Narrativa italiana Romanzi storici I leoni di Sicilia. La saga dei Florio
 

I leoni di Sicilia. La saga dei Florio I leoni di Sicilia. La saga dei Florio

I leoni di Sicilia. La saga dei Florio

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Dal momento in cui sbarcano a Palermo da Bagnara Calabra, nel 1799, i Florio guardano avanti, irrequieti e ambiziosi, decisi ad arrivare più in alto di tutti. A essere i più ricchi, i più potenti. E ci riescono: in breve tempo, i fratelli Paolo e Ignazio rendono la loro bottega di spezie la migliore della città, poi avviano il commercio di zolfo, acquistano case e terreni dagli spiantati nobili palermitani, creano una loro compagnia di navigazione... E quando Vincenzo, figlio di Paolo, prende in mano Casa Florio, lo slancio continua, inarrestabile: nelle cantine Florio, un vino da poveri - il marsala - viene trasformato in un nettare degno della tavola di un re; a Favignana, un metodo rivoluzionario per conservare il tonno - sott'olio e in lattina - ne rilancia il consumo in tutta Europa... In tutto ciò, Palermo osserva con stupore l'espansione dei Florio, ma l'orgoglio si stempera nell'invidia e nel disprezzo: quegli uomini di successo rimangono comunque «stranieri», «facchini» il cui «sangue puzza di sudore». Non sa, Palermo, che proprio un bruciante desiderio di riscatto sociale sta alla base dell'ambizione dei Florio e segna nel bene e nel male la loro vita; che gli uomini della famiglia sono individui eccezionali ma anche fragili e - sebbene non lo possano ammettere - hanno bisogno di avere accanto donne altrettanto eccezionali: come Giuseppina, la moglie di Paolo, che sacrifica tutto - compreso l'amore - per la stabilità della famiglia, oppure Giulia, la giovane milanese che entra come un vortice nella vita di Vincenzo e ne diventa il porto sicuro, la roccia inattaccabile.



Recensione della Redazione QLibri

 
I leoni di Sicilia. La saga dei Florio 2019-06-05 09:31:23 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    05 Giugno, 2019
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L'ascesa dei Florio

