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Opinioni di un clown Opinioni di un clown

Opinioni di un clown

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Con pantomime teatrali, con telefonate e incontri, un clown lancia accuse feroci all'opulenta società della Germania occidentale, che sembra aver smarrito ogni valore. Un libro del '63, che suscitò polemiche e dibattiti.

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Opinioni di un clown 2019-02-11 11:30:25 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    11 Febbraio, 2019
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Opinioni di una vittima

“Opinioni di un clown” di Heinrich Böll è quello che il titolo ci promette: il flusso di pensieri di un uomo (che per l’appunto, fa il clown) nel momento più difficile della sua vita. È proprio nei momenti più difficili che gli uomini cominciano a rievocare il passato, a interrogarsi su quelle che sono le cause che li hanno condotti a tale miseria.
È proprio questo che Hans Schnier, il nostro protagonista, fa in questo libro.
Abbandonato dalla sua donna (che lui considera sua moglie, ma che tale non è), si abbandona alla malinconia e lascia che anche la sua professione vada in malora; una professione inusuale per il figlio di una famiglia ricca (e controversa), ma nella quale sembrava poter avere un brillante futuro.
Il libro scorre bene nonostante non accada quasi nulla; rimaniamo difatti soprattutto nei pensieri del nostro clown: riviviamo alcuni dei suoi ricordi, sporcati dal suo punto di vista; ci destreggiamo tra le sue opinioni della società e dei cattolici; assistiamo al suo continuo vittimismo, al suo piangersi addosso, al suo continuo scaricare la colpa del suo stato sugli altri; ci arrabbieremo a causa dei suoi gesti impulsivi, dei quali a volte anche lui stesso si pente.
Heinrich Böll tratteggia un uomo controverso, complesso, rendendolo profondamente umano; nel bene e nel male, e nonostante sia un uomo pieno di difetti non possiamo fare a meno di empatizzare con lui, di lasciarci emozionare dal suo dolore. Un personaggio a tutto tondo che prende vita; "Opinioni di un clown" sembra quasi l’autobiografia di una persona che ha vissuto per davvero, segno che Böll ha fatto un lavoro egregio, in questo senso.
Oltre a partecipare allo sconvolgimento dei suoi sentimenti, verremo messi a conoscenza anche delle sue opinioni: sul cattolicesimo, che molto spesso viene adoperato come una semplice etichetta; sull’entusiasmo e la rigidità dei tedeschi appartenenti a un partito nazista agli albori, e sull’ipocrisia di quegli stessi tedeschi quando quest’ultimo incontrò il suo spaventoso fallimento e la condanna da parte del mondo. È forse anche questo quello che tormenta Hans: l’essere circondato da uomini pieni di difetti proprio come lui, ma che se la passano molto meglio perché li nascondono dietro falsità e ipocrisia. Lui, il clown che una maschera è costretto a indossarla per lavoro, è più genuino di tutti gli uomini che quella maschera la indossano per apparire “giusti” in una società malsana e falsa. Hans è l’unica persona genuina, vera; non ha problemi a mostrare a tutti il suo vero io, i suoi pensieri; anche quelli che lo mettono in cattiva luce.
Un paradosso che lascia il lettore spiazzato, all’inizio; amareggiato nel momento in cui si rende conto di quanto quello che legge è vicino alla realtà delle cose, a un mondo in cui se la passano meglio gli ipocriti, coloro che assecondano le convenzioni senza nemmeno comprenderle; mentre chi è vero, chi si interroga sui motivi celati dietro ogni cosa si trova gettato nella disapprovazione e nella miseria.
Dopo aver “osservato” e ascoltato quest’uomo durante tutta la lettura, in molti angoli della sua personalità, il finale non potrà far altro che emozionarci.
A me, ha emozionato.

"I momenti della vita non si possono ripetere e neppure si possono dividere con altri [...] Tanto diaboliche possono essere le conseguenze del sentimentalismo. Gli attimi bisognerebbe lasciarli così come si sono vissuti, mai tentare di ripeterli, di riviverli..."

