Narrativa straniera Classici Passaggio in India
 

Passaggio in India Passaggio in India

Passaggio in India

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A Chandrapore, nell'India stretta sotto la morsa del colonialismo, si fronteggiano l'Islam, "un atteggiamento verso la vita squisito e durevole", la burocrazia britannica, "invadente e sgradevole come il sole", e "un pugno di fiacchi indù", in una silenziosa guerra fredda. Fino a quando l'arrivo di una giovane turista inglese non viene a incrinare il fragile equilibrio. Perché Adela Quested, con stupore del clan dei sahib bianchi, non si accontenta dei circoli e delle visite ufficiali: vuole conoscere "la vera India", e trova la guida indigena perfetta nel mite e ospitale Aziz. Ma nelle grotte di Marabar la gita preparata con ogni cura si trasforma per Adela, vittima delle proprie personali inquietudini o di un indegno affronto, in un dramma sconvolgente che arriva fino nelle aule di un tribunale, facendo esplodere pregiudizi, razzismi, contraddizioni. Il ritratto umano e poetico di un paese amatissimo si fa parabola della "segreta intelligenza del cuore" di contro alla protervia della ragione in quello che Forster chiamò "il mio romanzo indiano influenzato da Proust" e che rimane il suo indiscusso capolavoro.

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Passaggio in India 2018-03-11 22:21:41 68
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68 Opinione inserita da 68    12 Marzo, 2018
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Confline di civiltà ed umana dissolvenza

Più anime convivono nel misterioso universo indiano di Forster ( 1924 ) ; gli anglo-indiani, a regolare vite e ad educare chi è senza regole, i musulmani, con un atteggiamento squisito e durevole e gli induisti, imbevuti di fatalismo e dissolvenza.
Opposte ideologie classiste inscenano lacerazioni ed incomunicabilità tra gli inglesi, snob ed elitari, e gli indiani, incapaci di organizzazione, ignorati, derisi, allontanati.
A contorno un’ umanità difforme e le proprie debolezze, alcune voci fuori dal coro, Mrs Moore, donna eccentrica che guarda oltre le apparenze, la signorina Adela Quested, saccente, curiosa, moderna, Cyril Fielding, direttore di un centro governativo ed educatore filoinduista, aperto alla modernità, che cerca di estrarre da ciascuno la propria essenza, Narayan Godbhole, induista, bramino e professore di musica, rappresentante e difensore della cultura Indiana.
Ed oltre ogni barriera di incomprensione ed intolleranza si erge la figura di Aziz, enigmatico medico indiano, un musulmano che non tiene in alcuna considerazione gli induisti, che stringe relazioni ed alleanze con gli inglesi, ma si apre ad amicizie e tradimenti e, come la maggior parte degli orientali, è piuttosto ingenuo e sopravvaluta l’ ospitalità scambiandola per intimità.
Forster evidenzia diversità e contrapposizioni a suo avviso irrecuperabili tra Oriente ed Occidente e l’ India rimane una civiltà che l’ Inghilterra può turbare ma che non farà mai sua.
Resta un abisso tra forma e sostanza, amicizia e convivenza. bene e male, relativo ed assoluto, ragione di stato e di cuore.
C’ è chi vedrà l’ India sempre come un fregio e mai come uno spirito ( L’ Inghilterra), chi, abituato al riserbo di Londra, non si accorgerà che l’ universo indiano ne è del tutto privo ( Adela ), chi non vuole essere gentile perché ha cose più’ importanti da fare ( Ronny Heaslop ),chi si considera portavoce di un popolo eterogeneo con un punto di vista limitato non accorgendosi che …”nessuno è l’ India “…, chi mantiene le proprie radici nella società e nell’ Islam appartenendo ad una tradizione vincolante ( Aziz ).
Sopravvivono anche passioni e relazioni semplicemente umane ( Aziz-Mrs Moore, Aziz-Mr Fielding ) che sfuggono a qualsiasi definitezza autoalimentandosi nella pura condivisione di sentimenti.
Ma questa terra così enigmatica e spiritualmente controversa in fondo non è una promessa, solo un richiamo e soprattutto …” è terra, campi, campi, poi Monti, giungla ed ancora campi e un paese così non si può dominare”...
Qui l’ assunzione di un atteggiamento personale e l’ accostarsi a capire è ritenuto un errore imperdonabile perché in Oriente ogni azione umana è ancora guastata dalla burocrazia.
Nel fluire del racconto le famigerate grotte di Marabar, misteriose, buie, indefinite, quell’ eco ripetuta ed indecifrabile e quell’ orribile, insensato picnic, cambieranno molte vite e rovineranno molte carriere.
Aziz, per un periodo, sarà identificato e condannato ( moralmente ) a simbolo del male, il signor Fielding come anti-inglese, la signorina Quested si farà una persona vera che non esaminerà più la vita ma ne subirà l’ esame.
Percorsi segnati, partenze definitive, ritorni impossibili, cambiamenti radicali, per sempre schiavi di quello che è stato e si è costruito dentro.
In fondo, in un paese così esigente e misterioso, ( ma quale è la vera India? )Aziz ci dice che il vero non è’ vero se non accompagnato da bontà ma sappiamo anche, secondo la pedagogia di Mr Fielding, che gli uomini non esistono in se stessi, ma nei termini in cui si pensano vicendevolmente.
Un romanzo esito di un viaggio e di un soggiorno indiano da parte di Forster, una riflessione storico-sociologico-religiosa ma anche umana su un contrasto tra civiltà che esiste in quanto da esse creato.
La cosiddetta diversità ( intesa come non appartenenza )è e rimane un muro eretto da noi all’ interno delle nostre paure, oltre che da intransigenze secolari che poco hanno da spartire con la semplice dignità e condivisione, termini umani ed universali ma spesso inconciliabili ( per ovvie ragioni politiche, religiose, razziali, culturali…)
La soluzione parrebbe una semplice apertura di cuore e menti, laddove fosse possibile superare cecità, insipienza e l’ osservanza di imposizioni e tradizioni obsolete ( a questo proposito nel romanzo non si accenna al complesso sistema delle caste che regola ancora oggi rapporti sociali e di vita all’ interno del sistema indiano ), ma questa sarebbe tutta un’ altra storia, e probabilmente un altro mondo.

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