. Il racconto è fluido, di impatto, incuriosisce quasi quanto una distopia ma presto si interrompe per l’evento fortuito che porta lo stesso Carrère a lasciare la struttura in seguito all’attentato a “Charlie Hebdo”. Il suo rientro nella vita consuetudinaria coincide con un malessere interiore tale da necessitare cure specialistiche in una struttura sanitaria e con la difficoltà a portare a termine quello scritto che si prospettava così facile e immediato e, per sua stessa ammissione, in un certo senso confezionato ad hoc proprio tramite l’internamento volontario a Vipassana. La profezia del programma si è avverata: non è possibile interrompere un viaggio di introspezione così intenso senza gravi ricadute sull’equilibrio personale. In verità, dal racconto dello stesso Carrère si evince che la sua stabilità mentale è sempre stata labile, il malessere preesistente, lo yoga e le altre pratiche un tentativo o meglio una necessità di auto mutuo aiuto paradossale perché profondamente individuale. E così il racconto, mentre inanella una serie di definizioni sulle pratiche meditative che lo scandiscono e permettono di tenere il leit motiv della narrazione, diventa autobiografia episodica di ampio ventaglio a coprire gli anni necessari a ultimare lo scritto, a curarsi, ad aprire una nuova pagina della sua vita. In tutto questo il lettore partecipa di un universo iniziatico allo yoga, fatto di zafu e vritti, e di una fetta di vita altrui. Interessante.

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Yoga 2021-06-19 14:10:25 topodibiblioteca
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topodibiblioteca Opinione inserita da topodibiblioteca    19 Giugno, 2021
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Tra meditazione e attualità

“Quello che chiamo yoga non è soltanto la ginnastica benefica che pratichiamo in tanti, ma un insieme di discipline che mirano ad ampliare e unificare la coscienza. Lo yoga afferma che siamo qualcosa di diverso dal nostro piccolo io confuso, frammentato, spaurito, e che a questo qualcosa possiamo avere accesso”.

Questa definizione di Yoga (che Carrère ha pensato per la quarta di copertina dell’edizione francese) avrebbe dovuto rendere l’idea dell’obiettivo che questo libro si proponeva di comunicare alla platea dei potenziali lettori. Realizzare un “libretto arguto e accattivante” sul significato profondo di questa disciplina in un momento della vita che sorrideva all’autore conscio di non avere problemi se non quello che lo stesso Carrère riconosce da sempre: “un ego ingombrante, dispotico, di cui aspiravo a ridurre il potere, e la meditazione è fatta appunto per questo”. Tuttavia i cosiddetti imprevisti della vita hanno portato l’autore a doversi riconfrontare con i propri mostri interiori che ciclicamente tornano a trovarlo, mostri rappresentati dalla ricomparsa di una sindrome depressiva, questa volta anche accompagnata da un disturbo bipolare, e che hanno costretto lo scrittore ad essere ricoverato presso una clinica specializzata. Conseguentemente anche la struttura del libro inizialmente pensata da Carrère è cambiata, perché la malattia ha quindi influito pesantemente sul contenuto finale dell’opera permettendo di consegnare cosi alle stampe un prodotto in cui traspare il pensiero, la sofferenza ma anche la ricerca di riscatto. Qui dentro di fatto è possibile riconoscere Carrère con tutti i pregi e difetti, con la propria personalità spesso debordante ma comunque sincera, con tutti i limiti confessati senza timore, che in qualche modo rendono l’autore francese più simpatico e umano rispetto a come spesso viene percepito.

Yoga può pertanto definirsi un’opera di “non fiction” stratificata, nella quale trovare innanzitutto riflessioni sul significato profondo della disciplina e sull’importanza assunta dalla meditazione come strumento per lasciare scorrere quelle che nel linguaggio tecnico orientale si definiscono come “Vritti”, i pensieri negativi, gli stati d’ansia che condizionano la vita – lungo l’intero libro i potranno infatti contare ben 14 significati differenti di meditazione dati dallo stesso autore, uno più interessante dell’altro-. Ma Yoga è al tempo stesso un libro di estrema attualità perché le difficoltà psicologiche dell’autore sono raccontate sullo sfondo di eventi tragici che conosciamo tutti come il tragico attentato terroristico alla sede del giornale francese “Charlie Hebdo”, con implicazioni personali che hanno riguardato lo stesso autore, o ancora il dramma dei migranti, raccontato da un’esperienza diretta vissuta sempre da Carrère sull’isola greca di Leros. Yoga rappresenta un salto in quella “zona sinistra” dell’animo umano in cui si annida l’ombra, la paura, il dolore ma contiene anche un messaggio di speranza perché “A sinistra c’è l’ombra, ma c’è anche la gioia pura, e forse non può esserci gioia pura senza l’Ombra”. Yoga infine può anche definirsi un’opera di “fiction” perché è lo stesso Carrère a confessare, verso la fine del libro, l’impiego di alcuni espedienti letterari comunque assolutamente funzionali al racconto e che in qualche modo ne costituiscono un valore aggiunto.

