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Uno, nessuno e centomila
 
Uno, nessuno e centomila 2015-09-15 14:01:54 Giuliacampy
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
Giuliacampy Opinione inserita da Giuliacampy    15 Settembre, 2015
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la frantumazione dello specchio dell'io

Un'inezia, una futile osservazione su un dettaglio che Vitangelo Moscarda non aveva mai notato, lo conducono in un abisso di inquietudine, in una dimensione fatta di specchi che riflettono centomila immagini diverse ma nessuna in cui possa riconoscersi. Il relativismo, l'incomunicabilità, la dispersione dell'io in un mare di incertezza che impedisce all'uomo di recuperare la propria identità come singolo, sono le tipiche tematiche novecentesche disseminate in tutto il romanzo e sapientemente affrontate da Pirandello con quella comicità grottesca, quell'umorismo intriso dell'avvertimento del contrario, che suscitano nel lettore un sorriso terribilmente amaro.
Vitangelo è oppresso dal peso delle sue nuove consapevolezze: nulla è reale, vive in un mondo fatto di illusioni, costruito appositamente dall'uomo per dare un senso ad un'esistenza che altrimenti si esaurirebbe nel nulla. Così siamo continuamente indaffarati, alla ricerca di un'occupazione che ci distragga dall'inesorabile scorrere del tempo, mentre la vita viene consumata dall'inganno su cui l'abbiamo fondata.
Se gli altri ci vedono in modo diverso da come pensiamo di essere, se non c'è possibilità di conoscere e di conoscerci per ciò che siamo come individui e per ciò che pensiamo come uomini razionali, cosa ci rimane? Un'incapacità di comunicare che ci rende alienati ed estraniati proprio dalla realtà in cui ci siamo ostinati a credere per così tanto tempo.
Nessuno può liberarsi della forma che gli è stata attribuita, essa ci segue come un'ombra e ci rende prigionieri in un'identità che non sentiamo appartenerci. Il flusso della vita è così bloccato in un'immagine, un'istantanea, un riflesso nello specchio che muta e varia non appena volgiamo lo sguardo altrove.
Nessuno può VEDERSI VIVERE, così ci limitiamo a catturare degli istanti nell'incessante movimento della natura, attimi che proprio nel momento in cui vengono catturati, divengono un simbolo di morte perché nulla che vive può fermarsi e quando ciò avviene, muore.
Vitangelo riflette, sperimenta, tenta di stravolgere la forma che gli è stata attribuita, quella figura di usuraio che sembra aver ereditato dal padre, comportandosi in modo insolito, diverso. Purtroppo è destinato a fallire, dimostrando che ormai non c'è più speranza, cambiare significa apparire pazzo agli occhi degli altri, che temono la novità e preferiscono pensare che essa sia sinonimo di delirio e follia; uniformarsi vuol dire invece tranquillità, esistere ma non VIVERE.
Che fare di fronte ad una realtà così tristemente irrecuperabile? Vitangelo, tra sé e i centomila che vedono le persone in lui, preferisce liberarsi di tutti, sceglie di non essere nessuno in particolare ma di entrare in simbiosi con la nuvola, con il filo d'erba, con la dimensione mutevole, ma viva, della natura. Si accontenta della "forma del pazzo" piuttosto che accettare quella dell'usuraio; non potendo scegliere, vittima delle opinioni altrui, meglio apparire folli e conservare almeno l' intenzione di non voler essere un altro ingranaggio di quel meccanismo artificioso e artificiale che chiamiamo esistenza, meglio distaccarsene per quanto possibile, e vivere in una solitudine che comunque non avremmo potuto evitare.

Pirandello è chiaramente figlio del suo tempo, profondamente influenzato anche dalle sue vicende personali, e per quanto sia triste pensare che non è poi così difficile riconoscerci in un mondo come il suo, io voglio pensare che ci sia ancora speranza. Viviamo in una realtà in cui l'immagine, la forma, dominano la nostra mente più di quanto facessero nei compaesani di Vitangelo, tuttavia ritengo che sia ancora possibile liberarsene. Costruiamo noi stessi e coloro che ci circondano in base alle nostre esigenze, attribuiamo giudizi affrettati in un mondo in cui essere apprezzati talvolta corrisponde a ricevere consensi su un social network e ignoriamo il significato più profondo della ricerca della nostra identità. Ciò non significa però che non si possa cambiare, magari rischiando di apparire folli come Vitangelo all'inizio, ma prima o poi, rimanendo fedeli alle nostre idee, credo che sia possibile raggiungere la perfetta sovrapposizione tra chi siamo, chi pensiamo di essere e ciò che sembriamo.
Così un romanzo che evoca tristezza può esortarci ad agire piuttosto che rinvigorire la nostra inerzia.

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Commenti

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Una recensione molto interessante, Giulia.
Se t'interessa sapere qualcosa in più sulla vita di Pirandello, ti segnalo un libro di grande interesse che ho letto recentemente. Si tratta di una biografia documentatissima scritta da Matteo Collura.
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