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Opinioni di un clown 2017-09-28 21:14:41 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    28 Settembre, 2017
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Hans Schnier

Come carta di identità ha scelto una mattonella di carbone con su stampato, sottolineato con gesso rosso, Schnier, il nome della sua famiglia.
Famiglia di industriali del carbone, spilorci ma pur sempre milionari, con una figlia morta adolescente per servire il Terzo Reich, un figlio convertito al cattolicesimo per farsi prete e un altro clown professionista in declino, “colpevole della più grave colpa per un clown: suscitare pietà”.
Con la biacca un po' incrostata che gli ricopre il viso, gli occhi azzurri “come un cielo di pietra” e i capelli scuri che per contrasto sembrano una parrucca, Hans Schnier mostra al mondo la sua faccia più vera, quella di un uomo senza un soldo in tasca e col cuore spezzato.
Paga il prezzo della sua coerenza in una società di marionette che “si toccano mille volte il colletto ma non riescono mai a scoprire il filo che le fa muovere”, paga il suo amore per Maria, che lo ha abbandonato per sposare un cattolico e condurre una vita “perbene”.
Monogamo e miscredente, canta le litanie lauretane con l'entusiasmo di chi cattolico non è, e soffre la perdita e il tradimento della sua unica donna.
Quello che osserviamo attraverso i suoi occhi è un mondo che si sgretola senza più certezze e a cui lui rifiuta disgustato di adattarsi, mentre scorrono i flashback di una storia d'amore pura e profana, e poi attimi di vita che un clown non può e non deve dimenticare.
La narrazione, a tratti, sembra lo sfogo un po' monotono e deprimente di un uomo caduto in disgrazia, ma tra sarcasmo, dolore, smanie autodistruttive e speranze disperate ha il pregio della schiettezza. E se le argomentazioni di un clown ci appaiono alla fine più oneste e affidabili di quelle della variegata umanità che lo circonda una ragione ci sarà.


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Opinioni di un clown 2016-07-03 09:56:58 siti
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siti Opinione inserita da siti    03 Luglio, 2016
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IO SONO UN CLOWN

Heinrich Böll iniziò a dedicarsi alla produzione letteraria nel 1946 dopo l’esperienza del richiamo alle armi con conseguente interruzione degli studi universitari e dopo aver subito non solo il fronte ma anche il campo di prigionia, avendo egli disertato. Il suo lavoro di intellettuale è stato sempre all’insegna dell’impegno sociale e civile e tutta la sua produzione è attraversata dalla critica al quadro sociale della Germania postbellica caratterizzata da conformismo, ipocrisia, opulenza.
“Opinioni di un clown” edito nel 1963 rappresenta in modo significativo le posizioni dell’uomo e dell’intellettuale, inscindibili.
Hans Schnier , giovane clown proveniente da facoltosa famiglia borghese, si perde a Bonn nell’appartamento messogli a disposizione dalla famiglia ma che non può né vendere né affittare. Vi arriva defraudato del suo amore per Maria che lo ha abbandonato , è inoltre in piena crisi artistica: i suoi ultimi spettacoli sono stati fallimentari.
Entra nell’appartamento,apre contatti telefonici con alcune persone, si prepara un bagno, riceve pure la visita del padre. Ricorda, trama, farfuglia, lucidamente analizza se stesso e gli altri: mi pare non salvi nessuno. Al bando l’ipocrisia di facciata, lui ha però bisogno di una maschera. Ipocriti i cattolici, altrettanto le forme rinascenti di borghesia, a partire dalla sua famiglia. Al bando il denaro, la miseria, la guerra, la pace.
La sua è una negazione continua: “io non sono sedentario”, “non sono ubriacone”, è ricco di famiglia ma gli è sempre stato negato l’accesso al denaro e perfino ad un vitto sostanziale, ha una madre ma è anaffettiva, non ha più Maria, non ha più la sorella sacrificata alla patria, il padre e il fratello sono altre due entità eteree. Lui senza Maria è niente. Nessuno lo capisce: non è protestante, non è cattolico. Lui è solo un clown, coglie l’essenza, gli pare dannatamente comica e la rimanda al mittente. Lui è solo come chi non si allinea, chi sfugge alle regole, chi ha le sue modeste opinioni e ha il coraggio di enunciarle anche quando non fanno comodo a nessuno, primamente a se stessi.
La narrazione asciutta, martellante, intervallata da ricordi accompagna il lettore oltre la maschera, oltre il cerone in una perfetta adesione dell’ideale al reale. Fortemente malinconico, da conoscere e da apprezzare.