Bagnara Calabra, 16 ottobre 1799. Paolo Florio è un uomo ambizioso, essere ‘u bagnaroto non gli basta più. Non può essere sufficiente ad appagare il suo orgoglio, la sua bramosia di arrivare, di esser qualcuno. La decisione è rapida e immediata tanto come l’ascesa che ne consegue: il trasferimento a Palermo con il fratello Ignazio, la moglie Giuseppina e i figli è d’obbligo anche se questo significa separarsi dalla sorella Mattia coniugata con Barbaro, un uomo che non esita a far pesare il suo ruolo di capofamiglia affermando la propria volontà con violenze di ogni genere. E anche se con fatica, l’Aromateria viene aperta, piano piano supera le reticenze dei palermitani, le malevoli voci messe in giro dai rivali e arriva anche la possibilità di quel magazzino e quel fantomatico e atteso Don a dar rigore e forza al nome. Ma le difficoltà non sono finite, la strada intrapresa è irta di ostacoli e la famiglia Florio dovrà affrontarne tante prima di poter raggiungere quel riscatto sociale tanto auspicato e inseguito.
Primo volume della serie dedicato da Stefania Auci alla famiglia Florio, “I leoni di Sicilia” è un’opera che ben bilancia dato storico e finzione e che inizia con il trasferimento del nucleo principale sull’isola per terminare con l’ascesa del nuovo erede, il nipote Ignazio. È una storia stratificata, perseverante e arguta, che si sostanzia sull’ambizione del riscatto economico-sociale raccontando quelli che sono gli avvenimenti realmente vissuti dai Florio senza nulla risparmiare al lettore. L’arco temporale che è oggetto della saga è molto ampio poiché parte dalla miseria di fine diciassettesimo secolo per giungere all’affermazione nella rinnovata Palermo del diciannovesimo. Lasciare la terra natia per abbracciarne una nuova porterà a molteplici riflessioni e mostrerà al lettore anche uno scenario cittadino molto diverso dalla bellezza iniziale dell’arrivo e delle apparenze. Conosceremo i retroscena, le brutture e le oscurità di un luogo che cela molto più della mera facciata. Nel proseguire degli anni muteranno altresì anche gli stessi personaggi e verrà meno perfino quella rettitudine morale propria dei patriarchi. Quell’intransigente sobrietà, onestà, integrità verrà sostituita dalla cupidigia, dall’avidità, dall’insaziabilità, dalla bramosia dell’escalation sociale.
Una trama solida con personaggi credibili e altrettanto corposi che è avvalorata da una penna ricercata, erudita, descrittiva nonché accentuata da qualche espressione dialettale introdotta nelle voci dei personaggi per rendere ancora più veritiero il contesto narrato.
Ma non si ferma qui l’autrice. Perché nelle pagine che scorrono vengono affrontate anche molteplici tematiche, talune di particolare attualità, altre di carattere più storico ma comunque di denso significato. Tra le tante viene focalizzata l’attenzione sul ruolo della donna nella famiglia e sui valori in quest’ultima radicati, sull’impostazione maschilistica e spesso sessista del capofamiglia che era proprietario della moglie ma anche dei figli, sulla dimensione del meridione anche a livello politico e non solo socioculturale ed economico, e tante altre ancora.
Unica pecca che ho ravvisato è una certa lentezza nella lettura a causa di una propensione alla prolissità descrittiva in alcuni anfratti.
Nel complesso, comunque, un ottimo romanzo storico adatto a chi ama il genere, a chi ama le storie familiari, a chi vuol approfondire le vicissitudini del sud-Italia. Si noti bene che un particolare accento è posto proprio su quella che è la verità storica, a riprova di ciò ogni capitolo ha inizio con detti popolari ma anche con brevi postille all’interno delle quali la scrittrice inquadra gli avvenimenti più salienti del periodo narrato. Non a caso molteplici sono state le ricerche da questa effettuate per ricostruire i fili delle vicende, dagli abiti, alle canzoni, alle lettere, ai gioielli, alle barche, alle statue, agli usi e costumi più intimi. Un grande impegno che viene ripagato nella lettura.

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I leoni di Sicilia. La saga dei Florio 2020-06-01 08:13:02 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    01 Giugno, 2020
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Migranti di ieri

Biografia romanzata dedicata alle prime due generazioni di una delle famiglie più conosciute della recente storia siciliana, i Florio. Anche ai non siciliani, come me, questo nome evoca immagini e ricordi: il celebre marsala gustato ancora oggi, un documentario sull’invenzione del tonno sott’olio visto tanti anni fa, l’elegante figura di Donna Franca immortalata da Boldrini. Stefania Auci ripercorre le tappe che hanno visto nascere Casa Florio, riavvolgendo la pellicola a quando tutto ebbe inizio, a uno schifazzo salpato da Bagnara Calabra nel lontano 1799, pieno delle speranze di Paolo e Ignazio Florio.

Sono uomini di mare, Paolo e Ignazio, piccoli commercianti di spezie, senza niente se non l’intraprendenza e l’ambizione. Palermo li ha sedotti con promesse di ricchezza, gente, colori, vita, ma scopriranno presto che questa città può offrire tanto ma anche togliere tanto. Non bastano infatti gli straordinari successi imprenditoriali - l’aromateria, il commercio di sete e zolfo, la produzione di polvere di china -, per farsi accettare. Dopo la morte di Paolo, Ignazio e il nipote Vincenzo spingono la fortuna della famiglia ancora oltre, inseguendo nuove idee, nuove merci, nuove regole. Alla base di tutto, un formidabile fiuto per gli affari e un’insaziabile fame di affermazione. Ma a Palermo, prima ancora del denaro, conta il sangue, e loro sono e rimarranno sempre degli stranieri, immigrati di umili origini, i cui soldi continuano a puzzare di sudore.

