Bianca come il latte, rossa come il sangue Bianca come il latte, rossa come il sangue

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Con.i.libri.si.vola Opinione inserita da Con.i.libri.si.vola    29 Giugno, 2021
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i colori della vita

"La libertà ci consente di sognare e i sogni sono il sangue della nostra vita anche se spesso costano un lungo viaggio e qualche bastonata."

Romanzo d'esordio di Alessandro D'Avenia, narrato in prima persona da Leo, il protagonista, un ragazzo di 16 anni che si innamora di Beatrice, una ragazza bellissima e inavvicinabile.

È un libro sui colori della vita a cui Leo associa le proprie emozioni, in particolare il bianco sinonimo di silenzio, vuoto e paura e il rosso che ricorda la vita e l'amore.

Lo stile è scorrevole, le frasi sono semplici, i capitoli molto brevi e questo rende la lettura facile coinvolgendo il lettore (lo si può leggere anche in un pomeriggio).

Ho apprezzato molto la figura del Sognatore soprattutto per il legame che si crea con il protagonista, Leo infatti dovrà affrontare le sue paure e riceverà da lui un importante sostegno morale.

"I sogni colorano qualsiasi bianco."

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GioPat Opinione inserita da GioPat    01 Febbraio, 2021
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Beatrice è vino rosso: mi ubriaca

Leo è un ragazzo liceale come tanti altri: va a scuola, gioca a calcio, è innamorato. La ragazza che ha fatto breccia nel suo cuore si chiama Beatrice e, quando Leo non la vede più a scuola, inizia a mandarle messaggi sul cellulare senza mai ricevere risposta. Dunque inizia per il protagonista una vera e propria rivoluzione che porterà anche a cambiarlo nel profondo: scopre che Beatrice è malata, ha una malattia che Leo paragona al bianco, colore che lo preoccupa profondamente. Scopre che la malattia ha a che fare con il sangue, il colore rosso che egli paragona al bello della vita in quanto i capelli di Beatrice sono proprio rossi, e dunque cercherà di fare di tutto per riuscire ad aiutarla e confessarle finalmente il suo amore, aiutato dalla sua inseparabile amica Silvia e da un insegnante di storia e filosofia soprannominato “Il Sognatore”.

Romanzo d’esordio per Alessandro D’Avenia che gli ha conferito la fama internazionale. Lo stile mi è piaciuto molto: il narratore è Leo che parla in prima persona e nelle descrizioni ho trovato il linguaggio di un ragazzo di 16 anni, per questo a volte leggermente colorito. Attraverso le descrizioni effettuate sono riuscito ad immedesimarmi nel protagonista e riuscire, talvolta, a provare ciò che provava lui, vivere ciò che viveva lui e sperare ciò che sperava lui. Le frasi usate nel libro sono perlopiù semplici e rendono la lettura scorrevole. Inoltre non mancano nel corso del racconto similitudini tra i colori e aspetti della vita che ho apprezzato molto: ad esempio lo scrittore attraverso il protagonista paragona il rosso all’amore e alla passione, mentre il bianco alla paura. In alcuni punti del racconto vi sono dei passaggi che meritavano, a mio parere, una maggior attenzione e su cui avrei preferito che lo scrittore ci si soffermasse un po’ di più, anche se mi ritengo soddisfatto dello stile scelto.

La trama, al pari dello stile, non è complessa: è una storia lineare senza salti temporali che permette di avere una visione chiara e completa dei fatti in corso. L’epilogo del racconto potrebbe risultare scontato anche se personalmente, una volta giunto alle ultime pagine, sono rimasto colpito. I personaggi non sono molti, ma possiedono caratteristiche differenti l’uno dall’altro; i protagonisti sono stati ben delineati e le loro intenzioni appaiono chiare all’occhio di un lettore attento, anche se avrei preferito una delineazione maggiore per i personaggi secondari. In questo romanzo ho inoltre ritrovato i comportamenti tipici degli adolescenti, con tutti i loro punti di forza e debolezza.

A mio parere è un libro che non può mancare nella libreria dei lettori di romanzi, giovani e non. Un bello spaccato di vita che fa anche riflettere, raccontando temi sensibili dal punto di vista dei giovani e nascondendo dentro di sé un messaggio molto importante: i giovani non hanno paura di lottare per ciò che desiderano, per il rosso della loro vita.

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joannes88 Opinione inserita da joannes88    07 Settembre, 2016
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Un libro senza particolari pretese

Un figlio di Re mangiava a tavola. Tagliando la ricotta, si ferì un dito e una goccia di sangue andò sulla ricotta. Disse a sua madre: “Mamma, vorrei una donna bianca come il latte e rossa come il sangue”.
“Eh, figlio mio, chi è bianca non è rossa, e chi è rossa non è bianca. Ma cerca pure se la trovi.”

Con questa citazione di Italo Calvino tratta da Fiabe italiane si apre il primo romanzo pubblicato da Alessandro D’Avenia, al quale mi sono avvicinato con curiosità per una serie di buoni motivi: il titolo, la copertina, le buone recensioni sentite in famiglia e non per ultimo il desiderio di leggere qualcosa di leggero. Sì, perché Bianca come il latte, rossa come il sangue è un libro per ragazzi, privo perciò di particolari pretese letterarie.
Nel suo romanzo d’esordio D’Avenia riprende un tema molto ricorrente, quello dell’amore impossibile. Non potrebbe definirsi altrimenti infatti il sentimento del sedicenne Leo, un adolescente come tanti altri, per la bellissima Beatrice, una ragazza dai capelli lunghi e rossi, gli occhi verdi e un terribile segreto: la leucemia che lentamente la sta spegnendo. Quando Leo lo scopre, un tumulto di emozioni e pensieri lo sconvolgono, costringendolo ad interrogarsi sul suo sogno e sugli ostacoli che si frappongono alla sua realizzazione.
Raccontata in una forma che si avvicina molto al diario, con una scrittura che vorrebbe ricalcare quello di un giovane liceale, la vicenda di Leo è la storia di una progressiva e necessaria crescita interiore, stimolata sia da eventi apparentemente più grandi di lui sia da due personaggi che con la forza della loro presenza e la dolcezza delle loro attenzioni lo aiuteranno a guardare le cose del mondo con occhio maturo e fiducia nell’avvenire.

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Phoenix25 Opinione inserita da Phoenix25    25 Gennaio, 2016
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REalismo promosso

Letto su suggerimento della mia sorellina 17enne, posso dire che non mi è dispiaciuto.
Trovo molto interessante utilizzare i colori per le emozioni, mi ricorda un po’ la mia infanzia..dove tutto ciò che mi trasmetteva allegria lo associavo al giallo.
Sono felice che il libro abbia parlato anche di malattia e dolore; perché credo sarebbe stato troppo facile un finale a lieto fine per tutti.
La presenza di Silvia mi è parsa stonata fin dall’inizio, non so perché, forse perché più che una presenza “sicura” mi ha sempre dato la sensazione di esser lì ad aspettare solo il peggio per poter essere felice..visione forse cinica nei confronti di un’adolescente; ma avrei preferito un personaggio con caratteristiche diverse.
Titolo ad effetto ma troppo esagerato per i miei gusti.
Mi è piaciuto lo stile e il ritmo della narrazione, quindi se qualcuno avesse da suggerirmi altri libri dello stesso autore, ne sarei felice!

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Opinione inserita da Veronica    22 Agosto, 2015

Sopravvalutato

Questo libro è stata una tremenda delusione: se fsi fosse trattato di "Tre metri sopra il cielo" o "50 sfumature di Grigio" forse la mia reazione sarebbe stata meno dura, poiché sono libri meno pretenziosi. Incoraggiata invece dalle ottime recensioni e dalla fama del libro, convinta di essere in procinto di immergermi in una storia emozionante e toccante, ho iniziato questo libro.
Lo stile è scorrevole, ma a mio parere non piacevole e del tutto inverosimile: la storia viene raccontata in prima persona dal protagonista, un sedicenne, che si esprime in maniera ridondante e termini lontanissimi dal gergo attuale dei suoi coetanei.
La storia, che se ben sviluppata possedeva un bel potenziale, è di una banalità e di una prevedibilità sconcertante, senza contare che i personaggi sono piatti e mi è stata impossibile qualsiasi empatia nei loro confronti (e vi assicuro che io sono una lettrice più che propensa ad immedesimarsi nelle storie e nei personaggi, sciogliendomi spesso in grandi pianti), tanto da non essere minimamente toccata nemmeno nei momenti che immagino dovessero essere, nelle intenzioni dell'autore, di massima drammaticità.
Mi sorge spontaneo il paragone con "Colpa delle stelle" di John Green, che pur essendo anch'esso un libro destinato ad un pubblico di adolescenti, mi era emozionato tantissimo, forse per il forte realismo dei personaggi e della vicenda, del tutto assenti in "Bianca come il Latte, Rossa come il sangue".

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Martina S. Opinione inserita da Martina S.    31 Luglio, 2015
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"Beatrice è vino rosso. Mi ubriaca: io la amo"

Il protagonista è Leo, un sedicenne, che paragona le proprie emozioni ai colori.
Bianco è silenzio, paura, vuoto.
Rosso è sangue. Rosso è amore. Rosso è beatrice.
Devo dire che questo libro mi ha emozionato molto. Nonostante la storia sia oggettivamente abbastanza banale, l’autore sa come far comprendere i sentimenti del protagonista al lettore, tanto che ci si sente in qualche modo, coinvolti nella storia. Inoltre, durante la lettura pare di legarsi emotivamente ai protagonisti. E’ una lettura semplice e scorrevole, priva di parole ricercate, ma dato che si tratta di un racconto in prima persona di un adolescente, è accettabile.

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A chi ama le storie d’amore e le storie di ragazzi, a chi vuole un libro semplice ma piacevole.
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lollina Opinione inserita da lollina    17 Febbraio, 2015
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Romanzo di formazione da manuale

L’autore applica alla perfezione la formula del romanzo di formazione, compreso il ruolo di guida di Beatrice, lontana emula di quella amata da Dante. Ben scritto, evita la trappola del giovanilismo e dello scimmiottamento piacione del linguaggio dei ragazzi. Forse per questo (o per i pochi anni trascorsi dalla sua pubblicazione) risultà già un po’ datato (chi usa più gli SMS? E poi il T9, chi si ricorda più cos’era?), così che mi chiedo se eserciti un appeal maggiore sugli adolescenti o sui professori che cercano di svecchiare le proprie letture … A proposito, ho trovato insopportabile la figura del Sognatore, il supplente di filosofia volenteroso e velleitario che invita i suoi alunni ad inseguire i loro sogni raccontando apologhi che Vecchioni va propinando ai concerti da vent’anni … Debolezza scusabile, ma quella del professore “maestro di vita” sospetto che sia più una proiezione nostra che un bisogno dei ragazzi, che a sognare sono bravissimi da soli!

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Ginseng666 Opinione inserita da Ginseng666    03 Luglio, 2014
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Il bianco e il rosso...

Un libro che commuove e fa riflettere, non solo perchè agganciato alle tematiche giovanili, ma perchè parla d'amore, un amore nato sui banchi di scuola.
Inteso che l'amore non è soltanto una questione che riguarda i giovani, ma investe come un uragano di emozioni ogni fascia di età dell'essere umano, ma qui si parla di amore, di maturazione e di morte...
L'antitesi tra il colore bianco e il rosso.
Leo è un giovane che frequenta la scuola, ha sedici anni e tutte le passioni legate alla sua età.
Per Leo il colore bianco corrisponde all'assenza di ogni cosa...assenza di energia, assenza di significato, assenza di tutto..
Il rosso al contrario è il colore dell'energia, dell'amore, della passione, dell'emozione positiva e costruttiva...della collera...della gioia, dell'appagamento..
Leo si innamora di Beatrice, ragazzina adorabile con i capelli rossi, che forse incarna il suo ideale...
Ma su Beatrice si fionda improvvisamente l'ombra della morte, poichè viene colpita dal morbo letale che i greci denominavano il male bianco....un male che sfinisce e consuma...che corrode ogni energia...che distrugge lentamente colui che ne è colpito..
Leo è adesso sospeso fra il rosso dell'amore passionale e il bianco preoccupante dell'assenza di gioia, della malattia.
Leo, imprigionato in questa dolorosa problematica riuscirà a maturare e alla comprensione che la vita non è priva di tormento, ma è comunque sempre degna di essere vissuta; in ogni condizione sia nella gioia che nella sofferenza più atroce...
Consigliato.
Saluti.
Ginseng666

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Love story, Le parole che non ti ho detto..
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Nadiezda Opinione inserita da Nadiezda    01 Luglio, 2014
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Di che colore è l’amore?

