Chiru Chiru

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Letteratura italiana

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Quando Eleonora e Chirù si incontrano, lui ha diciotto anni e lei quarantaquattro. Le loro vite sembrano non avere niente in comune. Eppure è con apparente naturalezza che lei diventa la sua guida, e ogni esperienza che condividono, dall'arte alla cucina, li rende più complici. Eleonora non è nuova a quel compromettente tipo di istruzione. Nel suo passato ci sono tre allievi, due dei quali hanno ora vite brillanti e grandi successi. Che ne sia stato del terzo, lei non lo racconta volentieri. Eleonora offre a Chirù ogni cosa che sa, cercando in cambio l'energia di tutte le prime volte. E' così che salgono a galla anche i ricordi e le scorie, dall'infanzia all'ombra di un padre violento fino a un presente che è dominato dall'ansia del controllo. Chirù farà suo ogni insegnamento in modo spietato, dando a Eleonora il successo formativo più eclatante e la più dura lezione della sua vita.



Recensione della Redazione QLibri

 
Chiru 2015-11-12 14:18:57 siti
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siti Opinione inserita da siti    12 Novembre, 2015
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Chirù, leggilo tu...

Mi accosto alla lettura con estrema diffidenza, mi armo di difese se devo affrontare un nome già noto, fatico il doppio a lasciarmi andare, colpevole e consapevole di non aver voluto leggere ancora niente del nome in questione.
È la volta di Michela Murgia, osannata con il suo “Accabadora”che appunto non ho letto e per il quale non posso esprimermi. Posso solo riferire ciò che ne ha segnato le distanze: lessi a suo tempo del fenomeno tutto antropologico della eutanasia alla sarda da non sentire l’esigenza di vederlo riproposto in termini narrativi.
Ora, a lettura terminata del nuovo romanzo “Chirù”, qualcosa di indefinito mi allontana da quello che, ho sperato, potesse essere una scoperta. Mi fa piacere che dal panorama sardo si levino delle voci ma mi piacerebbe ancor di più che quello che raccontano fosse sostanziale ed emozionante.
La storia narrata in “Chirù” è stata in qualche modo “spinta” da un fenomeno molto tipico del nostro tempo. In una commistione di linguaggi, nell’era delle sperimentazioni comunicative per eccellenza, Chirù è uscito da un libro non ancora pubblicato e si è fatto personaggio inventato con tanto di profilo su Facebook, gestito dalla sua autrice. Il successo mediatico c’è stato e Chirù, il vero assente del libro, è stato protagonista indiscusso di se stesso. Non avendo un profilo Facebook né tempo per questi giochini da social network, pur riconoscendo l’originalità di questo linguaggio contaminato, non posso esprimermi neanche su questo.
Ho però letto il libro e allora a quello veniamo, perché di quello in fondo si deve parlare quando ci si presta a scrivere una recensione.
La storia è quella di Eleonora, attrice di teatro, sarda, che dopo precedenti, non sempre edificanti, sulla soglia dei quarant’anni, con una vita da definire nei suoi contorni più stabili, cede ad una sorta di impulso che pare animarla: diventa nuovamente la “maestra”, la guida formativa, la tutor di un giovane studente di violino. Li separano vent’anni d’età e la presunzione dell’adulto sul giovane. Tra cambi di scena per cui si alternano tiepide descrizioni del capoluogo isolano ad ambientazioni romane, svedesi e due brevi parentesi una praghese, l’altra fiorentina , l’impressione è quella di assistere ad un tirocinio formativo al contrario. Ripercorrendo varie tangenziali della memoria, in un recupero mai autentico ( fa eccezione la pagina sulla malattia della madre e sul loro rapporto), ci si avvicenda tra Eleonora bambina, Eleonora figlia ingabbiata in una famiglia che ferisce, Eleonora tra i suoi uomini - ex e nuove conoscenze- , Eleonora e Chirù. Questo è nel romanzo un fantasma che agisce da controcanto agli stati d’animo di una donna autentica e complessa, fondamentalmente alla ricerca di se stessa.
Sul piano narrativo il libro è disorganico, sfuggente, impalpabile. Non c’è storia!
Sul piano stilistico apprezzo una buona penna ma da esercizio stilistico: le corde emotive non vibrano mai. La prova è , a mio parere e secondo il mio gusto, del tutto fallita. Consiglio come sempre la lettura perché si può parlare di ciò che si conosce ma questo libro non rientrerà mai nel novero di quelli : “ Come? Non lo hai mai letto?”

