Narrativa straniera Romanzi storici Il silenzio delle ragazze
 

Il silenzio delle ragazze Il silenzio delle ragazze

Il silenzio delle ragazze

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La guerra di Troia raccontata da Briseide, la schiava di Achille. Un romanzo memorabile e sovversivo, in cui Pat Barker dà voce alle donne relegate nelle retrovie della Storia. Quando Lirnesso viene conquistata dai Greci, Briseide, sopravvissuta al massacro della sua famiglia, viene portata via dalla città come un trofeo e consegnata ad Achille. A diciannove anni diventa concubina, schiava, infermiera, assecondando qualunque necessità dell’eroe splendente. Ma non è sola. Insieme a lei innumerevoli donne vengono strappate dalle loro case e consegnate ai guerrieri nemici. Ed è così che confinate nell’accampamento – e nella tenda di Achille – Briseide e le sue compagne assistono alla guerra di Troia e raccontano ciò che vedono. Episodi entrati nel mito, ma anche quelli che non sono stati registrati dalle cronache ufficiali perché legati alla miserabile vita delle ragazze. Da Agamennone a Odisseo, da Achille a Patroclo, da Elena a Briseide, Pat Barker racconta la guerra più famosa di tutti i tempi dal punto di vista delle donne.

Recensione della Redazione QLibri

 
Il silenzio delle ragazze 2019-09-14 16:41:00 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    14 Settembre, 2019
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La voce di Briseide

«Alle donne si addice il silenzio»

Se è vero che la storia viene raccontata e tramandata dai vincitori, è altrettanto vero che per molti secoli la letteratura ha avuto la voce quasi esclusiva dei maschi. Alle donne si richiedeva di essere sottomesse, di arrendersi placidamente alla propria sorte e soprattutto di essere silenziose. Mai soggetti narranti, al massimo oggetti vuoti ed esteriori di racconti con protagonisti gli uomini.

Pat Barker ha cercato, ai nostri giorni, di restituire invece una voce a quei soggetti della letteratura che nell'Antichità non l'hanno potuta avere: le donne appunto. Possiamo così leggere una riscrittura dell'Iliade fatta dal punto di vista di Briseide. Quante volte, leggendo questo classico dei classici, questa storia immortale che ha sconfitto il tempo per innumerevoli generazioni, ci siamo trovati al cospetto di questa ragazza! Una schiava, un premio di guerra del famoso eroe Achille. Quante volte ci siamo soffermati a riflettere su quello che poteva voler dire ciò? Essere una schiava, essere un premio di guerra. Pat Barker ci conduce in questo territorio inesplorato e ci fa rivivere la famosa guerra attraverso la voce atterrita e disincantata di Briseide.

«[...] A furia di ripensare al mio tentativo di fuga, mi ero convinta di aver voluto evadere non tanto dall'accampamento degli achei, quanto dalla storia di Achille; avevo tentato, e non ci ero riuscita. Perché questa, badate bene, era la sua storia: la sua ira, il suo dolore. Che io fossi in collera, che soffrissi anch'io, non importava. E invece eccomi di nuovo lì, ad aspettare il momento in cui lui avrebbe deciso che era ora di andare a dormire: ancora in trappola, ancora imprigionata dentro la sua storia, senza una parte autentica da poter definire mia.»

La narrazione si apre con l'assedio da parte degli achei della città di Lirnesso, alleata di Troia. Ben presto i guerrieri greci la espugnano e uccidono tutti i maschi. Briseide è la giovane moglie del re Minete e, insieme alle altre donne, viene fatta prigioniera e portata come trofeo di guerra nell'accampamento greco sulla spiaggia alle pendici della città di Troia. Sarà scelta come premio da Achille, sarà la sua schiava. Briseide è una sopravvissuta: ha visto morire, trucidata per mano di Achille, tutta la sua famiglia. La sua vita precedente non esiste più, non ha più uno status sociale, parenti, protezione. Ma ciò che è più difficile da sopportare è diventare la concubina dell'assassino dei suoi familiari, dello spietato uccisore dei suoi fratelli, di Achille. Briseide è una schiava, è costretta a servire, curare, assecondare i desideri sessuali dei propri nemici. Inizialmente è fiera ed orgogliosa, e prova repulsione verso altre donne che mostrano condiscendenza e attaccamento verso i greci. Eppure con il tempo ogni confine è destinato a sfumarsi, ogni netta separazione sembra sfaldarsi fra chi condivide la stessa condizione della guerra. É vero, la posizione dei guerrieri achei è ben diversa da quella delle schiave troiane, ma alla fine il destino di tutti è subordinato alla stessa logica violenta e disperata della guerra. Una sorte che accomuna tutti, uomini e donne, vincitori e sconfitti.
É in questo contesto che può prendere vita e diventare reale un sentimento affettuoso verso il proprio rapitore, o un gesto ospitale e rispettoso verso il più acerrimo nemico.

«Tuttavia è alle ragazze che penso più spesso. Arianna, che sul tetto della cittadella mi aveva teso la mano prima di gettarsi nel vuoto. Oppure Polissena, che solo qualche ora prima aveva detto: “Meglio morire sulla tomba di Achille che vivere ed essere schiava”. Sul promontorio soffiava un vento freddo, e io rimasi lì, a sentirmi volgare, stupida e abietta al cospetto della loro fiera purezza. Ma poi il bambino scalciò. Premetti forte una mano sulla pancia e mi rallegrai di aver scelto la vita.»

In conclusione quindi, un romanzo riuscito, che, pur facendoci riconsiderare l'Iliade con uno sguardo diverso, ne conserva comunque la potenza e la grandezza letteraria.

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