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Opinioni di un clown 2016-06-30 14:58:48 Rollo Tommasi
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Rollo Tommasi Opinione inserita da Rollo Tommasi    30 Giugno, 2016
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La tristezza del clown

“Ho sempre litigato con Maria a proposito del riposo di Dio; mi domandavo se il Dio nel quale lei crede si prende anche lui il suo riposo e lei diceva sempre di sì, andava a prendere il Vecchio Testamento e mi leggeva dalla Genesi: 'E al settimo giorno Dio riposò'. Io la contraddicevo con il Nuovo Testamento. Dicevo che poteva anche darsi che Dio riposasse, ma un Cristo che alla sera smette di lavorare non me lo potevo immaginare. Maria divenne pallida quando lo dissi; ammise che l'idea di un Cristo col riposo serale le appariva blasfema. Aveva fatto festa, questo sì, ma riposato nel senso comune non aveva mai.”

Un giovane che ha scelto di fare il comico, il mimo, il cabarettista, l'autore e attore di numeri esilaranti, sebbene non approverebbe nessuna di queste etichette, perché si ritiene – semplicemente (!) – un clown.
Non c'è mestiere più complicato, specie per chi si ritrova a farlo nell'atmosfera spaesata della Germania postbellica, dove ci si chiede come sia potuto accadere quel che è accaduto, oppure, per praticità d'approccio, si cerca soltanto di rimuoverlo dalla propria coscienza.
Nella sua esistenza controcorrente, Hans Schnier attraversa paesi, stazioni di treni, palcoscenici, interni di tassì, camerini, alberghi e pensioni, ilarità di un pubblico sempre diverso, tenendo stretto a sé un unico punto fermo: Maria. Agli occhi dell'uomo dietro la maschera da clown, Maria rappresenta la ragazza vista e subito amata, la persistente attrazione per la donna, un desiderio che si tramuta rapido in irrinunciabile punto d'appoggio.
Perciò, quando lei va via, Hans è assalito e sconfitto dalla tristezza.
Un clown triste – si sa – non fa più ridere; magari finisce a rompersi una gamba sul palcoscenico, solo per avere il pretesto di tornare nella sua casa a Bonn, e sdraiarsi sul letto o nella vasca da bagno a rimuginare e recriminare...

Bel libro, questo di Boll, che si regge – più di quanto ci si accorga – sulla sottile ironia del paradosso: il protagonista è un clown, ma il racconto è un monologo dal contenuto amareggiato e accusatorio (seppur venato di notevole sarcasmo). Un monologo che, per inciso, è perfettamente adattabile alla scena teatrale.
Schnier ne ha per tutti: per la madre ottusa, per un padre che si pente fuori tempo massimo dei suoi errori educativi, e soprattutto per l'ipocrita religiosità di un cattolicesimo piccolo-borghese diffuso nella Germania dei primi anni '60. Recrimina sul fatto che la stessa sua adorata (e timorata) Maria gli sia stata sottratta dalle chiacchiere dei “pastori” di un cristianesimo fasullo, per scappare infine con il deprimente Zupfner, un adepto.
Al clown con il ginocchio gonfio a mollo nell'acqua calda – contrariato con il mondo – non resta che prendere coscienza di un ultimo paradosso: la Germania della ricostruzione e del miracolo economico postbellico è una vasca vuota pronta a contenere di tutto, anche un artista dalle quotazioni che scendono sempre più sul fondo, inesorabilmente.

“Tutti sanno che un clown deve essere malinconico per essere un buon clown, ma che per lui la malinconia sia una faccenda maledettamente seria, fin lì non ci arrivano.”