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Chiru 2016-09-18 20:24:09 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    18 Settembre, 2016
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Un delicato gioco di equilibri



Questa è una storia di addestramento, di apprendistato, di manipolazione...
Questa è Michela Murgia...con la sua scrittura perfetta, dialoghi fulminanti, introspezione fatta col bisturi.
Lui, Chirù, ha 18 anni, studia violino e sogna di diventare un artista, ma per farlo ha bisogno di lei, Eleonora, 38 anni, attrice, che accetta di diventare la sua guida, la sua mentore.
Lei che aveva giurato di non prendere più allievi, lei...che dietro al successo...nasconde ferite lontane e porta il peso di un grande senso di colpa.
Ma ogni rapporto educativo è un delicato gioco di equilibri e squilibri, in cui spesso i ruoli si invertono e si confondono...i due si sfiorano, si fraintendono, si usano a vicenda, dando vita ad un legame forte, di pelle e di testa, che rifugge qualsiasi definizione se non quella di "amore", ma nella sua accezione più grande.

"Io vorrei poter dire che fra noi c'è stata un'affinità elettiva, ma la verità è che questo ragazzo aveva delle cose marce dentro e io le ho riconosciute, perché sono le stesse che ho io".

Il libro non si divide in capitoli, bensì in "lezioni"...perché la prima cosa da imparare è come si riconosce, come si esprime e come si governa il "potere"...proprio quel potere che è alla base della loro relazione.
A dispetto del titolo del libro, la vera protagonista della storia è lei, con tutto l'irrisolto che si porta dietro, a partire da un padre violento...
E solo attraverso i suoi occhi conosceremo Chirù.

"Sei infelice, ma in un modo che uno potrebbe anche pensare che ti stia bene addosso..."

Ci sono pagine bellissime, da leggere e rileggere affinché rimangano dentro.
Fantastiche quelle sulla società svedese (che io conosco da vicino sottoscrivendo ogni parola).
Potrei parlare per ore di tutte le cose meravigliose che ho trovato in questo libro, di tutte le verità contenute, dell'eleganza della prosa...ma non riuscirei comunque a trasmettere quello che il romanzo ha dato a me.
Posso solo consigliarlo. Vivamente.

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Chiru 2016-04-16 07:32:13 manuelaagosto
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manuelaagosto Opinione inserita da manuelaagosto    16 Aprile, 2016
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Rapporto di formazione?

Eleonora e Chirù: trentotto anni lei , diciotto lui. Lei affermata attrice teatrale, donna colta e raffinata, apparentemente solida ma con molte fragilità nascoste; lui promettente studente di violino al Conservatorio, curioso, ambizioso, bramoso di conoscenza, carico di una ancora immatura ma evidente sensualità.
Lei vuole fargli da mentore, come ha già fatto con altri tre allievi, accompagnarlo in un percorso di formazione arricchendolo con le sue conoscenze.
Dovrebbe essere un rapporto limitato all’ambito maestro-allievo ma si va, a mano a mano che si frequentano, confondendo in qualcosa d’altro che sfiora i confini del desiderio sessuale ma, ancora più pericoloso, dell’amore.
La storia si dipana nel racconto di loro due in maniera a volte un po’ confusa, allungandosi senza motivo, quasi a cercare un pretesto per tirare avanti, intrecciando i dialoghi di dissertazioni che sono un esercizio di stile che appesantiscono il tutto.
La prosa è veramente a volte pesante e manca il vero bersaglio che è quello di essere intelligente, colta e intellettuale.