Da un po’ di tempo alcuni problemi familiari mi hanno tolto il tempo per leggere.
Molti di questi problemi sono legati alle malattie.
Quale libro migliore di questo avrei potuto leggere in questo periodo?
Era davvero moltissimo tempo che ci giravo intorno sempre indecisa sul momento migliore per iniziarlo fino a quando l’altro giorno mi sono decisa e l’ho terminato dopo poche ore.
Sì, l’ho divorato, più pagine scorrevo, più avevo bisogno di andare avanti e non ero mai sazia delle parole che i miei occhi vedevano scorrere.
Questo libro è uno dei tanti che rimarrà impresso nel mio cuore, un po’ per il periodo buio che sto vivendo un po’ per la storia magnifica che narra.

Il libro parla di Leonardo, per gli amici Leo un ragazzo di 16 anni con un sogno, il suo sogno è Beatrice, una bella ragazza dai capelli rossi.
Beatrice però è malata e questo Leonardo non lo sa.
La loro storia d’amore nasce per caso come tutte le storie d’amore.
Una storia dolce, ma non melensa, bella e fresca come la loro giovinezza, ma altrettanto dolorosa.
Leo è ancora un ragazzo, ma sa comportarsi da uomo, il suo amore lo fa crescere e sa farsi rispettare anche da chi è più vecchio di lui.
Leo ci insegnerà molte cose e ci entrerà nel cuore insieme a tutti gli altri protagonisti.

Vi auguro una buona lettura!

“-Non capisco. Perché chi ama dovrebbe ferirci?-
-Perché quando c’è di mezzo l’amore le persone a volte si comportano in modo stupido. Magari sbagliano strada, ma comunque ci stanno provando… Ti devi preoccupare quando chi ti ama non ti ferisce più, perché vuol dire che ha smesso di provarci o che tu hai smesso di tenerci…-”

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TutteLeDonneDiVasco Opinione inserita da TutteLeDonneDiVasco    20 Gennaio, 2014
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E la vita è l'unica cosa che non si inganna...

...se tu,cuore,hai il coraggio di accettarla..."
E noi,l'accettiamo sempre la nostra vita?siamo sempre disposti ad ascoltare il nostro cuore? io credo non sempre,o almeno,non spesso. Siamo troppo presi dalle distrazioni,dalle fughe,dalle paure,dalle incertezze,e lasciamo che la mente sovrasti il cuore. Abbiamo tutti noi un pò paura del bianco. Se chiudiamo gli occhi,cosa vediamo?c'è chi risponderebbe "nero" e c'è chi risponderebbe "bianco". Sono punti di vista,infondo sono due colori "assoluti",non hanno sfumature. Leo,il protagonista,vede bianco,come la paura,come il dolore,come le ansie e le insicurezze. Solo Beatrice rappresenta il rosso dell'amore,della passione,dei sogni. Ma Beatrice non è solo rosso,Beatrice è anche bianco e questo a Leo fa paura,lo terrorizza il solo pensiero di perderlo il suo sogno. Beatrice ha il sangue bianco e se pur spaventoso,lei ha un compito:spingere Leo verso l'amore,il rosso dell'amore,quello vero. Ma questo è impensabile,inconcepibile per Leo che per il suo sogno,scalerebbe montagne,affronterebbe il bianco a viso aperto. Ma dinnanzi al volere di chi è più grande di noi,dinnanzi al suo "strano"volere,siamo battuti e anche Leo lo è,distrutto,affranto e incazzato con l'amore stesso.
Ma si può amare anche quando non si ama più perchè amare è un verbo,non un sostantivo.
E se l'amore chiama,il cuore risponde e Leo risponde all'amore,alla vita.

Un mio pensiero su questo romanzo?troppo breve e troppo intenso. Per chi è estremamente emotivo,come me,consiglio di accompagnare la lettura con la scorta di fazzoletti,troppe emozioni da poter contenere e trattenere! l'ho adorato,forse non fin da subito,ma lasciare una lettura a metà non è da me e per fortuna direi! :-)
Bisognerebbe proprio che portassimo il messaggio di questo libro custodito lì,nel posticino non troppo remoto del nostro cuore. Così quando ci sentiamo stanchi,affranti ed arrabbiati,possiamo tirarlo fuori e ricordare che la vita non è mai banale e non va mai sprecata e che proprio quando ci sentiamo più poveri,lei è lì che,come una madre,sta cucendo il vestito più bello.

"Credevo di avere tutto e non avevo niente,al contrario di Beatrice,che non aveva niente e lei sì che aveva tutto."

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Opinione inserita da Al rogo lo scrittore    21 Dicembre, 2013

La sagra della banalità e della scontatezza.

Contiene spoiler. Arrivata in libreria, colpita dalle buone recensioni che giravano ho deciso di comprare questo "libro" se così se si può chiamare.
Ho dovuto persino farmi prestare soldi da due amici per poterlo comprare.
Appena ho aperto quel libro e ho iniziato a leggerlo sono scoppiata a ridere, tralasciando lo stile alquanto superficiale dell'autore, quale mai sedicenne descriverebbe così la sua vita?
Oggi giorno, quale ragazzo chiamerebbe mai la sua squadra di calcio i "Pirati?" o il suo motorino il "Bat-Motorino" o qualcosa del genere. Io non ne conosco nessuno, non so voi.
L'autore ha forse riportato i ricordi della sua infanzia ? Ma se invece si faceva una bella aggiornata ai giorni nostri? Se devi fare una cosa falla bene, no?
Sorvolando questo, i capitoli troppo corti, trama non banale, di più. Dai primi capitoli ho capito subito la trama. "Quella là muore e si mette con l'amichetta" ed alla fine non bisogna essere delle cime per comprenderlo.
Personaggi scialbi, poco approfonditi. Quando leggo mi devo appassionare, legare emotivamente ad almeno un personaggio, almeno uno, e qui questa cosa non è avvenuta, nemmeno con una povera comparsa.
La cosa che mi ha lasciata di più spiazzata di tutti e quando muore la ragazza. L'autore ci spende non più di cinque righe secche, forse sarò io che amo le cose un po' drammatiche, ma mi sembra un po' misero?
Un ragazzo "follemente innamorato" (se questo è vero amore che Dio ci aiuti) della povera Beatrice (mi pare che questo sia il nome della povera sventurata) che poco dopo averlo fatto avvicinare emotivamente a sé, regalando lui speranze e illusioni assai sadiche... muore.
E dopo la cosa che doveva essere di più rilievo nel misero libro che ha scritto, l'autore dedica meno di 5 righe.
5 righe.
Ma stiamo scherzando vero!?
E così il livello degli scrittori italiani al giorno di oggi è sempre più basso e ridicolo.
L'unica cosa che mi viene da pensare è che questo tizio abbia avuto i contatti giusti per pubblicare questa operetta.
Voglio pensare che la casa editrice non l'abbia scelto per il suo "innato talento" ma per le pressioni.
Conosco persone, qua in Italia, che sanno scrivere sul serio (e che scrivono un capitolo lungo almeno 7 pagine di Word) e creano cose che ti lasciano con il fiato sospeso, che ti fanno affezionare a ogni singolo personaggio buono o cattivo.
Un giorno spero di leggere un autore italiano che mi conquisti sul serio.
I cari vecchi scrittori italiani si rivoltano leggendo robaccia come questa.
Con la speranza di non aver fatto troppi errori di sintassi o grammaticali (dovuti per di più da una stanchezza inimmaginabile) vi saluto.
Uno spreco di soldi altrui.

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Opinione inserita da Elisa    14 Dicembre, 2013

Finalmente adolescenti veri

Premetto che prima di leggerlo sapevo che ne avevano fatto un film e non so perchè mi ero convinta che potesse essere qualcosa di simile a moccia, poi leggendo le prime pagine ho pensato che si capiva che l'autore non è un adolescente e i capitoli e le frasi così corte mi hanno infastidito; insomma partivo prevenuta. Ma pagina dopo pagina il libro mi ha conquistato con la sua semplice capacità di raccontare un'adolescenza plausibile: togliendo per un attimo la trama tragica (anche se ben strutturata e molto bella) i sentimenti, le sensazioni, le paure e la quotidianità che Leo ci racconta sono incredibilmente realistiche e coinvolgenti.
Io personalmente sono stata riportata alla mia adolescenza tra incertezze e voglia di crescere... e ho invidiato tantissimo Leo per aver avuto un Sognatore pronto a vederlo come una persona e non come una mente vuota da riempire, e per aver avuto dei genitori che hanno saputo ascoltare la sua musica e capire veramente cosa voleva comunicare.
un vero romanzo di formazione che finalmente racconta i veri adolescenti italiani.

Insomma entra di diritto tra i miei libri preferiti!

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Opinione inserita da Ivana    03 Novembre, 2013

UNA LETTURA SEMPLICE, A VOLTE ANCHE TROPPO.

Un libro sicuramente scorrevole, di facile comprensione.
Il tema è delicato ma è reso piacevole dalla semplicità della scrittura e dalla leggerezza di pensiero del giovane Leo, protagonista di questa storia. Purtroppo in alcuni punti ho trovato il libro banale, il finale in fin dei conti è prevedibile. Conosco gente che leggendo questo libro ha addirittura pianto, purtroppo per me non è stato lo stesso. Lo consiglio perché comunque incentiva alla riflessione. E' un libro che consiglio più che altro ad un pubblico di giovani, di adolescenti.

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Rosa Iorio Opinione inserita da Rosa Iorio    02 Novembre, 2013
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Bianca come una pagina da scrivere

E’ la storia di Leo e Beatrice, di lui che passa da uno stato di completa e spensierata irresponsabilità ad una condizione di passione incontrollata per lei, adolescente come lui che si trova, a sua volta, ad affrontare una terribile malattia.
Preso dal fuoco della passione Leo farà di tutto per lei, trascurerà gli studi, le sfide con l’amico di sempre, la sua salute per darle il suo sangue rosso perché sostituisca il suo sangue “bianco” e perfino la sua fedele amica Silvia”
Compagni inaspettatamente straordinari di questo viaggio di Leo sono i suoi genitori che, anche attraverso l’affiorare delle loro storie personali , con discrezione, offriranno a Leo con gli strumenti affettivi per capire cosa succede dentro di lui, lasciando affiorare le parole giuste nel momento giusto; altro grande compagno di viaggio sarà il grande sognatore, il professore di religione, che si avvicinerà alla sua storia provocatoriamente per aiutarlo a mettere in dubbio le sue convinzioni ma soprattutto per dare forza alla sua autostima, attraverso la sua storia personale che di personale ha solo la consapevolezza, e per rivedere il rapporto con i genitori e con la morte; compagna fedelissima di questo viaggio sarà poi Silvia, che con Leo cercherà di dare una risposta alla definizione di amore.

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Jack_84@yahoo.it Opinione inserita da Jack_84@yahoo.it    30 Ottobre, 2013
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Bianca come la noia...

Il libro narra dell'amore platonico di un adolescente verso una ragazza che, per sua sfortuna, si ammala di leucemia. Questo breve preambolo sarebbe sufficiente per descrivere cosa troverete in questo libro.
E' un libro che manca di trama ma che vorrebbe puntare più sulla descrizione delle sensazioni di un amore vissuto in prima persona dal narratore. Il risultato è un "romanzo" stilisticamente sempliciotto, privo di mordente e che si legge per inerzia. Ad onor del vero ci sono alcuni tratti piacevoli, geniali, in cui l'autore riesce a confezionare delle belle frasi ad effetto che riescono a dare un lieve sollievo al dramma della malattia.
A parte questo, il libro di esordio di D'Avenia mi sento di consigliarlo solo ai lettori più giovani poichè chi è abituato a letture o romanzi più impegnativi troverà questo libro alquanto deludente.

