Narrativa straniera Classici Tess dei d'Urberville
 

Tess dei d'Urberville Tess dei d'Urberville

Tess dei d'Urberville

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Una storia d'amore e morte fiorita nella magica atmosfera della brughiera inglese ora dolce, ora crudele. Le vicende di un'eroina purissima travolta dalle forze del male e del destino.

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Tess dei d'Urberville 2019-05-11 14:04:48 Erich28592
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Erich28592 Opinione inserita da Erich28592    11 Mag, 2019
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Fatale ineluttabilità

“La natura non dice troppo spesso ‘guarda’ alla povera creatura nel momento in cui il guardare potrebbe portare a una lieta conclusione.”

Gran Bretagna, XIX secolo. Tess Durbeyfield è una giovane donna - secondo i canoni sociali odierni, poco più di una bambina - di eterea bellezza; la sua bontà e il suo candore sono commoventi, i suoi sentimenti puri, di una purezza propria solo degli animi più immacolati: “In quel tempo della sua vita era come un vaso colmo d’emozioni non ancora imbevute dall’esperienza.”.
In una tranquilla sera di maggio, un curato di campagna, incontrandolo sulla via del ritorno a casa, rivela a John Durbeyfield, padre della giovane Tess, di avere di recente scoperto che la famiglia dell’uomo vanterebbe nobili origini, discendendo dall’antica casata normanna dei D’Urberville; questo incontro dal retrogusto manzoniano si rivelerà fatale - nel senso più etimologico del termine - per la povera Tess, facendola scivolare, lentamente ma inesorabilmente, tra le braccia di un destino già scritto, che la giovane tenterà di sfidare con commovente determinazione, ma cui tenderà infine la mano, con rassegnata serenità.

“Appoggiandosi agli alveari, col viso rivolto verso l’alto, prese a fare considerazioni sulle stelle, i cui freddi battiti pulsavano in mezzo alla nera vacuità del cielo in un sereno distacco da quelle pagliuzze di vita umana; le chiese quanto quelle luci scintillanti fossero lontane e se Dio si trovasse dietro a esse.”

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Consiglio la lettura di questo romanzo a chi ama ampie e dettagliate descrizioni di paesaggi naturali, nonché riflettere sulla complessità dell’animo umano.
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Tess dei d'Urberville 2016-09-19 06:03:08 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    19 Settembre, 2016
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Concomitanze.

Tess è una ragazza tenace, figlia della povertà e dei campi, vittima dell’uomo e dell’età industriale. La tranquilla contea inglese del Wessex, antica denominazione anglosassone del Dorset, è lo scenario dove le vicende prendono campo. Caratterizzata da quella ingenuità e purezza che sono proprie del suo status sociale e della fascia temporale in cui fatti si dipanano, ella viene a conoscenza di essere la presunta ultima rappresentante di una nobile famiglia decaduta, viene sedotta nonché abbandonata da un uomo che si approfitta della sua semplicità per poi ritrovarsi a dover seppellire il figlio di quest’ultimo – deceduto perché nato malato – con un battesimo “fai da te”, ed ancora con l’essere additata e condannata come “donna perduta” dall’opinione comune. Ma non si arrende Tess e cerca la sua opportunità di riscatto nel lavoro e nella dedizione a questo. E’ lasciando la sua terra natia che ella vi riesce conoscendo altresì Angel Care, figlio di un pastore evangelista, che si innamora della donna, coniugandosi con lei. Eppure per Tess non c’è pace, le circostanze avverse non hanno intenzione di lasciarla, di mutare la loro preda.
Personalmente ritengo che due siano le chiavi di lettura conciliabili con l’opera de qua. Una prima si incentra sull’azione del destino; questo è la causa ultima delle sorti della donna e a questo si somma il non meno rilevante ruolo della natura, di quella natura ciclica che si ripete, si manifesta per quella che è. Una seconda che al contrario si concretizza negli uomini. Le sventure della protagonista non sono altro che il risultato di incontri con uomini sbagliati nonché delle convenzioni sociali dell’Inghilterra Vittoriana. Certo, anche secondo questa interpretazione risulta evidente un ruolo del destino a cui ricollegare i fatti; ma chiaramente questo non è da accomunare esclusivamente ed unicamente alla natura che suscita con i suoi paesaggi desolati e bradi, il sentimento, ma anche e proprio a quella componente di umanità che si inserisce nello scorrere delle pagine.
E così la ragazza si ritrova prima fra le “braccia” di Alec, rampollo cinico e frivolo a cui la famiglia ha comprato per prestigio sociale il cognome dei D’Uberville e di poi in quelle di Angel, retto ed innamorato della fanciulla – e dunque l’esatto opposto del primo – che si rivelerà essere assolutamente incapace di comprenderla talché il suo riapparire dopo averla abbandonata crudelmente ne segnerà le sorti nonché l’epilogo. Due figure dunque che sono le vere artefici della sorte della donna; Alec che per ben due volte si insinuerà nella quotidianità dell’inglese configurandosi come strumento di rovina, ed Angel che seppur munito della possibilità di cambiare questo infausto destino; ne è incapace. Seppur infatti apparentemente anticonformista egli è in realtà prostrato alle regole della società; ne è semplicemente incatenato. Ciò gli impedisce di rendersi conto della bellezza interiore – e non solo esteriore – della moglie.
A questo quadro si somma la famiglia che, a sua volta spinta dalla volontà dell’apparire, della possibilità di riscatto sociale e dalla brama di ricchezza, incautamente destina la figlia ai falsi ricchi di cui Alec è esponente.
Un romanzo forte, intriso di sentimento, di riflessioni su quello che è il binomio apparire-grandezza d’animo in correlazione con il costume, con l’ordine sociale dettato da consuetudini e dogmi di una società imperniata e consacrata alle sue regole sociali.