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Chiru 2016-04-15 16:52:39 pitopato
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pitopato Opinione inserita da pitopato    15 Aprile, 2016
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PERSONAGGI COMETE

Quando inizi a leggere questo libro, dalle prime pagine, ti aspetti una costruzione del romanzo incentrata sui pensieri dei personaggi o comunque una descrizione di pensieri di essi. Continuando la lettura ci si aspetta che qualche altre personaggio (compreso Chirù) oltre Eleonora, venga descritto, venga esaltato rispetto ad altri, almeno in maniera esaustiva. Sino ad arrivare alla fine del libro con ancora quest'attesa. Tutti i personaggi che si susseguono in questo racconto sono come delle comete, che passano, ma che non lasciano il segno nel racconto stesso. Oserei dire nemmeno Chirù, in quanto si parla sopratutto delle azioni di Eleonora per plasmare Chirù, tralasciando i pensieri di quest'ultimo che ne conseguono. Sicuramente un buona prova stilistica della Murgia, che conferma quella di Accabadora che riamane ottima; ma che in questo romanzo perde un po la caratterizzazione dei personaggi e la narrazione. Quest'ultima infatti risulta priva di sostanza, piatta, senza un minimo di intreccio. Ricapitolando, un libro con molte aspettative nei primi capitoli, che poi va scemando e sostituita da quasi noia e speranza che succeda qualche colpo di scena; i personaggi tutti inetti tranne Eleonora.
Non definirei proprio una storia d'amore questo romanzo. come scritto nel retro-copertina, ma un semplice monologo. Comunque per sapere veramente se vi piace bisogna solo leggerlo.

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Chiru 2016-04-02 14:18:06 Alberto30
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Alberto30 Opinione inserita da Alberto30    02 Aprile, 2016
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AMORE INCOMPLETO


Dopo avere letto Accabadora è con curiosità e speranza che mi approccio a “Chirù”.
In questo romanzo Michela Murgia lascia sullo sfondo la sua terra natale, la Sardegna, per concentrarsi sul particolare rapporto tra Eleonora e Chirù. Lei, donna matura ed attrice teatrale di professione. Lui, diciottenne talentuoso violinista. La relazione imbastita sui canoni “maestra - allievo” muta, a tratti quasi morbosamente, in un legame affettivo tanto ambiguo quanto intenso, difettoso solo fisicamente per non essere canonizzato come rapporto amoroso. Ma l’ attrazione emotiva, mentale ed empatica nata e cresciuta tra i due non potrà compensare le differenze di età, sociali e di esperienze. Un amore impossibile che resta tale dinnanzi al mondo. Nato da premesse sbagliate e da un passato doloroso, il sentimento di Eleonora è probabilmente minato ed allo stesso tempo fomentato dalla carenza di affetto della sua vita passata. Traspare un padre brutale, una madre anaffettiva ed un fratello inesistente. Il lavoro, la sua arte, possono compensare solo in parte queste mancanze umane. Per quelle c’è Chirù. Chirù da amare, proteggere, crescere. Chirù che rappresenta tutto, o meglio, tutti coloro che per Eleonora non ci sono stati. Lo pseudo protagonista maschile ha contorni molto definiti solo in parte, bramoso di esperienze e di amore. La Murgia propone semplicemente lo stereotipo tipico del diciottene moderno in chiave artistico-letterario e non riesce a renderlo reale per il lettore. Chirù si perde perciò sia nella trama che tra i pensieri di Eleonora salvo tornare nottetempo per evidenti logiche e necessità di testo.

Buona scrittura ma libro a tratti stucchevole e frettoloso. Non ho ben capito dove volesse parare la scrittrice. Amore, abbandono, opportunismo, rapporti familiari?
Nonostante si legga facilmente, il romanzo della Murgia mi è apparso incompleto. Una storia al servizio della scrittura. Ottimi spunti ridotti però a lampi estemporanei ed una trama costruita apposta per poterli sviscerare ma che non ha saputo fondersi perfettamente per rendere l’ artificio invisibile.

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Chiru 2016-03-24 08:14:10 68
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68 Opinione inserita da 68    24 Marzo, 2016
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Rapporto profondo o monologo totalizzante?

