Mi vivi dentro Mi vivi dentro

Mi vivi dentro

Letteratura italiana

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Tutto comincia alle sei di mattina, in radio, dove due giornalisti assonnati si danno il turno. Lui sta cercando di svegliarsi con un caffè, lei sta correndo a casa dopo aver lavorato tutta la notte. E succede che nella fretta i due scambiano per errore i loro cellulari. Si rivedono qualche ora più tardi e da un dialogo quasi surreale nasce un invito al cinema, poi a una mostra, un aperitivo, una gita in montagna. Francesca è bassina, impertinente, ha i capelli biondi arruffati e due occhioni blu che illuminano il mondo. È una forza della natura, sempre in movimento, sempre allegra: per questo la chiamano Wondy, da Wonder Woman. Alessandro è scherzoso e un po’ goffo, si lascia travolgere da Francesca e dall’amore che presto li lega. Con lei, giorno dopo giorno impara a vivere pienamente ogni emozione, a non arretrare di fronte alle difficoltà. E così, insieme, con una forza di volontà che somiglia a un superpotere, si troveranno a combattere la più terribile delle battaglie, quella che non si può vincere. Ma anche dopo la morte sono tante le cose che restano: due figli, un gatto, un bonsai, tanti amici e, soprattutto, una straordinaria capacità di assorbire gli urti senza rompersi mai. Anzi, guardando sempre avanti, col sorriso sulle labbra. Non è una favola, quella di Alessandro e di Wondy. È però una storia piena di speranza, di amore, di attaccamento alla vita; un inno alla resilienza, quella da esercitare quotidianamente. Perché le storie più belle non hanno il lieto fine: semplicemente non finiscono.

Recensione della Redazione QLibri

 
Mi vivi dentro 2018-03-18 17:27:43 ALI77
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
ALI77 Opinione inserita da ALI77    18 Marzo, 2018
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Wondy e Alessandro

Mi capita in poche occasioni di essere in difficoltà nel recensire un libro, “Mi vivi dentro” è un romanzo autobiografico che ti riempie l’anima, che ti spiazza, ti sorprende, ti emoziona e alla fine non ci sono parole per poterlo descrivere e per rendergli giustizia.
Paura, sofferenza, dolore, lacrime, gioia e felicità c’è di tutto e devo dire che l’autore ha avuto un enorme coraggio a mettersi a nudo e a raccontare la sua vita a trecentosessanta gradi, non nascondendo nulla a noi lettori.
L’ho letto in poche ore volevo finirlo, non so se sarei riuscita a prenderlo in mano il giorno successivo e quello ancora perché il romanzo mi aveva colpito molto e quindi ho deciso di concludere la lettura e ho fatto bene.
Ho ancora dentro di me tutte le immagini e le sensazioni che mi ha dato questa storia, il forte messaggio di speranza e di enorme forza che c’era in Francesca, per tutti Wondy e in Alessandro, una storia d’amore come tante ma unica per la loro famiglia, una farfalla bella e colorata ma che in volo si è spezzata e cade dovendo arrendersi alle conseguenze della vita.
In realtà Alessandro non si è dato per vinto, no anzi, lui con questo libro sta diffondendo la cultura della resilienza, ovvero,la capacità di un individuo di affrontare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.
L’autore ci sta provando, cerca di andare avanti di essere un buon padre per i suoi due figli rimasti orfani di madre, ma questo credo sia un percorso tortuoso e impervio e non è poi così facile mettere in pratica la resilienza.
Leggendo il significato di questa parola mi sono detta che non sia così semplice seguire alla lettera questa definizione, ogni individuo reagisce al dolore in maniera diversa e inaspettata e non possiamo pensare che sia una cosa meccanica, ma dall’altra parte non credo nemmeno sia giusto lasciarsi andare e non reagire.
Forse come si dice solo il tempo guarisce le ferite.
“Siamo qui, Siamo vivi. Siamo una famiglia”
Chi è Francesca? Me lo sono chiesta leggendo la storia, era una donna, una madre, una giornalista, ma ho scoperto che era anche molto di più, scrittrice e blogger. Nel sito della fondazione a lei dedicata “Wondy Sono Io”si legge questo di lei: ” Francesca adorava leggere, scrivere e viaggiare. E sorrideva, sempre, perché vedeva il bicchiere mezzo pieno, preferibilmente di mojito”. E da qui mi sono detta che doveva essere stata una grande donna e il racconto del marito me l’ha confermato. Una donna moderna, tenace, spiritosa, autoironica, ma anche poliedrica, due lauree , ha scritto cinque libri uno dei quali dove parlava apertamente della prima volta che ha avuto il cancro e una madre affettuosa e dolcissima con i suoi due bimbi. Per Alessandro, la sua famiglia e i suoi amici Francesca ha lasciato un grande vuoto difficile da comare, quasi impossibile.
“Ora io so. Ora lei sa. Ora sappiamo. Ma esplicitamente non ce lo diremo mai”.
Francesca affronta a testa alta la sua malattia, ma questa le lascia delle profonde ferite, sia fisiche che interiori e non possiamo immaginare quanto sia stata dura per lei affrontare tutto questo e poi era così giovane, così piena di vita e doveva conoscere e viaggiare ancora e ancora.
Ha paura Francesca, lo capiamo tra le righe, ha paura e capisce che non c’è più nulla da fare e mi chiedo perché? Alcune volte la malattia ti spiazza e non capisci perché sia capitato proprio a lei, perché per ben due volte ha dovuto sopportare tutto quel dolore.
Alessandro è riuscito a scrivere questa storia con una tale delicatezza e sensibilità che mi ha molto colpito, non ha leso in nessuno modo la dignità di Francesca e ha reso la storia di forte impatto emotivo.
Credo che scrivere questo libro sia stato un lungo viaggio doloroso e che sia stato anche terapeutico perché l’autore è stato molto sincero e si è “liberato” e ha reso pubblico la grande sofferenza che ha vissuto e che vive ancora senza la sua Francesca.
L’unica cosa che conta e conterà sempre per la famiglia di Francesca è l’amore e il sorriso che lei ha lasciato ai suoi cari e quel suo innato ottimismo che ci fa strappare alla fine anche a noi lettori un mezzo sorriso.
Questa storia d’amore mi ha conquistata per la sua semplicità, ironia, ma soprattutto perché è una storia di un vero sentimento che durerà per sempre nonostante tutto quello che è successo, il titolo lo dice “Mi vivi dentro” usa il presente perché per tutti quelli che amavano Francesca lei rimane e rimarrà sempre affianco a loro nel loro cuore, nei loro pensieri, nei loro ricordi.
Questo libro ci fa capire che per affrontare la malattia e la perdita di una persona cara ci vuole molto coraggio e ci si può riuscire o almeno si dovrebbe provare a farlo, un messaggio di enorme speranza e di forza nel trovare un modo per reagire e per continuare a vivere.

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