Il merito più grande di questo libro è la precisa e attenta ricostruzione del contesto storico, nelle sue atmosfere, consuetudini, contraddizioni. L’ipocrisia dei nobili, disposti a sfruttare i soldi borghesi e a muovere le masse popolari per levarsi di torno quell’odiato re straniero, ma sempre da un piedistallo di superbia. La prepotenza di un mondo in cui bisogna alzare la voce, e la testa, più degli altri. Il maschilismo, incistato nella mentalità dell’epoca. Entrano nel cuore, questi Florio? Tutt’altro. Escluso il mite e solido Ignazio, gli altri hanno suscitato in me vari gradi di antipatia, dalla vendicativa e ostinata Giuseppina, all’arrogante e rude Vincenzo, alla remissiva Giulia. Ma, questo, in fondo, non è che un dato a favore di una storia che ha saputo rendere vivi i personaggi, persino nei difetti. Li avesse abbelliti, così come sospetto siano state furbescamente colorite alcune vicende dai toni rosa, l’avrei probabilmente apprezzato meno. In conclusione, un romanzo frutto di un grande lavoro di ricerca, a tratti forse un po’ lezioso e prolisso, ma sicuramente pregevole per la capacità di coniugare la dimensione storica al percorso psicologico dei personaggi.

“Per quanto potesse amarla e considerarsi suo figlio, Palermo lo trattava da estraneo. Lui aveva provato a farsi accettare, l'aveva corteggiata con la ricchezza, aveva dato lavoro, aveva portato benessere. Forse era questo che non gli si perdonava: il lavoro. Il potere. Gli occhi aperti sul mondo quando invece Palermo gli occhi li teneva ben chiusi”.

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I leoni di Sicilia. La saga dei Florio 2020-05-13 15:25:44 MCF
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MCF Opinione inserita da MCF    13 Mag, 2020
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Una saga famigliare

