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Appartamento ad Atene Appartamento ad Atene

Appartamento ad Atene

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Nel 1942, ad Atene, un appartamento viene requisito per ospitare un ufficiale tedesco. Nell’appartamento vivono gli Helianos, una coppia di mezza età un tempo agiata. Lui è un intellettuale, spiritoso e paziente. Lei una donna di casa, ansiosa e malaticcia. Hanno un ragazzo di dodici anni animato da melodrammatiche fantasie di vendetta, e una bambina di dieci, una pesante bambola di carne, forse ritardata. Con l’arrivo del capitano Kalter, tutto è cancellato. Metodico, ascetico, crudele, Kalter è un dio-soldato che impone il terrore. E gli Helianos, con la determinazione dell’inerzia, si sottomettono, remissivi. Sono servi, adesso, senza altra identità che la loro acquiescenza. E la volontà del dio-soldato è il loro unico assillo. L’appartamento li avvolge come un’epidermide. La testa china, gli occhi serrati, si muovono «in una vaga, illogica danza al suono di una musica quasi impercettibile». La musica del male. La notte, avvinghiati sulla branda in cucina, intrecciano ciechi deliri: temono gli ordini del nuovo giorno, scambiano piccole parole dalla vocalità scarnificata. Hanno paura di far rumore, non vogliono muovere nulla. Poi, di colpo, l’assenza. Il padrone parte per la Germania, e i servi scoprono che la libertà non ha alcun senso, che la tortura continua. Quando Kalter torna, è un sollievo. È cambiato: più gentile, indulgente. Di un’indulgenza che disorienta. Ma è un fragile equilibrio. Correnti sotterranee di odio agiscono in segreto, preparano un terrificante colpo di scena.Pubblicato nel 1945, questo romanzo lascia oggi stupefatti per la fulmineità con la quale sembra avere assimilato un lungo, tortuoso, tormentoso lavoro di elaborazione dell’orrore che cominciò alla fine della guerra e non si è certo concluso. E, come nel Falco pellegrino, il lettore si troverà di fronte all’inquietante capacità del narratore di ingrandire e osservare da vicino ogni moto della psiche, come se si trattasse di corpi in lento, fatale movimento.

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Appartamento ad Atene 2018-11-06 16:29:48 antonelladimartino
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antonelladimartino Opinione inserita da antonelladimartino    06 Novembre, 2018
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QUELL’ODORE LARDOSO

Il sipario si apre su Atene ai tempi dell’occupazione nazista, quando l’orrore infuria e le madri pregano perché i bambini muoiano senza soffrire troppo. La città, visitata dalla memoria e dalle finestre che guardano l’Acropoli, rivela le rovine di un passato eroico e l’agonia di un presente disastroso. Una famiglia, che era stata agiata e felice, si ritrova prima impoverita e in lutto, poi con l’abitazione e la vita invasa da un ufficiale nazista. Cosa si prova a convivere in casa propria con il nemico? A servirlo, a temerlo, a osservarlo tutti i giorni, con la consapevolezza dolorosa di non essere nemmeno inclusi nella cerchia dei più sfortunati.

Una tragedia claustrofobica, che si trascina in un piccolo spazio, in una città esiliata dalle sue radici e dalla sua grandiosa mitologia. Una tragedia introspettiva, che si nutre di ambivalenze enormi. La macchina distruttiva rivela fin nei suoi ingranaggi più sottili, che lentamente logorano l’equilibrio precario della coabitazione tra invasore e invasi, provocando un rimescolamento dei rapporti di forza che non lascia spazio a una concreta speranza di pace.

La guerra cambia dimensioni ma non sostanza e dalle nazioni s’insinua nelle città, nelle case, nei rapporti umani più intimi, fino all’interno delle coscienze e delle emozioni più segrete, dove si consumano i conflitti più penosi. La narrazione segue passo passo le evoluzioni dei microcosmi che dividono l’appartamento ateniese, compresi quelli nascosti nelle minuzie della quotidianità. La guerra si rivela un ingranaggio complesso e onnivoro, che coinvolge e stravolge aguzzini e vittime, adulti e bambini.

La guerra sradica certezze e impone scelte mostruose, per salvare il salvabile a prezzi proibitivi. La guerra promette lunghi e penosi strascichi per un futuro ipotetico, lontano da speranze e desideri. La guerra chiude gli orizzonti e coltiva un odio malsano dall’odore insopportabile, “lardoso”, ed è proprio l’esalazione di quest’odio che disarticola le coscienze; ma nel fondo del disordine più buio a volte si intravede la nascita di una forza nuova, di un’apertura inaspettata, di un altrove da inseguire.

Un romanzo che si immerge negli inferi della storia attraverso una scrittura raffinata, che propone fraseggi e soluzioni lessicali arditi e impone un ritmo di lettura prudente e riflessivo. Un’opera forte, che intrappola l’attenzione come una tela di ragno e lascia senza fiato. Consigliabile ai palati più esigenti.

