Narrativa straniera Classici Cristallo di rocca
 

Cristallo di rocca Cristallo di rocca

Cristallo di rocca

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Cristallo di rocca (1853) è la storia di due bambini sperduti fra i ghiacci in una tempesta di neve, alla vigilia di Natale. Avanzano «con la tenacia e il vigore che hanno i bambini e gli animali, perché non sanno ciò che li attende e quando le loro energie saranno esaurite». Ma un paesaggio sempre più estraneo e impenetrabile li avvolge, come una sterminata, candida prigione. Nella passeggiata avventurosa di questi due bambini fra il paese della nonna e quello dei genitori, Stifter ha fissato l’immagine stessa che governa tutta la sua arte: quella di una natura familiare e intima, che si spalanca poi, se appena deviamo dal sentiero battuto, in uno spazio inquietante, primordiale, dove la nostra presenza è quella di «puntini minuscoli» fra «blocchi immensi». Il mondo di Stifter è devoto ugualmente alla minuzia e alla grandiosità; alle orme nella neve, delle quali il calzolaio del paese dice: «Non sono di scarpe di mia lavorazione», e al tempo stesso ai ghiacci abbaglianti, alle caverne azzurrine che ci introducono a palazzi incantati e infidi. Questo racconto mirabile ricalca un antico modello di fiaba: quello delle storie di bambini perduti e scampati alla morte. Ma l’emozione che esso evoca sembra risalire ancora più indietro, a un’alba silenziosa precedente a ogni storia, allo sgomento ammaliato del bambino dinanzi alla «tenebra bianca» della natura.



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Cristallo di rocca 2021-08-26 20:52:10 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    26 Agosto, 2021
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Nella tenebra bianca

“Nelle alte montagne della nostra patria c’è un paesino con un campanile piccolo ma molto appuntito, che col rosso di cui sono dipinte le sue tegole spunta dal verde di tanti alberi da frutta e per questo suo color rosso si vede di lontano nell’azzurro smorto e vaporoso dei monti. Il paesino si trova proprio nel mezzo di una valle piuttosto ampia, che ha quasi la forma di un cerchio un poco allungato.”

Come faccio a confessare a tutti che nel bel mezzo della calura delle ultime settimane, che ci sta letteralmente sciogliendo in casa (per chi non ha il condizionatore come me) e fuori casa, mi sono persa in un libriccino dal contenuto assolutamente agli antipodi della stagione?
Un racconto nordico, ambientato nella notte di Natale, che sa di fiaba?
Non avevo mai sentito parlare nè dell’autore e nè di questo libro, mai dire mai! Ecco una piccola gemma lucente della letteratura tedesca!

Il racconto è breve. Il focus è la piccola grande avventura tra il bianco della neve e nel silenzio più assoluto di due bambini, Corrado e Susanna, detta Sanne, fratello e sorella, che vanno a trovare la nonna che abita a qualche chilometro dal loro villaggio. Ormai il fratello è grande e non c’è bisogno che vengano accompagnati dai genitori. Dopo qualche giorno insieme, la mattina della vigilia di Natale, la notte santa, la nonna riempie loro le tasche e le piccole borse di leccornie, compresi i doni di Natale e li congeda affinché tornino alla loro abitazione prima che faccia buio. In realtà i bambini vengono sorpresi dal bianco abbagliante della neve e si perdono tra i ghiacci.

“La prima cosa che i bambini videro, quando misero piede nel bosco, fu che il terreno ghiacciato appariva grigio, come fosse cosparso di farina, e la cima di più d’uno stelo sottile dell’erba secca lungo la via o fra gli alberi si piegava sotto il peso dei fiocchi di neve, e sui rami verdi degli abeti che si aprivano come mani, posavano già delle linguette bianche”.

Il racconto di questa avventura è magistrale!

“I bambini andarono avanti nel fossato ed entrarono sotto la volta e sempre più dentro. Era tutto asciutto, e sotto i piedi avevano ghiaccio liscio. Ma nella grotta tutto era azzurro, azzurro come nulla al mondo, un azzurro tanto più profondo e più bello del firmamento, simile a vetro di color celeste, attraverso cui penetri una chiara luce. C’erano archi spessi e archi sottili, ghiaccioli, aghi, ciondoli pendevano dalla volta, la galleria si sarebbe addentrata ancora di più, non sapevano quanto, ma non andarono avanti. Si stava tanto bene nella grotta, era caldo, non cadeva neve, ma era così terribilmente azzurro che i bambini ebbero paura e uscirono di nuovo all’aperto”.


Come Stifter racconti i paesaggi innevati, le pareti cristalline, come egli sappia rendere angosciante e insieme magico un ambiente tanto ostile a due innocenti bambini che sognano di sentire le campane della mezzanotte per cogliere un indizio sul loro percorso inutile. La dolcezza e il senso di protezione che il fratello manifesta prendendosi cura della sorellina, sistemandole lo scialletto, ripulendole il grembiule dalla neve che l’aveva ricoperta durante il cammino, il calore della comunità che si stringe attorno alla famiglia dei due bambini, scaldano il cuore.

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