Sto leggendo “I leoni di Sicilia” di Stefania Auci che narra la storia della famiglia Florio, ambientata nell’Ottocento in Sicilia. L’autrice ha una capacità incredibile di dare vita ai personaggi al punto che mi sembra quasi di conoscerli, come se fossero dei vicini di casa.
Il libro inizia con un incendio nella casa dove vivono Paolo, sua moglie Giuseppina, il figlio Vincenzo e il fratello Ignazio. I due uomini sono molto diversi: il primo è determinato e introverso, il secondo pacato e affettuoso. Vivono a Bagnara, un piccolo paese calabrese, dove Paolo non vede alcun futuro per la famiglia; decide quindi che si trasferiranno nella prosperosa Palermo dove hanno un piccolo negozio di spezie. Giuseppina non perdonerà mai al marito questa scelta e rimpiangerà tutta la vita il suo paese di origine.
Quando Paolo muore, Ignazio prende in mano l’attività e continua a vivere con il nipote e la cognata. Lui e Giuseppina si sono sempre amati ma rispetteranno la distanza imposta dai loro ruoli famigliari.
Vincenzo erediterà dall’amatissimo zio l’attività; è un ragazzo intelligente e scaltro che riunisce in sé la determinazione del padre e il rancore della madre che riverserà sui palermitani che non dimenticano le sue origini e gliele rinfacciano di continuo.
Con Vincenzo l’attività diventerà floridissima. Intanto incontra l'anima gemella che è animata dalla sua stessa passione e determinazione; è una donna seria, Giulia, che sarà umiliata dall’uomo che ama accettando di essere solo la sua amante perché lui ambisce a una donna più giovane e soprattutto nobile per essere accettato dalla società palermitana. Solo dopo aver partorito un maschio riuscirà a farsi sposare dal padre dei suoi figli.
Una storia alla” Buddenbrook “di Thomas Mann perché ha lo stesso ritmo incalzante e la stessa abilità nel dipingere personaggi e ambienti, nel primo caso austeri e nel secondo vivaci e rumorosi, odorosi di salsedine. Amore, passione, odio si mescolano con affari e denaro.
“Cannella, pepe, cumino, anice, coriandolo, zafferano, sommacco, cassia… no, non servono solo per cucinare, le spezie. Sono farmaci, sono cosmetici, sono veleni, sono profumi e memorie di terre lontane che pochi hanno visto”. Così comincia l’avventura palermitana della famiglia, con un’atmosfera di sogno e magia. Ma subito c’immerge nella realtà commerciale: “Per raggiungere il bancone di una rivendita, una stecca di cannella o una radice di zenzero deve passare per decine di mani, viaggiare a dorso di mulo o di cammello su lunghe carovane, attraversare l’oceano, raggiungere i porti europei. Ovviamente i costi lievitano ad ogni passaggio”. Pag. 32.
“Luce trabocca dalle finestre, allaga le scale, raggiunge i soffitti e precipita sulla tavola imbandita. Incendia i vetri di Murano, si adagia sulla porcellana di Capodimonte. La casa sembra esplodere di luce. Giulia, in abito da sera, attende l’arrivo degli ospiti. L’occasione è importante: è la prima volta che lei organizza una cena: si festeggia la nascita della società di cui Vincenzo - > suo marito < è così strano da dire- è stato promotore. È vero, si tratta di una cena tra soci in affari, un momento di convivialità tutta maschile. Ma gli ospiti sono tra i più importanti uomini d’affari di Palermo e non solo: ci sono anche nobili, gente con un titolo lungo quanto un braccio. Non può permettersi di sbagliare. È la sua parte di responsabilità: adesso è una Florio”. Pag. 290.
“Donna Giulia, grazie per l’invito”. È un’occasione straordinaria, questa.”. Lanza di Trabia, principe colto e di vedute aperte, proprietario di una delle dimore più eleganti di Palermo, sembra valutare con una sola occhiata il prestigio del luogo dove si trova. Ma non potrebbe essere diversamente. Sua moglie è una Branciforte. Nobiltà antica, di quelle che hanno fondato la città. Giulia si sente addosso il suo sguardo, cerca un sorriso da darle, qualcosa che ammorbidisca la severità del giudizio. Stefania Branciforte è una matrona vestita con un abito color amaranto. È avanti negli anni, e indossa gioielli antichi, che probabilmente appartengono alla sua famiglia da generazioni. Si guarda intorno come se avesse timore di sfiorare le pareti o i mobili, e a nulla valgono le occhiate di rimprovero che le lancia il marito”. Pag. 296.



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"I Buddenbrook", "Marianna Ucria".
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I leoni di Sicilia. La saga dei Florio 2020-02-01 17:25:36 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    01 Febbraio, 2020
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La famiglia Florio alla conquista della Sicilia.