Al termine della lettura di Chiru' mi pongo piu' interrogativi al momento irrisolti: quale il significato del romanzo, come definirlo, quale la trama, ed i personaggi, e lo stile narrativo, e l' ambientazione?
Partiamo dalla trama. Eleonora, la protagonista, e' una trentottenne attrice di origine sarda che si imbatte, casualmente, in Chiru', diciottenne violinista in fieri, e sceglie, o forse viene scelta, di divenirne maestra, mentore, educatrice nel suo processo di formazione e maturazione artistica, culturale e sentimentale.
Tra i due nascerà' e si rafforzerà' un legame forte, ondivago, di pelle e di ragionamento, posato e smodato, che si trasformerà' in qualcosa di grande, travolgente, sfuggente ad una definizione precisa se non con il termine " amore" nella propria accezione più' grande, ridefinendo il passato, il presente ed il futuro, tra speranze e rinuncie, sofferenze e ricordi.
Veniamo ai personaggi salienti, Eleonora e Chiru', cosi' diversi per età', formazione, esperienza, provenienza, ma cosi' simili per inclinazione, desideri, carattere.
La loro è' una attrazione di pelle, non una affinità' elettiva, ed è' una costruzione progressiva in una nuova definizione del rapporto, rafforzato dalla lontananza, alternando il presente, il loro legame, e il passato, l' infanzia di Eleonora, il suo rapporto spezzato con la famiglia, la severità' e rigidità' paterna, l' algido distacco della madre persa prematuramente, il rapporto con il proprio io , con una fisicita' cosi difficile da accettare e poi quei legami cosi' forti con i propri allievi pregressi.
In Chiru' Eleonora rivive in parte la propria storia e vorrebbe cambiarla.
Alla fine della lettura vorrei esternare tutte le mie perplessità' per una narrazione che mi pare alquanto confusionaria, fuorviante e distopica, oltre che ricca di banalizzazioni ed inutili complessita' vestite di mera apparenza.
Innanzitutto la storia è' piuttosto debole, disadorna, vive di alti e bassi, di iper-soggettivismo, e si trasforma in un diario monotematico di una sola reale onnivora protagonista, quella Eleonora che domina la scena e decide oltre che indirizzare i destini del romanzo.
La figura di Chiru' scompare, travolta dal proprio mentore, è' diafana, leggera, quasi invisibile, sommersa dalla logorrea e dal monologo totalizzante e totalitario della protagonista.
Da educazione sentimentale e possibile intensa storia a due, il racconto si mostra in parte come una seduta di auto- analisi, in parte come uno sterile vagabondare tra L' Italia, Stoccolma, Praga e ritorno, senza che si avverta la reale presenza dei luoghi attraversati e vissuti .
Tutti i personaggi di contorno sono dei fantasmi alla mercé' della sola protagonista e del proprio ego.
E allora ci troviamo di fronte ad una vicenda dai contorni edonistici ed il rapporto a due scade e si veste di nebuloso tormento interiore.
La trama si scioglie, diventa incerta, alterna tempi e modalità' narrative senza svilupparli organicamente in una struttura avvolta da misteriose dissertazioni intellettive e fragilita' espressiva.
Lo stile si mostra eccessivamente didascalico, artificioso, attorcigliato, quasi barocco, con l' uso di forzature che aggiungono solo prolissita' facendoci rimpiangere testi con una classica semplicità' descrittiva, ma dotati di tocco poetico, e costringendoci invece a rincorrere pensieri e parole aggrovigliate in un complesso ma confuso e disorganico insieme.
Per concludere, rispondendo al quesito iniziale, esso rimane irrisolto, perché' tra le pagine del romanzo la confusione regna sovrana ed il tema trattato non affronta esaustivamente la profondità' agognata; la delusione e la noia ci accompagnano nella lettura e, qualche anno dopo, giunti al frettoloso epilogo, ritroviamo i due protagonisti, o meglio la sola " vera" protagonista; tutto e nulla è' cambiato se non che continuiamo ad interrogarci ( inutilmente ) sul reale senso di questo incessante monologo stizzoso!!!

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Chiru 2016-01-23 19:29:59 f.martinuz
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f.martinuz Opinione inserita da f.martinuz    23 Gennaio, 2016
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Maestra d'ipocrisia

Il primo approccio con un nuovo autore o autrice conduce sempre ad una biforcazione: da un lato si percorre la via dell’insensibilità o del distacco emotivo, declinati a seconda dell’effetto del libro secondo molteplici sfumature; dall’altro si verifica il colpo di fulmine, l’epifania letteraria che avviluppa il lettore nelle pagine inchiostrate del libro. Per “Chirù” vale la seconda strada. Inutile negare che Michela Murgia, nota soprattutto per “Accabadora” e finora vittima da parte di mia di un immotivato disinteresse, è stata una piacevolissima sorpresa.