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Capi Opinione inserita da Capi    23 Ottobre, 2013
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Solo Fumo

Sarà per il fatto che l'abbia letto in qualità di quasi coetaneo dei protagonisti,ma questo romanzo non mi ha trasmesso nulla,se non un'esaltazione pari a quella provata durante il montaggio di un mobile svedese.Scrittura improvvisata,tentativi di utilizzare un gergo giovanile mal riusciti;molto scorrevole,per fortuna.Trama scontata,sorti del libro risollevate da alcune perle,che sarebbero anche un buono spunto per una riflessione,subito abbandonate dopo un paio di banalità.Che dire,meglio comprare una raccolta di aforismi,tanto non c'è molto altro.

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Samushistoric Opinione inserita da Samushistoric    23 Settembre, 2013
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I colori dell'adolescenza

In questo libro viene dipinta l'adolescenza, con i suoi problemi, i dubbi, le delusioni, le gioie. L'autore tocca con un linguaggio semplice ed immediato (prima persona singolare e prensente indicativo) una profondità di analisi dell'animo giovanile estrama, oltra all'impatto emotivo che il libro ha che coinvolge, commuove, fa vivere il lettore quello che vive Leo, il protagonista. La lettura scorre veloce nonostrante tocchi temi delicati come Dio e la morte; pur toccando queste tematiche però, il libro si presenta uno sprono per vivere la vita, per sognare, infatti la tematica del sogno è molto presente nel libro. Insomma: chi è adolescente lo apprezzerà sicuramente, mentre chi è già passato su quel'incrocio pieno di domande potrà trovare risposte ai suoi perché, immedesimarsi nei genitori di Leo, commuoversi e rivivere la sua adolescenza.

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Opinione inserita da Ludovica    07 Agosto, 2013

Non dimenticherò mai questa avventura!

"Il sognatore è entrato in classe con un libricino in mano. Un centinaio di pagine. «Un libro che ti cambia la vita», così ha detto. Non ho mai pensato che i libri dovessero cambiare un bel niente, tanto meno la vita. [...]" Cfr. pag. 40
Ho finito di leggere questo libro ora. Ho impiegato due giorni in questa attività. Il libro più bello che io abbia mai letto. Se dovessi scegliere il mio personaggio preferito all'interno del racconto non saprei chi decidere perchè mi hanno colpito le caratteristiche di tre personaggi differenti: il coraggio di Leo, la forza d'animo di Beatrice che nonostante sia consapevole che la sua malattia la stia portando alla morte, riesce ad essere felice, ed infine la filosofia di vita, le spiegazioni, le sagge parole e gli insegnamenti (tra cui la lezione moralistica all'interno della citazione che ho aggiunto all'inizio del commento) del professore di storia e filosofia, appunto il Sognatore. Ho voluto evidenziare quella frase dell'intera storia perchè credo che è un pò quello che mi è capitato con questo libro: credo che la vita me l'abbia cambiata davvero ! La lezione sulla ricerca del proprio sogno questo professore me l'ha fatta anche a me, non solo al protagonista del libro. È una storia che insegna molto in ogni ambito: letterario, religioso, filosofico,musicale, scientifico, ma soprattutto è un grande insegnamento di vita. Il libro è molto comprensibile e si concentra su spiegazioni che ruotano intorno a continui paragoni tra sentimenti e colori, specialmente il bianco e il rosso, come il titolo. Mi sono commossa andando avanti nella lettura. Consiglio vivamente di leggerlo prima di guardare il film perchè leggendo immagini un pò a modo tuo la storia, invece avendo guardato il film, mentre si legge il racconto tornano alla mente le immagini già viste.
Io sono una ragazza che frequenta il liceo scientifico e ammetto che non mi dispiacerebbe avere come professore di lettere l'autore del libro perchè penso che per aver scritto un libro del genere deve essere una grande persona, sia a livello umano che a livello professionale (tralasciando il fatto che indipendentemente dal libro del quale stiamo parlando, ritengo molto interessante chiunque scrive, perchè possiede un'enorme immaginazione!).
Terminato il libro mi è subito entrata in mente una frase di Paul Sweeney: "Capisci di aver letto un buon libro quando giri l'ultima pagina e ti senti come se avessi perso un amico.", ed è così che mi sono sentita dopo aver voltato l'ultima pagina.
Con questo concludo il mio commento e auguro a tutti una buona lettura ! Ciao !! ;)

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Opinione inserita da Lettour    11 Luglio, 2013

Emozionante

Allora, mi prendo il mio spazio. Ho 15 anni, a settembre inizio la seconda superiore. Detto ciò però mi piace leggere e libri, per così dire, più impegnativi, non sono Moccia-fan anzi non voglio manco leggere una riga di quello che scrive. Sto leggendo questo libro perchè è tra quelli che devo leggere durante le vacanze, non l'ho ancora finito. All'inizio ho anche pensato che Leo, il protagonista, non mi rispecchiasse come tipo di adolescente e avevo paura che il libro diventasse il racconto di qualcosa che "non era mio". Così non è stato. Stile: scorrevole, frasi corte, tipico del genere. Avrei dato 4 ma ci sono 2 problemi: le ripetizioni (il bianco e il rosso come punto di partenza "psicologico" sono buoni ma poi diventano esagerati e pesanti) e delle stramberie (ad esempio, quando Leo esce di nascosto per andare a giocare a calcio, rientra in casa e dice a sua madre, che lo ha visto, di aver solo portato a spasso il cane. Però, le scarpe con i tacchetti e l'eventuale sacca dovevano essere un grosso indizio per la madre, no?). Contenuto: ottimo, originale, mai uguale, forse un po' già intuibile dagli esordi ma non ti interessa, cioè sei preso dalla storia e ti interessa saper COME succederà ció che succederà. Piacevolezza: fantastico. Come detto non sono abituato a questi generi, solitamente prediligo descrizioni più dettagliate e più intreccio, ma questo è il primo libro che mentre lo leggevo, mi ha fatto emozionare. Quando tutto va male, grazie al veloce ma profondo modo in cui D'Avenia descrive le situazioni, a me personalmente venivano le lacrime agli occhi. E pensare che in quel Leo non mi ci rivedo per niente...quindi direi che sta ad indicare una grande sensibilità dello scrittore. Concludo con una frase tratta dal libro: "Con lo sguardo fisso, immobile, attento su di lei, mi chiedo perchè il dolore e la gioia piangano allo stesso modo."

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Adolescenti, tutti
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Pia Sgarbossa Opinione inserita da Pia Sgarbossa    24 Giugno, 2013
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I COLORI DELLA VITA.

Grazie : il modo più felice per stare al mondo, dice l'autore Alessandro D'Avenia.
E io sono qui per ringraziare lui, che rappresenta il professore che tutti i ragazzi dovrebbero incontrare nella loro vita. Una persona dal talento invidiabile , vigile dei bisogni degli adolescenti, che sa ascoltarli stando attento ai dettagli di una conversazione, e che , grazie alla propria passione , infonde con un entusiasmo contagioso la gioia dell'apprendere, avviando i ragazzi al valore della vita e nel credere ed inseguire i propri sogni.
Il protagonista è Leonardo,un adolescente di sedici anni, che vive tutta l'inquietudine di questo periodo difficile di vita, nel quale vi è l'anelito a cercare un'identità, con l'inevitabile bisogno di segretezze, col desiderio di cercare nuove e interessanti risposte di vita.
Bianco è il colore che caratterizza la sua vita, ad indicare il silenzio, la paura, il nulla.
Rosso è il colore della vita vissuta intensamente, del sangue e dell'amore.
Beatrice è la ragazza dei suoi sogni e per lei prova un amore grande, immenso, in nome del quale si dà totalmente; le offre l'anima, si dona a lei nel modo più nobile che possa esistere...fino in fondo!
Il ragazzo può contare nel sostegno grandissimo di un'amica; il loro sentimento è fortissimo e talvolta rasenta l'amore...quale il confine che delimita i due sentimenti? Quale colore li può rappresentare?
Tutto il racconto inizia, si evolve e termina in un anno scolastico...che sembra una vita intera!
Figura cardine e portante del racconto è come dicevo all'inizio un professore di scuola...che sarà un' efficace guida di vita per il ragazzo; da non tralasciare poi il ruolo prioritario e determinante dei genitori: persone attente , sensibili e comprensive.

Ho letto tutto d'un fiato questo libro che sa commuovere ( persino gli amici Bruno e Andrea hanno provato le stesse emozioni e se a commuoversi sono dei maschi...non è una cosa da poco!), dal linguaggio semplice, scorrevole in cui qua e la' compaiono termini e modalità comunicative "adolescenziali".
Una storia che dovrebbe essere letta da tutte le persone che ogni giorno si confrontano con i ragazzi adolescenti, per riuscire a capire maggiormente il loro modo di porsi, le loro ansie e paure...per cercare di essere per loro veri e autentici facilitatori di vita...
"...Gli occhi che brilleranno, saranno la risposta più convincente a fronte di tante lezioni e miriadi di parole..."
Ogni ragazzo adolescente è come un bambino che ha di fronte un album da disegno in bianco e nero...una pagina bianca...il primo colore che la vita gli darà la possibilità di conoscere sarà il rosso...
Poi, quando avrà imparato a trovare in sè la giusta spinta per fare il balzo verso nuovi obiettivi e sogni importanti, in quel momento di vita che è l'adolescenza, nel quale ci si sente più poveri e impreparati, sarà proprio allora che la vita li sorprenderà tessendo per loro uno splendido mondo a colori...
Come si farà a capire? Magari sarà la forza di un abbraccio che verrà vissuto come un puzzle perfetto, nel quale si incastreranno con dolcezza tutti i difetti, gli spigoli, i vuoti dell'anima...e tutto allora ti sembrerà perfetto...
Con l'auspicio che ogni lettore , adolescente o non, stia vivendo in un mondo di vita a colori, auguro a tutti una buona lettura.

P.S.
1) @Magical Robert , che mi aveva suggerito e caldeggiato la lettura di questo libro : avevi ragione, è veramente bellissimo, avevi capito molto di me.
2) Reputo che tra tutti i libri che fino ad oggi ho letto, sia questo quello che ha avuto la capacità di considerare il ragazzo adolescente in tutte le sue dimensioni e pulsioni...il più completo.
Per tale motivo lo reputo un libro altamente educativo.

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Agli adolescenti e a tutti coloro che hanno a cuore veramente gli adolescenti.
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Agne95 Opinione inserita da Agne95    16 Giugno, 2013
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Draghi

Ho letto il libro ed ho visto il film. Premetto che la pellicola secondo me non rende giustizia completa al libro ma comunque passiamo oltre. Sarò tagliente e bruciante nel dire la mia opinione, proprio come lo stile di d'avenia. Bianca come il latte rossa come il sangue ha avuto una eco sensazionale e ha conquistato praticamente tutti i suoi lettori, compresa me. Come forse avrete già intuito questo successo è anche merito dello stile dell'autore che non si è dilungato in inutili e prolissi bla bla ma ha plasmato la sua storia narrandola in capitoli bervi, in pillole di pensieri e riflessioni del protagonista. Il lettore era cosi "inserito nel cervello" del protagonista e seguiva l'afflusso dei suoi pensieri in presa diretta. Ma andiamo alla storia. Perché un libro di un autore emergente, non tanto lungo, che parla di adolescenti ha fatto così tanto successo? Ok, voglio accantonare un attimo il discorso della malattia d Bea perché per parlare di questo non basterebbero 100 pagine. Quello che secondo me d'avenia ha voluto trasmetterci è molto importante; nella vita tutti prima o poi dobbiamo fare i conti con dei draghi, grossi che sputano tante fiamme roventi pronte a bruciarci. Questi draghi spesso sembrano insormontabili anche per il più esperto e coraggioso dei super eroi. Ma come nelle favole per bambini che parlano di draghi questi alla fine, dopo varie peripezie, cadute e ammaccamenti vengono sempre sconfitti. Ma d'avenia sa che la vita non è una favola: Bea muore. Io credo che quando accadono certe cose non ci siano molte spiegazioni logiche che noi possiamo dare, la maggior parte di queste sono ingiuste ed inspiegabili e lo dobbiamo accettare, pensateci, non ho forse ragione? non stiamo qui a fare i finti moralisti. In ogni caso ritornando alla fiabe quelle dei draghi non si raccontano ai bimbi per dirgli che questi esistono, loro lo sanno gia come noi sappiamo che esiste il male nel mondo e che, come diceva Voltaire, non c'è spiegazione razionale per questo, va accettato. Dire che i draghi possono essere sconfitti io lo interpreto come: la vita spesso è dura ma tu puoi esserlo molto di più. Alla fine la vera forza è alzarsi, combattere vincere o perdere non importa ma guardare sempre avanti. Questo libro non vuole dirti guarda che andrà sempre tutto bene, tutto si risolverà certo bisogna fare il massimo affinché questo accada ma se non dovesse succedere? ci si rialza e si va avanti. Sempre.

