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La mia Istanbul
 
La mia Istanbul 2017-01-01 10:41:19 Natalizia Dagostino
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Natalizia Dagostino Opinione inserita da Natalizia Dagostino    01 Gennaio, 2017
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Rinascite di viaggio

Viaggiare significa, sempre, consentire di essere attraversate dalla diversità.

Francesca Pacini si incammina, da sola, guidata da una cartolina. Ed è subito in sintonia con i luoghi e le persone di Istanbul. Una donna che si offre il permesso di andare, può ritornare all’origine, può scegliere di rinascere, ampliando il proprio sé. Francesca la conosco ed è così, indipendente e liberata, leale e tenera. Irriducibile. La cacciatrice di tramonti è in dialogo con Istanbul: una cittàpersona per interrogarsi, capire, meravigliarsi.

Il libro propone un viaggiare di donna e da donna, con rispetto e accoglienza, con tenerezza e pudore. L’andare è prova, sopportazione, logora e spoglia chi lo compie ma, proprio per questo, predispone al cambiamento, facilita la trasformazione. Mi appassiona questa donna che legge il Corano, che si informa sulle abitudini, che mette in valigia un fazzoletto per coprirsi il capo. È la preparazione del viaggio che indica l’intimità e l’impegno. Com’è il mondo visto da un burqa?

Riscopro il piacere della narrabonda, curiosa e seria, oltre gli orpelli e i giochi d’immagine, alla ricerca di ogni territorio come spazio intenso e come fenomeno spirituale. Mi convince la possibilità del racconto e della condivisione. È il particolare consegnato dell’esperienza vissuta che fa la differenza. Quando si racconta di viaggi, la presenza di consapevolezza offre la possibilità di non perdersi, semmai, di riconoscere le parti Ombra di sé, al contatto con odori, sapori, colori diversi. È suggestivo l’esperire carnale di Istanbul che parla di Napoli, stesso parallelo geografico e “caratteriale”.

All’inizio del Nuovo Anno, coltivo il desiderio che Istanbul continui ad accogliere senza paura, che gli indirizzi segnalati dall’autrice rimangano porte aperte per la comprensione, per lo scambio, per la bellezza nella contaminazione.

“…Istanbul è un passaggio fra i mondi, non è una destinazione finale. E in quel passaggio, misterioso come il momento in cui il giorno diventa sera, si cela il segreto del suo incanto che travolge lo spettatore.”p.22

“Ma sono sicura che, nascoste nell’angolo di qualche palazzo, di notte, nel silenzio rotto solo dal vento, le donne hanno sempre danzato. Con i capelli liberi dai veli di stoffa e da quelli dell’ignoranza, al ritmo nostalgico del ney, non hanno mai smesso di perdersi dentro il semâ. Perché la via dei sufi è la via del cuore, e la via del cuore è di tutti.”p.93

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