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Opinioni di un clown 2013-08-05 12:22:57 chicca
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chicca Opinione inserita da chicca    05 Agosto, 2013
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Opinioni di un clown




questo romanzo racconta lo sfogo di Hans Schnier, giovane clown che,reduce dall'ennesimo insuccesso, torna nella propria abitazione e si lascia andare ad una lunga autocommiserazione sulla propria vita, sul rapporto con la famiglia d'origine e soprattutto sul perché la propria fidanzata lo ha lasciato.
La coppia Hans e Maria ha vissuto fin dagli inizi grosse difficoltà poichè lei , fervente cattolica, faticava a comprendere esigenze e comportamenti di Hans e viceversa . Maria inoltre frequentava un gruppo di cattolici locali i quali non facevano altro che mettere pressione e osteggiare la coppia.
Alla fine, Maria decide di unirsi a un uomo, anch’egli cattolico, e di avere una relazione stabile e borghese.
In questo romanzo l'autore utilizza il pretesto dello sfogo del giovane Hans per descrivere e criticare quella borghesia conservatrice che da sempre e ad ogni latitudine è solita salire sul carro del vincitore, sia esso la Germania nazista o la giovane democrazia.
Il linguaggio di quest' opera è abbastanza semplice e scorrevole ed il tono è molto sarcastico e ironico.

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Opinioni di un clown 2013-03-06 04:51:41 patrick
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patrick Opinione inserita da patrick    06 Marzo, 2013
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SITUAZIONI DI DISAGIO

Questo è uno dei libri non-classici che amo di più. Credo che la mia affezione in parte sia dovuta anche alla difficoltà di esprimere una condizione che solo chi ha vissuto in prima persona può veramente comprendere. Perciò, dato che ritengo coraggioso e onesto il lavoro dell’autore nell’esprimere una condizione di disagio (personale e anche nei rapporti con il mondo esterno) che certamente a molti può apparire lontana, la mia solidarietà (e affetto) è d’obbligo.
Quando un libro affronta argomenti “non per tutti”, è normale che non a tutti piaccia. Credo sia anche una questione di sensibilità verso certi temi e condizioni umane. Temi, in questo caso, affrontati al meglio: il testo è scorrevole, lo stile buono, insomma una lettura piacevole, coinvolgente e a tratti anche esilarante.
Chi si aspetta facili (e scontati) messaggi di rinascita, autocritica o rivalsa nei confronti della società o della propria condizione forse resterà deluso, giustamente deluso a mio parere. Chi invece ama indagare nelle possibili condizioni dell'animo umano, o anche solo avvicinarvisi invece no.

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Opinioni di un clown 2013-01-27 10:43:05 DieLuft
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DieLuft Opinione inserita da DieLuft    27 Gennaio, 2013
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La verità fa male

È un romanzo definito aristotelico quindi non aspettatevi grandi colpi di scena o altro ma una catarsi ci deve essere.
Questo romanzo si svolge nell'arco di poche ore, in un'unica stanza. Nonostante non ci sia azione è un libro che offre spunti di riflessione su temi come la coerenza con le proprie idee, il volta faccia delle persone e della società, il falso perbenismo.
Anche se Hans Schnier, il protagonista, può apparire un esaltato/viziato, questi suoi difetti vengono parzialmente "annebbiati" dalla grandissima coerenza che egli ha nei propri confronti rispetto ai personaggi secondari: falsi perbenisti tedeschi cattolici della Germania Ovest.
Originale l'idea dell'autore di non inserire nel romanzo un vero e proprio protagonista privo di qualsiasi difetto. Nel libro non esistono personaggi perfetti, totalmente retti nella morale ecc. È un libro che si dovrebbe apprezzare anche solo per il fatto che i personaggi sono umani: ognuno ha i suoi difetti.
Lo stile è sarcastico. Mi è piaciuto molto in modo in cui Hans si prende gioco dei suoi interlocutori senza offenderli con l'arricchimento di parolacce. Li prende in giro dimostrando una certa intelligenza.
Non è un libro da leggere così "a cuor leggero" ma se si hanno degli ideali diventa un testo piacevole.