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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    16 Giugno, 2013
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Il mio secondo commento-acronimo

Beatrice, diciassette anni, capelli rossi, occhi verdi,
Incarna un sogno. Bella, diafana, luminosa come una stella.
Anche se la sua esistenza si sta assottigliando. Leo
Ne fa una sfida personale, a sedici anni, e
Cerca a ogni costo di contrastare
Anche il male più feroce.

Cromatismo di ideali, cromatismo di sentimenti
O paure. Poesia e purezza della gioventù. Ma è soprattutto
Merito – se Leonardo reagisce - di un professore di storia
E di filosofia, il Sognatore, che esercita la maieutica su lui.

Il sangue è rosso, diviene bianco per via della
Leucemia. E pensare che “Leucos in greco è la luce”.

Leo combatte, spalleggiato dall’amica Silvia, la sua lotta per
Amare. Di un amore forte e vitale, determinato e tenace.
Tra lettere scritte e mai consegnate, ricoveri e fughe,
Tra lacrime di protagonisti e lettori,
E una speranza che rimane, anche dopo l’ultima pagina.

Rossa come il sangue,
O bianca come il latte, nel cielo e nel romanzo splende una
Stella: una nana bianca, che poi diviene una
Supernova rossa gigante.
A declamare il segreto di un firmamento

Che illumina le nostre speranze
O anche solo le nostre illusioni.
Mentre
Era dai tempi di “Love Story”, di “Kramer contro Kramer”

Infine de
“L’ultima neve di primavera”, che non mi commuovevo così.

Sicuramente Alessandro D’Avena
Anima di pathos le righe che scrive.
Ne sgorga un romanzo che forse indulge al
Giovanilismo, ma che sa toccare le corde del cuore.
Un libro consigliato a giovani e adolescenti sempre connessi
E agli adulti, perché qualche volta piangere è salutare.

Bruno Elpis

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Nanà_ Opinione inserita da Nanà_    27 Aprile, 2013
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''(..)costringere la gente ad amare la vita"

La caratteristica principale di questo libro, a mio parere, è proprio questa: insegna l'amore, la vita e i sogni. Incita a non arrendersi mai, a rialzarsi dopo ogni caduta "i sogni veri si costruiscono con gli ostacoli". Apprezzare ciò che ci circonda, vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo: carpe diem.
Interessante è il modo in cui l'autore parla di una malattia tanto complessa e grave, la descrive con semplicità e dolcezza, come si farebbe con un bambino.
L'importanza concettuale della storia è notevole e le riflessioni sono profonde; in contrasto, però, con lo stile troppo semplice e superficiale, ma che rende questo libro accessibile a un vasto numero di lettori, sopratutto adolescenti, per i quali è più naturale immedesimarsi nella vicenda.

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Opinione inserita da anto    23 Aprile, 2013

contraddittorio

Questo libro mi ha suscitato sensazioni contraddittorie.
Direi che siamo di fronte ad uno stile di scrittura abbastanza banale, già visto, peraltro a tratti palesemente artefatto (nel senso che appare evidente lo sforzo dell'autore di "rincorrere" lo slang giovanile con esiti a tratti deciamente patetici).
Anche la caratterizzazione dei personaggi è discutibile, molto stereotipata, a volte superficiale.
Siamo di fronte a ragazzine di 16 anni che si esprimono come poetesse, e ragazzini di 16 anni che si esprimono come lobotomizzati...una via di mezzo no??
Alcuni dei personaggi centrali come il Sognatore o il padre di Leo, sono francamente poco credibili, e ricordano lo stile personaggio da "serie televisiva americana", con frase sempre giusta, sorriso commovente, carezza strappalacrime tipo Papa buono! Mah...
Detto quindi della pochezza stilistica, rimane il fatto che è un libro che contiene, a spizzichi e bocconi, diversi spunti di riflessione interessanti e che riesce in più di un'occasione a centrare alcune "istantanee" in modo molto efficace e coinvolgente. Insomma...nonostante tutto un prodotto sopra la media, non per lo stile letterario, quanto per il contenuto a tratti capace di suscitare genuini sentimenti.
Di certo va apprezzato il tentativo dell'autore di coinvolgere gli adolescenti senza passare necessariamente da stereotipi ancora più ritriti di quelli pur presenti nel libro, evitando di inserire bulli, sballati, violenza, volgarità....
Una storia pulita, insomma, un invito a sognare che, a mio modesto parere, a tratti sa essere efficace.
La dimensione della sofferenza, suppur in modo molto semplice ed elementare è resa con una certa credibilità anche grazie al richiamo costante che viene fatto all'altro elemento del libro - l'amore - con il quale si fonde.
Inoltre ho apprezzato la modalità di raffigurare il rapporto affettivo, non solo puramente erotico -sentimentale, ma con una componente di scelta consapevole che ne svela la natura più profonda.
Per essere un libro di esordio, direi che tutto sommato la partenza non è male.
Consigliato.

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mokygio Opinione inserita da mokygio    02 Aprile, 2013
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Una storia di sentimenti

Ho trovato questo libro bellissimo, lo stile e molto semplice ed è anche molto veloce da leggere, ma la storia e una storia dei giorni nostri, purtroppo capita spesso di sentire tra i giovani storie come quella di Beatrice.
Comunque è un libro d amore che insegna ad amare, il protagonista cresce con la sofferenza e matura un sentimento profondo e sincero.
È un libro che ti riporta indietro agli anni del liceo e certe emozioni e certi sentimenti riportano l animo del lettore proprio indietro nel tempo.
Leggetelo prima del film tanto e velocissimo!!! Ora aspetto il film

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barbara79 Opinione inserita da barbara79    01 Aprile, 2013
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PENSAVO MEGLIO

Leggendo le altre recensioni mi sento una mosca bianca, infatti personalmente non mi è piaciuto, l'ho trovato: pesante, banale, ripetitivo e scontato. il messaggio è molto bello e dovrebbe essere preso come insegnamento di vita, ma è la storia che vuole esprimere questo messaggio che ha rovinato il tutto. Bella l'idea di usare due colori: bianco e rosso, per esprimere emozioni, situazioni e stati d'animo, ma sono stati usati a dismisura fino a diventare pesanti e ripetitivi.....inoltre sono stae usate certe citazioni troppo "colte" e difficile per una ragazzino dell'età di Leo, però idonee allo scrittore che è prof. di lettere. Concudendo questo libro non mi è piaciuto, non mi ha emozionato e non lo ricomprerei, ma tengo a precisare che questo è solo il mio parere.

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AndCor Opinione inserita da AndCor    29 Marzo, 2013
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Nemmeno la morte può uccidere l'amore

Un romanzo di formazione che fa davvero storia a sè. Perchè è straordinariamente attuale, ma soprattutto riesce ad emozionare autenticamente come se fosse un grande classico letterario.

Il protagonista principale è Leonardo, detto Leo, all'apparenza un sedicenne 'normalmente ribelle' come gli altri, ma che ben presto si ritroverà coinvolto in un rapidissimo vortice che lo farà divenire un vero e proprio adulto maturo, con la testa sulle spalle.
Il monologo scritto da Leo, a tratti spassionato, a tratti cinico, è incentrato sul sentimento d'amore che l'adolescente nutre verso Beatrice, una ragazza di un anno più grande. Peccato che la vita non vada sempre come immaginiamo nei nostri sogni quotidiani.

Un plauso all'autore, il quale si dimostra tutt'altro che un esordiente in erba;
Azzeccata la scelta di costruire il romanzo su più livelli, a mo' di 'matrioska': la trama è scontata solo in apparenza, i profili psicologici dei personaggi principali sono stati tracciati con grande attenzione e puntigliosità, ed è da notare l'interessante correlazione fra i colori e lo sviluppo della vicenda, narrata con uno stile frizzantino ed un registro verbale tanto semplice quanto profondo.

Ho pensato di valutare la 'Piacevolezza' con una stella in meno, perchè il finale è agrodolce e ci sono rimasto un pò - troppo - male, viste le premesse della prima parte del romanzo, ma poi ho deciso di non farlo.
Semplicemente perchè Leo vive la sua favola, sogna ad occhi aperti, arriva metaforicamente a toccare il cielo con un dito, prima che arrivi il destino a spezzare il suo 'castello di carte' senza il benchè minimo scrupolo. Ma Leo ha sedici anni solo sulla carta d'identità, perchè trova la forza per rialzarsi, poi inciampa di nuovo, ma riesce a rimanere in piedi, ed infine scoprirà la possibilità che esiste qualcosa di ancora più grande.
Di quella caduta ne porterà le cicatrici per sempre, ma la lezione di vita di Leo non è passata inosservata agli occhi del mio cuore. E' per questo che, alla fine, la valutazione di Leo, personaggio-capolavoro, non merita di essere 'sporcata'.

Ciascuno di noi deve sempre avere un sogno per il quale vivere, combattere, soccombere e rinascere. Verranno le prove, verrà la tempesta, verrà la distruzione, ma i nostri sogni, le nostre ambizioni, i nostri colori non periranno. E dovremo ripartire proprio da essi per ricostruire la nostra nuova vita, ripartendo sì da zero, ma con una luce negli occhi diversa. Diversa, ma in una maniera che gli altri faticheranno a spiegarsi. Diversa, perchè saranno i nostri sogni di sempre a prenderci per mano ed a sorriderci, dicendoci che 'non è mai troppo tardi. Mai.'.

Ne consiglio vivamente la lettura, anche perchè l'ho letto tutto d'un fiato in un giorno, mi ha fatto piangere ed emozionare più di una volta, ed è stato straordinario immedesimarsi in Leo, che si può definire quasi come il 'Piccolo Principe dei giorni nostri'.
Leo, "con gli occhi che gli brillano, come uno che non può fare a meno di condividere la sua gioia col primo che passa per la strada".
Leo, che ci ricorda che "Proprio quando ci sentiamo più poveri la vita, come una madre, sta cucendo per noi il vestito più bello.".

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Dido Opinione inserita da Dido    10 Marzo, 2013
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Ritorno al liceo

Che meraviglia mi sembrava di rileggere il mio diario di quando ero al liceo ho rivissuto le emozioni del primo amore ,il primo bacio,le prime esperienze con l'altro sesso,le farfalle allo stomaco che ti procura l'innamoramento,ma anche la conoscenza del dolore e della malattia.Il bianco e il rosso che l'autore mette nel titolo indica proprio il contrasto tra la purezza dei sentimenti che nascono da adolescenti e il dolore che arriva all'improvviso quando ci si trova ad affrontare un male incurabile e Leo il protagonista sedicenne del racconto e' in costante movimento sull'altalena dei sentimenti contrapposti.
Un libro Scritto in maniera semplice e che si legge tutto d'un fiato lo coniglio a tutti gli inguaribili romantici.

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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    09 Marzo, 2013
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Semplicemente profondo

Romanzo splendido, che inizia in sordina, raccontando la vita di un adolescente con le sue stesse parole, per poi crescere ed aprirsi sempre di più all'intimità dei suoi pensieri e dei suoi primi dolori. Leo vive ogni cosa come un colore, perchè ogni emozione è un colore e, anche se molto giovane, si muove in una realtà che è uno scorpione velenoso. La ragazzina dei suoi sogni si ammala di leucemia e proprio nelle pagina in cui vengono descritti i sentimenti di Leo, il suo modo di starle vicino, il suo modo di accarezzare la debolezza di questa fragile amica, si sprigiona tutta la profondità di un'anima, tutta la sua sensibilità. Nonchè la grande capacità di questo autore di toccarti dentro. Una frase, fra le tante, mi ha colpito, come insegnamento: i sogni veri si costruiscono con gli ostacoli, altrimenti non si trasformano in progetti. E ricorderò sempre la sensazione di dolcezza che queste pagine mi hanno lasciato.