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Yoga 2021-06-04 06:32:50 68
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68 Opinione inserita da 68    04 Giugno, 2021
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Vivere un senso insensato

Il viaggio di Emmanuel Carrere al ritmo di una vita mossa da presente e ricordi, euforia, depressione, perdite, amori, ritorni, tutto quello che da sempre lo ha definito alla ricerca di un senso per accedere all’ altro, un equilibrio precario, idea e solco lungo il cammino della propria esistenza.
Il racconto, secondo quanto ci dice l’autore, era stato pensato come testo sullo “ yoga “, una rappresentazione della meditazione come stile di vita, sviscerandone aspetti e contenuti.
Nel cammino della sua creazione lo scritto diviene creatura pulsante, plasmandosi e trasformandosi in un percorso interiore tra presente e ricordi, sbalzi temporali e flussi emozionali per tracciare un bilancio, prendendo i propri pensieri per quello che sono.
Una domanda incombe, quale relazione tra meditazione e scrittura, dieci giorni di ritiro monacale (uno stage di Vipassana tra zafu e thai chi) per osservarsi dentro, l’ inizio di un cammino diverso.
C’è una contraddizione evidente tra il narcisismo autoreferenziale dello scrittore e la pratica meditativa, rivolta all’altro, non giudicante, entrambe in fondo si prefiggono la stessa cosa, comprendere meglio l’attività mentale.
Carrere ha vissuto lunghi periodi di creatività alternati a inattività, benessere a depressione, da molti anni ha imboccato la via della meditazione e dello yoga, convertito a una ricerca interiore che stabilizzasse la propria vita. Nella immobilità apparente della meditazione tutto cambia, i pensieri, la postura, la respirazione, emozioni e sensazioni si affacciano alla coscienza fino a che è la vita a cambiare, distaccandosi un poco dal se’.
Amore, yoga, scrittura, meditazione sono i cardini che lo accompagneranno fino alla morte in una vita che si rivela, al contrario di quello che si potrebbe pensare, così esposta alla fragilità.
Carrere crede ai sacri principi dell’ alternanza tra opposti ( yang e yin ) ma rimane uno scrittore pieno di dubbi, ossessionato dall’ idea della propria grandezza, che ricerca nella vita e nella meditazione il modo di essere una persona migliore e quindi uno scrittore migliore.
In lui resta un ineluttabile senso di autodistruzione, presente e definente, un senso catastrofico che credeva guarito e che è scaturito dal se’, quell’ io frammentato e diviso che stenta a raggiungere l’ unità a cui tende lo yoga .
E allora dubbi incombono mentre le stagioni della vita annunciano perdite incalcolabili, si cerca una ricostruzione possibile in un lungo viaggio a stretto contatto con giovani vite strappate alla normalità, si incontrano altre storie che aiutano a vivere.
È dopo un lungo cammino che la vita risorge nella propria bellezza, oltre la meditazione e lo yoga, dentro se’ stessa, nel cuore di una scrittura ritrovata, nello sguardo d’ amore rivolto a una donna.
“ Yoga “ non è un romanzo, unisce e rimanda prolungati tratti autobiografici a un approccio teorico e olistico su yoga e meditazione, vita e filosofia, pervaso da un’ ossimorica presenza, un tono scherzoso e sorprendente tra pensieri cupi e solitudine autoimposta.
Un testo che fa riflettere sulla propria essenza, sulla strada intrapresa, sul reale senso delle cose, sul male di vivere, sulla connessione tra mondi apparentemente diversi, sulla scrittura, uniti dalla vivida intelligenza e da un senso che vorrebbe tralasciare un eccesso di teoria asfittica e poco includente così come una razionalità all’eccesso, travolti dalla vita in un semplice gesto, abbandonati al piacere e al giusto equilibrio di uno sguardo perso nell’oggi negli occhi innamorati di chi è “... pienamente felice di essere vivo...”

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