Saggistica Storia e biografie Monsieur Proust
 

Monsieur Proust Monsieur Proust

Monsieur Proust

Saggistica


Quando Marcel Proust mori, già celebre nel mondo, nel 1922, molti si precipitarono da colei ch'egli chiamava la sua "cara Céleste ", per ottenerne la testimonianza, i ricordi. Molti sapevano che solo lei (per essergli vissuta accanto negli otto decisivi anni della sua esistenza) deteneva verità essenziali sulla persona, sul passato, sugli amori, sullo sguardo sul mondo, sul pensiero, sull'opera di quel grande, geniale infermo. Céleste era il testimone principe, il centro di tutto. Ma per cinquant'anni rifiutò di parlare. La sua vita, diceva, se n'era andata con Monsieur Proust. Solo a ottantadue anni Céleste Albaret decise di concedere una lunga conversazione, raccolta nel libro, a Georges Belmont.



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Monsieur Proust 2017-01-02 05:59:34 Emilio Berra TO
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Emilio Berra  TO Opinione inserita da Emilio Berra TO    02 Gennaio, 2017
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Proust privato

Per chi ha qualche interesse verso l'opera di Proust, questo libro è imperdibile, oltre ad essere un testo affascinante e bellissimo in sé.
Ceeste Albaret è stata per anni la governante dello scrittore, giorno e notte, una presenza costante; la donna che raccolse confidenze e su cui posò l'ultimo sguardo.

"Monsieur Proust" è un resoconto, pur tratteggiato con molto rispetto e grande discrezione, meticoloso e preciso della dimensione privata e quotidiana del grande Autore francese, sempre impegnato nella costruzione della propria poderosa opera, "ora vicinissimo per la sua bontà e delicatezza, ora lontanissimo nel riflesso del suo pensiero".
Nella sua camera nessuna luce entrava, nessun rumore : "gli occorreva quel silenzio per udire solo le voci che voleva udire, quelle che sono nei suoi libri"; doveva "mettersi al di fuori del tempo per ritrovarlo".
Celeste lo ricorda sempre gentilissimo, con la sua voce dolce, calda e virile : "aveva la suprema eleganza di essere quello che era, semplicemente".
La malattia poteva servigli per sottrarsi agl'inviti, alla mondanità. Usciva pochissimo, quasi esclusivamente per verificare qualcosa che intendeva descrivere, rappresentare letterariamente. Si trattava essenzialmente di ricevimenti serali in lussuose dimore: "c'era un mondo che aveva conosciuto, tutta una società e un modo di vivere che si sgretolavano (...). Lui l'aveva capito".
Lei era sempre lì ad attenderlo: "Non m'importava di vivere nella notte. Quando rincasava era, per me, come la gaiezza del giorno nascente". D'altronde, la notte era per Proust anche il momento preferito per scrivere, per evocare il 'tempo perduto' : "i ricordi, per lui, non erano mai cose morte: al contrario, erano sempre la sua esaltazione, per non dire la sua gioia".

Nonostante l'ammirazione assoluta che Celeste aveva per lo scrittore, questo libro non ha nulla di agiografico, meno che mai vi alberga il sentimentalismo. L'obiettivo dell'opera è sfatare le dicerie e smentire le falsità che cominciavano a circolare sul celebre letterato.
Dietro alle rimembranze di Madame Albaret, si percepisce la bella anima di una donna speciale, con una dignità e un'integrità rare.
Monsieur Proust aveva ben capito che si trattava di una presenza semplicemente insostituibile.

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