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Opinione inserita da Domitilla Ganci    03 Marzo, 2013

Imperdibile!

Questo libro mi ha chiamato dagli scaffali delle librerie per più di un anno. Attirata dalla splendida e delicata immagine di copertina e dal titolo misterioso, l'ho preso in mano una prima volta appena uscito, ma l'ho subito posato quando ho capito che un elemento della trama era la malattia.Ho perso un'alunna di 11 anni, malata di leucemia, al mio primo anno di insegnamento, non riesco a dimenticarla.
Ne ho avuto paura e l'ho posato, ma lui non mi ha dato tregua, ha continuato ad occhieggiare e sfilarmi davanti, ad ogni incursione tra i libri. Appena uscito "Cose che nessuno sa" l'ho acquistato e letto trovandolo meraviglioso. Non ho più potuto resistere e sono andata a cercare "Bianca come il latte...".
Perchè dire che è un romanzo da ragazzini, adatto solo ad adolescenti o altre amenità del genere? Io vi ho trovato certamente la freschezza dell'adolescenza ed è nata in me un'infinita nostalgia per quegli anni (ma perchè, cari lettori "adulti" dimenticare di averli avuti, come fossero una malattia, un insidioso morbillo?) , ma anche una riflessione coraggiosa e profonda sul senso della vita, sulla ricerca filosofica e spirituale dell'immanente, sui faticosi rapporti umani ad ogni età, in qualunque scenario. Con gli occhi di Leo si entra nella storia, ci si coinvolge e ci si immerge nella sua semplice quotidianità: viene quasi da prepararsi per l'interrogazione di storia o per il compito in classe di latino! Leo pensa come un sedicenne, vive le sue avventure da sedicenne e come un sedicenne che frequenta un liceo classico, come ben sa chi ha avuto l'opportunità di frequentare questo magnifico corso di studi, entra ogni giorno in contatto con bagliori di conoscenza e misteriose sirene che attirano nel gorgo della curiosità intellettuale. Ne è respinto e attirato insieme e il libro vuol essere anche un Pollicino che sbriciola le sue mollichine di curiosità per attirare in modo furbo e accattivante gli sprovveduti, teneri lettori più giovani, verso interessi più "alti". La semplicità del lessico è un valore aggiunto al testo, non un difetto.Complimenti all'autore per tutto ciò, grazie per avermi fatto trascorrere la nottata in bianco per arrivare alla fine, per avermi emozionato come non mi accadeva da tempo tra le pagine di un libro e infine per avermi fatto intravedere una possibilità di distogliere i miei figli dal calcio e da "Amici" per guidarli verso emozioni nuove e imprevedibili palpiti della mente, oltre che del cuore!

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Romanzi di formazione e non si ritiene al di sopra di certe letture... anche se ha superato gli anta!
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Giulia ☮ Opinione inserita da Giulia ☮    24 Febbraio, 2013
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L'ho acquistato e non me ne sono pentita!

E' un libro molto scorrevole, lo stile con cui D'Avenia scrive è semplice, anche fin troppo. Ha cercato di immedesimarsi in un sedicenne innamorato, ma non gli è riuscito molto bene. A parte questo è un libro molto bello. E' un pelo sopravvalutato perchè tutti ne parlavano dicendo che era un capolavoro. Ok, capolavoro non lo si può considerare però in complesso vale la pena di leggerlo. Per lettori più adulti può sembrare banale, infatti dal lessico usato si intuisce che è stato scritto perlopiù per adolescenti. Questo libro mi ha tenuta sospesa fino all'ultimo, l'idea di saltare pagine non mi ha nemmeno sfiorato. Molti dicono che il finale è scontato, invece penso che bisognerebbe aprire la mente e pensare in modo più fantasioso. In questi libro vediamo come Leo, ragazzo che frequenta il liceo, si innamora di Beatrice, una sua coetanea con dei bellissimi capelli rossi. Quando Beatrice scopre la sua malattia Leo si fa coraggio e cerca di starle il più vicino possibile. Dalle prime pagine e verso la fine si vede come Leo cresce interiormente. Come ha detto l'utente sotto di me, il nostro D'avenia si ritrova nel ruolo del supplente, che aiuta Leo a uscire dalla sua "depressione".

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Libri semplici e scorrevoli, da adolescenti
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Irine Opinione inserita da Irine    10 Febbraio, 2013
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Semplice e profondo

Bianca come il latte rossa come sangue...già dal titolo semplice e profondo attira. Leggendo la trama ti dà l'impressione di un banale libro drammatico. Invece è un libro che ti risveglia alla vita. Fa riflettere. Mi ha fatto uscire da una depressione avanzata. Dobbiamo sfruttare ogni minimo attimo della nostra vita, e donnarsi agli altri perchè è questo che ci rende veramente felici e ci fa sentire utili. Dobbiamo vivere a pieno la nostra vita...per Beatrice, per tutti quelli che non ca l'hanno fatta...è questo l'essenziale messaggio che mi ha trasmesso questo libro. Dobbiamo lottare per la nostra felicità e per i nostri sogni . E poi la lettera di Silvia e la storia delle due metà dell'uomo è spettacolare. Proprio un bel finale.
Quanto riguardo Alessandro secondo me si ritrova nella figura del docente, presente anche nel suo secondo libro ''Cose che nessuno sa'' e sicuramente è il docente che tutti vorrebbero avere.

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ant Opinione inserita da ant    07 Gennaio, 2013
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La crescita interiore di Leo

Testo scorrevole e profondo, adatto sicuramente ad un pubblico adolescenziale, cmq piacevole anche per lettori adulti
La trama brevemente: Leo sedicenne dei giorni nostri, con tutti i comportamenti e gli atteggiamenti tipici dei ragazzi degli anni 2010, s'imbatte in un supplente di storia al liceo subito etichettato come "sfigato" e quindi ,secondo i canoni del pensiero corrente, da trattare con distacco e disprezzo.
Leo però, pur proponendosi subito come bastian contrario del prof, si lascia pian piano conquistare dal pensiero e dal modo di fare dell'insegnante ed il libro e la storia in sè, a mio parere, diventano accattivanti.
A differenza di altri testi scritti x un target di teen ager, qui l'autore è bravo a sviluppare ed a rendere interessanti tematiche non proprio semplici per lettori giovani, tipo: l'affrontare la sofferenza, il valore della famiglia e soprattutto la ricerca interiore di Dio.
Da sottolineare anche la capacità dell'autore di abbinare situazioni e stati d'animo dei protagonisti del romanzo a colori e canzoni.
Gradevole

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libri scorrevoli,semplici e pregni di umanità varia
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Opinione inserita da Daduss    13 Dicembre, 2012

COINVOLGENTE, PER ADOLESCENTI

Non è possibile che certa gente scriva che questo libro è "banale, ripetitivo, pesante, scontato, ect..."
Ma lasciatevi trasportare dalla magia delle parole! Io, leggendo certe frasi profonde e significative di Leo, non vado a pensare se i pensieri possano essere quelli di un 16enne, cerco semplicemente di interpretare e di riflettere su tali frasi.
Siete patetici, siete vecchi, siete ''chiusi": certa gente che non è (più) capace di sognare o di tornare giovane non dovrebbe leggere certi libri.
Obiettivamente, è un libro travolgente, con uno stile moderno (i capitali brevi) e giovanile (linguaggio semplice e adolescenziale), con una trama che non ho trovato scontata. Certe parti (esempio: la descrizione di Beatrice in ospedale - 'un ''marziano'' -) hanno saputo davvero emozionarmi; c'è addirittura un capitolo bianco, poichè quel giorno la giornata del protagonista era ''bianca'', vuota. Geniale.
E' un libro per tutti i giovani, ma non il solito libro per sfigati depressi. E' un libro anche per adulti (tant'è che è stato scritto da un professore), ma oserei dire che servono dei ''prerequisiti'': se si è abituati a leggere altro (non storie adolescenziali), evitare di leggere. Se non si è capaci di sognare, evitare di leggere. Perchè poi non si possono leggere certi commenti vuoti e insignificanti di gente vuota e insignificante.
Libro stupendo, da non perdere, da tempo non uscivano libri con questa tematica così belli.

PS. Questo libro l'ho letto in Luglio 2011, ancora ce l'ho in mente, un motivo ci sarà!

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A tutti i giovani che sanno sognare e a tutti i ''vecchi'' che hanno voglia di tornare adolescenti!
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chicco76 Opinione inserita da chicco76    29 Novembre, 2012
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BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE

Un bel libro, si legge facilmente: il linguaggio è semplice e scorrevole, mai prolisso.
La divisione in capitoli molto brevi ne permette la lettura negli intervalli di tempo della giornata, dalla pausa pranzo ai passaggi in tram o bus o nei periodi di tempo passati nelle sale d'attesa.
Al contrario di quello che sembrerebbe leggendo la trama, non è la solita storia d'amore adolescenziale, l'analisi dei sentimenti e delle emozioni è stata fatta con molta cura. Di fondo ovviamente c'è una visione dell'amore molto giovanile. Il protagonista si innamora di una ragazza che neanche conosce, ma frequenta semplicemente la stessa scuola ed è amica di una sua compagna di classe.
Ne consiglio vivamente la lettura anche perchè ha un bel finale, sebbene forse un po' prevedibile.

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peucezia Opinione inserita da peucezia    07 Novembre, 2012
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Un Bildungsroman dei giorni nostri

Leo ha sedici anni ed è in piena crisi adolescenziale che lo porta a mettere in discussione tutto e tutti malgrado la buona cultura che lo contraddistingue. Usa frasi smozzicate, periodi tronchi quasi joyciani anche se alterna la redazione del suo diario con elementi caratterizzanti del gergo giovanile. Leo è innamorato o almeno crede di esserlo: lei è Beatrice dai rossi capelli come le donne preraffaellite dipinte da Rossetti e come fece Beatrice con Dante con l'aiuto indiretto del "Sognatore", un supplente quasi perfetto che sa far lezione e mantenere l'attenzione senza essere rigido o austero come le altre criticatissime docenti traghetterà Leo alla vita adulta e alla scoperta del vero amore verso chi gli sta accanto silenziosamente.
Il libro di D'Avenia scritto in prima persona sotto forma di una sorta di moderno diario non è l'ennesima storia d'amore per adolescenti a cui Moccia in Italia e suoi epigoni ci hanno abituato perché è in realtà un romanzo di formazione che accompagna Leo nel suo momento di tempesta dovuto alla sua età per poi farlo scoprire una persona migliore. Singolare il contributo postivo e negativo che il corpo docente da' alla crescita spirituale del ragazzo: le docenti sono distanti, fredde prese dai loro personali e angoscianti problemi o preoccupate a mostrarsi come non sono mentre il docente di religione, Gandalf e il supplente di filosofia contribuiscono a far capire la vita.
La presenza di Dio viceversa trascurata dai romanzi adolescenziali in voga negli ultimi anni emerge clamorosamente in questa storia. Beatrice scopre Dio nel baratro della sua malattia, Leo prima credente per forza poi ateo per moda riprende il suo cammino religioso grazie alla sua guida beatifica così chiamata in omaggio non troppo recondito al nostro padre Dante.
Approfondito nelle descrizioni e avvincente grazie anche ai capitoli serrati e spesso brevi secondo lo stile narrativo più recente è raccomandato ad adolescenti anche poco interessati alla lettura, ad adulti che vogliono ricordare i loro dolci (?) anni, a docenti che hanno perso lo smalto.

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storie d'amore, romanzi adolescenziali
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whasting Opinione inserita da whasting    30 Ottobre, 2012
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Bello, ma forse incompleto...

Un libro scritto bene, rispecchia molto il lessico che usano gli adolescenti.
Secondo me manca qualcosa! Non so, io rileggendolo - è la seconda vota - l'ho trovato incompleto. La prima volta era bellissimo, stupendo, da togliere il fiato. Adesso è bello ed incompleto.
Beatrice doveva essere la protagonista ma si è vista ben poco, mentre Silvia è Leo erano i protagonisti a tutti gli effetti! Silvia mi stava un po' antipatica, la trovavo veramente una bambina! Leo un po' stupidotto. Il sognatore forse irreale? Comunque nel complesso da uno a dieci, si merita un bell'otto. Consiglio di leggerlo, anche perché ci sono temi molto profondi, Dio, la leucemia, l'amore, l'amicizia. Ed ha un lessico chiaro per tutti, lettura scorrevole! OTTO PIENO!