Un grande romanzo popolare, la saga di una famosa famiglia siciliana, i Florio: con quest’opera la trapanese Stefania Auci ha conquistato milioni di lettori, prima in alcuni paesi europei e negli Stati Uniti (dove il libro è stato, stranamente, pubblicato per la prima volta) e poi nel 2019 in Italia. La storia, come è noto, è quella di due fratelli, Paolo e Ignazio Florio, che migrano in cerca di fortuna da Bagnara Calabra a Palermo. Con loro c’è Giuseppina, la moglie di Paolo, e il figlio Vincenzo: ma Giuseppina ha nostalgia della Calabria, della sua casa, e per sempre rimpiangerà la terra dove è nata, rifiutando cocciutamente di ambientarsi nella nuova città. Siamo agli albori del 1800, i fratelli iniziano affittando una specie di drogheria (“aromateria”, come si chiamava a quei tempi) e commerciando spezie di vario genere, in un ambiente difficile, fatto di gelosie e contrarietà di ogni genere. Ma i Florio sono tenaci, caparbi. Paolo muore di tisi, Ignazio cresce l’amatissimo nipote Vincenzo come un figlio, quel Vincenzo che pian piano crescendo assumerà la guida della famiglia, diventando l’asse portante della crescita e del successo della casata. Destreggiandosi abilmente durante i moti rivoluzionari e senza inimicarsi la casa regnante napoletana, forte di un carattere indomito pronto ad affrontare ed abbattere qualsiasi ostacolo, in pochi decenni assumerà la guida di quella che verrà considerata la maggiore attività imprenditoriale del Regno delle Due Sicilie. Attività che si esplicherà su molteplici fronti: commercio delle spezie, sfruttamento di cave di zolfo, produzioni vinicole (il famoso marsala), uso di macchinari per la lavorazione del ferro, trasporti marittimi (ottenendo dal Re addirittura il monopolio del servizio postale per la Sicilia), partecipazione in compagnie di assicurazione, quote di proprietà di navi da carico, gestione di tonnare (con la geniale idea di conservare il prodotto sott’olio dopo cottura, per una lunga conservazione)… Non altrettanto felice sarà la vita sociale: Vincenzo, anche se ricchissimo e con numerose proprietà immobiliari, è di umili origini, e sarà sempre considerato un “parvenu” dalla nobiltà locale, anche da quella in difficoltà finanziarie, costretta non raramente a chiedere prestiti proprio a chi si è creato un impero con fatiche inenarrabili. Anche la vita familiare sarà irta di ostacoli. Sposerà una milanese, Giulia, dopo una convivenza difficile e due figlie nate prima del matrimonio: solo un terzo erede maschio, Ignazio, lo indurrà a convolare a nozze. E sarà Ignazio, dopo la morte di Vincenzo nel 1868, a dare finalmente alla casata Florio un erede con sangue “nobile”, sposando una ragazza della nobiltà siciliana. Qui finisce la storia di “Casa Florio”. Una storia che inizia nel 1800 e narra gli avvenimenti fondamentali per l’ascesa della famiglia: sullo sfondo le vicende dei Borbone, i moti rivoluzionari, l’arrivo dei garibaldini e gli inizi del nuovo regno sabaudo. La storia dei Florio è anche una storia della Sicilia di quegli anni: una terra ove l’odore salmastro del mare si mescola con i profumi delle spezie, i rumori e le grida nelle strade e nei vicoli, lo sferragliare delle carrozze della nobiltà latifondista sulla via centrale di pietra che divide Palermo in quattro mandamenti. Ogni capitolo del libro è preceduto da esaurienti riferimenti storici del periodo trattato, a testimoniare l’accuratezza delle ricerche dell’autrice. Lo stile narrativo è fluido, scorrevole, alternando pagine di cronaca minuziosa degli avvenimenti a situazioni in cui nettamente prevalgono i toni melodrammatici: ad esempio la ricerca disperata ed il salvataggio in mare del piccolo Ignazio sfuggito alla sorveglianza dell’istitutrice, l’epidemia di colera a Palermo e la fuga dalla città, il ricevimento e la cena in casa Florio organizzata da Giulia, la moglie di Vincenzo, alla sua prima vera apparizione in pubblico sotto gli sguardi altezzosi della nobiltà palermitana, la morte di Vincenzo Florio ed i ricordi di tutta una vita, sospesi tra i sogni di un lungo e tumultuoso passato e la realtà di un presente che sta tristemente scomparendo. Ecco, forse è proprio a questa altalenanza tra la cronaca puntuale e minuziosa dei fatti ed il pathos di alcune pagine ( due stili narrativi diversi) che può essere rivolta l’unica critica possibile, senza per nulla sminuire la completezza e la grandiosità dell’opera.
Il dialetto siciliano è ben presente nel romanzo. Ogni capitolo è inoltre contrassegnato da un proverbio siciliano. Quello che mi sembra più attinente alla storia è il seguente: “ cu mania, ‘un pinìa” (chi si dà da fare, non patisce).
Un’ultima nota. Il romanzo racconta la storia dei Florio fino al 1968. Sapendo che l’ultima erede, Giulia Florio, è mancata nel 1989, resta da raccontare più di un secolo di vicende familiari: chissà che Stefania Auci non sia già al lavoro per colmare la lacuna!