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Opinioni di un clown 2012-08-13 20:44:16 Maurizio.costa
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Maurizio.costa Opinione inserita da Maurizio.costa    13 Agosto, 2012
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Una maschera trasparente

''E gli atei?''
''Quelli mi annoiano perché parlano sempre di Dio.''
''E lei che cos' è, in conclusione?''
''Io sono un clown.''
(''Opinioni di un clown'' Heinrich Boll)
Essere un clown non è facile; non sai mai chi sei, l' uomo sotto il trucco o la maschera che ti sei creato da solo.
Il signor Schnier è il protagonista di questo libro. Professione: clown, cioè un comico che non paga tasse per la Chiesa. Dopo aver sfiorato il successo eseguendo spettacoli in giro per l' Europa, perde la moglie Maria, scappata con un cattolico, e quindi tutto il suo mondo.
Una storia di particolari incentrata soprattutto sull' amore-odio che si interpone quando pensa alla ex moglie. Molto spesso.
Il fallimento per un uomo è la cosa peggiore. Sentirsi morto, senza l' appoggio della tua vita, senza valere nulla, senza voler vivere se non per vendicarsi della perdita dell' amata. Amava il suo lavoro, si definiva un' artista, ma adesso nulla.
Il romanzo è incentrato sulla lontananza di Maria, sui ricordi indissolubili di un clown che ancora ama la sua donna. Una storia triste ma scorrevole, un attacco alla Chiesa cattolica, neanche troppo celato da allegorie.
La caratteristica che colpisce dell' intero libro è il notare del protagonista qualsiasi imbarazzo che si cela dietro le persone, quel diventare rossi in viso che è lo sfogo di parole non dette che però fuoriescono sotto forma di colore in volto.
Il nostro clown si definisce un' artista,è orgoglioso di quello che fa, ma questa insistenza sulla vergogna mi fa pensare a una consapevolezza ulteriore: il clown è una maschera, l' uomo al di sotto di essa, sotto il bianco del trucco, forse molto spesso arrossisce di un fallimento, della compassione del pubblico per un uomo fallito.
La maschera cela agli altri, non a se stessi.

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Opinioni di un clown 2012-03-29 19:47:02 topodibiblioteca
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topodibiblioteca Opinione inserita da topodibiblioteca    29 Marzo, 2012
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Opinioni in libertà

Riconosco che dopo avere letto questo libro sono rimasto abbastanza stupito nel constatare come certi argomenti che ruotano attorno alla religione siano considerati così importanti anche in un paese nordico come la Germania, peraltro patria della riforma protestante. Se infatti il libro fosse stato ambientato in l’Italia, certe invettive rivolte contro una società borghese-cattolica caratterizzata da un’aura di ipocrisia e sempre pronta a criticare chi non è allineato col sistema, mi avrebbero sicuramente meravigliato di meno.

Invece il personaggio creato da Boll, è un clown di professione, specializzato nella recitazione di monologhi e pantomime. Attraverso le opinioni espresse nella casa di Bonn dove si è rifugiato ed esternate sottoforma di pensieri, telefonate a parenti, presunti amici o conoscenti, e ricordi, dipinge un quadro a tinte piuttosto fosche della società tedesca degli anni sessanta, che pare volere celare gli orrori compiuti durante la guerra ed a chiedere timidamente scusa di ciò che è capitato.
Il nostro clown è un attore la cui carriera è ormai compromessa, in caduta libera, a causa del forte contraccolpo psicologico causato dalla sua ex compagna Maria che lo ha lasciato per sposarsi con un fervente cattolico praticante. Inoltre, come se non bastasse, un infortunio ad un ginocchio non gli permette di muoversi e recitare liberamente sul palcoscenico e rappresenta pertanto un’ulteriore motivo di difficoltà nella prosecuzione della sua professione. Ecco che l’insieme di queste cause, diventano quasi una scusa per abbandonarsi a sé stesso, per piangersi addosso e cominciare ad attribuire le colpe del suo stato ai cattolici di Bonn. Costoro sono accusati di avere convinto Maria, anche lei assidua praticante e frequentatrice di quella comunità, a lasciarlo in quanto non era concepibile che i due vivessero “nel peccato”, senza essere uniti dal vincolo del matrimonio. Oltre a Maria viene inoltre descritta una galleria di personaggi piuttosto folta, e risulta molto difficile trovarne uno che agli occhi del protagonista sia esente da qualche colpa o da qualche difetto, compresi i suoi genitori e suo fratello, anche lui convertitosi alla causa cattolica !

In definitiva si tratta di un libro indubbiamente non facile, che talvolta potrebbe risultare un po’ ripetitivo, ma che complessivamente rappresenta un’opera di indiscusso valore, tenuto conto dei temi affrontati.

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