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Ale:D Opinione inserita da Ale:D    08 Ottobre, 2012
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Il bianco e il rosso

In "Bianca come il latte, rossa come il sangue" leggerete della commovente metamorfosi del personaggio di Leo, per merito del suo amore per Beatrice, che gli insegnerà ad apprezzare il presente e ad affrontare le proprie paure, soprattutto quella per il bianco. É infatti la stessa Beatrice a convivere con un mostro bianco che minaccia di strapparla a Leo: la leucemia. É scritto con linguaggio adolescenziale, talvolta esagerato sino all'inverosimile. É possibile notare che il "Sognatore", professore dalle lezioni cosí affascinanti da convincere lo svogliato Leo a svolgere i compiti, sia in realtà lo stesso autore. Consiglierei questo libro, ma personalmente non lo rileggerei.

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giuse 1754 Opinione inserita da giuse 1754    07 Ottobre, 2012
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Lettura sconsigliata ai maggiori di ...nta anni

E’ il libro ideale per far riflettere con leggerezza gli adolescenti su alcuni argomenti ostici, come ad
esempio la malattia e la morte.
D'Avenia ci parla, nel linguaggio dei ragazzi di oggi un tantino edulcorato, delle emozioni che il primo "vero" amore suscita in loro, dei forti legami d'amicizia e familiari che proprio in questo periodo della vita costituiscono il nucleo intorno a cui si va sviluppando la personalità in formazione.
Poi c'è la scuola, e un professore, "Il Sognatore", che li stimola ad avere un approccio diverso con la storia, ma soprattutto a seguire la strada che si sente di dover percorrere, a custodire il proprio sogno come un tesoro.
Mi è piaciuto tantissimo questo riferimento alla novella del tesoro tratta da "Le mille e una notte".
Peccato che Il Sognatore ricordi tantissimo il prof. Keating di "L'attimo fuggente" ...
Leo è il protagonista, innamorato della rossa e pallida Beatrice, "bianca come il latte", perché è affetta dalla leucemia; lo condurrà lungo gli impervi sentieri della consapevolezza, fino a fargli capire che il suo vero amore non è lei, bensì l'onnipresente e rassicurante Silvia, l'amica di una vita.
Beatrice non è un nome a caso: il professor D'Avenia probabilmente vuol ricordarci la Beatrice, guida di Dante nella Commedia che ben conosciamo: sarà un po’ scontato?.
Ho poi trovato abbastanza stucchevole il continuo riproporre la trovata dei colori, "bianco come .. rosso
come ... ecc.", forse troppo infantile anche per l'adolescente Teo.
Stupende le poesie citate, di cui D’Avenia avrebbe fatto bene a menzionare l'autore: sarò grata a chiunque lo conosca e voglia suggerirmelo, perché penso che valga la pena di approfondirlo.
La trama, pur non essendo una perla di originalità, tiene bene e fa venir voglia di proseguire la lettura.
Come ho già detto all’inizio, tutto sommato un libro è piacevole e piuttosto ben scritto, che è piaciuto e piacerà tanto ai giovani e a chi si sente ancora romanticamente giovane.
Peccato che io i sedici anni li abbia superati da un bel pezzo.


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alessandrabo Opinione inserita da alessandrabo    09 Settembre, 2012
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bianca come il latte rossa come ODDIO BASTA!

Sono arrabbiatissima! Ma come possono avermi detto che questo è un CAPOLAVORO?! Cavolo, le Mille e una notte è un capolavoro, la Divina Commedia è un capolavoro, questo libro NON è un capolavoro!

Scrittura banale, decisamente troppo colloquiale e sempliciotta. Sembra di leggere un qualsiasi capitolo di Federico Moccia, gergo "giovane" e ripetitivo, figlio della cultura di facebook e della poca fiducia nei congiuntivi italiani.
D'Avenia si immedesima a tal punto nella parte del ragazzino adolescente da diventare fastidioso esattamente come un adolescente parecchio scemo. Il protagonista passa da dire frasi di una profondità disarmante (ehi ehi, non facciamo i fenomeni, a 16 puoi essere sveglio ma non Platone) a cazzate cosmiche che ti chiedi come può, l'essere di luce che fino a un momento fa ti stava spiegando il senso dell'esistenza , anche solo pensare cose tanto stupide.
Per non parlare della trama, la banalità scende in campo e segna 4 goal. Basta guardarsi due o tre film degli anni novanta sull'amore tra ragazzini e si ottiene la stessa cosa.
Per non parlare poi della morale cristiano-cattolica infilata in mezzo come se piovesse! Parlare di Dio va bene ed è giusto, nascondere una lezione di catechismo in un libro tentando di passare pure inosservati no.

Bocciatissimo.

P.s Meno male che l'ispirazione gliel'ha data il professor Keating de L'attimo fuggente...ah beh.

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Moccia e gli è pure piaciuto
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marty96 Opinione inserita da marty96    14 Agosto, 2012
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un po' SEMPLICE ma di grande EFFETTO

CONTIENE SPOILER
“Ogni cosa è un colore. Ogni emozione è un colore. Il silenzio è bianco. Il bianco infatti è un colore che non sopporto: non ha confini” questo è l’incipit del libro rivelazione di Alessandro D’Avenia, un romanzo che parla di Leo, un sedicenne che frequenta la prima liceo e che si annota le sue riflessioni su questo quaderno. È la storia di un adolescente che inciampa nei problemi che caratterizzano quell’età e sfugge a questi grazie a un motorino o al suo ipod, un ragazzo che i sente solo terribilmente solo, per questo ha bisogno di uscire e farsi guardare, perché se qualcuno lo nota finalmente non sarà più invisibile: Bianco. E poi c’è il rosso, il colore delle emozioni, il colore dei capelli di Beatrice, questo è il vero sogno di Leo anche se lei non lo sa. Leo ha anche una persona su cui poter contare sempre e in ogni momento è Silvia la sua migliore amica, quella che lo aiuta in ogni situazione. Quando però Leo scopre che Beatrice ha la leucemia e che questa malattia ha qualcosa a che fare con il bianco, dovrà svuotarsi delle sue vecchie condizioni e riemergere da questo grande colpo con una consapevolezza e maturità nuova pronto ad affrontare la vita nella sua pienezza che comprende la gioia e serenità e la sofferenza. E così nel libro si affronta una graduale evoluzione di pensiero e di comportamento da parte di Leo che incarna le crisi esistenziali, le difficoltà, le domande tumultuose che si nascondono nell’animo di ogni ragazzo/a.
Il testo è scritto in maniera scorrevole e fluida anche se inaspettatamente dietro ogni riga, dietro ogni parola vi è una riflessione particolare e sempre diversa che viene collegata con quella prima e quella dopo, ho trovato il libro in stretta connessione dalle prime pagine fino alle ultime in cui si denota una relazione tra la prima visione di Leo sulla vita che cambia gradualmente fino ad arrivare alle ultime pagine in cui si comprende appieno il profondo cambiamento avvenuto nell’animo del ragazzo. Ci sono pochi dialoghi, le frasi sono corte e martellanti, incisive e sintetiche. Le riflessioni sono invece la caratteristica più preponderante nel libro, presenti ora in modo sottile solo per chi le sa cogliere ora in modo molto più chiaro e diretto. Il linguaggio non è difficile perché cerca di adeguarsi alla parlata dei giovani di adesso cancellando per esempio alcuni congiuntivi.
I veri protagonisti in questo romanzo sono i colori:
Il bianco ovvero l’assenza, l’invisibilità, il non essere. Quel niente che opprime e soffoca Leo che viene paragonato alla solitudine in cui si trova e alla disperata voglia di attenzioni che cerca in ogni momento per poter esistere, il bianco è l’antitesi delle emozioni è l’impassibilità e indifferenza di fronte a tutto e a tutti, quel vuoto che alberga dentro a Leo, quel vuoto che incarna la mancanza di sogni, di desideri di sproni per vivere la vita non con felicità ma con serenità, con quella grinta e quella carica che ti spinge avanti quella sfrontatezza di fronte ad ogni difficoltà.
Il rosso è l’amore, il calore, la passione, è l’opposto del bianco è il tutto, rappresenta le ambizioni i sogni e la voglia di vivere, rappresenta le emozioni vissute nella loro totalità, le sensazioni e gli stati d’animo che uno prova, attenzione il rosso non è la serenità ma la volontà di afferrarla in tutti i costi, è la forza che uno ha nell’affrontare le difficoltà lungo un percorso non è detto che poi si riesca a raggiungere ciò per cui si combatte ma è quel voler dire io non mi arrendo di fronte hai problemi della vita e alle sofferenze io lotto con tenacia e caparbietà per difendere i miei progetti o i miei ideali. Il bianco è scansare le complicazioni mentre il rosso è difendere i propri principi e le proprie aspettative.
Facendo una ricerca ho scoperto che bianco in greco si dice Leukos mentre rosso Ai-ma, dall’unione di queste parole si crea Leucemia il primo vero ostacolo in cui Leo si imbatte e che decide di combattere con coraggio arrivando a fare donazioni di sangue per Beatrice, arrivando ad amare la scuola per Beatrice fino a fargli delle presentazioni in PowerPoint per illustrargli i suoi posti preferiti con la promessa di portarla dopo la guarigione. Anche se l’epilogo è tragico, segnato dalla morte della ragazza, ora Leo riesce a superare questo non con l’indifferenza o con l’impassibilità che aveva prima per ogni cosa ma con le lacrime e attraverso queste nota la nascita di una nuova persona forgiata dal più grande maestro nella vita: il dolore.
Attraverso questo e grazie all’aiuto del Sognatore ( un supplente che ha spiegato ai ragazzi il significato dei sogni paragonandoli a delle spinte per andare avanti nella vita) Leo uscirà da questa fase della vita fortificato ma non inattaccabile, la testimo-nianza del suo cambiamento sta anche nel linguaggio che all’inizio risultava a volte poco espressivo e inconcludente mentre alla fine risulta maturo e consapevole. La cosa più bella di questo racconto è proprio il genere: romanzo di formazione, grazie a questo ti stupisce dell’evoluzione lenta e continua che Leo ha sotto i tuoi occhi, cresce e si sviluppa soprattutto nella concezione delle cose e in alcuni tratti peculiari del suo pensiero infatti alla fine capisce che il bianco non è tutto che si può contrastarlo, che il primo passo per non sentirsi soli è cercare di capire gli altri e togliersi quelle smanie fanciullesche come il voler avere l’attenzione a tutti i costi, come essere coscienti che il vero significato della solitudine non è non essere notato ma non avere persone al fianco che ti capiscano e che ti stiano vicine per quello che sei non per quello che fai o per quello che indossi. Leo inizia il suo percorso con questa frase:” Mi sento un errore, un errore di ortografia. Una doppia dove non ci va, un "fà" con l'accento. Un colpo di bianchetto e io sparisco, come tutti gli errori. Il foglio resta bianco, pulito, e nessuno vede il dolore nascosto dietro quello strato bianco.” E arriva alla fine totalmente diverso una diversità che si può percepire appieno solo attraverso le sue stesse parole: “Il mio sorriso dice senza parole che quando cominci a vivere davvero, quando la vita nuota dentro il nostro amore rosso, ogni giorno è il primo, ogni giorno è l'inizio di una vita nuova. Anche se quel giorno è il primo giorno di scuola” certo è un libro un po’ sdolcinato e mieloso, colmo di sentimentalismi eppure dopo questa corazza si percepiscono i complessi di un sedicenne chiuso in se stesso che cerca disperatamente aiuto, che urla aiuto ma che non viene udito se non da il Sognatore, quell’aiuto carico di domande, di perché, di insicurezze viene accolto subito dal professore che cerca in tutti i modi di aiutarlo, interrogandolo con severità e nello stesso tempo facendogli veder il alto comprensivo di lui, quella parte del prof. che lo vuole tirare su, che lo vuole sorreggere che lo vuole soddisfare nella sua curiosità.
La parte dei commenti che mi piace di più oltre al giudizio personale in cui mi posso sbizzarrire in critiche e approvazioni è quello in cui mi viene chiesto di analizzare una citazione, in questo libro mi trovo in seria difficoltà, questo perché ci sono talmente tanti spunti di riflessione che non so decidermi alla fine ne ho trovata una che più delle altre mi ha colpito: “I sogni sono come le stelle: le vedi brillare tutte quando le luci artificiali si spengono, eppure stavano lì anche prima. Eri tu a non vederle, per il troppo chiasso delle altre luci." questa secondo me è la chiave di lettura del libro. I sogni come sprone per andare avanti nel tortuoso viaggio che è la vita… attraverso questo Leo riesce a farsi forza a crescere e a maturare cercando di combattere e lottare strenuamente per arrivare alla meta: il proprio desiderio, il proprio sogno, la storia di Leo è quella di un ragazzo normale che dal niente dal bianco riesce a rinascere in un mare di rosso, di amore, sensazioni, emozioni, di calore, di passione, di partecipazione, il primo passo per rialzarsi è appunto trovare un sogno e prendere coscienza del mondo che lo circonda, da questa evoluzione di pensiero scaturisce questa frase, perché il sogno di Leo è Beatrice e dentro lui è sempre stato così solo doveva rendersene conto.