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I leoni di Sicilia. La saga dei Florio 2019-10-29 09:06:58 alexandrasc
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alexandrasc Opinione inserita da alexandrasc    29 Ottobre, 2019
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Squarci d'epoca della bella Palermo

Libro storico in cui si narra la crescita economica e sociale dei Florio, una delle famiglie più note e affascinanti della cultura Siciliana.
Ho amato le descrizioni dei luoghi, dei modi di vita e delle usanze dell'epoca.
Ho amato gli odori delle strade della mia Palermo, il profumo del mare e la descrizione di una mentalità che trovo presente ancora oggi, nei suoi pregi e difetti.
Ho visto con occhi diversi tutte le opere architettoniche più volte incontrate in questi anni in giro per la città.
Se dovessi dare una votazione per le immagini antropologiche sociali di questo libro il mio giudizio sarebbe solo positivo.
Ma…
Ho trovato molte carenze nel libro.

Carenze narrative.
La storia è a tratti lenti e poco coinvolgente. I personaggi sono descritti senza una grande trasmissione di sentimenti.
La parte da me più apprezzata è quella in cui si descrive la passione tra Ignazio e Giulia perché si denotano le debolezze e le forze caratteriali dei due personaggi.
Gli altri sono descritti senza passione.

Carenze descrittive storiche.
Trovo che non sia davvero chiara la forza di questi due fratelli capaci di creare un impero partendo dalla povertà.
A Palermo non è sufficiente avere un grosso impegno nel lavoro per fare successo.
A Palermo non è sufficiente avere intuito in qualche azione commerciale.
Inoltre, trovo irreale che non sia neanche minimamente menzionato un evento sociale che nacque in quell’epoca (XIX secolo) e che ancora è una piaga di tutta la società italiana: la MAFIA.
Trovo illogico che una famiglia così ricca e così potente non possa avere avuto, neanche a tratti, dei contatti con questa criminalità organizzata.
Ricordiamo che inizialmente la mafia si è manifestata nelle campagne e nei feudi dei nobili che hanno trasferito le loro dimore a Palermo, lasciando lacune nelle gestioni dei campi e dei braccianti.
E’ vero che i Florio iniziarono con la loro principale attività nel commercio, ma è pur vero che più avanti nella storia si dedicarono anche alle coltivazioni di viti per le loro cantine.

Altro dubbio, perché questo romanzo è stato dapprima pubblicato all’estero (Stati Uniti d'America, in Germania, Francia, Paesi Bassi e Spagna) e soltanto nel 2019 è stato pubblicato in Italia?

Voto complessivo che darei al libro sarebbe intorno la sufficienza (devo comunque chiarire se si pone poco sotto o poco sopra).

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I leoni di Sicilia. La saga dei Florio 2019-10-05 14:11:50 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    05 Ottobre, 2019
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Sicilia generosa e tiranna