“Chirù” fa parte di quel tipo di romanzi che non hanno genere ma che al contempo al suo interno sanno fondere e miscelare tipologie testuali che possiedono sfumature proprie. È un testo che, come un’eco lontana, richiama i romanzi di formazione e che si intreccia con la dialettica psicologica di cui Eleonora, la protagonista, è sorgente incessante anche perché la narrazione è in prima persona. A ciò si aggiunge una storia d’amore atipica, desiderata e ripudiata, voluta e spezzata, a suo modo sconveniente ed elettrizzante.
La vicenda che Murgia articola nelle quasi duecento pagine di testo ruota attorno al binomio Chirù-Eleonora, il quale si configura come il filo rosso che trasporta il lettore dall’inizio alla fine. Chirù è un ragazzo diciottenne dai riccioli fluidi, timido e astuto che cerca in Eleonora lo strumento per crescere, maturare ed uscire da un bozzolo di insicurezza per spiccare il volo. Eleonora è invece la sua maestra di vita, colei che lo inizia all’ipocrisia strisciante e intrinseca dell’uomo; gli insegna a munirsi di una maschera, a leggere le altrui finzioni e tale rivelazione costituirà la loro rovina.

Il personaggio di Eleonora è sicuramente il più interessante e contraddittorio e l’autrice ne sviscera le sottili ipocrisie, le riflessioni puntuali velate da un cinismo che si mescola col realismo della quotidianità; cerca di descrivere la donna matura, più che trentenne, alla luce dell’esperienza dell’infanzia, dei rapporti incrinati con la famiglia di sangue, padre, madre e fratello che assumono, nel corso dello svolgimento narrativo, un peso crescentemente insignificante. Eleonora è anche il prototipo della “maestra spirituale” che, nella tradizione sarda, è una figura esterna alla famiglia la quale si prende cura della maturazione e dell’educazione extrascolastica di un ragazzo o di una ragazza. Tra i due soggetti si crea quindi un legame sia affettivo-emotivo che intellettuale che esula completamente dalla parentela di sangue ed è questa tipologia relazionale che Eleonora avidamente cerca e puntualmente trova.

L’architettura narrativa è poi sorretta da uno stile letterario preciso, ficcante, puntuale caratterizzato da una proprietà lessicale e linguistica che raramente ho trovato nella narrativa italiana e che mi ha immediatamente suscitato un paragone tanto scomodo quanto corretto con Philip Roth. Murgia è capace in poche parole di esprimere un concetto denso di significato sul quale si è costretti a tornare più volte, non perché risulti incomprensibile, tutt’altro, ma perché è impossibile non essere catturati o affascinati da come l’autrice sarda plasma le parole e le frasi.

FM

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Chiru 2016-01-14 04:17:47 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    14 Gennaio, 2016
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Non capitoli, ma lezioni

A chi si accinga a leggere Chirù di Michela Murgia - la storia di un’educazione sentimentale e professionale sui generis impartita da Eleonora all’aspirante violinista Chirù – rivolgo un avvertimento: fate attenzione alle parole in sardo contenute nella narrazione!
Sono peraltro convinto di non compiere un’azione di SPOILER se riporto l’ultima frase del romanzo: “Nelle orecchie e nella terra sentivo solo il rumore di una parola ossessiva che non smetteva di risuonare al ritmo inesausto del mio cuore. Una parola in sardo.”
Diversamente, il potenziale lettore potrebbe avere il mio destino: quello di andare – a lettura ultimata - alla disperata ricerca di questa parola nel romanzo, senza più ritrovarla… Salvo immaginarla, questa parola, per fornire l’interpretazione più autentica della vera natura dell’allievo Chirù.

Eleonora è un personaggio che non si lascia amare facilmente, neppure dal lettore: per via del suo essere così didascalica, pur nella ribellione di fondo che la caratterizza. Quasi avesse sempre la verità in tasca, pur nel relativismo del quale la maestra è assertrice.

Lo stile di Michela Murgia è imbastito di paradossi (“A decidere i tagli non è la stoffa”) e di psicologismi, alterna uno stile ricercato ed efficace (“Ci sono bellezze da cui è opportuno difendersi”) a parole troppo dure, quasi stonate, forse giustificate dall’infanzia dolente (“Un piccolo carrello da gelataio bianco e dorato”) di Eleonora, dalla sua esperienza d’indipendenza (“Che meravigliosa contadinella naïve!”) e dal tragico trascorso con l’allievo Nin.

