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La vergogna
 
La vergogna 2020-07-21 22:44:27 DanySanny
Voto medio 
 
3.0
Stile 
 
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Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
DanySanny Opinione inserita da DanySanny    22 Luglio, 2020
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Vizio di forma

Dopo che l’editore Gallimard l’ha inserita nelle proprie collane, Annie Ernaux è divenuta un’autrice quasi di culto, considerata capace di ridefinire un genere, quello dell’autobiografia, dilatandone e quasi annullandone i confini, che finiscono per abbracciare l’analisi sociale, culturale e la ricostruzione storica. E certo la scrittrice ha un modo peculiare di procedere, quasi per schemi: l’evento autobiografico, che si configura come un trauma, un punto di rottura, apre la narrazione e si riverbera a cerchi concentrici per tutte le pagine successive. In questo breve testo, “La vergogna”, Annie ricorda una domenica d’estate, la domenica in cui suo padre tentò di uccidere la madre e di come nulla, da lì, fu più come prima. A leggere le prime pagine, in effetti, il libro prende la strada di una ristrutturazione psicologica, di una disamina attenta di come quanto l’autrice ha vissuto ne abbia poi condizionato la vita. Le stigmate del passato, ci ricorda le Ernaux, vanno masticate, metabolizzate e digerite, eppure scoprire il velo del dolore, il silenzio greve degli anni, affrontare ancora gli istanti più cupi della propria storia, richiede un coraggio insolito, un coraggio che a molti manca e che più di tutto reclama la necessità di sapersi perdonare per non essere stati abbastanza, per non essere riusciti a impedire il tragico, per essere stati fragili e deboli quando la vita pretendeva forza e resistenza. Il dolore di questo evento, il cui ricordo non ricompone la memoria, ma anzi ancora più la frantuma, è talmente incandescente da dover essere neutralizzato da una scrittura algida, cerea, asettica; una scrittura “entomologica”, come programmaticamente la definisce la Ernaux, volutamente fredda, che non di rado procede per punti ed elenchi, centrata com’è sul ricorso a un linguaggio nudo e concreto, lontano da orpelli e metafore.

Personalmente non sono contrario ad uno stile freddo se questo è giustificato dal contenuto, ma mi pare che la rigidità del tono mal si adatti al resto del libro, che tratta con disincanto l’ipocrisia e la finta educazione della società coeva, la rigida educazione nel collegio cattolico, le norme e i precetti da seguire per non sfigurare, il cortile dove defecare, la casa-emporio-bar senza angoli di privacy, le gite a Lourdes, la rigida tassonomia urbanistica ed economica delle strade della città: quando il fuoco della narrazione si allarga al contesto, la freddezza del tono scade nella telegrafia e contribuisce, nella completa assenza di respiro narrativo, a scoperchiare una grossa criticità strutturale; “La vergogna” è un testo sospeso, non concluso, il tassello di una più grande progetto autobiografico che si intravvede e credo si ricomponga leggendo gli altri testi dell’autrice, ma che letto singolarmente galleggia nell’universo dell’indefinito.

Concludendo “La vergogna” non è un brutto libro e credo che Annie Ernaux abbia un proprio timbro specifico e una profonda sincerità narrativa, ma il testo pare piuttosto sbilanciato, asfissiato com’è da uno stile che non lascia spazio a nulla se non una cronaca austera, in bilico tra la biografia, l’analisi sociale e la volontà narrativa e castrato da una lunghezza insufficiente alle ambizioni. Non fatico però a credere che l’autrice possa essere molto apprezzata e avere molto seguito: c’è qualcosa di così dolorosamente vero in quello che scrive da costringere il lettore a una franchezza perentoria con se stesso. Il problema è che qui la forma non è in grado di sostenere il peso dell’opera.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
  • no
Consigliato a chi ha letto...
L'analisi sociale ricorda Simenon, che è però di un altro livello. L'esperienza psicologico-biografica ricorda i romanzi di McGrath, che però si muove su binari molto più definiti.
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Commenti

7 risultati - visualizzati 1 - 7
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Che piacere tornare a leggere le tue recensioni, Daniele!
Molly Bloom
22 Luglio, 2020
Ultimo aggiornamento:
22 Luglio, 2020
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Che piacere leggerti, Daniele! Questa autrice non mi ispira molto. Attendo tue su "Storia di Matilde" :-), buone letture!
Grazie! È bello tornare a leggere narrativa e a poter recensire con voi ;) Mi aspettavo di più dalla Ernaux, o meglio pensavo fosse più nelle mie corde, ma troppo asettica anche per me.
Mi unisco alle altre voci: bentornato Daniele!
Sempre interessanti ed equilibrati i tuoi contributi, e sulla Ernaux mi ritrovo molto, una scrittura volutamente fredda con cui non mi sono trovata nemmeno io in sintonia. Ciao!
Che dispersione dell'emotività, qui più che mai necessaria...peccato! Ben tornato.
Daniele, personalmente non amo la sua scrittura fredda, ma talvolta è apprezzabile. Ho a breve un suo libro in programma. Questo qui non mi attrae.
@manuela e @Emilio sì, decisamente troppo algida e schematica, per quanto ci siano effettivamente dei punti molto sinceri e ispirati, però credo anche che questo suo testo non sia il meglio della produzione dell'autrice.

@Laura sì esatto, come tema potevo essere in sintonia, ma la forma secondo me non rende giustizia.
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