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Opinione inserita da Marisa    28 Luglio, 2012

Un libro emozionante

"Bianca come il latte rossa come il sangue" (Mondadori 2010) è il primo romanzo del giovane professore-scrittore siciliano Alessandro D’Avenia.
Lo stile di Alessandro è curato ma non dotto, a volte ricercato ma non retorico e il linguaggio sa adattarsi molto bene ai personaggi. La lettura è gradevole e avvincente allo stesso tempo. È un libro fresco, sprizza giovinezza ma non si abbassa a descrivere situazioni degradanti, che spesso i giovanissimi vivono perduti tra sesso, droga, alcol e azioni al limite della legalità. D’Avenia non utilizza, come altri narratori tipo Moccia, lo strumento letterario per far breccia nei cuori degli adolescenti servendosi del turpiloquio o delle situazioni da sballo, per intenderci.

La narrazione è in prima persona, espediente che rende ancora più coinvolgente la lettura perché è attraverso gli occhi del protagonista che scopriamo il suo mondo, è attraverso il suo cuore che ci rendiamo partecipi delle sue stesse emozioni, della sua felicità e del suo dolore.
Leonardo, detto Leo, è un ragazzo di sedici anni come tanti, con le sue passioni, il calcetto e la musica, le sue amicizie (Silvia e Niko in primis) e l’amore (Beatrice, la “rossa”) che prepotentemente fa capolino nella sua vita trasportandolo in un vortice di emozioni che a volte lo fanno sentire piccolo piccolo, indifeso, incapace di gestirle. In sella al suo bat-motorino si sente un dio, quasi volesse calpestare il mondo che non gli piace così com’è per ricrearlo e plasmarlo a suo piacimento. Ma deve fare i conti con una realtà che non può cambiare, foriera di gioie ma anche di dolori. Con l’aiuto dell’amica Silvia e in particolare del suo prof di storia e filo (abbreviazione di filosofia, naturalmente) cerca di rincorrere un sogno che però si sgretola di fronte agli eventi imprevedibili della vita.

Leo odia la scuola, la considera una perdita di tempo, le ore passate in classe sono quasi un tormento ma, seppur inizialmente riluttante, si lascia a poco a poco conquistare dalle lezioni “fuori programma” di quel professore di storia denominato il Sognatore e considerato, come tutti i suoi colleghi, uno sfigato, uno dei tanti. Però quelle lezioni “fuori programma”, che Leo considera le migliori che il prof sia capace di inventare, lo conquistano.

C’è molto di Alessandro nel Sognatore: c’è la passione per la scuola, l’attenzione per i giovani e le loro problematiche, la voglia di capire il mondo degli adolescenti guardandolo a volte attraverso i loro occhi, altre volte con l’esperienza di chi sa quello che per essi è ancora ignoto.
È un insegnante che crede nel valore formativo della scuola, che non riserva ad essa il solo compito di istruire, trasmettendo nozioni. È un prof che valuta, perché questo è il suo lavoro, ma non giudica. E magari premia anche chi non ha studiato perfettamente la lezione ma ha dimostrato di saper ragionare: Proprio per questo Leo alla fine lo considera un mito.

Non sa risolvere i problemi, quel professore, ma sa aprire gli occhi e far scoprire il mondo ai giovani come Leo. Soprattutto è uno disposto a credere in loro.

C’è molto di Alessandro docente in questo romanzo. Non solo nelle citazioni dotte ma anche nella scelta dei nomi. Beatrice è colei che alla fine, pur inconsapevolmente, salverà Leo. Proprio come la Beatrice dantesca, colei che per il poeta fiorentino incarna la salus, la salvezza, appunto.
Beatrice è il rosso, il colore dei suoi capelli e del sangue che scorre nelle vene, e allo stesso tempo il bianco della vita:

"Bianca come il latte rossa come il sangue" non ha una trama scontata, per più di due terzi della narrazione si ha l’impressione di conoscere il finale, quello delle belle favole, dell’ “e vissero felici e contenti”. Ma il bianco e il rosso, filo conduttore dell’intero romanzo, non sono due colori messi lì a caso. Il rosso può essere gioia, può essere il colore dell’inchiostro che solca le pagine bianche della vita scrivendo una trama che non è mai prevedibile, mai scontata. Ma rosso è anche il sangue, il sacrificio.

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elvi Opinione inserita da elvi    20 Luglio, 2012
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sopravvalutato

È di sicuro un libro molto "alla moda" nel senso che ultimamente molti ne parlano ed è per questo che l'ho letto.

Rispetto alle descrizioni che mi erano pervenute son rimasto abbastanza deluso. Non è un brutto libro in generale ma non è per nulla di speciale, lo definirei mediocre.
L'autore in primis cerca di scrivere come fosse un 16enne (non ricordo precisamente l'età) ma comunque con un linguaggio giovane, cadendo secondo me a tratti nel ridicolo. Quello più che altro sembrava lo stereotipo di come parlano, ed anche i personaggi in generale sono molto stereotipati.

la trama abbastanza scontata e prevedibile, nessun colpo di scena o capitoli particolarmente ricchi di suspance. Anche scene che dovrebbero emozionare molto il lettore come (spoiler, ma tanto si capisce lo stesso) la morte di un personaggio ed il suo funerale (fine "spoiler) non "danno" nulla; secondo me, ma qui vado molto sull'opinione mia personale, perchè l'autore voleva descrivere qualcosa da un punto di vista completamente distante da lui.

ripeto che forse risulto un pochino troppo critico solo per il fatto che mi era stato presentato completamente differentemente.

unica nota postivi il fatto di avere capitoli corti (anche troppo, a volte 1 pagina) che danno la possibilità di leggere anche con soli 10 minuti liberi.

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C98 Opinione inserita da C98    17 Luglio, 2012
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Bianca come il latte,rossa come il sangue.

Questo libro mi ha trasmesso -purtroppo- pochissimo.Mi sarei aspettato molto di più da un professore laureato in Lettere classiche.Invece mi trovo a leggere un libro scontatissimo (la classica storia del ragazzo che si innamora della coetanea destinata a morire a causa di una grave malattia e che non si accorge che la propria migliore amica è innamorata di lui).In questo libro i personaggi sono stereotipati al massimo.Gli adolescenti descritti in questo libro sono inverosimili.I concetti filosofici che Leo cerca di interpretare non sono di certo proprio di un adolescente di sedici anni.Una cosa che mi ha fatto saltare i nervi è il modo con cui questo libro è stato impaginato : non è possibile che il rigo di ogni pagina inizi a metà della pagina stessa è uno spreco inutile di carta.I capitoli sono lunghi appena due pagine ognuno.Mi dispiace ma questo libro tredici euro non li vale.
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Sony Opinione inserita da Sony    22 Giugno, 2012
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Il novello Dante

Leo, il protagonista narratore, frequenta la prima classe del liceo classico. Ha due amici: Niko e Silvia, su cui sa di poter contare, con cui parla di calcio e di scuola. Il colore che domina la sua vita è il bianco, simbolo di assenza, di noia. La sua è assenza di interessi, di motivazioni, di capacità di riflessione; non c'è materia o argomento che lo interessi, l'unica cosa che sappia suscitare in lui un barlume di vitalità è il gioco del calcio e il suo motorino senza freni.
Ma c’è un nuovo colore che da qualche tempo si sta infiltrando in tutto quel bianco, è il rosso dei capelli di Beatrice, è il piacere di guardarla, anche senza parlarle, senza che lei sappia neppure il suo nome.
Un giorno entra in classe e nella vita di Leo un supplente speciale, parla di sogni, sa incrinare passo dopo passo le barriere che Leo frappone fra sé e tutto ciò che lo spinge a riflettere, a cercare di scoprire il vero se stesso.
Anche il pensiero di Beatrice si fa sempre più importante, diventa il suo sogno. Leo si sente un novello Dante, l’unico in grado di capire cosa sia l’amore, e lo crede ancora più fortemente quando scopre che la bella Beatrice è malata di leucemia. Il rosso diventa il colore del sangue, il bianco l’assenza di vita. La vita di Leo cambia, inizia a conoscere cosa significa avere un tumore, donare il sangue, non avere la testa libera per studiare, giocare, chiacchierare. Stare accanto a Beatrice, sostenerla, distrarla, aiutarla a tenere un diario diventa il suo compito quasi quotidiano. Beatrice gli detterà:“Caro Dio, oggi è Leo che ti scrive, perché io non ci riesco. Ma anche se mi sento debole voglio dirti che non ho paura, perché so che mi prenderai tra le tue braccia e mi cullerai come una bambina appena nata. Le medicine non mi hanno guarita, ma io sono felice. Sono felice perché ho un segreto con te: il segreto per guardarti, il segreto per toccarti. Caro dio, se mi tieni abbracciata la morte non mi fa più paura.”. E vivendo accanto a lei la visione della vita e il senso dell’esistenza di Leo cambiano drasticamente significato.
Attraverso questi personaggi D’Avenia costruisce un romanzo di formazione commovente e dolce, senza retorica, in cui gli eventi drammatici portano alla scoperta della propria essenza e in cui l'iniziazione alla vita avviene attraverso la morte di una coetanea.
Accanto a Leo spiccano alcuni adulti, per le loro doti di “aiutanti dell’eroe”: la figura del padre che esce dagli schemi genitoriali e comprende le difficoltà del figlio facendosi suo complice e confidente; il prof. soprannominato Sognatore, che sa ascoltare e spingere il giovane a guardarsi dentro e a farsi uomo. Sono adulti che, però, non tradiscono mai il loro ruolo di guida: l'amicizia con il professore non impedisce a questi di interrogarlo con severità, la fuga da scuola verrà punita dai genitori; ma i grandi sapranno anche mediare, ascoltando le sue buone ragioni e trattandolo insomma da persona consapevole di sé.
Infine, una menzione speciale va all’amica Silvia, che come sempre capita in queste occasioni è segretamente innamorata dell’amico Leo e lo nasconde bene, tirandosi in disparte, ma senza evitare di imbrogliare un po’ le carte come farebbe ogni donna innamorata che si rispetti, pur pentendosene subito dopo.
L’autore dosa con sapienza le sue conoscenze letterarie in una narrazione studiata per essere semplice, per risultare realmente frutto della penna di un adolescente.
Il romanzo fa sorridere e commuove, risultando piacevole e adatto a degli adolescenti, ma anche a degli adulti. Diverte, inoltre, che il lettore sia spinto a intravedere l’autore, insegnante di lettere nella vita, fare l’occhiolino ora dietro il prof. ora dietro il protagonista.

