Narrativa straniera Racconti di viaggio La strada. Diari di un vagabondo
 

La strada. Diari di un vagabondo La strada. Diari di un vagabondo

La strada. Diari di un vagabondo

Letteratura straniera

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Mentre gli Stati Uniti della rivoluzione industriale e del nascente imperialismo costruivano l’immagine patinata e vincente del «sogno americano», uno scrittore dava voce agli angoli più bui del nuovo continente, mettendo nero su bianco – accanto alla vita dei barboni, dei disoccupati e dei diseredati – le contraddizioni di un sistema in cui il benessere di pochi veniva pagato con la povertà di molti. È in questo modo che, tra il 1906 e il 1907, Jack London scrive La strada: nove capitoli di una saga a cui il padre di capolavori come Zanna Bianca e Martin Eden dava il nome di «vagabonlandia».

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La strada. Diari di un vagabondo 2013-02-02 18:32:58 DieLuft
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DieLuft Opinione inserita da DieLuft    02 Febbraio, 2013
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La monotonia del carpe diem. L'archetipo

Ieri come oggi è uno stile di vita che affascina non c'è dubbio. E' il libro "papà" di tutta una mitologia di vita on the road.
Affrontare i limiti interiori, gustare il momento, sviluppare l'ingegno, vivere un'alternativa sociale, sentire cosa si prova a sentirsi discriminato come "l'altro, il diverso" pur essendo appartenuto a quella stessa società ma... Non ho sentito la magia. Forse perché è una storia che ha prodotto molti "seguaci" e quindi non è difficile fare la conoscenza con qualcuno che ti racconti un'esperienza simile. Oggi personaggi del genere te li trovi intervistati anche in TV, triste ma vero. Forse perché viviamo in una società che ci porta a pensare "questo è un pazzo incosciente" e vediamo in London un possibile antagonista della propria storia.
Credo che la "noia" causata da questo libro sia data in parte proprio dal fatto che - parlando del giorno d'oggi - è uno stile di vita imitato da molte persone, in parte perché leggerlo in lingua non è stata una grandiosa idea. Dopo un iniziale coinvolgimento e parziale divertimento è diventato tutto un saltare su e giù dal treno schivando i funzionari di turno. Dopo un po' tutte le metafore, allegorie, simbologie che puoi ingegnarti e sforzarti di vedere nella vita sulla strada/sulla ferrovia decadono. Il libro che combatte la monotonia è caduto nella sua stessa trappola.
Meglio del libro c'è il fare l'esperienza, quella arricchisce. Può essere una fonte di ispirazione non posso negarlo ma come ho già detto, è un libro che ha creato uno stile di vita più o meno momentaneo e imitato.

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La strada. Diari di un vagabondo 2012-06-04 07:03:12 mikyfalco
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mikyfalco Opinione inserita da mikyfalco    04 Giugno, 2012
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On the road=Vivere

Ai primi di settembre incontrai un mio vecchio amico per un caffè.
Dopo i cordiali saluti iniziali e discorsi sui giorni andati,ad un certo punto,mi guardò fisso negli occhi e mi disse: “Domani parto per l’America”.
Nei suoi occhi leggevo gioia,emozione,come sempre nelle persone prima di un viaggio.
Nei miei c’era puro stupore quando continuando mi descrisse il suo progetto:partire senza una meta precisa,senza prenotazione,senza soldi,solo con due biglietti di aereo,uno per l’andata e uno per il ritorno fissato dopo sei mesi.
Ovviamente ai miei occhi,così come agli occhi di molte altre persone,sembrava un pazzo,un incosciente,un irresponsabile.
Prima di lasciarmi mi consigliò di leggere “La Strada” di Jack London e lì avrei trovato le risposte alle mie domande sul suo viaggio.
Pochi mesi dopo,mentre lui era in giro per le terre d’America,in una libreria di Milano,dove mi trovavo per un colloquio di lavoro,mi capita tra le mani proprio quel libro:offerta speciale,lo prendo.
Iniziai a sfogliarlo da subito,incuriosito nel cercare le risposte che pochi mesi prima avevano annebbiato la mia mente.
Per le cinque ore seguenti,dalla partenza da Milano fino al mio arrivo a Napoli,i miei occhi non si sono staccati un attimo dalle pagine.
Un mix perfetto di avventura e sentimentalismi,di realtà lontane e vicine al tempo stesso,raccontate in modo esemplare da un perfetto realista come London.
Un’autobiografia avventuriera dei suoi anni giovanili quando vagabondava per l’America,presentandosi come “hobo” (Termine di uso comune per indicare i vagabondi),patendo la fame,il freddo,la precaria salute,la povertà,ma emozionandosi per le piccole cose.
La capacità di inventarsi storie per mendicare cibo o “trattamenti”,la determinazione di saltare da un vagone all’altro di un treno merci per eludere i controlli,la furbizia di far amicizia con le persone giuste che nei momenti difficili hanno il potere di salvarti da lavori forzati.
I latini dicevano “carpe diem”,oggi si ripete di continuo “Vivi l’attimo” (semplice traduzione dal latino),altri,fedeli al mito di Morrison ripetono “Vivi come se dovessi morire domani”.
London,invece,ci apre un modo di pensare completamene nuovo “Vivi come se non sai cosa potrà accaderti,sii pronto a tutto”.
E’ questo il segreto di essere un vagabondo:in fondo un vagabondo esiste un po’ in tutti noi,solo che la ragione lo relega in un angolo nascosto.
Solo chi ha coraggio decide di rischiare e assapora emozioni nuove.
Sono cambiate tante cose da quando il mio amico è partito per gli Stati Uniti.Ora ho capito i suoi “perché” e sono in trepidante attesa di conoscere i suoi racconti quando ritornerà.Intanto ho già progettato qualcosa di simile anche per me,per il momento il mio viaggio è stato tra le pagine di questo libro,sintetizzato perfettamente in una frase del libro stesso : “la più grande attrattiva della vita da vagabondo è l’assenza di monotonia” .

Michele Falco

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