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Tess dei d'Urberville 2015-02-21 13:19:33 viducoli
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viducoli Opinione inserita da viducoli    21 Febbraio, 2015
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Non è il destino la causa della tragedia di Tess

Il giorno in cui mi stavo apprestando a scrivere la recensione di Tess dei d’Urberville di Thomas Hardy, mi sono imbattuto, nelle pagine del Corriere della Sera online, in una riflessione sull’autore scritta da Pietro Citati, che credo possa essere facilmente reperita negli archivi del quotidiano.
Di fronte a tanto critico pensai che fosse meglio rimandare, per non dare adito ad un confronto che sarebbe stato senza dubbio impietoso.
Lessi con attenzione l’articolo di Citati, incentrato proprio sul capolavoro di Hardy, ed alla fine decisi di scrivere lo stesso la mia recensione, soprattutto perché mi permetto di non essere completamente d’accordo con l’analisi di Citati.
Questa è tutta incentrata sull’azione di un imperscrutabile destino come causa ultima della tragica storia di Tess: egli parte da una disamina del ruolo della natura nei romanzi dell’autore – una natura apparentemente ciclica ma che rivela, soprattutto nella brughiera e nella fattoria di Flintcomb-Ash, il suo aspetto cupo e desolato, per dirci che i segni di cui è disseminato il romanzo portano verso l’ineluttabile destino della protagonista. Sentiamo Citati:
"Dovunque Hardy e i suoi personaggi guardassero, perfino nell’incantevole primavera, non scorgevano che sventura. La natura stessa era intessuta di sciagure: non solo umane, ma animali e vegetali."
E ancora:
"In un romanzo di Hardy il Destino agisce come un fabbro macchinoso e malvagio, ribadendo una catena di piccoli fatti assurdi, di coincidenze miracolose, di avvenimenti e di persone che ritornano, di segni uniformemente negativi."
Ora, secondo me è sicuramente vero che in un romanzo come Tess le magistrali descrizioni della natura scritte da Hardy sono funzionali a creare un sentimento, un’atmosfera consona all’andamento della storia, come è altrettanto vero che nel libro si trovano alcuni segni ed alcuni episodi fortemente evocativi del destino di Tess (citati da Citati…) ma forse al grande critico in questa occasione è sfuggito che la causa principale delle sventure della protagonista sono gli uomini che incontra e le convenzioni sociali dell’Inghilterra vittoriana in cui tutti i protagonisti sono immersi.
Due uomini in particolare: Alec, frivolo e cinico rampollo della borghesia mercantile la cui famiglia ha addirittura comprato, per ragioni di prestigio sociale, l’antico cognome dei d’Urberville e Angel, l’uomo apparentemente retto e innamorato di Tess, che si rivelerà del tutto incapace di comprendere la grandezza dell’animo e dell’amore di quest’ultima, abbandonandola crudelmente salvo riapparire tardivamente provocando il tragico epilogo del romanzo.
La figura di Angel è secondo me il vero perno del romanzo. Se Tess ne è infatti l’indiscussa protagonista, splendida figura di donna che al suo sentimento sacrifica tutta se stessa (anche se a volte appare sin troppo coerente con il suo amore), se Alec, come detto, è figura strumentale (per ben due volte è lo strumento della rovina di Tess, pagandone comunque le conseguenze) è Angel il vero deus ex machina del destino della protagonista, colui che prima potrebbe cambiarlo, ma non ne è capace – schiacciato come è tra un’apparente anticonformismo e un reale asservimento alle regole della società – e poi provoca, anche se inconsapevolmente, il tragico epilogo del romanzo (sto facendo equilibrismi per non rivelare nulla della trama, perché Tess è anche un romanzo avvincente). Angel è il vero cattivo della storia, perché ha in mano tutti gli strumenti culturali per accogliere Tess e la sua vicenda, per accorgersi di quanto sia bella anche dentro, oltre che fuori, ma nel momento cruciale, quando Tess gli rivela il suo (peraltro subìto) passato, la abbandona. Ed a proposito di segni, credo sia particolarmente rilevante e rivelatrice del fatto che tutto sommato, alla fine, il tempo rimarginerà le sue ferite, la scena finale del libro.
Un ruolo non marginale nell’innescare la catena di fatti narrati dal romanzo lo giocano anche i genitori di Tess, in particolare la madre, che di fatto spinge la figlia verso i ricchi (falsi) d’Urberville sognando la loro ricchezza, sorta di madre di aspirante velina ante litteram.
Insomma, se è vero, come è vero per ogni grande romanzo, che Tess dei d’Urberville può essere letto ed interpretato a vari livelli, non credo si possa ignorare che tra questi livelli assume particolare rilevanza l’aspetto profondamente umano e sociale della storia di Tess, il suo essere vittima di persone incapaci di capire la sua grandezza d’animo e di andare oltre ciò che l’ordine costituito dettava rispetto alle relazioni sociali.