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dariot Opinione inserita da dariot    03 Giugno, 2012
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Antologia adolescenziale

BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE é il titolo con cui Alessandro D’Avenia marca il suo esordio nel mondo letterario. Dotato di un rispettabile bagaglio culturale ed una approfondito conoscimento umanistico, l’autore si serve delle sue conoscenze e della sua esperienza personale come professore liceale di lingue e letterature classiche per elaborare il testo in questione. Sebbene l’idea del romanzo goda di una buona impostazione, la narrazione segue una formula poco invitante, solita, quasi noiosa. É la storia d’amore (platonico) di un giovane liceale che apparentemente sembra finisca in tragedia, ma che poi viene riscattato e “si salva ai rigori”... perché Beatrice viene a mancare e non si sa bene se ceda il passo o viene volutamente sostituita da Silvia......É peró veramente capace un ragazzo cosí giovane di tessere (anche indirettamente) una tela cosí emotivamente fitta??? Sembra chiaro che dietro l’anima ribelle e buona del protagonista si nasconda il lato piú sentimentale dell’autore che spesso fa uso dei personaggi narrati per esternalizzare prospettive e punti di vista propri.
La struttura sintattica del libro subisce la deformazione accademico-professionale dell’autore: la prosa viene centellinata in frasi corte, semplici le cui parti sono facilmente individuabili, tipico di qualcuno abituato a trattare, analizzare e correggere con le cosí ben conosciute versioni e traduzioni, pane quotidiano dei licei italiani. É da aggiungere inoltre che il linguaggio utilizzato é pulito, ordinato, standard, settentrionale: sebbene le origini palermitane di D'Avenia, leggendo il libro non si ha mai la sensazione di star ascoltando un accento siciliano (come accadrebbe con Pirandello, Camilleri ,Agnello Hornby), la dialettica usata sembra un prodotto preconfezionato, pronto per essere consumato da un lettore Valdostano o da uno studente di italiano in Cina. BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE rappresenta l’ennesimo caso letterario di specchietto per lettori-allodole.

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La solitudine dei numeri primi - Paolo Giordano
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cuspide84 Opinione inserita da cuspide84    30 Mag, 2012
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l'arcobaleno dell'adolescenza

Chi non si ricorda i tempi del liceo? Così belli, ma così terribili, così entusiasmanti... ma anche devastanti a volte...il liceo è davvero una scuola di vita e a pensarci bene la domanda sorge spontanea: come siamo riusciti a superare indenni quegli anni??

Leggendo questo libro sembra di ritornare ai vecchi tempi della scuola, giri una pagina e sei lì che ti prepari per l'interrogazione di filosofia, o aspetti di entrare a scuola...o insulti il professore o litighi con un compagno di classe: la solita routine insomma! Questa è una grande capacità dell'autore ("l'inguaribilmente prof. il Sognatore") perchè, grazie al suo stile e al suo linguaggio semplice, riesce a far si che, qualsiasi sia l'età del lettore, egli possa tornare indietro nel tempo, immedesimarsi nei protagonisti o quanto meno possa entrare a far parte di quella giungla che viene definita classe...si è di nuovo un adolescente con i suoi problemi esistenziali...il primo amore non ricambiato in primis...e questa tavolozza di colori, questo arcobaleno che si riverbera nella storia ti fa riflettere, ti fa affrontare e rivedere la realtà di tutti i giorni diversamente, con quegli occhi di sedicenne che tutti abbiamo avuto, quando le cose erano solo bianche e nere e rosse (l'unico colore dell'amore ovviamente).
Una storia commovente si, ma non triste...leggendo il romanzo si intuisce come andrà a finire, si capisce come nel corso di un anno scolastico tutto possa cambiare, ogni certezza crollare per dare spazio ad altre.
E' una storia di crescita spirituale e di maturazione...una storia che ti fa capire, o ricordare se ce ne fosse bisogno, che nella vita ci sono vari colori e varie sfumature: il verde, il giallo, il blu...non ci si deve fossilizzare su un colore, bisogna vivere come se ogni giorno fosse l'ultimo, per non avere rimpianti e perchè si...in fondo la vita vale la pena di essere vissuta!

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DanySanny Opinione inserita da DanySanny    23 Mag, 2012
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L'invito a colorare il bianco

Insomma, mai avrei pensato di ritrovarmi qui a scrivere la recensione di un libro da cui avevo preso le distanze, forse a torto, ma il destino ha rimediato; certo, non sono stato folgorato, ma neanche deluso, anzi.

Apparentemente, il libro può sembrare la descrizione della storia d’amore tra ragazzi, un testo che cerca di capire e di analizzare il mondo giovanile. Tuttavia, appena dietro la scorza di storia romantica, si nascondono tematiche completamente differenti. Il libro è un inno, non solo a cogliere ogni attimo della nostra vita, ma anche a seguire i propri sogni. È grazie ad essi che si nutrono le speranze, le aspirazioni le fondamenta su cui si sviluppa la nostra vita. I sogni non sono pensieri eterei e trascendenti, ma sono (e devono essere) compagni da seguire e raggiungere. Il testo è evidentemente rivolto ai giovani: i capitoli brevi, il lessico colloquiale e a tratti volgare, la sintassi semplice ed estremamente comprensibile riflettono non solo la psicologia dei personaggi descritti nel testo, ma esprimono anche il desiderio dell’autore di fornire ai giovani un romanzo di facile comprensione e riflessione. Ciò è lampante, qualora si considera la semplicità, spesso eccessiva, con cui vengono presentati i ragionamenti del Sognatore e di Leo stesso. Appare dunque, almeno in parte, un buildingsroman destinato a ragazzi digiuni da letture impegnative (ma neanche gli adulti lo disprezzaranno). Ciò non toglie che il romanzo sia abbastanza valido, con contenuti che, se posti in relazione con il panorama sociale attuale, offrono sicuramente spunti di riflessione. Infatti, mentre la grave crisi non solo economica ( ma anche, e soprattutto, ideologica e morale) pone in discussione le certezze, è quanto mai necessario tornare a sperare e confidare nel futuro, senza però trascurare il presente. Il libro, dunque, racchiude un messaggio d’amore e di fede in qualcosa di più grande. Leo è il simbolo di molti ragazzi che presi da musica, sport e chiacchiere non riflettono sul futuro, anzi lo temono. Il messaggio che traspare dal libro è senz’altro condivisibile, anche se la storia creata per sostenere tali tematiche rappresenta un’estremizzazione mendace del mondo giovanile. L’autore, infatti, recupera molti luoghi comuni, spesso non veritieri e li porta al limite. D’altronde resta pur sempre un romanzo ISPIRATO (e non copiato) dalla realtà.

Al di là della trama è interessante notare un passo del libro "L'amore non esiste per renderci felici, ma per dimostrare quanto sia forte la nostra capacità di sopportare il dolore”, frase pronunciata dal Sognatore quasi parallela a quella poco più avanti: “Regalare il proprio dolore agli altri è il più bell'atto di fiducia che si possa fare”. Bene, è questo ciò che differenzia il romanzo da una storia d’amore: una riflessione, tutt’altro che banale, sul dolore e sull’amore, frasi che ci permettono di pensare in un'altra ottica, di aprirci la mente. Tuttavia, probabilmente, “il sugo di tutta la storia” è una frase pronunciata, o meglio, pensata, da Leo: “I sogni guariscono qualsiasi male, qualsiasi dolore. I sogni colorano qualsiasi bianco”.

Bianca come il latte rossa come il sangue è l’invocazione a colorare la nostra vita, a sperare e confidare in qualcosa di più grande, accentando il proprio destino, ma trascorrendo quanto più intensamente possibile ogni attimo della propria esistenza. Il romanzo è una chiave di lettura per vedere con altri occhi la paura perché “è normale avere paura. Come è normale piangere. Non vuol dire essere vigliacchi. Essere vigliacchi è fare finta di nulla, voltarsi dall'altra parte. Fregarsene.”
L’autore ci propone dunque, un libro a sfondo quasi filosofico, nel quale l’amore non è che un espediente per poter raccontare: le vere forze in gioco sono i sentimenti, gli stati d’animo e la maturazione; elementi, questi, che seppur espressi diversamente da personaggio a personaggio, anelano alla vita.

Alla luce di ciò, mi sento di affermare che non tutti i casi editoriali sono pessimi, alcuni nascondono sorprese inaspettate (e pensare che il bianco è il mio "non"colore preferito). (Scusate la lunghezza)

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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    20 Mag, 2012
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TUMORE BIANCO

C’e’ il bianco. E poi c’e’ il rosso. C’e’ l’amore e c’e’ il dolore.
C’e’ che magari si e’ solo ragazzi, poi si cresce, seppur continuando ad avere sedici anni.
Leo e Beatrice .
Scritto con una penna fortemente adolescenziale, che devo ammettere non e’ quella che prediligo - per questo il voto medio allo stile - talvolta un po’ prolisso, sono certa che la prosa di D’Avenia possa essere molto piu’ matura all’occorrenza.
Ma la scelta dell’autore in questo suo primo romanzo altro non fa che rendere ancora piu’ coerente e realistico il contenuto. In fondo l’io narrante e’ un sedicenne, che dei suoi pensieri, lunghi tanto quanto un intero anno scolastico, ne fa un libro.
E allora perche’ criticarne lo stile , mi son detta ?
Qui i protagonisti sono sedicenni, lasciamoli esprimere a modo loro.
Ma a voi nella vita’ e’ mica capitato di avere sedici anni per caso ?! A me sì. E qui li ho rivissuti.
Con tutta la debolezza, la rabbia, le incomprensioni, l’immane divario col mondo degli adulti, le scemenze, i motorini, l’ingenuita’, la lealta' e l’incoscienza, la cattiveria, gli sbalzi ormonali, la scuola, le interrogazioni, i mostri o le fate nascoste nell’asettico e misterioso involucro corporeo di un professore.
Essere rabbiosi di un nero che piu’ nero non si puo’, odiare tutto e tutti e poi in un attimo, col volto scavato dalle lacrime camminare per strada cantando a squarciagola perche’ la vita e’ una ed e’ splendida. E spalancando la porta di casa, mamma e papa’ ti osservano rassegnati.
Leo che ama Beatrice.
Di un amore scisso dal sesso, perche’ Beatrice non si sfiora nemmeno con le parole.
Beatrice bisogna solo renderla felice.
E lei che nemmeno lo sa. Beatrice coi capelli rossi come il fuoco. E gli occhi verdi come il paradiso.
E poi c’e’ Silvia, che ama in silenzio.
E poi c’e’ Sognatore, un insegnante trentenne che incuriosisce anche le menti piu’ annoiate, che lascia le sue frasi appuntate col gesso sulla grigia lavagna di un’aula semivuota.
Che tanto sa dare ai suoi ragazzi e forse molto di piu’ riceve.

Semplice, pulito e dolce, commovente, frizzante, profondo e delizioso e’ un inno all’amicizia, alla vita , alla solidarieta’.Visto con gli occhi di un adolescente. Vissuto con la forza sopita e malata di una fatina colpita dalla leucemia.
D’Avenia e’ un insegnante, un giovane insegnante.
Ed io, sia lui come sia, me lo immagino come Sognatore, con uno zaino e un libro, mentre spiega come imparare a coltivare un sogno.

“ Se fosse profumo: la sabbia al mattino presto, quando la spiaggia e’ sola con il mare.”
Buona lettura.

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Opinione inserita da elisa    15 Mag, 2012

Commovente

Leggendo la prima volta questo libro, mi sono trovata più o meno d'accordo con un commento precedente. Ma rileggendolo nuovamente, mi sono accorta che il libro non parla solo di colori o di cose noiose: ci vuole anzi insegnare. Beatrice sta per morire. Ma lei non è affatto preoccupata, perché ha la certezza che la vita non finisce. Si, ha il rimpianto di non aver vissuto molte esperienze, ma con l'affetto e la compagnia di Leo, le prove queste sensazioni, anche se non sono del tutto vere. Questo libro ci vuole dire di non avere paura della morte, e di riuscire a vivere tranquillamente e, per così dire, felicemente, gli ultimi momenti che ci restano. Consiglio davvero a tutti di leggerlo, e anche se molti lo trovano pesante o noioso, di fare più caso al vero contenuto del libro. Beatrice vede la vita in un modo diverso dagli altri: riesce ad apprezzare anche la più piccola cosa, essendo in fin di vita, e non pensa quasi mai a quello che accadrà. Dovremmo davvero prendere come esempio questa ragazza, e io vorrei davvero avere il suo coraggio, perché si tratta solo di questo: anche se sa quello che le sta succedendo, non vuole sentirsi dire che guarirà e andrà tutto bene, ma è realista, e dice apertamente che sta per morire. La seconda volta che l'ho letto, e ho capito il vero significato, ho pianto come non mai.

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