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Letteratura italiana

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Aprire un cassetto e trovarci dentro "un richiamo come all'indietro". Un richiamo a un passato ricevuto in eredità ma di cui il cinquantenne Ugo ha pochi ricordi: la casa di Guzzano, un tempo piena di vita ma già vuota dopo la sua nascita, e poi la zia Bruna, la zia Maria, la zia Fila, il nonno, lo zio Renato, lo zio Arrigo. Di fronte a questo vuoto, a questo buco impossibile da riempire ma che è ormai necessario attraversare, Ugo non può che inventarsi il proprio modo per creare "un piccolo centro d'ordine". E il modo che si inventa è raccontare. Allora dal passato sorgono frammenti, avventure. Ma soprattutto emozioni, angosce, malinconie, un po' di sollievo. Sennonché chi racconta ha l'abitudine di evitare, perciò alle emozioni sigillate dentro a quei cassetti arriva piano, parlando di chi ha conosciuto appena per arrivare infine alla perdita dei genitori: allo smantellamento degli affetti più cari.

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Buchi 2016-09-09 01:20:18 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    09 Settembre, 2016
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Tutte le cose partono a razzo

Dai cassetti di mobili vecchi può fuoriuscire il passato.
E nell’appartamento di città ove si è abitato per cinquant’anni, così come nella casa sull’Appennino emiliano ove affondano le radici di una famiglia, continuano a vivere i fantasmi di genitori e parenti (“E il grosso dei fantasmi, pensavo ogni tanto per tirarmi su il morale, è sempre stato a Guzzano”) che ormai se ne sono andati (“6 luglio ’70, con nonno, robusto e svelto di riflessi, settantadue anni… 6 luglio ’71 senza più nonno…”).
Lo sostiene Ugo Cornia che, nei Buchi del suo romanzo racconta il ciclo della vita attraverso ricordi e divagazioni che si avvicendano in ordine casuale secondo il libero flusso dei pensieri sciolti.

L’intonazione ironica e stranita della narrazione consente di proporre in modo sostenibile i dolori dell’abbandono (“Finito? Boh. Finito dove. Smantellare ancora…”): dei genitori, dei luoghi cari, degli oggetti che sono testimonianze di una vita vissuta anche nell’ordinarietà e nella semplicità (“In uno di questi attacchi di furia… sposta sta famosa angoliera delle Nannini, e sotto, in fondo in fondo, contro il muro ci saranno state ottanta di ste gambe di pollo”).

Alcune annotazioni sono straordinariamente limpide (“Tutte le cose partono a razzo verso il loro destino”), lo stile è volutamente puerile e utilizza anacoluti e infinitive in modo efficace e divertente: un sistema informale per raccontare nostalgie profonde e inestirpabili…

Bruno Elpis

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