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La grande letteratura dell'800.
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Tess dei d'Urberville 2013-12-31 10:01:23 Minuscola
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Minuscola Opinione inserita da Minuscola    31 Dicembre, 2013
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Straziante

Lo stile dell'autore è ottimo, scorrevole ed incalzante anche se non entra mai nei particolari e non descrive le riflessioni o i pensieri dei protagonisti.
Tess è una ragazza sfortunata, nata nell'epoca sbagliata. All'inizio del libro è subito presentata come brava e buona e soprattutto bella, ma con genitori ingenui e sempre ubriachi.
Siamo in Inghilterra nell 1800 e qualcosa (l'autore non lo specifica, lasciai puntini di sospensione..: 18....). La ragazza vive subito una brutta avventura e l'uomo che lìha sedotta l'ha anche abbandonata. PEr l'epoca lei era una peccatrice e quindi vaga nella campagna inglese in cerca di lavoro. Lavori sempre diversi; lavori maschili e difficili. Un uomo si innamora di lei, ma, dopo averla sposata, l'abbandona perchè venuto a conoscenza della "sua colpa".
Libro che mi verrebbe da dire straziante....sempre al freddo, lavoro, apprezzamenti dagli uomini, e lei, la povera Tess che vaga, vaga ...finchè incontra l"'uomo cattivo".
Non ha un lieto fine, non dico perchè ma è davvero triste..
Non lo lessi a scuola per pigrizìa e ho voluto rifarmi..

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Tess dei d'Urberville 2012-08-24 11:52:08 Artemisia*
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Artemisia* Opinione inserita da Artemisia*    24 Agosto, 2012
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L'epopea di una donna

L'epopea di una donna travolta dagli eventi, un'eroina figlia dell'onesta povertà che si ritrova catapultata nel mondo della subdola ricchezza. Un fiore innocente calpestato da un destino crudele, dagli dei malvagi che si prendono gioco della candida Tess, facendole credere che la sua vita può cambiare in meglio e rigettandola poi nel fango che la ricoprirà fino alla presa di coscienza finale di un destino ormai segnato.

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Tess dei d'Urberville 2012-01-13 07:04:18 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    13 Gennaio, 2012
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Schiacciata dal destino

Romanzo di altri tempi, che ha un'atmosfera tutta tinte pastello. Tess è la figlia maggiore di un povero venditore ambulante, che ad un tratto scopre di essere discendente di una nobile e antica famiglia. Tess è destinata a fare da anello di congiunzione fra la sua famiglia e i parenti ricchi, presso i quali è chiamata a prestare servizio. Lì incontra Alec, che le segna la vita e il futuro. E' un libro che non ha un lieto fine ed emerge in modo molto netto il fatalismo dell'autore. La figura di Tess è indimenticabile: fragile sola, ingenua, timida, molto umana. Viene schiacciata dal suo destino, ma il lettore spera, in ogni pagina, che nella sua vita ci sia una svolta positiva.

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