Ci sono tutte le grandiose potenzialità della Sicilia, insieme ai suoi indiscutibili limiti, in questo bellissimo romanzo di Stefania Auci, che ci racconta, sullo sfondo di quasi un secolo di storia, dalla fine del settecento al 1868, dell’ascesa dei Florio, poverissima famiglia di origine calabrese, giunta nell’isola determinata a crearvi una sorta di impero industriale. Storia di immigrazione dal sud verso un sud che offre maggiori attrattive e possibilità di guadagno. Difficoltà di integrazione, solitudine e isolamento iniziali, nostalgia dei luoghi abbandonati, orgogliosa e pervicace tenacia nel non mollare di fronte agli ostacoli: questo ciò che attende Paolo e Ignazio Florio, questo è ciò che fa soffrire Giuseppina, moglie di Paolo, che ha seguito il marito assai malvolentieri.
La narrazione della Auci è scorrevole e assai ben inserita nello sfondo storico, ben documentato. Non è arbitrario dire, a mio giudizio, che proprio attraverso la lettura degli avvenimenti succedutisi nei quasi ottant’anni in cui i Florio hanno potuto radicarsi e superare le numerose barriere costituite principalmente da pregiudizi sociali, è più facile comprendere la complessità d’una terra piena di contraddizioni, ma altresì affascinante e coinvolgente. Le dominazioni subite, da quelle francesi a quelle inglesi, al dominio dei Borboni, che privilegiavano Napoli rispetto a Palermo, i moti rivoluzionari, tutto ciò ha posto le basi per creare scontento e ribellione in ogni ceto, dai più poveri, sempre ignorati, agli aristocratici, frustrati e delusi.
In questa atmosfera i Florio si trovano ad agire il più delle volte con arroganza e prepotenza, facendone spesso pagare il prezzo alle persone a loro più care. E sono sempre le donne, specialmente in un’epoca in cui non si poteva certo parlare di emancipazione, a subirne le conseguenze più amare. Vittime, sia pure in modo diverso, Giuseppina e Giulia: nessuna scelta è a loro concessa, né del luogo in cui vivere, né dell’amore da manifestare alla luce del sole. Figure molto diverse, ma legate in fondo da un destino comune. In questo mondo maschilista prevale la prepotenza, unico mezzo per affermarsi e farsi notare, soprattutto tra gli aristocratici attenti al lignaggio e ai beni posseduti. Un mondo in cui se non si è leoni si soccombe, dove è l’erede maschio che segna il destino delle famiglie, come nel caso di Ignazio, figlio di Vincenzo, la cui nascita restituisce alla madre quella dignità che le era stata negata.
“Il futuro ha smesso di essere un banco di nebbia al largo” – questo ciò che sente Vincenzo alla nascita del figlio.
Un libro questo, che ci riporta a tratti ad altri grandi siciliani, da Verga a Pirandello, a Tomasi di Lampedusa e che fa persino pensare alla Filumena Marturano di Eduardo per la figura di Giulia. Un libro in cui la storia reale si mescola con equilibrio alla fantasia, indispensabile per raccontare sentimenti, passioni, emozioni, rancori. Ed è proprio questa caratteristica che ne fa un romanzo-documento importante non solo per conoscere la storia della famiglia Florio che ha saputo creare da una semplice piccola aromateria un impero commerciale che ha esteso i suoi interessi nei campi più vari, dal vino, alle tonnare, alle navi da trasporto, ma è importante anche perché meglio ci introduce nel cuore di questa terra generosa e diffidente al tempo stesso, che molto concede e tanto si attende, una terra che è più facile comprendere se le si è vicino per origine e cultura, che non si può fare a meno di amare, nel bene e nel male.

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I leoni di Sicilia. La saga dei Florio 2019-09-10 14:59:26 violetta89
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violetta89 Opinione inserita da violetta89    10 Settembre, 2019
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lento, molto lento

Siamo nella Sicilia dell'800, la famiglia Florio lascia Bagnara Calabra per Palermo dove i due fratelli Paolo e Ignazio decidono di aprire un'aromateria. Le cose all'inizio non vanno benissimo, per molti loro sono "i bagnaroti" o "i facchini" e non si fidano. Poi un improvviso colpo di fortuna, le cose cominciano a girare e i Florio iniziano la loro scalata. Questo libro è una saga romanzata dell'impero costruito e gestito dalla famiglia Florio, il tutto intrecciato ai fatti storici accaduti all'epoca.
Il libro è molto lento, ripetitivo, anche un po' scontato, quello che per me è mancato di più a questo libro è un po' di mordente: scorri le pagine una dopo l'altra, cambiano i personaggi, cambiano le epoche ma la storia bene o male è sempre la stessa, piatta. Bella la ricostruzione storica, i personaggi sono realistici però, a parte le figure di Giulia e Ignazio che ho apprezzato molto, gli altri mi paiono un po' chiusi nel loro ruolo, senza grandi emozioni. Molto sopravvalutato come romanzo, prolisso e noioso non vedevo l'ora di finirlo per levarmelo di torno.

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L'enigma della camera 622
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La nostra folle, furiosa città
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