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romanzi storici di qualità.
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Appartamento ad Atene 2013-01-23 21:25:57 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    23 Gennaio, 2013
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La ribellione dei miti

Questo bellissimo romanzo di Glen Westcott racconta la storia di una famiglia greca costretta a condividere il proprio appartamento ad Atene con un capitano nazista. Interessanti le dinamiche nella famiglia e la lenta trasformazione dei personaggi. Le cose precipitano dopo che il capitano, che è sempre stato crudele con la famiglia Helianos, torna da un soggiorno in Germania. In quel soggiorno deve essere successo qualcosa che lo ha reso, o così sembra, più umano. In un momento di disperazione, infatti, il capitano apre il suo cuore al buon Nekolas Helianos che si scorda all'istante dei torti e delle umiliazioni subite e proprio per consolarlo pronuncia una frase infelice. Naturalmente l'altro scorda all'istante le ottime intenzioni del buon Helianos e lo fa arrestare. La moglie fin allora passiva, vissuta all'ombra del marito, inizia la sua lenta trasformazione, comincia ad alzare la testa e alla fine non farà lo stesso errore del marito. Interessante la metamorfosi e la rinascita di questa donna che proprio per le disgrazie che le capitano, trova l'energia per una ribellione.
Di Westcott ho letto anche Falco pellegrino ma è meno bello.

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Primo Levi
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Appartamento ad Atene 2013-01-20 12:45:37 Sharma
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Sharma Opinione inserita da Sharma    20 Gennaio, 2013
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L'esca nella trappola

Atene, seconda guerra mondiale, i tedeschi sbarcano in Grecia per aiutare gli italiani che si erano impantanati nella gloriosa conquista della nazione, naturalmente riescono nell'impresa. Nella capitale come in tutto lo stato inizia a scarseggiare il cibo, i bambini diventano sempre più scheletrici e con il ventre gonfio, molti muoiono anche per assenza di medicinali. La croce rossa che va loro in aiuto con i pochi mezzi che ha, deve fare delle scelte, si aiutano i bambini che non sono malmessi così hanno più possibilità di sopravvivere e si scelgono più bambine perché è meglio avere tante donne, domani possono rigenerare il popolo ateniese, di uomini per questo ne bastano pochi. La carne scompare e le minestre si annacquano. Gli appartamenti del centro della capitale diventano gli alloggi degli ufficiali, i quali devono stare vicino al quartier generale.
Questa è soprattutto la storia della famiglia di Nikolas Helianos (ma anche di molte altre) editore benestante, che al momento per ovvi motivi, non può lavorare, ottimista per natura verso tutto e tutti. La moglie anche lei benestante di famiglia è una donnetta che asseconda solo i voleri degli altri (invece l'autore farà scoprire una mirabile figura femminile) questo è il suo compito nella vita. Due figli, o meglio tre, uno già morto nella battaglia sull'Olimpo; un maschio Alex irrequieto, disubbidiente e profondamente antinazista; la femmina Leda, molto piccola, ritardata (ma anche lei darà il suo contributo). In casa di questa famigliola piomba come un macigno il capitano Kalter, il quale fa del loro appartamento “il suo appartamento”, diventa il signore indiscusso, li mortifica , li umilia, li schiavizza e li fa soggiacere sia fisicamente che psicologicamente. Tutto prosegue così immutabilmente per quasi un anno, fin quando al Capitano non viene concessa una licenza di due settimane. Al ritorno dalla propria patria il Capitano, ora promosso Maggiore, è un'altra persona, muta anche il suo registro lessicale, in poche parole diventa attento e benevolo ( di cosa sia realmente accaduto lo lascio scoprire a voi).”
“ Sta di fatto che i tedeschi amabili e virtuosi sono molto peggio degli altri, perché ci traggono in inganno. Stanno solo mettendo l'esca nella trappola.”
I due uomini diventano quasi amici e confidenti fino a quel maledettissimo giorno in cui Nikolas si lascia andare ad un moto di pietismo e protezione che gli sarà fatale. Quando sappiamo essere stupidi noi uomini anche davanti all'evidenza, non riusciamo a vedere l'inganno che si cela davanti a un bell'aspetto o davanti a delle belle parole. Vogliamo a tutti i costi essere positivi e ottimisti, quando il quadro dipinto innanzi a noi è solo di colore nero. Sappiamo chiudere gli occhi e le orecchie, ascoltare solo quello che il cuore ci comanda. Siamo così ostinati nel voler trovare uno spiraglio di luce, senza capire che quello spiraglio ci porta diritti in prigione (una prigione che può essere sia fisica che psicologica). Così avviene che le bombe ci scoppiano in faccia.
Non posso raccontare l'epilogo e ne tanto meno lo voglio, vi dovete trovare davanti alle pagine del libro per sentire lo sbigottimento a cui sono stata sottoposta io. Non è facile parlare ed esternare cosa io abbia provato, odio, rabbia, impotenza, rancore.
L'unico gemito che è uscito dalle mie labbra è stato “Dio mio (un dio che,ovviamente, era assente in quel periodo) che orrore!”
Consiglio a tutti di scoprire cosa lo scrittore è riuscito a mettere insieme in questo bellissimo romanzo psicologico.

Dedicato al Giorno della Memoria (27 gennaio 1945).

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