Giudizio finale: tagliente, analitico, a tratti inverosimile (non che un romanzo debba essere necessariamente verosimile!).

Bruno Elpis

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Consigliato a chi ha letto...
... Platone, lui sì discepolo di Socrate
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Chiru 2016-01-05 16:37:15 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    05 Gennaio, 2016
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"Non smettere mai di fiorire"

Venti anni separano Chirù ed Eleonora, lui diciottenne, lei trentottenne. Lui studente di violino, lei attrice. Lui allievo, lei maestra di conoscenza e coscienza.
Complici sono i due protagonisti, in un rapporto caratterizzato da tutte le contraddizioni del caso perché pacifico è che insieme ai valori è impossibile non trasmettere anche le ecchimosi del proprio io. Nella lettura sappiamo infatti che il giovane è la figura pronta ad apprendere, ad arricchirsi del sapere che la sua mentore è in grado di trasmettergli, di fatto è il contrario. Eleonora non riesce a scrollarsi di dosso le sue paure, le sue ferite. E’ una donna che vive nel presente ma con un passato sonante intriso di piaghe dell’anima. Ella ha avuto altri allievi (Teo, Alessandro e Nin), tutti più giovani di Chirù e tutti con un percorso diverso, nessuno però capace di metterla alle strette come l’ultimo dei suoi protetti. Pochi mesi ha a disposizione per trasmettergli quegli insegnamenti capaci di aprirgli gli occhi, di donargli quell’unico vero lascito. E’ un addestramento alla vita quello dell’attrice, con annessi e connessi, valori positivi alternati ad altrettanti deprecabili ed opinabili seppur indispensabili al quotidiano.
Pagina dopo pagina è però sempre più evidente quanto gli scheletri nell’armadio della teatrante siano ancora vividi e forti tanto che la sensazione è quella di un diciottenne che non ha paura di abbracciare i sentimenti, di vedere oltre, a dispetto di una donna che teme di perdere il controllo, che crede di potersi separare dall’altro quando in realtà la dipendenza è forte quanto quella di una droga. Ed ecco allora che l’insegnante si tramuta in allievo e l’allievo in maestro.
Chirù è il racconto del passaggio di testimone in un susseguirsi di generazioni che trascorrono accumulando, inconsapevoli di quel che trasmettono. In un’epoca ove non vi sono più riferimenti, principi e guide, l’uomo vive in una sorta di “orfanitudine” in cui non occorre aver perso i genitori per sentirsi tale. Così è per il violinista che ha ancora al suo fianco tali legami sanguinei incapaci però di comprendere quel che egli vuole realmente, inetti nel vedere al di là di quegli occhi. Così è per Eleonora e quei dogmi familiari che tanto l’hanno vincolata, segnata, impossibilitata.
Stilisticamente parlando lo scritto è caratterizzato da una penna erudita, fluente, ricca. Un piacere per lo spirito di chi ama queste caratteristiche. Contenutivamente l’elaborato inganna. Potrebbe sembrare una storia ovvia e semplice quando in realtà si basa interamente su elementi quali presente e passato, ferite e cure, paure e coraggio, incapacità di gestire la dimensione affettiva da cui così incessantemente si vuol scappare, rammarico, la consapevolezza del fare la cosa giusta anche quando non vorremmo. Metaforico.

« Ci sono anime che hanno addosso un’incrinatura segreta, una frattura sospesa che sfugge anche a chi la porta dentro. Quella linea sottile può restare invisibile per lungo tempo, animando l’illusione dell’intero come fa la crepa nel cuore di un piatto scheggiato. Quando quella frattura cede è sempre causa di un niente: basta un grado in meno nell’aria a provocare la contrazione della materia e metterne a nudo la ferita. Altre volte a far cessare il patto silenzioso delle molecole è un tocco lieve, uno sfiorare il bordo dorato del piatto senza altra intenzione che la carezza. Allora la finzione dell’integrità cade all’improvviso e rivela l’anima di cocci, irreversibile. Bisogna essere molto attenti per riconoscere nei gesti altrui il suono sordo della ceramica scheggiata ».

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si = a chi cerca un romanzo su cui riflettere, con il quale andare oltre le apparenze.
no = a chi non ama le penne sofisticate e i romanzi a metà tra metaforico e non.
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